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09 febbraio 2011

Peracottari

Chiedo ai miei tre lettori: ma voi, che opinione avreste di un ospedale che ha, fra i suoi ginecologi, uno che fa conferenze e scrive libri sul cicognismo scientifico? Uno che spiega alle donne in gravidanza che tipo di cavoli devono coltivare se vogliono assicurarsi di trovarci sotto un figlio maschio?

Peracottari e truffatori - non ci sono altri modi per definirli: intendo i manager e direttori scientifici dell'ospedale, capiamoci.

L'università di Siena, mi dicono, ha in organico questo signore qui (intorno al min. 10), cattedratico (scusate se rido) di paleontologia. Evidentemente, l'università di Siena é un'università di peracottari e truffatori. Se posso darvi un consiglio, assicuratevi che il medico che vi ha in cura, l'ingegnere che vi progetta la casa, o lo specialista che volete assumere si sia laureato da qualche altra parte, dove i docenti sanno di cosa stanno parlando a lezione.

28 febbraio 2010

Oi Dialogoi (versione a qualcuno piace caldo)


...o almeno globalmente riscaldato.

Giorno 1:

Paziente: "Allora, dottore?"

Dottore: "Mi spiace, ma temo di non avere buone notizie. Come temevamo, e come le avevo anticipato, é cancro ai polmoni... no, metta via la sigaretta, non mi sembra il momento, e poi in ospedale é vietato fumare. La prima cosa da fare, in effetti, sarebbe smettere completamente."

P: "Cancro?"

D: "Temo di sì. Adesso non voglio sovraccaricarla di informazioni, ma é importante tenere a mente che l'abbiamo identificato nella sua fase iniziale e che ci sono diverse opzioni terapeutiche aperte, che ci danno ottime probabilità di..."

P: "Che tipo di cancro?"

D: "Scusi?"

P: "Voglio dire, é un epitelioma spinocellulare? Un adenocarcinoma? Forse un carcinoma bronchiale a piccole cellule?"

D: "Mah, é praticamente impossibile dirlo senza una biopsia, per ora credo convenga concentrarci su..."

P: "Ma come, mi diagnostica un cancro, mi comincia già a parlare di terapie e non mi sa dire neanche di che cancro si tratta? Mi scusi ma non mi sembra molto professionale. Quali indicazioni ha che si tratti veramente di cancro?"

D: "Ma le radiografie, i marker, le analisi del sangue...."

P: "Tutti metodi, lei che é uomo di scienza me lo insegna, soggetti ad errore, no? Non crede che prima di impormi cure dolorose e pericolose per la mia salute, oltre che distruttive per il mio stile di vita, dovrebbe almeno avere la certezza che di cancro si tratta?"

D: "Mah, veramente credo che la cosa importante sarebbe per lei cominciare ad affrontare la cosa...."

P: "Affronterò la cosa quando avrò la certezza che lei non sta distruggendo la mia vita a vuoto come succede a quel 3 per cento di falsi positivi che ogni anno si sentono diagnosticare il cancro senza avercelo"

D: "Vabbe', guardi, che ne dice se lunedì mattina facciamo una biopsia e ci leviamo il dubbio?"

P: "Lunedì é impossibile, ho molto da lavorare, vuole anche distruggere la mia carriera e le mie prospettive economiche con queste storielle di cancro e malattie mortali?"

D: "Martedì? Mercoledì?"

P: "Le farò sapere"

D: "Ma almeno smetta di fumare!"

P: "Neanche per sogno, mi sembra assurda questa sua pretesa di alterare radicalmente il mio stile di vita in nome di una minaccia che mi sembra francamente molto fumosa. Arrivederla"


Giorno 8:

D: "Allora come va?"

P: "Benissimo, mi sento in condizioni perfette"

D: "Bene, un atteggiamento positivo é molto importante nell'affrontare questo tipo di malattia"

P: "Ecco, quale tipo di malattia, esattamente?"

D: "Un cancro, di cosa credeva che stessimo parlando?"

P: "Ecco, proprio lì la volevo, dottore, mi sono informato, ed ho scoperto che esiste un vasto movimento di opinione di persone che sono scettiche sulla idea stessa di cancro"

D: "...uh?"

P: "Certo. Lo sa che esiste chi sostiene che il cancro non esiste e si tratta di semplici infezioni da funghi? Che alcuni sostengono che il cancro é un fenomeno perfettamente naturale e sono i chemioterapici ad uccidere il paziente? Lo sa che i Maya e gli Aztechi non avevano cancro? Che non si conosce un solo caso di uomo di Neanderthal morto di cancro?"

D: "Ma non avevano medici per diagnosticarlo, erano..."

P: "Ecco, proprio lì la volevo: non le sembra strano che a diagnosticare il cancro siano sempre e solo medici, ovverosia le persone che più hanno da guadagnare, in finanziamenti pubblici e prestigio, da questa fantomatica 'minaccia cancro'?"

D: "Ma scusi, chi dovrebbe diagnosticarlo, un geometra?"

P: "Non é questo il punto, a diagnosticarlo dovrebbero essere persone che non hanno interesse a che il cancro esista, nella realtà o nella psiche collettiva. E invece a diagnosticarlo sono sempre questi 'ricercatori' di questi istituti 'oncologici', e a parlarne sono sempre 'sti maledetti crociati delle campagne contro il fumo, che hanno la loro agenda, i loro obiettivi nascosti che nulla hanno a che vedere col cancro e che mirano semplicemente a imporre a tutta la società la criminalizzazione delle sigarette e dei fumatori"

D: "Si, ok, tutto quello che vuole, ma lei continua ad avere una massa nei polmoni e a sputare sangue ogni mattina quando si alza, e fuma due pacchetti di sigarette al giorno"

P: "Ecco, proprio quella, la sua famosa 'massa' che ha dei contorni così sfocati, mentre un tumore dovrebbe essere una massa compatta e sostanzialmente diversa dai tessuti circostanti... Come é possibile?"

D: "Beh, questo dipende dalla radiografia, non può aspettarsi che sia precisa come un disegno. Se vogliamo, vede qui, anche le ossa sono leggermente sfocate ai bordi...."

P: "Ecco, e questo non significa forse che una radiografia é un sistema di gran lunga troppo rudimentale e impreciso per diagnosticare qualcosa di importante come un cancro? Mi sembra che alla fine tutto quello che lei ha in mano sia una serie di assunzioni poco giustificate ed un sacco di propaganda della lobby antifumo"

D: (sospiro) "Va bene... facciamo una TAC? Una risonanza magnetica?"

