25 giugno 2008

Anousics


Un bell'articolo di AC Grayling, uno dei principali filosofi inglesi viventi, sull'assurdità di affidare le scuole pubbliche in gestione a dei signori che credono nei fantasmi, nel ritorno dei morti viventi, negli amici immaginari e  nel cannibalismo rituale.

16 commenti:

falecius ha detto...

Uhm, mi pare un po', ma anche un po' più di un po', eccessivo.

Eugenio Mastroviti ha detto...

A me pare di gran lunga più eccessivo dare in gestione un quarto delle scuole inglesi a questa gente, ma suppongo sia questione di punti di vista...

falecius ha detto...

Eugenio, io sono contrario all'ora di religione in Italia, figurati...

Yossarian ha detto...

Articolo bellissimo. L'ho fatto leggere anche al mio capo che nonostante sia un aficionado del 'Daily Mail di chi fa la raccolta differenziata', ha approvato e sottoscritto. Ciodetto, amici, romani, concittadini. Prestatemi orecchio. Come puo' la coorte progressista (o quel che ne rimane) arginare l'avanzata di quei culti barbari che la minacciano? La risposta, amici, romani, concittadini, e qui permettetemi di parafrasare l'llustre concittadino Marco Porcio Catone, e' semplice:
"DELENDA MCMLXVIII!". E qui si leva il coro ringhiante di volti paonazzi: "ma come osi? E la lotta per i diritti civili, la liberazione sessuale, il femminismo, l'Autunno Caldo...i Nomadi, dove li mettiamo?" Passi l'Autunno Caldo, quanto ai Nomadi, da batterista rock, tuttora attivo nella perfida Albione, sebbene a livello hobbistico (perche' non ci sono venuto a 20 anni, perche'? Gradite una fettina di palle? Non mi va di mangiare da solo...) con 25 anni di esperienza alle spalle, avrei qualche suggerimento non proprio ortodosso sulla collocazione fisiologica della band di Augusto Daolio. Per il femminismo e i diritti civili che dire? All'indomani dell'omicidio di Hina, ragazza pakistana, sgozzata dal fratello pakistano con il consenso di babbo perche' rea di amare un italiota infedele, Dacia Maraini scrisse un pezzo indignato sul Corrierone che in sostanza si puo' riassumere in "Attenti a puntare il dito contro culture diverse, poiche' queste cose accadono anche nella civilissima Italia e fra italiani". Ineccepibile Dacia, salvo che se in Italia sgozzi la fidanzata perche' tromba con un infedele ti becchi l'ergastolo, mentre in Pakistan ti becchi il conto della lavanderia che deve smacchiare il tappeto del salotto. Il 68, cari amici progressisti e non, ci ha portato a donnine allegre, (cito volentieri Eugenio) perche' i presupposti politici,letterari, filosofici ed economici di quella generazione che ci ha imposto il politically correct, i Vattimo, i pensieri deboli, e quel multi-culti da Santa Alleanza dove tutti ora sono davvero consapevoli di essere davvero diversi e per questo si odiano tutti davvero ferocemente, dovevano necessariamente sfociare in quanto giustamente osserva il filosofo inglese dell'articolo del Guardian. Tuttavia, va anche detto che non e' colpa del 68 se nelle societa' esistono correnti, tendenze, filosofie e religioni retrograde e oscurantiste. La grande colpa del 68 e' quella di aver assunto un atteggiamento nei confronti di queste tendenze, filosofie e religioni retrograde e oscurantiste, paragonabile a quello di Vittorio Emanuele III nei confronti di Mussolini in occasione della Marcia su Roma.

PS Lettera. "Cara ditta Same-Govi di Milano, sono un vostro assiduo cliente dai tempi degli annunci sulle retrocopertine dell'Intrepido e di Lanciostory. Serbo ancora ben due set di "scimmie di mare" e un paio di occhiali a raggi X per vedere sotto le gonne delle donne. Siccome che la prossima settimana mi hanno invitato a una cena di intelletuali di sinistra che hanno fatto il 68 e siccome che sono molto confuso sulle loro idee, potrei ordinare un paio di quegli occhiali che ho visto in un film del regista americano John Carpenter che si intitola "Essi Vivono".

