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14 febbraio 2011

Rose

Oggi, per motivi che sarebbe lungo spiegare, ho passato buona parte del pomeriggio, invece che a lavorare, a parlare con una ragazza di una ventina d'anni arrivata qui un paio di anni fa dal Waziristan.

Questa ragazza, che chiameremo per comodità S., aveva in Waziristan un problema non da poco: piano piano, crescendo, aveva scoperto che le piacevano le altre ragazze, e un giorno ha incontrato un'altra ragazza con gli stessi gusti e si sono date un bacetto. La madre della sua amica - perchè a quel punto quello era, ancora - le ha viste, ne ha parlato al marito, e pochi giorni dopo la sua amica era morta e S. era in un ospedale della Croce Rossa posto sotto assedio dai suoi parenti che chiedevano a gran voce che gliela restituissero per finire di lapidarla.

Complice un medico occidentale e colonialista, S. è stata contrabbandata su un aereo-ambulanza che l'ha depositata, a diciotto anni non ancora compiuti, al Royal Free Hospital qui a Londra.

S. non parlava inglese, era analfabeta, considerava una metropoli ogni agglomerato urbano con più di 1000 abitanti e aveva entrambe le gambe fratturate in tre o quattro punti. In sedia a rotelle prima, con le stampelle poi, e alla fine sulle sue gambe senza aiuto, ha frequentato un corso introduttivo di inglese non appena la sua richiesta di asilo è stata (miracolosamente) accolta, si è iscritta ad una scuola per adulti e nel frattempo ha avuto il tempo e la fortuna di innamorarsi della sua fisioterapista F. - anche lei, ironia della sorte, rifugiata, ma dall'Uganda, Paese molto più civilizzato del Pakistan in quanto gli omosessuali non vengono linciati su istigazione del Corano ma della Bibbia.

S. ha una vocina sottile ed acuta e non smette mai di parlare, forse per rifarsi di diciotto anni in cui veniva picchiata se parlava senza permesso. Parla di tutte le cose che lei e F. fanno assieme, non le pare vero di poterla tenere per mano mentre parla con me, mi racconta di come sono andate in un caffè a Islington e una signora che "oozed middle class", come dice F. con un mezzo sorriso, che trasudava borghesia, ha sorriso e ha detto loro che erano bellissime. S. porta sempre con sè, come se fosse il più prezioso dei trofei, il quaderno che usa a scuola, dove segna con estrema cura e grafia ancora incerta tutte le parole in inglese che sente per la prima volta, fra un esercizio di grammatica e un dettato. E mi racconta del cibo, dei cinema, della televisione, dei fiori che ha regalato a F. con i soldi del minuscolo sussidio che riceve come rifugiata.

Mi è venuto in mente un passo che il mio amico Claudio ha riportato, un brano meraviglioso di un fumetto e di un film che mi sono piaciuti poco (non perdono ad Alan Moore il tentativo di descrivere Guy Fawkes, che voleva portare l'Inquisizione in Inghilterra, in una luce positiva, e al film di contenere Natalie Portman, l'insetto stecco meno sexy nella storia dell'entomologia), quella frase dolcissima e struggente, "I had roses" - e mi sono reso conto che quello che S. continuava a ripetere non era altro che questo: I didn't know there was a place where I could have roses.

E ho pensato che se potessi scegliere una punizione esemplare per gli imam che vorrebbero la lapidazione per S., per i preti e i predicatori che qui e in USA appoggiano la legge ugandese che prevede l'esecuzione per il reato di omosessualità, per quelli che gridano allo scandalo se S. ed F. si sposano in una chiesa di un'altra religione - ecco, credo che li condannerei semplicemente a ricevere, e a leggere, una lettera ogni pochi mesi da S. con la descrizione delle piccole gioie quotidiane, della vita tutto sommato decente, dignitosa, degna di essere vissuta, che sta avendo grazie al fatto che la loro velenosa influenza non riesce a raggiungerla. Una lettera ogni pochi mesi con la descrizione delle sue rose.