P: "Tutt'e due, magari, chissà che stavolta non riusciamo a trovare qualcosa di convincente per sostenere le sue teorie..."


Giorno 22:

D: "Dunque, queste sono le lastre della TAC e queste della risonanza magnetica...."

P: "Andiamo sempre peggio, dottore."

D: "Oh, mi spiace sentirlo, ma se rifiuta ogni tipo di terapia e continua a fumare due pacchetti al giorno..."

P: "No, dico, andiamo sempre peggio con la sua teoria del 'cancro'. Io qui non vedo nulla di definitivo, le immagini sono assolutamente incomprensibili per me"

D: "Sì, sono difficili da interpretare..."

P: "Interpretare? Aha! Ci risiamo! Ogni volta che lei sostiene di avere delle prove inconfutabili in mano ci riduciamo a dover 'interpretare' delle cose fumose ed incomprensibili, ogni volta voi dottori vi arrogate il privilegio di fare diagnosi in base ad elementi che solo voi sostenete di capire, ovviamente col sostegno della lobby antifumo e dei miliardi che riuscite ad estorcere ad un pubblico troppo credulone! Mi spiace ma io non ci sto a prestarmi al vostro gioco, arrivederci!"


Giorno 45:

D: "Ah, salve, non pensavo di vederla più, si é finalmente convinto che qualcosa non va?"

P: (agitando una risma di fogli) "Proprio lei! Stavolta la ho in pugno, caro dottore, lei e tutta la lobby cancrista/antifumo! Sa cosa sono questi?"

D: "Uh... no"

P: "Sono i fogli su cui ho stampato la sua corrispondenza elettronica col primario della clinica, che un amico che lavora nel centro di calcolo dell'ospedale mi ha passato!"

D: "Ma veramente... mi sembra una cosa almeno illegale, la mia corrispondenza é privata..."

P: "E ci credo che la vuol tenere privata! Guardi qui, qui ci sono tutte le prove della truffa ai miei danni che ha cercato di ordire! Guardi qui! Legga! 'Ho applicato il trucco che mi avevi consigliato per eliminare il rumore di fondo nelle radiografie e rendere i contorni della massa più definiti, spero che questo basti a convincere il paziente che quella massa esiste davvero...'. Tutta la sua diagnosi é basata su un trucco, lo ammette lei stesso! Ha usato trucchi per convincermi che avevo il cancro! E questa! 'La biopsia é inconclusiva...'. Inconclusiva! Ci rendiamo conto? Lei stesso ammette che la biopsia é inconclusiva!"

D: "Sì, certo, nel senso che non é stata sufficiente per determinare il tipo di cancro che...."

P: "E cosa le ha risposto il suo primario? 'Dopo un mese ancora non sappiamo che tipo di cancro ha questo poveretto. Tutto questo non é scientifico, é una caricatura dell'idea stessa di medicina!'. Non é scienza, non é medicina, lo dice il suo stesso primario! Dove é finita la sua sicumera, adesso, dove sarebbe il suo famoso 'cancro'?" (tossisce, sputa sangue in un fazzoletto)

D: "Ha bisogno di aiuto?"

P: "Non si avvicini! Sto benissimo, io!" (se ne va sbattendo la porta)


Giorno 75 (il funerale)

Amico: "Eh, ha dimostrato un grande coraggio, ha riso in faccia alla malattia fino all'ultimo. Lo sai cosa mi diceva sempre? 'Il cancro, per me, non esiste'. E ha fumato quaranta sigarette al giorno fino all'ultimo. Se solo avesse avuto dei medici competenti, invece di quella bestia che non riusciva a capire cos’aveva…"

19 gennaio 2010

Perchè questa nazione è fottuta


...o meglio, perchè questa nazione merita di essere fottuta:

Adesso datemi una ragione che sia una per cui Kim Il Brown non dovrebbe essere appeso per i piedi.

01 settembre 2009

David Bidussa: la sinistra e la scienza


A proposito di quel che si diceva qui e qui, del fatto che in Italia la scienza non è cultura, del vergognarsi se tuo figlio non sa chi fosse Metastasio (giusto) ma essere orgogliosi del fatto che non capisce nulla di matematica e fisica perchè "è uno spirito libero, un intellettuale" (idiota): un bell'articolo di David Bidussa sul rapporto fra la sinistra e la scienza.

Hat Tip: Francesca di Karl Kraus nei commenti qui (dove, indirettamente, si parla di Mrs. Inminoranza)

20 agosto 2009

Il pesce puzza dalla testa


Certe volte è facile fare dell'ironia, prendersela con chi va dal pranoterapeuta o prende le medicine omeopatiche per curarsi e poi schiatta, è fin troppo comodo commentare con quello che è il motto di questo blog ("l'evoluzione non è un pranzo di gala") e tirare avanti.

Ma se il pesce comincia a puzzare dalla testa, in altre parole, se a propagandare la fuffa sono persone che si aspetta parlino ex-cathedra e li si lascia fare, o per via di un infausto pregiudizio ideologico o perchè sono di nomina politica e, insomma, tengo famiglia, chi non ha ricevuto una decente istruzione scientifica cosa diavolo può fare per capire cosa è fuffa e cosa no?

Dopo gli accademici che propagandano dai server di un'università fuffa e finte medicine che ammazzano la gente, abbiamo il vicepresidente creazionista del CNR. (hat tip a Weissbach nei commenti). Complimenti.

11 agosto 2009

W la fuffa


Uno degli spacciatori di fuffa preferiti della Casa Reale inglese, Ainsworth, produttore di medicine omeopatiche e rimedi per ogni tipo di malattia, malessere e fastidio, è stato di recente multato per aver venduto, a 7 sterline a boccetta, un "rimedio per l'influenza suina" consistente in pratica in pilloline di lattosio da far sciogliere sotto la lingua.

Personalmente, credo sia un errore grave, per svariati motivi.

