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17 gennaio 2008

Doppia lealtà


Mi rendo conto di avere per alcuni versi posizioni conservatrici e, per quel che conta, me ne vergogno il giusto.

Per esempio, trovo giustificata l'idea che chi richiede la cittadinanza britannica presti giuramento di fedeltà alla Corona (come rappresentante dello Stato) e alle leggi inglesi - una delle ragioni per cui ancora non mi decido a fare la mia, di richiesta per la piena cittadinanza: l'idea di giurare fedeltà a qualsiasi corona mi dà l'itterizia. Non solo: trovo che opere e discorsi di chi, ad esempio, predica l'abbattimento dell'ordinamento democratico di un Paese vadano presi in considerazione quando si decide sulla sua domanda di asilo politico nel Paese stesso. Trovo, insomma, che quando vuoi entrare a far parte di una comunità una certa dose di lealtà verso quella comunità sia per lo meno dovuta.

A maggior ragione ritengo che, quando una persona si candida a ricoprire incarichi di responsabilità nella gestione della cosa pubblica di un Paese, essa debba la sua incondizionata lealtà a quello stesso Paese. Non parlo, ovviamente, di diventare xenofobi, ed è ovvio che un parlamentare non possa non avere antipatie e simpatie in politica estera. Il problema si pone quando il parlamentare ritiene di dovere la massima lealtà ed obbedienza a regole e persone estranee allo Stato, e solo in subordine a leggi ed istituzioni nazionali.

È accettabile avere un/a parlamentare che agisce, per sua stessa ammissione, in base al dettato di un'organizzazione religiosa/integralista straniera? È accettabile avere un/a parlamentare che rifiuta di votare e abbandona l'aula, rischiando di far andare il proprio governo in minoranza, quando si vota su questioni contrarie al dettato di questa organizzazione integralista? È accettabile avere un/a parlamentare che, divenuto/a ministro, viola i diritti dei cittadini così come codificati dalla legge dello Stato, aprendo le porte al saccheggio delle scuole statali da parte di certe organizzazioni religiose, o cercando di impedire, ancora in spregio alla legge dello Stato, che coppie non conformi al suo personale concetto (imposto, ancora, da questa organizzazione clericofascista straniera) di "famiglia" adottino dei bambini, cerca di ostacolare leggi che impediscano di discriminare i cittadini sulla base delle loro preferenze sessuali, impedisce o ostacola la ricerca scientifica non conforme ad un certo dettato religioso?

In poche parole, che stracazzo ci fa Ruth Kelly ancora ai Comuni?

06 febbraio 2007

La minaccia islamica


Eh, questi barbutacci. Una vera minaccia al nostro stile di vita.

Abbiamo un padre che, nella più pura tradizione monoteista, vuole sfruttare la propria religione per costringere la figlia dodicenne ad un'esistenza di sottomissione asessuata, ed è disposto a portare la scuola in tribunale finchè questa non acconsentirà a far portare il niqab alla bimba.

La causa è costosa: il padre, essendo povero, dispone di assistenza legale gratuita dallo Stato (in altre parole, pago io), la scuola, invece, deve prepararsi a sborsare mezzo milione di sterline in avvocati e carte bollate. La scuola dipende da un consiglio comunale, al quale si rivolge per avere appoggio finanziario, se non giudiziario; e la risposta, sia del consiglio, sia della contea, sia dello Stato, è improntata al più classico liberalismo illuminista: ca**i vostri, rispondono, se non avete soldi per gli avvocati fate portare il niqab alla bimba, tenetevi il precedente e aprite la porta all'integralismo religioso in classe. Opprimere le figlie è un diritto umano, cosa vi credevate?

Ed ecco che arrivano invece quei barbuti del Muslim Educational Council of Oxford, che si offrono di aiutare a pagare le spese legali della scuola e a combattere certe derive oscurantiste eterodirette. Ma come si permettono, dico io.