E mi riservo la piccola gioia sadica dell'immaginare quei momenti, alle tre del mattino, quando il dubbio si insinua nella loro mente - il dubbio che non ci sia nulla, che le regole universali che invocano per mandare in merda la vita di tanta gente siano solo un'invenzione, che si siano bruciati l'esistenza nell'odio e nel rancore per nulla, che fosse solo tutta una scusa per potersi sentire superiori a qualcuno, per mascherare il proprio fallimento umano e morale, la propria abietta miseria spirituale. La consapevolezza che per loro non ci saranno rose, e che le rose sono tutto quel che avrebbero potuto avere.

21 gennaio 2009

La corsa dei disperati


M vive in Italia, in una grande città del sud, ha quarant'anni, una bambina di due e un lavoro che odia. È laureata, anche abbastanza brillantemente, ma le sue non sono competenze facili da vendere ad un datore di lavoro. Adesso fa la telefonista in una ditta di spedizioni internazionali, a 800 Euro al mese da cui deve detrarre le spese per l'auto, perchè lavora in una di quelle aree industriali in cui il trasporto pubblico ha la stessa frequenza, capillarità e rischi delle diligenze del Far West. Suo marito, poi, lavora per una compagnia un po' curiosa, che lo paga più o meno quando il suo capo ne ha voglia.

M ogni tanto viene penalizzata per mancanze più o meno inventate: un giorno, dice il suo capo, è arrivata al lavoro con un quarto d'ora di ritardo - anche se il suo cartellino risulta timbrato con un ritardo di soli 5 minuti; il suo capo ha deciso di sanzionarla trattenendole cinque giorni di stipendio. M. rimane ogni anno con un bel po' di giorni di ferie non godute, perchè il suo capo non vede di buon occhio gli sfaticati che si prendono tutte le ferie dell'anno. M. va al lavoro anche ammalata, perchè (avete indovinato) il suo capo non vede di buon occhio gli sfaticati che se ne stanno a casa un intero giorno solo perchè hanno 39 di febbre.

Ma perchè, le chiediamo io e Mrs. Inminoranza, non ti iscrivi a un sindacato che ti protegga da questi soprusi? Lei spalanca gli occhi "Siete matti? Sarei licenziata in 10 minuti, e poi che faccio? Vado a chiedere l'elemosina con la bambina al collo?"

Pensavo a qualche post di Uriel sulla meritocrazia e il precariato, e a qualche discussione avuta in passato con Mrs. Inminoranza, e all'improvviso ho capito: i problemi del lavoro in Italia, il precariato, lo sfruttamento dei lavoratori, la corsa al ribasso degli imprenditori che cercano personale sempre meno qualificato da assumere per sempre meno soldi e a condizioni sempre più vessatorie - tutto questo è colpa di M.

No, sul serio. Cioè, non colpa sua direttamente, ma di quello che M rappresenta.

M, potendo, se ne starebbe a casa con la sua bambina. Magari 10-15 anni fa avrebbe voluto fare l'insegnante, ma quando si è laureata avevano già introdotto la SIS, col suo bravo numero chiuso e il mercato del bestiame dei baroni che si spartivano le ammissioni; magari sarebbe stata una brava insegnante, ma il professore con cui s'era laureata non "pesava" abbastanza da garantirle l'accesso alla Biblioteca Vaticana durante la tesi, figurati un posto alla SIS. Condannata a vita al precariato, ha trovato un lavoro sottopagato e sfruttato e se lo tiene stretto come se fosse il Santo Graal, perchè l'alternativa è la fame. Se il suo capo la licenziasse, e proponesse di riassumerla a metà dello stipendio di adesso, probabilmente accetterebbe: perchè, ancora, l'alternativa è la fame - e lo stesso vale per suo marito.

M e suo marito, e i milioni di disperati che accettano qualunque lavoro perchè l'alternativa è finire in mezzo a una strada, ottengono un importante risultato che rende il mercato del lavoro italiano quasi unico in occidente: abbassano quella che in inglese viene chiamata la baseline, la linea di base, il valore di soglia per considerare accettabile un lavoro.