Prima di tutto, perchè è inutile. Multare Ainsworth non convincerà nessuno dei suoi clienti del semplice fatto che Ainsworth vende lattosio a prezzi esorbitanti e niente altro. Non ci crederanno perchè vivono in un mondo immaginario in cui la realtà è un caso particolare, qualunque cazzata è meritevole di pari dignità per il semplice fatto di essere stata espressa e ogni interpretazione del mondo ha uguale valore. Vivono in un Paese dei balocchi in cui se io salto su e dico che ieri notte ho sognato una nuova branca dello scibile umano che si chiama "sgamurzia" che permette di prevenire le unghie incarnite trapanandosi i testicoli con un cavatappi, la mia posizione merita comunque rispetto e i medici non si devono permettere di dire che non è vero niente. Anche perchè almeno una persona che sosterrà di non essere mai stata così bene come quando ha cominciato a infilarsi cavatappi nei testicoli la si troverà sempre.

Questa gente, davanti ad una multa ad Ainsworth, sarà semmai vieppiù convinta che la bieca Scienza Ufficiale cospira per nascondere al mondo i mirabolanti benefici dell'omeopatia.

In secondo luogo, comunque l'influenza suina non è esattamente una malattia letale, quindi insomma, anche se qualcuno prende solo lattosio per curarsela (e magari si convince di star meglio) non è esattamente una tragedia. Certo, a sette sterline a flaconcino rischia di ritrovarsi col portafogli un po' più leggero, ma come si dice, un idiota e i suoi soldi fanno comunque presto a dirsi addio, e poi, dai, se ne mandasse giù anche un flaconcino al giorno (impossibile: sono cinquanta pillole), sono una settantina di sterline. Nessuno finirà in miseria per essersi fatto truffare di settanta sterline.

In terzo luogo, trovo che proteggere gli idioti da se stessi sia immorale. Siamo sei miliardi su questo pianeta, e la sovrappopolazione causa disordini, guerre ed epidemie, una sorta di meccanismi di feedback che ogni specie sviluppa per impedire di sovraccaricare il territorio che occupa. Se non facciamo nulla, qualunque meccanismo scatti prenderà, diciamo, tre miliardi di persone e li farà fuori, più o meno a caso: la Peste Nera non ti chiede titoli di studio, test del QI, conto in banca e preferenze politiche e sessuali, ti fa sputare sangue per un paio di giorni e poi sipario. Nessuno di questi meccanismi è selettivo.

Allora, perchè non introdurre un meccanismo di selezione artificiale, magari col considerevole vantaggio morale di non dover ricorrere all'eugenetica attiva? Perchè rendere obbligatorie le vaccinazioni? Sei convinto che sia un complotto degli alieni per prelevare materiale genetico umano, o che i batteri non esistano e le malattie le abbia inventate Berlusconi? Perlamordiddio non vaccinarti, non vaccinare i tuoi figli, tieni lontana la tua intera famiglia dalle ASL. Ritieni che la profilassi antimalarica sia un complotto? Prendi gli antimalarici omeopatici, sono disposto a pagarteli io, e poi vai pure a fare trekking in Nuova Guinea. Curati con i cristalli, con gli aromi, con la musica, con i clisteri di caffè, con quel che vuoi. Credi fermamente che il cancro si curi col bicarbonato? Te ne porto personalmente a casa due secchi al giorno, e una bustina di Magnesia Bisurata Aromatic che non si sa mai.

Negli ultimi due-tremila anni si è provato a dare alla gente quello che il capotribù pensava fosse meglio per lui, quello che il capotribù pensava fosse meglio per loro, quello che il sacerdote pensava il dio locale volesse per loro, quello che l'Inquisizione aveva deciso essere meglio per tutti, quello che i più ricchi sostenevano essere meglio per tutti, quello che i rappresentanti eletti ritenevano essere meglio per i loro elettori, quello che le avanguardie operaie avevano deciso essere meglio per il proletariato...

Proviamo, per una cazzo di volta, a dare alla gente esattamente e letteralmente quello che chiede. Siamo sei fottuti miliardi, qui, e si comincia a stare stretti. Perchè affidarci alla lotteria delle guerre, delle sommosse per il cibo e delle epidemie per fare spazio quando c'è un sacco di gente che è disposta a scendere in piazza per il privilegio di offrirsi volontaria?

05 agosto 2009

A letto con la maiala


Reduce da uno scampato pericolo (era forse influenza, ma non particolarmente suina, porca o altro), vorrei dire due parole sulla psicosi da pandemia che sta investendo soprattutto giornalisti televisivi e della carta stampata.

La compagnia per cui lavoro è stata marginalmente coinvolta nel lavoro fatto dal governo inglese in preparazione all'epidemia e tuttora svolge un compito piccolo ma relativamente importante nel programma di gestione della crisi, e mi è capitato di parlare con più di un professionista del settore, quindi mi sembra il caso di dare anch'io il mio piccolo contributo alla confusione generale.

Intanto, per chi sembra ancora non aver capito quale è stata la causa della psicosi che ha investito di recente l'Europa, sarà il caso di spiegare un attimo come funzionano i giornali. I giornali, contrariamente all'opinione corrente, anche quando non sono allineati con una certa parte politica, non hanno come scopo riferire i fatti e le notizie, e neanche offrire commenti interessanti e intelligenti sulle suddette notizie. I giornali hanno come scopo primario vendere copie, e vendere contratti pubblicitari in ragione delle copie vendute.

Alla luce di questo semplice fatto, immaginate due giornali. Il primo titola:

Un milione di immigrati sono arrivati in questo Paese, lavorano, pagano le tasse, mantengono con le loro tasse i disoccupati autoctoni, e si sono integrati così bene che molti di loro hanno la ragazza (o il ragazzo) del posto

e il secondo:

UN MILIONE DI IMMIGRATI HA RUBATO TUTTI I POSTI DI LAVORO
E IN QUESTO MOMENTO SI STANNO TROMBANDO TUA FIGLIA!
TUTTI!


e ditemi, secondo voi, quale dei due ha più probabilità di dichiarare fallimento prima della fine del mese.

Ciò detto, un giornale che ripeta il noioso discorso che leggerete più sotto non ha possibilità di reggere la concorrenza di uno che titola

INFLUENZA SUINA!
MORIREMO TUTTI!

ANCHE IL FIGLIO DI MADONNA!


e quindi si adegua.

Quindi, chiarito che il fatto che i giornali stiano lavorando attivamente per spargere il panico non è ragione sufficiente per abbandonarsi al panico, cerchiamo di capire perchè anche persone che hanno, a differenza dei giornalisti, più senso morale e razionalità di una femmina di ratto di fogna in sindrome premestruale sembrano preoccupate dall'epidemia.

L'influenza suina è in effetti potenzialmente pericolosa, ma questa potenzialità non si è ancora realizzata. È potenzialmente pericolosa per diversi motivi, che cercheremo di spiegare con parole di non più di due sillabe, ci fosse un giornalista in ascolto.

