21 giugno 2006

Binario 8


Una risposta di Eve Garrard alla critica di Natasha Walter allo Euston Manifesto



Nel suo articolo sullo Euston Manifesto, Natasha Walter solleva alcune obiezioni interessanti sia al manifesto stesso sia al gruppo da cui ha avuto origine. A suscitare interesse non sono tanto i contenuti (in buona parte derivanti da un errore circa la natura del documento) quanto il modo in cui li esprime, e l'uso che ne fa.

La Walter esprime due critiche principali al manifesto. La prima e meno incisiva e' che ci sono troppo poche donne fra gli estensori. E' vero che ci sono considerevolmente piu' uomini che donne fra noi, ma la Walter stessa risponde alla propria obiezione quando riconosce che sarebbe sciocco aspettarsi che un neonato schieramento politico si costituisca in base ad un sistema di quote prima ancora di definire le proprie posizioni, e questo e' sicuramente vero, dal momento che simili schieramenti devono inizialmente auto-selezionarsi o non nascerebbero neanche. Gli Eustonians accoglierebbero con grande favore altre donne che vogliano essere coinvolte nel progetto, e speriamo che ce ne siano molte; ma a meno di accettare firmatari solo da liste predefinite di sole donne, il modo migliore per coinvolgere altre donne e' uguale a quello per coinvolgere piu' gente in generale - presentare le nostre idee nella maniera piu' convincente possibile e fare si' che altri ci notino e lavorino con noi.

La seconda e piu' articolata obiezione della Walter e' che il Manifesto manca di perorare la causa femminista. La Walter pensa (a) che il documento non si interessi alla sotto-rappresentazione delle donne nelle posizioni di potere nel Regno Unito o alla loro sovra-rappresentazione nei lavori sottopagati; inoltre pensa (b) che non denunci con sufficiente forza l'apatia dell'Occidente che non aiuta o protegge le donne a rischio di violenza o peggio nei propri Paesi. La prima parte dei questa obiezione deriva da un errore circa la natura dello Euston Manifesto. La Walter ignora cio' che il Manifesto dice esplicitamente: che si tratta di una dichiarazione di principii generali piuttosto che una presentazione di linee politiche specifiche (vedi sezione A, paragrafo 3). Chiede il riconoscimento dei diritti umani (sezioni B3 e B4); nulla dice sulle violazioni di questi diritti in Cina, per esempio, o nello Zimbabwe. Cio' non dimostra una mancanza di preoccupazione per le violazioni dei diritti in questi specifici Paesi; indica solo che il documento si pone ed intende operare ad un livello più generale. Lo stesso vale per per il nostro interessamento alla giustizia per le donne. L'uguaglianza di genere e', in verita', precisamente uno dei valori fondamentali della sinistra liberale, che desideriamo proteggere dalle recenti tendenze anti-illuministe e dai tentativi di strizzare l'occhio al fondamentalismo - qualcosa che il Manifesto rifiuta esplicitamente (sezioni B4 e B15; sezione C, paragrafo 1). Una critica che obietta all'omissione di politiche specifiche sui diritti delle donne, in un documento che non intende presentare linee-guida dettagliate, è una critica che sembra concentrata sul cercare il pelo nell'uovo.

Quanto a (b), le preoccupazioni della Walter sono qualcosa su cui tutti gli Eustonian concordano decisamente. Fin troppo giusto, potremmo dire - noi siamo decisamente d'accordo con un'azione forte dell'Occidente contro gli abusi sui diritti umani, compresi quelli commessi contro le donne (sezione B10, sezione C, passim). Come può la Walter non aver notato quanto questo sia centrale all'intero documento? Le specifiche manchevolezze da parte del governo britannico su questo punto [la difesa dei diritti delle donne all'estero, NdT] devono essere giudicate individualmente, naturalmente, ma questo genere di discussione caso per caso è ancora troppo specifico per un manifesto generale. Tuttavia, il fatto stesso che la Walter trovi plausibili tali critiche al governo suggerisce che alle donne succedono cose peggiori nelle culture che praticano mutilazioni genitali e delitti d'onore che il non riuscire ad ottenere parità salariale o pari rappresentazione ai vertici dei Tories.