Distinti saluti,

Un pirla

Palmiro Pangloss ha detto...

@Yossarian: quoto sentitamente.
@Tutti: qualcuno ha letto il libro di Grayling sulla liceita' dei bombardamenti alleati sulle citta' durante la IIGM? Se no fatelo: non sono daccordo con le sue conclusioni ma e' la cosa piu' lucida mai letta in merito, come del resto l'articolo che Eugenio ci ha segnalato,

Eugenio Mastroviti ha detto...

@Yossarian: quoto anch'io, un po' a malincuore - appartengo (come più d'uno dei miei tre lettori) a quella generazione che è stata condizionata a rimpiangere di aver mancato il '68.
@Palmiro: è nella mia lista. Dalle recensioni che ho letto, sospetto di essere abbastanza in accordo con le conclusioni dal punto di vista morale ma non da quello militare - però è una storia lunga.

Palmiro Pangloss ha detto...

@Eugenio: come vedrai se leggerai il libro i due aspetti non si possono disgiungere.

Yossarian ha detto...

@Eugenio: faccio parte anch'io di quella generazione, anzi di quella del 77 visto che ho 46 anni, ma ricordo anche le parole di un amico sindacalista della Fiom-Cgil: ' I peggiori padroni sono quelli di sinistra'. @Palmiro & Eugenio: grazie della dritta sul libro, corro a comprarlo! L'ultima cosa che ho letto sull'argomento era Armageddon di Max Hastings e concordo con lo storico che il Carpet Bombing non ha contribuito quasi per nulla alla sconfitta della Germania. Per una volta avevano visto giusto gli americani. Bisognava bombardare le fabbriche e le infrastrutture, ma cio' significava farlo di giorno e con perdite (incursioni su Schweinfurt e Ploesti docet) pesanti.

Eugenio Mastroviti ha detto...

@Yossarian: OT, fatti sentire via mail, pliiz, il mio indirizzo è qui in alto a sinistra

Palmiro Pangloss ha detto...

@Yossarian: gli yankees avevano *teoricamente* ragione. In realta' dati i mezzi disponibili all'epoca - e quelli yankee erano il meglio del melgio in materia - il bombardamento di precisione diurno nel quale si cimentavano la 8a e 15a AF negli effetti differiva poco dall'area bombing notturno praticato dal Bomber Command. Cio' che teorizzavano allora lo possono fare ora. La moderna storiografia in materia nega che, fatte le somme, la campagna di bombardamento strategico ai danni dell'Asse valesse lo sforzo fatto. IMVHO pero' e' molto sottovalutato l'impatto del bombardamento strategico alleato sulla Wehrmacht in termini di risorse sottratte ai vari fronti - la Luftwaffe dal 1943 stava quasi tutta in Germania a difendere i cieli del Reich, cosi' come la produzione di cannoni ad alta velocita' - e anche di risorse intellettuali ed economiche dirottate sullo sviluppo di armamenti specifici per la difesa aerea. Considerazioni in merito di solito o non si trovano o sono trattate in modo molto sommario. Senza considerare che per un lungo periodo i bombardamenti erano tutto cio' che si poteva fare per colpire l'Asse.

Eugenio Mastroviti ha detto...

@Palmiro: quoto e sottoscrivo. Aggiungo che considerazioni molto simili le fa John Terraine in The right of the line, Wordsworth Military Library

Paolo Bizzarri ha detto...

@palmiro.

Il buon Speer ha un'idea parecchio diversa sull'argomento.

Dal suo punto di vista, con pochi bombardamenti su alcune industrie strategiche si sarebbero potuti creare danni enormi a tutta l'industria tedesca.

Lui stesso lamenta che i bombardamenti che si fecero contro la Russia non seguirono criteri di blocco della produzione industriale.

Palmiro Pangloss ha detto...

@Paolo: Speer - come tutti i suoi pari a partire da Guderian - non lo ritengo affidabile: i suoi scritti sono una (abile) autodifesa e pertanto da prendere con lunghe e robuste molle. Fuor di metafora e' necessario leggere la memorialistica alla luce di un robusto apparato interpretativo e di una profonda conoscenza della materia. BTW gli strateghi dell'USAAF la pensavano come lui: i risultati furono disparati: la campagna contro la produzione di carburante fu un successo, quella contro i cuscinetti a sfera molto meno. Tutto considerato, dati i limiti tecnologici del tempo (non c'erano le JDAM), continuo a pensare che il maggior effetto dei bombardamenti strategici fu la sottrazione di larga parte della fascia alta della produzione militare, degli uomini migliori e delle risorse intellettuali agli altri fronti.