23 gennaio 2007

Diritti dei lavoratori


Iniziamo subito facendo le scuse per la prolungata assenza a tutti e tre i miei lettori. Problemi e pressioni di lavoro, di salute e di colloqui di lavoro hanno contribuito all'inattività prolungata di questo blog.

C'é un'infinità di cose di cui sarebbe il caso di parlare, dalla ministra dell'istruzione che manda il figlio ad una scuola privata al sistema d'istruzione a due velocità, da Hillary e Segoléne candidate allo spam nei commenti, ma vorrei cominciare con una cosina piccola piccola che con ogni probabilità non é neanche arrivata in Italia.

Iniziamo da una domanda generale: dove cominciano e finiscono i diritti dei lavoratori? Ognuno ha diritto al lavoro, non si discute. Il problema é, ognuno ha diritto a fare qualsiasi lavoro? Ho diritto a fare il pilota d'aerei se soffro di vertigini? Ho diritto a fare il chirurgo se soffro di deficit d'attenzione? Ho diritto, in generale, a fare un lavoro per il quale non solo non sono qualificato, ma ho degli impedimenti fisici o morali che mi impediscono di svolgere le mie funzioni? E' onesto che mi candidi a svolgere un simile lavoro? E se la risposta é sì vorrei sapere, che ne pensate di questo scenario qui?

Attenzione, qui stiamo parlando di condizioni preesistenti: se fai lo scaricatore e ti viene un'ernia, o hai un incidente e non puoi più sollevare pesi, non é giusto che ti si metta in mezzo ad una strada - deve esistere un sistema di ammortizzatori che ti permetta di ricevere una pensione almeno temporanea, che ti paghi la riqualificazione e così via. Io sto parlando di chi si fa assumere per un lavoro ed il primo giorno di lavoro dichiara di non poter svolgere i compiti che quel lavoro comporta, a causa di impedimenti fisici, morali o religiosi.

Lo chiedo perché é notizia di pochi giorni fa che una poliziotta musulmana, finita l'accademia e conseguito l'ambito distintivo, si sia rifiutata di stringere la mano al capo della polizia che glielo consegnava. Motivazione? Una donna musulmana, dice lei, non può avere alcun contatto fisico con un uomo che non sia un parente stretto o il marito. Mai. Neanche con i guanti.

In altre parole questa persona ha mentito scientemente, quando ha chiesto di diventare poliziotta, perché già sapeva che non poteva svolgere le mansioni che il lavoro di poliziotto comporta. Non può arrestare uomini. Non può prestare pronto soccorso a membri del pubblico che abbiano avuto un malore o abbiano subito un'aggressione, o a colleghi feriti. Non può fare una qualsiasi delle mille cose che una poliziotta deve fare che comportano contatto fisico con altre persone - se quelle persone sono uomini. Ah, e ovviamente non può lavorare con unità cinofile (che qui sono comunissime e presenti, ad esempio, in ogni caso di furto in appartamento), perché i cani sono impuri. E' il 50% di una poliziotta, o meno, ma prende il 100% di stipendio.

Dovesse capitare da queste parti Dacia, mi interessa davvero la sua opinione - come donna, musulmana ed ex-poliziotta.

P.S. Tanto per capirci - ho la stessa opinione dei ginecologi obiettori. Capisco quelli che si trovavano a fare i ginecologi quando é passata la legge sull'aborto. Capisco anche quelli che fanno finta di essere obiettori e praticano aborti in clinica privata ("le puttane ci sarebbero, sono i soldi che mancano"). Capisco meno quelli che vanno a fare i ginecologi sapendo benissimo che non intendono fare parte del lavoro per cui sono pagati ma prendono lo stesso uno stipendio pieno.

P.P.S. Per chi non ha ancora capito: col servizio di leva, l'obiezione di coscienza ha senso. Se invece parti volontario e ti dichiari obiettore quando arrivi in caserma, o sei cretino, o stai pigliando per il culo o speri di papparti un anno di stipendio senza fare un tubo.