30 novembre 2007

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In certi quartieri di Londra, la sala d'attesa del veterinario è ancora un mix di circolo del cucito e bar dello sport, e specie il sabato mattina capita di incontrarci la gente più disparata. Il nostro veterinario, un sant'uomo che si fa scarnificare con frequenza bisettimanale da Long John Silver, ha lo studio su Fortis Green, a Muswell Hill, e qualche settimana fa, con Mrs. Inminoranza, ci è capitato di dover attendere mentre un'anziana signora cercava laboriosamente di pagare con la carta di credito.

Noi aspettavamo di vedere il dottore, ma la signora deve aver frainteso perchè si è scusata con un sorriso del tempo che ci stava facendo perdere, aggiungendo che l'altra carta di credito le era stata rubata una settimana prima e c'erano ancora problemi con l'autenticazione; mentre le spiegavamo che non eravamo in coda per pagare, la carta è stata finalmente autorizzata e la signora è stata finalmente libera di dare inizio alla litania delle sue sventure, approfittando di un pubblico che sembrava mostrare un po' di empatia. Ha cominciato, la signora, a lamentarsi del crescente tasso di criminalità a Muswell Hill, causato dall'enorme afflusso di immigrati. Un immigrato le aveva rubato la carta di credito; un altro, settimane prima, l'aveva scippata; un terzo aveva aggredito una sua vicina di casa mentre rientrava, a sera; un quarto, in mezzo alla strada, le aveva sputato in faccia approfittando del fatto che era vecchia e non poteva reagire; ragazzi immigrati sfondavano i finestrini delle auto e si abbandonavano ad ogni sorta di vandalismo; famiglie di immigrati si appropriavano delle case popolari trasformandole in dormitori sovraffollati.

Mrs. Inminoranza era più che altro perplessa: nessuno ci potrebbe mai scambiare per nativi, io sembro nordafricano o comunque mediterraneo, e anche se nessuno dei due ha un accento italiano particolarmente marcato, si sente da come parliamo che l'inglese è per entrambi una seconda lingua. Dopo che la signora se n'è andata, ci siamo fatti un sacco di risate e poi lei ha cominciato a chiedersi come diavolo quella tipa avesse avuto la faccia tosta di fare un discorso del genere proprio a noi.

La risposta era in realtà semplice: la signora applicava, in maniera magari confusa (aveva anche una certa età) categorie prettamente marxiane.

Mi spiego: Muswell Hill è un quartiere decisamente ricco, uno dei centri della sinistra radical-chic di north London, feudo elettorale lib-dem, collegio sicuro per Lynne Featherstone (bravissima persona, capiamoci, ho votato per lei quando vivevo a Highgate). È un quartiere in cui i poveri, in pratica, non esistono più, le famiglie operaie si sono imborghesite o si sono spostate a nordest, verso Tottenham Hale ed Enfield. È un quartiere che vive di terziario, un dormitorio per lavoratori delle banche della City e dei media del West End, con negozi di lusso che si riempiono il sabato, un farmers' market pieno di fantastici prodotti biologici (il tipo di posto dove si può trovare miele biologico di qualsiasi fiore, a patto di essere disposti a pagarlo come se fosse cocaina); un quartiere in cui i poveri, gli occupanti delle case popolari (che ci devono essere, per legge, in ogni quartiere) non sono più inglesi ma sono membri di una delle tante ondate di rifugiati o migranti economici che hanno investito il Paese. La nostra anziana interlocutrice apparteneva, e lo si capiva molto bene dall'accento, alla middle class da generazioni, i suoi figli con ogni probabilità lavorano in qualche ufficio fra Marble Arch e la City, i suoi nipoti vanno all'università - probabilmente in qualche collegio di buona reputazione, certo non in posti da parvenu come Birkbeck, la South Bank o il Brunel College - e per lei noi non eravamo immigrati, perchè immigrati, per lei, significa poveri. Noi eravamo vestiti
decentemente, avevamo la fede al dito (che è una rarità per gli inglesi, ormai, e mostra adesione ai Valori della Famiglia che Lavora nel Rispetto della Tradizione), parlavamo un inglese accentato ma forbito, stavamo portando un gatto con un nome originale, da lettore (inglese) di romanzi d'avventura, a passare una visita da un veterinario costoso, come sono costosi per definizione tutti i veterinari di Muswell Hill. Non potevamo essere immigrati.

La signora si lamentava delle sue disavventure, causate da appartenenti ad una classe diversa, con due membri della sua stessa classe, ed aveva quindi, dal suo punto di vista, ogni diritto ad un'incondizionata solidarietà, in base ad una visione prettamente marxiana dei rapporti fra classi. Nella sua visione delle cose, io ero tenuto, sono tenuto, a sentirmi minacciato esattamente quanto lei dagli immigrati. Io non sono, dopotutto, un immigrato che viene qui a rubare il lavoro o i sussidi e non parla neanche decentemente l'inglese: sono un professionista borghese con un accento interessante e vagamente esotico.

E mi viene da pensare che, con tutta la sua confusione sui termini, quella signora avesse della situazione una visione molto più chiara di un sacco di giornalisti e politici.

8 commenti:

maus ha detto...

fossi stato al posto tuo, le avrei raccontato di quante biciclette mi sono sparite (o sono state "lì lì per")...

Uriel ha detto...

In definitiva, era una sdaura marxista.

Uriel

annarella ha detto...

Nancy Mitford parla di NOOU(Not One of Us) e OOU (One of Us)come categorie principali :)
Se eri dallo stesso veterinario ricadevi obbligatoriamente in OOU :)
Diverso se tu fossi stato alla fermata dell'autobus perche' diventavi "categoria incerta"

Uriel ha detto...

Detesro profofondamente l'abitudine americana di creare acronomi. Loro direbbero che io ho una AEDS , Acronym Excess Disease Syndrome.

Uriel

Eugenio Mastroviti ha detto...

Uriel: non chiamarli acronimi, si chiamano TLA (Three-Letter Acronyms). Quelli di quattro lettere, ETLA (Extended Three-Letter Acronyms)

Palmiro Pangloss ha detto...

Quelli che citate non sono acronimi, sono sigle.

Claudio ha detto...

non appena incontrero' la signora dal fornaio la mettero' in guardia dal dar confidenza a certa gente...

Anonimo ha detto...

questa divisione tra immigrato e cittadino basata sullo "sfruttamento dell'assistenza sociale"(sussidio e case popolari in primo luogo) l'ho sentita fare anche da immigrati italiani di prima generazione e dai loro figli; con l'unica differenza , rispetto a quella che racconti tu, di una maggiore identificazione tra povero/parassita e caretteristiche etnico-"razziali"

(discorso tipo: io non sono razzista ma odio quelli che vengono qui in UK per campare di sussidi e non fanno nulla per integrarsi , costoro sono soprattutto neri e musulmani)

filomeno