La flessibilità (reprise). Ovvero: Mitte pecuniam tuam ubi bucca est
Premessa e disclaimer: questo é un post pieno di bestemmie ed affermazioni contro la morale, quindi le persone impressionabili si astengano.
Quando sono venuto qui a Londra a fare questo lavoro, l’ho fatto perché si guadagnava bene e perché le soddisfazioni e le opportunità erano molte. A fronte di questo c’era un prezzo da pagare, ed era quello di accettare una forma forte di flessibilità sul lavoro. Certo è un gioco pericoloso, e ti tocca scommettere di essere abbastanza in gamba da poter trovare subito qualcos’altro se, come mi è appena capitato, la tua ditta decide di non avere più bisogno di te; nessuno ti obbliga a fare questa scommessa – c’è un milione di lavori più garantiti e sindacalizzati di questo. Meno pagati, certo, con minori opportunità di carriera, ma di gran lunga più sicuri. Se sei un operaio della Rover, comunque, la compagnia chiude solo dopo che per 10 anni si sono esplorate tutte le vie, e chiude solo in presenza, appunto, di forti ammortizzatori sociali e di un impegno pubblico forte a creare soluzioni alternative (non è un caso che oggi praticamente nessuno di quegli operai sia disoccupato, non solo, nessuno è un precario alla maniera italiana); se sei un informatico della City, nessuno muove un dito per te, ed è giusto così, perché guadagnare due o tre volte quel che guadagna l’operaio suddetto non può venire senza contropartite. Non solo: guadagni quel che guadagni anche grazie all’assenza di certe garanzie. Ancora, nessuno è obbligato ad accettare, non stiamo parlando di soggetti deboli e ricattabili.
La frase che fa da sottotitolo al post é ovviamente la traduzione latina (a braccio, e sono arrugginito: astenersi puristi) del modo di dire inglese (e americano) put your money where your mouth is, che ha sempre rappresentato per me un principio di fondamentale importanza. Non ho una grande opinione di chi tesse le lodi di un sistema solo finché a fare le spese delle conseguenze negative sono gli altri; l’esempio negativo classico, per me, sono i negozianti baresi che andavano a manifestare in piazza contro i supposti “privilegi” dei dipendenti pubblici, come ad esempio la pensione, e in nome del liberismo, tranne poi aspettarsi che l’intera città insorgesse in loro difesa quando Auchan e Oviesse e Carrefour cominciarono a fare loro “concorrenza sleale” (i.e. applicare ricarichi sotto il 150%). Se non altro per questo motivo, al di là di ogni altra considerazione, troverei immorale levare adesso alti lamenti contro i mali della flessibilità applicata al sottoscritto in questo contesto.
In fin della fiera, non sono mai stato un tifoso arrabbiato di un mercato del lavoro interamente flessibile: in Italia, per esempio, l’introduzione della flessibilità spinta in un mercato del lavoro malato ha creato un disastro, da un lato una generazione di servi della gleba senza possibilità di crescita, dall’altra imprenditori incapaci che hanno creduto di aver trovato il Santo Graal in una forza-lavoro a basso costo, intercambiabile, poco qualificata e poco remunerata, col risultato facilmente prevedibile di farsi surclassare da Cina e India. Quello che ho sempre pensato è che in un mercato del lavoro sano possano esistere ed esistano settori in cui si possa scegliere di essere flessibili con vantaggi reciproci per lavoratori e datori di lavoro; e questa realtà non cambia neanche se resto a casa a fare coccole al mio gatto e manutenzione straordinaria alla mountain bike e alla rete di casa per un paio di settimane. Per la precisione, questa realtà non cambia proprio perché resto a casa per non più di un paio di settimane.
P.S. Una nota a margine per Miguel Martinez, dovesse ripassare per questo blog. Nel tuo post definisci ironicamente Londra come "il migliore dei mondi"; c'é della meta-ironia in questo, perché tutto sommato ti avvicini molto a dire la verità. Londra é il migliore dei mondi per chi, come me, crede che il liberismo selvaggio sia un'aberrazione mostruosa; l'Italia, col suo precariato, con la disperazione della disoccupazione, con la lotta fra poveri per la difesa di pochi, miseri privilegi, é il migliore dei mondi per il capitalismo più beceramente sfruttatore. Un mondo in cui il precariato viene scelto, e compensato profumatamente, non é il paradiso degli sfruttatori; quello lo trovi dove il precariato viene imposto e sfruttato.
P.P.S. Grazie comunque del complimento. Superciuk da una parte e Bob Rock dall'altra sono sempre stati i miei eroi.