In primo luogo, questa influenza sembra estremamente virulenta. Questo di per sè non è un problema troppo grave, se non fosse che ogni influenza ha un tasso di mortalità che varia fra lo 0.4 e lo 0.8 per mille. Un'influenza virulenta è un'influenza che contagia molta più gente del normale, il che significa che sebbene la percentuale resti bassa, il numero assoluto di morti potrebbe anche raddoppiare. Fra 30 e 40.000 persone muoiono ogni anno di influenza negli USA, a fronte di qualcosa come 100 milioni di ammalati. Raddoppiare il numero degli ammalati significherebbe, evidentemente, raddoppiare il numero di morti.

In secondo luogo, la virulenza dell'influenza e la rapidità con cui sembra espandersi presenta due problemi strettamente economici. Il primo è relativo al sovraccarico delle strutture sanitarie: se tutti si ammalano allo stesso tempo, la piccola percentuale di casi che diventano critici arriverà tutta insieme e c'è il rischio che le strutture ospedaliere non siano sufficienti: questo non è un disastro in sè, ma rischia di far aumentare il tasso di mortalità, ad esempio, dallo 0.4 per mille a ben oltre lo 0.8 per mille: quei numeri sono basati sul fatto che in generale, se l'influenza diventa polmonite, vai in ospedale, t'attaccano ad un respiratore, ti infilano una flebo di antibiotici e in generale te la cavi; con gli ospedali pieni di altri casi di polmonite, non è detto.

In terzo luogo, l'altro problema economico: che succede ad un'economia, già in recessione, quando, per dire, metà dei lavoratori si ammalano tutti insieme? Praticamente nessuna azienda può funzionare con metà del personale o meno, e una pandemia di influenza delle proporzioni e della virulenza temute potrebbe ridurre a zero la produzione inglese (o europea) per un mese.

Per finire, il problema delle mutazioni. Sappiamo, per via delle due epidemie di spagnola e di asiatica, che il virus dell'influenza, facile alle mutazioni, ha la possibilità di mutare in qualcosa di estremamente più letale. Sappiamo che questo virus ha già subito due macroscopiche mutazioni: è diventato capace di passare dai suini agli umani e in seguito è diventato capace di passare da umani a umani; sappiamo che le probabilità di una mutazione aumentano all'aumentare dei contagiati: più sono le mutazioni, maggiori sono le probabilità che il virus acquisisca caratteristiche che ne modificano la letalità.

In parole povere: sì, gli scienziati sono preoccupati, esattamente come sono preoccupati quando arriva la notizia che un asteroide sta per sfiorare la Terra (i.e. passare a 450.000 chilometri). Non sono preoccupati che cambi strada, sono preoccupati perchè il prossimo potrebbe passare molto più vicino, o magari perchè questo qui l'hanno visto quando se fosse stato in rotta di collisione sarebbe stato troppo tardi per fare qualcosa.

E adesso, la parola al pubblico per le domande.

Q. Mio cuggino dice che bisogna prendere le spremute di vaccino tamiflu due volte al giorno prima dei pasti

A. Il tamiflu non è un vaccino. Il tamiflu è praticamente un antibiotico per virus che aiuta a curare l'influenza. Il vaccino, se tutto va bene, arriverà a ottobre-novembre. Come per gli antibiotici, utilizzare il tamiflu senza necessità non è inutile come molti credono, ma pericoloso per sè e per gli altri, prima di tutto perchè nessuna medicina è priva di effetti collaterali, e poi perchè usare a tromba antivirali e antibiotici contribuisce a creare ceppi di batteri (e virus) geneticamente adattati a resistere a quelle medicine. E i virus mutano molto più rapidamente e facilmente dei batteri.

Q. I governi hanno autorizzato le case farmaceutiche ad adottare protocolli di urgenza per la produzione del vaccino che non verrà testato a sufficienza

A. Sono trent'anni che si produce un vaccino per l'influenza all'anno. La procedura è relativamente semplice e nota. I test ci saranno, la maggior parte del "protocollo di urgenza" riguarda più che altro procedure burocratiche. Certo la possibilità che qualcosa vada macroscopicamente storto c'è sempre, come si dice, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo; ma le possibilità sono remote.

Q. I vaccini non servono a niente e fanno venire l'autismo e causano danni cerebrali permanenti! Non mi vaccinerò mai!

A. Non si noterebbe la differenza.

Q. Questa influenza è un'invenzione di Big Pharma per fare soldi col Tamiflu che viene prodotto dal sudore di Dick Cheney che viene pagato un fantastiliardo di squilliardi di dollari per molecola.

A. Big Pharma fa molti più soldi col Viagra e col Cialis che con vaccini e antivirali di cui è stata già costretta a rinunciare ai brevetti in favore di piccoli produttori indiani e sudafricani.

Q. I batteri e i virus non esistono, le medicine sono tutte una finzione e anzi sono la causa delle malattie. Per stare bene bisogna digiunare e non vaccinarsi e soprattutto non prendere mai medicine

A. Non potrei essere più d'accordo. Ti consiglio di non utilizzare mai medicine e soprattutto di tenerne lontana anche la tua famiglia, di curarvi con l'acqua biologica contenuta nella frutta e di digiunare invece di vaccinarvi. Mi raccomando: tieni lontani i tuoi figli da medici e insegnanti che ne rovinerebbero la purezza biologica. In caso di febbre e difficoltà respiratorie, consiglio la meditazione e l'intonazione di ripetuti Om, e del mantra "L'evoluzione non è un pranzo di gala".

29 giugno 2009

Skynet si avvicina


I ricercatori dell'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia hanno infilato dei robot in una stanza in cui zone illuminate rappresentavano cibo e morte (punti in cui le batterie si caricavano/scaricavano), li hanno programmati con algoritmi genetici per regolarne il comportamento e li hanno lasciati liberi di muoversi.

Entro 50 generazioni i robot si aiutavano fra loro a raggiungere il cibo, alcuni sceglievano il martirio, mettendosi sui punti "mortali" e tenendo lontani gli altri, alcuni attiravano i propri simili nelle zone velenose per poi andare a mangiare da soli e senza competizione.

Mrs Inminoranza propone di spegnere i robot, cancellare i loro algoritmi e rinchiudere i ricercatori da qualche parte prima che uno di quei robot sviluppi un accento austriaco.