Per quanto riguarda la lamentela sull'URSS, non ha senso: la Luftwaffe non aveva i mezzi (sia in termini di numeri che sopratutto di modelli con le caratteristiche adatte), le risorse e la dottrina per fare all'industria sovietica cio' che gli angloamericani hanno fato a quella tedesca.

Palmiro Pangloss ha detto...

@Eugenio: Grazie della segnalazione, ho messo il libro ti Terraine in Wish List.

Yossarian ha detto...

@Palmiro: concordo su tutto compreso il giudizio su Speer e Guderian, pero' e' anche vero che in termini di Air Strategy quanto affermi vale per la Germania, poiche' nel caso del Giappone, Curtis LeMay penso' bene di adottare le techniche del collega Arthur Harris e questo francamente e' molto piu' difficile da comprendere visto che A) L'impero del Sol Levante non possedeva una forza di autodifesa aerea paragonabile alla Luftwaffe (attenzione parlo prettamente di autodifesa, non di aviazione o aviazione navale, li' le cose erano un po' diverse, nonostante il "Mariana's Turkey Shoot" di Leyte. B)L'industria bellica nipponica non avrebbe retto nemmeno la meta' dei colpi inferti a quella tedesca, dal momento che il livello di industrializzazione del Giappone, sebbene piuttosto elevato e in grado di produrre armamenti sofisticati, non era capillare e organizzato come quello tedesco. C) Spezzare il morale del Giappone? Uhmm...dopo Okinawa gli americani capirono che su questo si erano sbagliati di grosso e quindi optarono per Little Boy e Fat Man (con buona pace dei complottisti, quello era il vero motivo, perche' in Europa si stava mettendo male e di fronte a una URSS 'armata e pericolosa' Truman non poteva permettersi di impantanarsi in Giappone). Infine una piccola curiosita' sul 'mito' dell'efficienza della macchina bellica industriale tedesca. E' appunto solo un mito, e per fortuna nostra, (e grazie in buona parte all'armata rossa, su questo non ci piove) cadde vittima per dirla in termini marxisti di una 'contraddizione interna'. Era un sistema corrotto, dominato dai capricci e dai favoritismi di industriali e gerarchi a cui era quasi sconosciuto il concetto di 'standardizzazione della produzione di massa'. Sai quanti modelli di PzIII furono prodotti, abbandonati, ripresi, convertiti o trasformati in altro dal 39 al 43 Palmiro? Se non vado errato, almeno una decina, dalla serie E a quella N. E parliamo del carro da battaglia che costituiva l'ossatura delle Panzerdivision, almeno fino al 1942.

Saludos!

Palmiro Pangloss ha detto...

@Yossarian: si, le mie considerazioni valgono per l'europa, e concordo su quanto dici riguardo al Giappone. La strategia decisa per il Giappone va IMVHO vista anche alla luce di un feroce razzismo. Sulla presunta efficienza tedesca sfondi una porta aperta: quello che dici lo predico da anni, ma il mito e' difficile da sradicare. BTW oltre alla corruzione insita in un sistema come quello nazista c'erano IMVHO anche ragioni prettamente legate alla cultura industriale e tecnica tedesca. In termine di strategia industriale sovietici e yankees surclassarono l'asse di gran lunga. Riguardo al numero di versioni di carri basta ricordare che l'enciclopedia dei corazzati tedeschi di Chamberlain edita da Cassell e' ben piu' spessa dell'omologa degli stessi autore e casa editrice che copre USA, UK e Commonwealth. E negli altri settori non ando' meglio, il tutto in una situazione nella quale i crucchi erano in terribili ristrettezze di materie prime e sotto i bombardamenti, mentre gli yankees sguazzavano nelle risorse e ponzavano indisturbati sui loro progetti. Sull'economia nazista ti consiglio The Wages of Destruction di Adam Tooze. Sull'Italia sorvolo che e' meglio...