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05 febbraio 2008

Un problema di liturgia


Mi convinco ogni giorno di più che quello che ci viene venduto come scontro di civiltà sia tutta un'altra cosa. A leggere certi blog e certi articoli di giornale mi viene il sospetto che l'antipatia che certi, a occidente, hanno nei confronti di regimi come quello iraniano sia stata pesantemente fraintesa.

Certo, da queste parti nessuno dice che la democrazia è un'offesa ad Allah perchè è l'anticamera del politeismo, e se mio figlio (eventuale) crepa d'autobomba o cintura esplosiva è il minore dei mali, perchè almeno si salva l'anima dalla corruzione occidentale. No, per carità. Ci si limita a dire che la ricerca scientifica è un'offesa a Dio, e se mio figlio (eventuale) crepa di talassemia o sclerosi multipla è il minore dei mali, perchè almeno si salva l'anima dalla corruzione della ricerca genetica.

Certo, da queste parti nessuno dice che gli omosessuali non sono normali e devono restare nascosti se vogliono vivere decentemente, o altrimenti li si impicca a una gru. Ci mancherebbe, siamo civili, noi. Ci si limita a dire che gli omosessuali non sono normali e devono restare nascosti se vogliono vivere decentemente, ed è lecito, un diritto umano inalienabile, quasi, umiliarli ed emarginarli finchè s'ammazzano da soli, che si risparmia anche il carburante per muovere la gru. O magari si predica a qualche testarasata impressionabile finchè il coglione mette una nail bomb all'Admiral Nelson, avendo cura poi di fare la faccia scandalizzata quando viene arrestato.

Per il resto, l'apprezzamento per la pena di morte è comune, l'idea che la religione debba primeggiare sulla società (eh, ragazzi, sono gli azionisti di maggioranza: comandano loro), che debba controllare la ricerca scientifica, la legge, le convenzioni sociali, che debba primeggiare nella cultura, nella televisione, nella stampa, tutto in comune. È in comune anche l'idea che permettere a chi non appartiene alla religione dominante di esistere a patto che non lo dia a vedere troppo sia il massimo concepibile del rispetto (in effetti lo è: per qualsiasi sistema totalitario, permettere il dissenso privato è un gesto di grande tolleranza).

Il problema che hanno tutti questi teocon e teodem e teocratici con posti come l'Iran e l'Arabia Saudita, alla fine, è solo ed esclusivamente di liturgia. I metodi e i sistemi gli stanno benissimo: contestano il testo delle preghiere, l'orario (e il giorno della settimana) della messa, e il fatto che tocca stare in ginocchio per tutto il tempo, che francamente ad una certa età le ginocchia cominciano anche a far male. Per il resto, a ben vedere, non c'è problema.

E per fortuna, per fortuna, non mi stancherò mai di ripetere "per fortuna", laddove contava abbiamo vinto noi - l'Armada spagnola, Breitenfeld, Valmy, Porta Pia (nel suo piccolo)... che sarebbe grama, altrimenti.

(prima che qualcuno me lo faccia notare, lo so, lo so, esagero, il paragone non regge: l'Iran permette l'aborto terapeutico, 'sti laicisti di merda)

16 gennaio 2008

Eppure mi sembrava facile...


Libertà di espressione significa libertà di espressione. Significa che chiunque è libero di esprimere le proprie idee: tu, e chi non è d'accordo con te. Significa che chiunque, anche il capo più o meno assoluto di uno Stato teocratico, arrivato in carica dopo un'elezione-farsa, può dire la sua; ma anche che chi critica il dittatore ha uguale diritto ad esprimere il proprio disprezzo o almeno le proprie critiche. La libertà di espressione o è un'arma a doppio taglio o è una burla, alla Sapienza come alla Columbia University. Che la cosa non vada giù a Nazinger non stupisce: sotto il sorriso falso, non andava giù neanche ad Ahmadinejad; fa specie che facciano finta di non accettarla anche i genuflessi giornalisti italiani, che della libertà di espressione dovrebbero fare il loro pane quotidiano - soprattutto quelli che un giorno sì e l'altro pure lamentano la mancanza di laicità in Arabia Saudita e Iran.

P.S. È ovvio che ero ironico. Quei giornalisti non riconoscerebbero la libertà di espressione neanche se sbucasse dalla tazza del cesso e gli mordesse il sedere.

15 gennaio 2008

No pasaran


Nazinger non va alla Sapienza. Quello che avrei da dire in proposito lo dice (meglio di me) Mrs. Inminoranza.

20 settembre 2006

Offese


Un articolo di Christopher Hitchens che riassume molto bene la mia posizione sulla querelle Nazinger/Islam.

In particolare questo (traduzione mia):

Soprattutto, durante l'intero discorso fatto a Regensburg, l'uomo che modestamente si considera il vicario di Cristo non cessa di attaccare l'idea che la ragione e la coscienza individuale siano preferibili alla fede. Finge di credere che Logos possa significare "parola" o "ragione", il che può essere vero in greco, ma sicuramente non lo è nella Bibbia, dove invece viene presentato come verità rivelata. Menziona en passant Kant e Cartesio, omette completamente di citare Spinoza e Hume, e, in maniera disonesta, cerca di far credere che la religione, l'Illuminismo e la scienza siano in ultima analisi compatibili, quando in realtà l'intera impresa del libero pensiero ha sempre dovuto affermarsi, spesso con gravi rischi, contro la fantasiosa illusione della verità "rivelata" e i suoi fin troppo terreni rappresentanti. Si dice spesso - e fu lo stesso Ratzinger a dirlo quando era un sottoposto dell'ultimo Papa - che l'Islam è incapace di una Riforma; ma anche noi non avremmo neanche il termine nel nostro linguaggio se la Chiesa Cattolica avesse avuto campo libero. E adesso il suo nuovo e reazionario leader ha seriamente "offeso" il mondo musulmano, e allo stesso tempo ci ha chiesto di rinunciare all'unica arma - la ragione - su cui fare affidamento in questi tempi di oscurantismo.
(hat tip: To The Tooting Station)