26 febbraio 2009

La scienza non è cultura


Marco lamenta il pregiudizio che colora l'ultima uscita di Alessandro Baricco, salutata come una giustificata provocazione da tanti degli autonominatisi intellettuali in Italia e altrove: "Che senso ha salvare l'Opera e produrre studenti che ne sanno più che chimica che di Verdi?"

La chimica, pensa Baricco, è roba da manovali, come un po' tutta la scienza. La cultura, anzi, potrebbe quasi essere definita per esclusione: ciò che per prodursi non richiede alcuna conoscenza di scienza e/o tecnologia, se non quella, elementare, per l'operazione manuale di creazione: usare un word processor per scrivere un libro, o la posta elettronica per scambiarsi informazioni - e anche quella è una concessione recente, chè fino a qualche anno fa scrivere su un computer era "spersonalizzante" per un vero intellettuale.

Non si è mai chiesto, Baricco, quali siano i meriti relativi di quella che lui considera "cultura" e della robetta da manovali che dovrebbe essere spazzata via dalle scuole per far posto all'apprezzamento di Verdi, della musica dodecafonica e della pittura impressionista norvegese. Non si è mai chiesto, per esempio, quale parte di quella che lui considera cultura abbia contrinuito a cambiare e chiarire la posizione dell'uomo nell'universo quanto hanno fatto la biologia e la zoologia con la teoria dell'evoluzione e l'eliminazione della necessità di un Dio creatore. Non si è mai chiesto a quanti secoli di seghe mentali sue e/o dei Wu Ming corrisponda la rivoluzione intellettuale di Newton, che ha dispiegato davanti ai nostri occhi l'armonia dell'universo; o quella di Einstein che ha esteso quell'armonia oltre la nostra capacità di visualizzazione intuitiva.

Nell'ultimo secolo quest'attività di secondo piano - che, magari, dovrebbe sparire dalle scuole e dalle università per far posto a corsi seminariali sul New Italian Epic - ha cambiato radicalmente la nostra vita intellettuale: la meccanica quantistica ci ha mostrato il fondamento del concetto di libero arbitrio (astenersi deterministi einsteiniani, per pietà, non ho intenzione di accendere una pippa interminabile sulle variabili nascoste), l'astronomia si avvicina ogni giorno di più a trovare altri pianeti simili alla Terra e, forse, alla prova che la vita non è dopotutto un caso unico, la biologia molecolare ha aperto lo scrigno - o il vaso di Pandora - dei segreti della vita e dell'ereditarietà, l'informatica negli ultimi 15 anni ha prodotto una rivoluzione culturale comparabile con quella del torchio di Gutenberg, riducendo, come allora, di diversi ordini di grandezza i tempi e i costi della riproduzione e diffusione delle informazioni, e ci ha catapultati in un'epoca in cui i paradigmi sull'accumulazione e fruizione della conoscenza stanno collassando uno dietro l'altro. E mi limito, per brevità, agli esempi più ovvi e immediati.

Quale influenza, Baricco, quali cambiamenti nel pensiero umano, nel nostro modo di vedere la vita e il nostro rapporto con l'universo ha avuto Charles Darwin, e quali i Wu Ming? E come si misura la cultura, se non con la capacità di aprire e illuminare la mente umana, porre domande, cambiare il modo in cui guardiamo l'universo?

P.S. No, ovviamente non vorrei eliminare lo studio della letteratura o del latino o della storia dalle scuole superiori. Non vorrei eliminare (che Manitù mi perdoni) neanche la filosofia, figuriamoci. Temo solo che lo snobismo degli intellettuali nostri contemporanei, la loro compiaciuta auto-emarginazione da qualunque cosa puzzi di scienza e tecnologia, li condanni ad una progressiva irrilevanza e soprattutto alla progressiva fossilizzazione dell'importante parte della produzione culturale di cui si piccano di essere la punta di diamante.

23 febbraio 2009

Lo strano caso di Mrs. Henrietta Lacks


Mrs. Inminoranza, come sa chiunque abbia dato una scorsa al suo blog, ha un'insana passione per i racconti dell'orrore; questa passione risale a prima che si appassionasse alla zoologia, ed esisteva già quando qualche (ahem) anno fa ci siamo incontrati, e lei era una promettente biochimica.

È stata, la nostra, una relazione che ha incontrato diverse difficoltà iniziali. Per dirne una, ci ho messo del tempo ad abituarmi al suo hobby di spiegarmi, per ogni piatto ordinato al ristorante cinese, le caratteristiche meno note di tutte le malattie deturpanti/invalidanti che quel piatto stesso poteva trasmettermi; ma ancora di più ricordo con qualche brivido la storia di Mrs. Henrietta Lacks, una storia strettamente legata ai suoi studi di biochimica.

Henrietta Lacks è una donna nata a Roanoke, Virginia, nel 1920 e diventata, per una curiosa serie di coincidenze, immortale. La maggior parte di Henrietta è morta nel 1951 di cancro al collo dell'utero, ma una coltura di cellule prelevata durante un intervento chirurgico mirante a rimuovere le masse tumorali non solo è sopravvissuta, ma ha prosperato e proliferato, diventando, col nome di HeLa cells, una presenza comune nei laboratori di biologia molecolare. Queste colture, rese
dal cancro capaci di moltiplicarsi all'infinito, non vanno soggette ad invecchiamento e sono, a tutti gli effetti, immortali.

L'idea di queste colture cellulari immortali appartenenti ad una donna morta mezzo secolo fa, fatte riprodurre e distribuite nei laboratori di ricerca, a me ha sempre messo un po' i brividi; ma adesso, da qualche giorno, mi sta facendo affacciare alla mente interrogativi che non mi ero mai posto prima.

Vorrei chiedere, per esempio, ai nostri amici cattolici che ci vogliono tanto bene da volerci proteggere da noi stessi, se Henrietta Lacks sia viva o morta. Vorrei chiedere loro se quando c'è da buttar via una di quelle colture - in grado di vegetare autonomamente almeno quanto lo era Eluana Englaro - loro vanno davanti ai laboratori a dare degli assassini ai tecnici. Vorrei sapere quale numero di cellule considerano il limite minimo perchè
una persona sia "viva", o se è una questione di forma, tipo che se infiliamo quelle cellule in un contenitore a forma di Barbie Henrietta ridiventa viva, o se, come ha detto il loro (che mio non è) ineffabile presidente del consiglio, è questione di poterla ancora considerare una fattrice per dar figli alla patria - e quelle colture si riproducono: cazzo, se si riproducono, contaminano altre colture e bisogna adottare protocolli particolari per ridurre il rischio di infestazioni.