Quello che nessuno sembra capire in Italia è che i lavori degradanti, sottopagati, precari, pericolosi (non so se abbiamo ancora il record, ma la lista dei morti italiani sul lavoro a volte sembra un bollettino di guerra) non se ne andranno finchè non si metterà la gente in condizione di considerarli inaccettabili. Se M non fosse messa di fronte all'alternativa fra gli abusi del suo capo e la miseria, potrebbe dirgli di infilarsi quel lavoro su per il tabarèn: avrebbe un potere negoziale che oggi non ha - perchè se lei se ne va, il suo capo ne trova mille disposti a lavorare al suo posto, magari anche a un centinaio di Euro di meno, mille disperati per cui 700 Euro al mese più gli abusi sono comunque meglio che zero Euro al mese e niente abusi. È una corsa dei disperati che soffoca qualunque aspirazione alla dignità del lavoro.

L'alternativa? A mio modesto parere, sono gli ammortizzatori sociali che in buona parte dell'Europa mantengono ad un livello di vita almeno dignitoso la popolazione disoccupata o inabile al lavoro. Un sussidio di disoccupazione, unito a benefit per la casa, assegni familiari, un programma decente di edilizia popolare, sono tutte cose che permetterebbero a M. di vivere dignitosamente senza dover sopportare umiliazioni quotidiane e occupandosi della sua bambina; allo stesso modo, permetterebbero a suo marito il minimo potere negoziale necessario per pretendere, almeno, di essere pagato ogni mese o - ancora - di starsene a casa sapendo che comunque potrà mettere insieme pranzo e cena.

Il problema dei lavori degradanti, del precariato, dello sfruttamento dei lavoratori in Italia dipende in buona parte da una baseline che non è un sussidio permanente ma la miseria - i sei mesi di sussidio di disoccupazione non cambiano massicciamente i termini del problema: alla fine dei sei mesi, devi accettare o un lavoro degradante o, ancora, la miseria.

Leviamoci di torno, intanto, le obiezioni ovvie. La prima è che in questa maniera tutti resterebbero a casa a non fare un tubo e a guardare repliche di telefilm degli anni '80 su Rete4. Personalmente non lo credo - la realtà è che questo non succede laddove questo sistema esiste, se non altro perchè la maggioranza delle persone semplicemente non riesce a non fare un tubo tutto il giorno, anche senza contare il desiderio, che la maggior parte di noi ha, di uno stile di vita al di sopra del livello di sussistenza. Ma la sussistenza, appunto, deve essere garantita a tutti.

La seconda classica obiezione è che è immorale che M se ne stia a casa tutto il giorno e guadagni uno stipendio senza aver fatto nulla, dopotutto, per meritarselo. Può essere - anzi, è sicuramente ingiusto che venga mantenuta dalle mie tasse semplicemente perchè non ha la preparazione giusta, o si è laureata in lingue piuttosto che in ingegneria, o magari semplicemente non ha voglia di fare un tubo. E però, allo stesso tempo, dobbiamo considerare che se non se ne sta a casa, M se ne andrà in giro a inflazionare il mercato del lavoro e a rendere appetibile il sistema da mercato degli schiavi che è il precariato italiano: dunque, alla lunga, se M se ne sta a casa io ci guadagno - ci guadagno potere contrattuale che viene cancellato nel momento in cui sono circondato di gente disposta a lavorare per metà del mio salario (certo, con metà delle qualifiche e delle competenze: ma stiamo parlando di un'imprenditoria, quella italiana, che è in massima parte incapace di capire la differenza, dal momento che il suo obiettivo è di competere con la produzione cinese o bulgara). Non è dunque questione di moralità o immoralità, di "scrocconi che è ingiusto che se ne stiano a casa", come tuona ogni due giorni il Daily Mail: è semplicemente questione di tenere chi non ha qualifiche e possibilità di competere in condizioni dignitose senza costringerlo ad abbassare per disperazione gli standard per tutti i lavoratori.