La Walter ha ragione a dire che molti appartenenti alla sinistra liberale sono diventati disattenti sul femminismo, ed ha ragione a citare l'orrore dei delitti d'onore in questo contesto; ma sebbene le disparita' salariali fra uomini e donne in questo paese siano spesso estremamente ingiuste e dovrebbero essere riconosciute e combattute come tali, questa ingiustizia non viene in alcun modo minimizzata dal riconoscere che l'oppressione delle donne che risulta nei delitti d'onore e' molto piu' grave. E' certamente vitale fare la propria parte contro le violazioni dei diritti delle donne che avvengono in casa nostra, ma l'attenzione esclusiva ai problemi dell'Occidente e' un esempio di quel doppio standard che rappresenta uno dei mali individuati dal Manifesto (sezione B3, sezione C, paragrafi 6 e 8). L'effetto, in questo come in altri casi, e' di produrre un curioso appiattimento del panorama morale, per cui i delitti d'onore, i salari piu' bassi per le donne in UK, la mutilazione genitale e lo scarso numero di donne nella dirigenza della pubblica amministrazione sono tutti da trattare come casi allo stesso livello di gravita', occasione per un'identica indignazione. La conseguenza di cio' e' che ci ritroviamo abbastanza lavoro da fare sui diritti delle donne a casa nostra, e non e' il caso di metterci a considerare i problemi di altre culture ed entita' politiche a questo riguardo - ma questo significa semplicemente abbandonare la causa delle donne fuori dai nostri confini. Mi sembra improbabile che la Walter realmente sottoscriva quest'idea, ma forse deve fingere di farlo, per poter delimitare la sua critica circa i diritti delle donne entro dove realmente intende puntarla, vale a dire qui nel Regno Unito e sui firmatari del manifesto.

Che ci sia un elemento che suona falso nella valutazione femminista del Manifesto da parte della Walter e' denunciato dal suo silenzio sulla negligenza sui diritti delle donne che contraddistingue altri gruppi ed individui quali Respect, Hizb-ut-Tahrir e l'amico di Ken Livingstone, lo sceicco Al-Qaradawi. (Questo è stato veementemente denunciato da altri membri del gruppo dello Euston Manifesto nelle osservazioni al pezzo della Walter sul sito di Comment is Free). Si', ha ragione a lamentare una certa sonnolenza sul femminismo da parte della sinistra liberale; purtroppo lei stessa dimostra una sonnolenza degna di nota soprattutto per la sua selettivita'. E' difficile evitare l'impressione che si concentri su una presunta negligenza sui diritti delle donne nello Euston Manifesto solo per usarla come arma contro un gruppo politico a cui si oppone per altri motivi che evita di rivelare. Sarebbe stato meglio e piu' costruttivo se avesse discusso la ragione reale del suo disaccordo con il Manifesto, qualunque essa sia, piuttosto che concentrarsi su un'inesistente omissione dei diritti delle donne.

Una parte essenziale dell'intera proposta politica degli Eustonian e' proprio il prendere molto sul serio gli orrori perpetrati contro le donne (e non solo); ma dovremmo farlo con un po' meno compiaciuta inazione, meno ipocriti sensi di colpa sulle mancanze occidentali, e con qualcosa di un po' piu' produttivo di articoli indulgenti su Hizb-ut-Tahrir.

Per concludere, un elemento secondario ma rivelatore che vale la pena di notare dell'articolo della Walter è il tono ostentatamente condiscendente - 'non ho saputo reprimere un sorriso', 'mi sono detta che non devo prenderli in giro', 'ho pensato che dopotutto hanno il cuore che batte al posto giusto'. E' un peccato - il nostro tempo sarebbe speso molto meglio a cercare la verita' sulle questioni importanti piuttosto che in giochetti di tattica verbale. (Eve Garrard)


4 commenti:

filomeno ha detto...

OT, ne conosci qualcuno?
http://bishma.splinder.com/post/8454791

;-)

Eugenio Mastroviti ha detto...

Li conosco abbastanza, Thiriart e' una figura importante in quel panorama, Claudio Mutti e sua moglie Alessandra Colla sono al centro di diverse commistioni (che a me piacciono molto poco) fra estrema destra e sinistra "antimperialista".

Progetto Eurasia anche lo conosco, leggo spesso i loro lavori.

Se non l'ho ancora fatto, ti consiglio un po' di link su questi gruppi;

http://www.mondodisotto.it/antifa/fnuova/cominciamo.htm
http://www2.autistici.org/fabbricasociale/antifa/chi_sono.htm
(il secondo e' la raccolta dei documenti del primo in un unico file)
http://italy.indymedia.org/news/2005/07/842091.php
http://italy.indymedia.org/news/2005/07/831531.php
http://www.controappunto.org/resistenza/Dossier.htm

Anonimo ha detto...

La vera "commistione" l'ha fatta il signor Eugenio Mastroviti, il quale ha inventato di sana pianta un vincolo matrimoniale inesistente.
Alessandra Colla, infatti, NON è la moglie di Claudio Mutti.

Eugenio Mastroviti ha detto...

Scuse a tutti e tre gli interessati - ad Alessandra Colla, a Claudio Mutti e a Maurizio Murelli, marito di Alessandra Colla.

Ho confuso i due nomi, mi spiace molto.