No, davvero, cari cattolici, spiegatemi: Henrietta Lacks è viva? Cosa manca a quelle colture cellulari che una persona cerebralmente morta ha?

Fra l'altro, a questo punto si rende necessaria una precisazione. Chi mi conosce potrà pensare che sia strana, questa presa di posizione, visto che io, per quel che mi riguarda, gradirei invece (per motivi che adesso è lungo spiegare) restare attaccato alla macchina per quanto possibile e senza limiti di tempo.

Le questioni sono in realtà due. La prima è che credo che ognuno dovrebbe essere in grado di disporre della propria vita (e della propria morte) come crede, entro limiti ragionevoli e senza imposizioni da parte dell'amico immaginario di Tizio o Caio. Voglio che quando si arriva alla fine le persone che amo non debbano ritrovarsi anche l'animo appesantito dall'invettiva e dall'accusa di assassinio da parte di miserabili che, non contenti del proprio fallimento umano e morale, esigono di ridurre il resto dell'umanità al loro stesso stato, come succede in Italia; e d'altra parte voglio, se è il caso, cercare di resistere fino alla fine o anche oltre, durare quel che posso, evitando magari di fare la fine di quello che s'è lasciato morire di qualche infezione, stanco di tutto, il giorno prima che mettessero in commercio la penicillina, e senza dovermi sentir dare del vigliacco, dell'egoista, senza sentirmi compatire per la mia mancanza di dignità per non essere andato in Svizzera a farmi un'overdose di barbiturici non appena la mia qualità della vita scende al di sotto di un limite più o meno arbitrario deciso da un editorialista del Guardian, come si fa, più o meno sottovoce, da queste parti.

Poi c'è un'altra ragione, ancora più importante - la religione è un sistema totalitario, non accetta e non ammette limiti alla sua area di influenza. Ogni limite all'influenza delle religioni moderne deriva solo dal fatto che in qualche momento del passato sono state sconfitte, politicamente o qualche volta persino militarmente, e si son fatte abbastanza male da non aver voglia di riprovarci per il momento. Accettare che questa gente decida come possiamo morire non è un evento isolato: apre la porta alla loro pretesa di decidere come possiamo vivere, chi possiamo sposare, come possiamo avere figli, e cosa possiamo insegnare loro. Preferirei, visti i precedenti, non correre il rischio.

P.S. Mrs. Inminoranza, che è del mestiere, dice che le cellule di Eluana Englaro e Terry Schiavo sono differenziate, le HeLa no, ma dice anche che il primo cattolico che fa un'obiezione del genere lo corca, perchè anche una morula è fatta di cellule indifferenziate: insomma ogni coltura HeLa gettata via equivale ad un aborto.

P.P.S. Mrs. Inminoranza mi chiede anche di smetterla di dare idee ai cattolici, che non se li vuole ritrovare accampati a protestare a Oxford o Cambridge o all'Imperial College, bastano e avanzano gli animalisti.

10 settembre 2008

Scommesse


È stato con un certo disappunto che stamattina mi sono alzato e sono andato al lavoro. Mi aspettavo che il mondo finisse alle 8 circa, inghiottito da un buco nero quantistico creato dal supercollider che il CERN ha attivato stamattina: doveva essere vero per forza, l'ha detto un tizio su Internet. Vabbe', non è di questo che volevo parlare, ma di un argomento in certo modo correlato. Da quando ho letto quest'articolo, una domanda continua ad assillarmi: che tipo di mente ci vuole per scommettere sul verificarsi di un evento che renderà impossibile riscuotere la vincita? E la cosa tragica è che ho sentito almeno una persona commentare "Eh, sì, ma le quote erano invitanti, un milione a uno"

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It's with a certain feeling of disappointment that this morning I got up and went to work. I sort of expected that the world would end at about 8, swallowed by a quantum singularity generated by the CERN's supercollider that was activated this morning: it had to be true, a bloke on teh Intarnets told me. Oh well. That's not really what I wanted to talk about, but something that is in a way related. Since I read this article I have a question buzzing around my head: what kind of brain does it take to bet on an event that, simply by happening, will make it impossible to collect your winnings? And the tragic thing is, i heard at least one person argue "Well, yes, but it was very good odds, it paid a million to one"

20 maggio 2008

Intanto, nella perfida Albione...


I partiti inglesi lasciano libertà di coscienza ai parlamentari, e la nuova legislazione che permette ricerca sulle staminali embrionali, la nascita di saviour siblings e la creazione di embrioni-chimera a scopo di ricerca passa ai Comuni con una maggioranza di quasi 2/3. I disperati appelli delle chiese cattolica e anglicana per bloccare la legge ottengono il risultato di riorientare il voto di una decina di parlamentari.

I vantaggi del non vivere in Italia Saudita.

29 marzo 2008

Il link del weekend


Tutti su Leucophaea per il rap dell'evoluzione, con un improbabile Richard Dawkins

25 gennaio 2008

Soccorso per l'ego


Checchè ne dicano Scott Adams e la mia amica Annarella, ormai l'ignoranza è a pieno titolo un punto di vista, e per evitare che chi lo sottoscrive si senta sminuito da coloro che hanno peccato gravemente leggendo dei libri magari di (orrore) biologia, Mrs. Inminoranza ha dei preziosi consigli.

05 gennaio 2008

Open source peer review


Given enough eyeballs, all bugs are shallow
(Linus Torvalds, citato in The Cathedral and the Bazaar, Eric S. Raymond)

Premetto che non sono sicuro del motivo per cui lo sto scrivendo io, questo post. A rigore, toccherebbe a Mrs. Inminoranza; ancora più a rigore, se Danilo, il suo amico che occasionalmente commenta qui avesse un blog, l'onere spetterebbe a lui, visto che l'idea è in partenza sua.

Nonostante i miei tre lettori già lo sappiano, giova ripetere che il sistema della peer review è quel sistema che permette, in principio, di valutare la bontà di un articolo che va in pubblicazione su una rivista scientifica o accademica; ogni articolo deve essere valutato e giudicato da un certo numero di accademici di provata competenza e viene pubblicato solo in caso di giudizio positivo della maggioranza.

Il sistema garantisce che in generale articoli sugli unicorni, sul moto perpetuo e sui rapimenti alieni non vengano pubblicati su riviste accademiche che, come si dice, fanno scienza, anche se ogni tanto gli interessi del big business fanno breccia e su Nature arriva un articolo sulla memoria dell'acqua sponsorizzato da aziende che con l'omeopatia ci fanno un pacco di soldi; il sistema presenta ovviamente delle falle che si prestano bene, ad esempio, ad essere sfruttate da quel che viene chiamato il deplorevole umorismo dei fisici, che occasionalmente riescono a combinare burle degne di rilievo - famosa quella di quand'ero studente, in cui un gruppetto di ignoti riuscì a farsi pubblicare due articoli di fisica della materia su una rivista americana, a firma del Prof. Stronzo Bestiale, dell'inesistente Istituto di Fisica della Materia di Palermo, e non sono rare le scelte ad hoc di variabili e indici nelle formule, per comporre insulti in svedese o polacco al lettore.

La peer review ha anche dei risvolti negativi un po' più seri di questi, purtroppo. Il nome dei referee è formalmente segreto, ma in generale l'autore dell'articolo può conoscerlo, e pochi referee avranno il coraggio di stroncare un grande nome, sapendo che questi potrebbe conoscere con relativa facilità il nome del colpevole e rivalersi su di lui; d'altra parte, non è troppo raro il caso di review negative dovute più ad antipatie personale (o di review positive dovute in gran parte ad amicizia) che ad effettivi meriti dell'articolo. Una review positiva può anche essere (esperienza quasi personale) dovuta a fattori di marketing, ad un do ut des piuttosto becero: se vuoi una review positiva ed essere pubblicato, cita il tale articolo nel tuo, così mi aumenti l'impact factor (q.v.).

Le scienze hard, e in effetti tutta l'accademia, lavorano secondo quello che Eric Raymond chiama il modello della cattedrale; un modello organizzativo analogo a quello dei costruttori di cattedrali medievali e rinascimentali, piccoli gruppi di adepti, profondi conoscitori dell'arte arcana di creare il giusto equilibrio di pieno e vuoto, esperti costruttori e architetti, gilde chiuse a cui si accedeva tramite iniziazioni misteriose e precluse alle masse. Quasi solo l'informatica, da venti-trent'anni o meno a questa parte, adotta il modello del bazar: una comunità aperta a tutti, in cui tutti hanno voce - e credetemi, a volte la cacofonia può essere assordante - in cui l'unico criterio di selezione sono i risultati, in cui tutti i contributi vengono accettati o rifiutati solo alla prova dei fatti. Questo modello è stato formalizzato a cavallo del secolo dal cosiddetto movimento Open Source, ma la tendenza esisteva da molto prima, nel famoso MIT Media Lab di Richard Stallman da cui è nata la Free Software Foundation, nei gruppi di lavoro dell'Università della California, a Berkeley (la Berkeley Standard Distribution, o BSD, nelle sue varie incarnazioni, è ancora lo standard per Unix, e costituisce il fondamento su cui Linux è stato costruito) e a San Diego (oggi dimenticato, l'UCSD Pascal è stato il primo sistema a p-code in grado di farsi strada nel mondo reale, ispiratore delle macchine virtuali Java).

Senza voler entrare nei dettagli o scatenare una guerra di religione, è un dato di fatto che il modello organizzativo del bazar funziona: funziona talmente bene che sistemi operativi come Linux e applicazioni come Apache (il software che fra le altre cose sta mandando al vostro browser questa pagina), creati da dilettanti e supportati da appassionati distribuiti in tutto il mondo, sono oggi la principale minaccia commerciale per un colosso come Microsoft. Non si tratta di un sistema perfetto, per carità, qualunque sistemista Linux ha la sua personale collezione di racconti del terrore, derivanti in primo luogo dal fatto che spesso da un bazar non c'è modo di tener fuori gli imbecilli e poi dalla disarmante costatazione che l'informatica è l'unica scienza in cui la sociopatia viene considerata un tratto caratteriale positivo (ci devo fare su un post, uno di questi giorni); ciononostante, è l'idea che sta alla base della cosiddetta rivoluzione informatica che ha caratterizzato gli ultimi 20 anni della nostra vita.

L'idea di Danilo, come me l'ha presentata Mrs. Inminoranza, è sostanzialmente di applicare lo stesso principio alla selezione dei lavori scientifici e accademici: invece di una rivista col suo gruppetto di referee , un sistema aperto in cui gli autori sottopongono i propri lavori e chiunque possa dimostrare la propria competenza in materia può fare da referee, ed un lavoro diviene pubblicabile se ha avuto un certo numero di review positive (ogni review negativa, ovviamente, ne cancella una positiva). Il diavolo è nei dettagli, come dicono gli inglesi: cosa vuol dire "dimostrare la propria competenza"? Nel mondo open source è facile: la tua competenza viene dimostrata dalla qualità del tuo lavoro. Vuoi lavorare al kernel di Linux? Nessuno ti vieta di sottoporre una patch a questo o quel modulo che riduca la dipendenza da ndiswrapper, se ne sei capace - anche perchè non ci vuole molto a compilare il modulo e a vedere se effettivamente la scheda wi-fi del portatile funziona o fonde; la tua competenza, nel tempo, verrà misurata in base alla qualità e all'entità dei tuoi contributi: nel bazar, la bancarella con più gente davanti è in generale quella con i prodotti migliori o più necessari ad ogni famiglia. Laddove si parte da un modello-cattedrale, ed in cui è obiettivamente più difficile se non impossibile portare contributi originali (non sono in molti a potersi costruire in casa un supercollider o un apparecchio per la PCR, se non altro per ragioni di spazio), la competenza di un laureando in biochimica, che magari sarebbe perfettamente in grado di esprimere un giudizio su un articolo, è estremamente difficile da dimostrare senza un formale processo fatto di esami e, ancora, peer-review del suo lavoro. È il problema dell'uovo e della gallina, e senza questo sistema di certificazione, potremmo dire, della competenza, si finisce al modello Wikipedia, in cui nella migliore delle ipotesi si spaccia per verità scientifica l'opinione della maggioranza, e nella peggiore migliaia di dipendenti della Glaxo-Smith-Kline danno parere positivo a tutti gli articoli scritti da ricercatori della Glaxo-Smith-Kline, compresi quelli che raccomandano di imbottire le donne incinte di tutti i fondi di magazzino della Glaxo-Smith-Kline perchè fanno tanto bene. E prima che un lettore proponga la soluzione banale, quella di permettere l'accesso al lavoro di review solo a chi rivendica titoli in materia (laurea, dottorato, cattedra), faccio notare che questa è la soluzione banale del modello-cattedrale, quella in cui l'appartenenza al gruppo degli iniziati ottenuta non tramite l'esame delle competenze specifiche ma attraverso una più o meno oscura procedura di iniziazione, garantisce la possibilità di lavorare alla costruzione della cattedrale. In altre parole, il mondo è pieno di imbecilli con una laurea - ci sono fior di laureati a pieni voti in informatica a cui non farei neanche guardare il mio computer di casa, senza nemmeno arrivare ai miei server - e d'altra parte conosco almeno una persona che di zoologia e biologia evoluzionistica ne sa abbastanza da poter dare punti a fior di accademici pur senza aver, credo, mai messo piede in un dipartimento di biologia o scienze naturali. Il problema di un sistema del genere è arrivare ad un metodo di valutazione delle capacità che sia deciso dall'applicazione, in qualche modo, di quelle stesse capacità. Questo è il vero segreto del successo del movimento Open Source, la spietata applicazione di principi darwiniani: tutti sono uguali, in partenza, tutti vengono gettati nella stessa arena, l'autorevolezza deriva solo da quanto a lungo si riesce a sopravvivere.

L'unica via d'uscita dal modello-cattedrale è una soluzione che permetta di gestire la transizione, permettendo a chiunque abbia un certo numero di pubblicazioni alle spalle di valutare gli articoli futuri - la capacità di pubblicare, di creare lavori scientificamente rilevanti (col vecchio sistema di peer-review chiuso) è una misura della capacità di una persona - non la migliore, certo, ma ancora, l'unica metrica possibile che si basi sui risultati - del resto, anche l'Open Source non pretende di essere il sistema migliore possibile, ma è uno di quelli che alla fine, magari dopo aver imboccato la strada sbagliata una ventina di volte, producono i risultati migliori e più affidabili. Non è un caso che nei commenti a corredo del codice sorgente del kernel (il nucleo del sistema operativo) di Linux, la parola "crap" ricorra 160 volte, "bastard" 20, "fuck" 60 e "shit" 100.

Conviene precisare a questo punto che non mi preoccupa troppo, invece, il secondo problema di un modello open source della valutazione dei lavori, ossia convincere chi oggi viene pagato per fare il referee per una rivista a farlo gratis per un sistema centralizzato. Non mi preoccupa troppo perchè, a detta di quelli che lo fanno, i soldi sono veramente pochi e il lavoro fin troppo, fare il referee non è per nessuno una fonte primaria di reddito e se lo si fa lo si fa per il prestigio che dà il titolo di referee di questa o quella rivista - e ancora, un sistema aperto conviene in termini di prestigio perchè è, appunto, l'unico e pertanto il più autorevole dei sistemi di valutazione - molto meglio che fare il referee per una rivista magari a basso impact factor che non legge nessuno

Per riassumere: un sistema in cui gli articoli vengano sottoposti ad un sito/database, referee scelti casualmente ed in grande numero fra quelli con un numero sufficiente di pubblicazioni in un'analoga branca del sapere, per giungere ad una sorta di imprimatur di pubblicabilità accettabile dalle riviste che possono fare a meno del proprio sistema di peer review.

In realtà questo modello apre poi la porta, oltre che ad un modello open source del giudizio di pubblicabilità, ad un modello che fa direttamente a meno delle riviste. Oggi, che un articolo venga pubblicato su carta o in rete fa veramente poca differenza, la versione cartacea delle riviste è da un lato una sorta di status symbol e dall'altro un modo che hanno le varie società nazionali di questa o quella disciplina di finanziare i propri congressi estivi di due settimane a Capri (chi ha mai sognato di abbonarsi al Nuovo Cimento per poi scoprire che costa più di un mutuo alzi la mano); dal punto di vista dell'autore, che per la pubblicazione non viene pagato, è l'impact factor della rivista a fare la differenza, e l'impact factor è funzione, alla fine, dell'autorevolezza di chi pubblica e della qualità dei lavori - un sistema aperto, in cui si può pubblicare senza sottostare ai ricatti e alle arbitrarietà del sistema chiuso della peer review e in cui i lavori sono poi liberamente accessibili, potrebbe fare molto sia per la visibilità dei ricercatori, sia (soprattutto) per la visibilità delle scienze. In un mondo in cui i creazionisti stampano milioni di copie di pamphlet e libercoli indegni anche di essere usati come carta da cesso, e li spediscono gratis a scuole, insegnanti, parrocchie e famiglie, in un mondo in cui preti che non sfigurerebbero in un romanzo di Philip Pullman spiegano alle liceali che il cancro al collo dell'utero è cosa buona e giusta perchè è una punizione divina per la promiscuità sessuale, in un mondo in cui la vecchia battuta di Roberto D'Agostino su "Hegel, Stielike e Rummenigge" suscita immancabilmente la domanda "ma dove giocava Hegel? Nel Bayern?", costringere chi vuole leggere online un articolo di biologia evoluzionistica a pagare dai 25 ai 40 dollari è in ultima analisi autolesionistico, trasmette al pubblico (che alla fin fine, pagando le tasse, finanzia il sistema scientifico/accademico) un'idea da torre d'avorio e lascia la porta aperta a chi, invece, facendo del parassitismo a spese della credulità popolare il proprio business, diffonde il proprio messaggio di ignoranza ed oscurantismo ascrivendo i fondi spesi alla voce spese pubblicitarie, come del resto farebbe qualunque azienda di questo mondo.

Oh, poi sia chiaro: questo è un divertissement, non ho mica intenzione di riformare il mondo accademico e il suo sistema di attribuzione del prestigio. Se proprio voglio suicidarmi, vado a Brixton e mi metto a gridare insulti razzisti in un pub. È più rapido e meno doloroso.

21 gennaio 2006

Omeopatia


Dice che di un rimedio omeopatico non conta la quantita', anzi, piu' e' diluito e piu' fa effetto. Sara'.


Ma allora qualcuno mi potrebbe spiegare perche' le istruzioni delle fialette omeopatiche per l'emicrania dicono di prenderne una in caso di leggero mal di testa, e fino a tre in caso di forte emicrania? Non dovrebbe essere il contrario?


Decisamente, la mia mentre prigioniera dello scientismo materialista di stampo occidentale non e' abbastanza aperta per comprendere certe verita' di ordine superiore...