La terza obiezione, quella tombale, è che costa troppo. Personalmente non sono sicuro che sia un problema così insormontabile: dopotutto mi par di capire che l'economia italiana abbia superato per volume quella inglese, che questa spesa se la può permettere da sempre; e contemporaneamente, per esempio, l'UK spende di più in sanità (dati 1997, 5.8% del PIL contro il 5.3% italiano - da allora la spesa è cresciuta per entrambi ma sarei stupito se le proporzioni fossero cambiate massicciamente), in istruzione (5.9% del PIL contro il 4.9% dell Italia, 2002 - e ancora, da allora la spesa inglese per l'istruzione è aumentata, non so quella italiana) e in forze armate (2.4% contro 1.8%, dati 2005). Non so dove se ne vadano i soldi italiani, ma forse i tempi sono maturi per un minimo di riorganizzazione della spesa.

Quando una famiglia di due disoccupati con due bambini, al netto dell'affitto di casa, incamera qualcosa come 1000 sterline al mese (o 1000 Euro al mese, in Italia), magari non può permettersi di vivere a Milano o a Roma, ma sicuramente può permettersi una vita dignitosa in provincia e, quel che è più importante, quando il proprietario di un call-centre scopre che per la stragrande maggioranza dei suoi dipendenti improvvisamente la disoccupazione è diventata più dignitosa magari gli tocca cambiare le cose, forse assumere meno gente ma non più in condizioni di precariato profondo, pagarli dignitosamente, offrire loro delle garanzie e soprattutto non può più permettersi lo stillicidio di umiliazioni e piccoli, meschini soprusi che costituiscono la giornata lavorativa del disperato privo di alternative che non siano la fame.

E adesso spiegatemi perchè una cosa che persino la Thatcher non si poteva permettere di cancellare in Italia non si può applicare.

26 novembre 2008

Conseguenze


Conseguenze previste della legalizzazione dei matrimoni gay:



Hat Tip: GraphJam, via l'impagabile If You Like It So Much, Why Don't You Go Live There?

04 settembre 2008

A chi appartengono i morti?

A quanto pare, la Chiesa Cattolica vuole riesumare le spoglie del cardinal John Henry Newman e spostarle in una nuova tomba nel Birmingham Oratory, in preparazione per la sua canonizzazione. Nulla di strano, si direbbe, eccetto che la ragione per questo spostamento è a dir poco sospetta, e va contro l'esplicito desiderio del cardinale di essere sepolto assieme a padre Ambrose St.John, "and I give this as my last, my imperative will" - l'Ambrose St.John con cui aveva vissuto per oltre 30 anni e di cui ebbe a dire "sin dal primo momento mi amò di un amore la cui intensità è indescrivibile" e in seguito "per quel che concerne questo mondo, io fui il suo primo ed ultimo amore", descrivendo la sua morte come "la più grande afflizione della mia vita... era la mia luce terrena".

Um.

Forse si capisce perchè, dopo 120 anni, la Chiesa Cattolica è disposta ad usare ogni scusa per separare quei due peccatori, anche contro il volere (secondo un sondaggio del Church Times) dell'80% circa dei fedeli.

Consiglio vivamente la lettura dell'articolo di Peter Thatchell su Comment is Free.

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Looks like the Catholic Church wants to exhume the body of Cardinal John Henry Newman and move it to a new grave in the Birmingham Oratory church, in preparation for his canonisation. Nothing strange, one would say, except that the reason for this move is suspicious to say the least, and goes against the explicit wish of the Cardinal to be buried together with Father Ambrose St.John, "and I give this as my last, my imperative will" - the same Ambrose St.John who had shared his life for over 30 years and of whom he wrote "From the first he loved me with an intensity of love which was unaccountable" and later "As far as this world was concerned, I was his first and last", describing his death thus: "This is the greatest affliction I have had in my life … he was my earthly light".

Um.

It's really not too hard to guess why, after 120 years, the Church wants those two separated, even against the opinion (according to a Church Times poll) of over 80% of its members.

Peter Thatchell's article on Comment is Usually Worthless But Not This Time is highly recommended reading.

06 maggio 2008

Segnalazione: femminismo, multiculturalismo, diritti


Segnalazione breve perchè sono oberato di lavoro. Un vecchio argomento di discussione di questo blog è che il multiculturalismo forte (come propugnato, fra gli altri, da Ken Livingstone contro i fautori dell'integrazione come Trevor Phillips) con la sua attenzione ai diritti delle comunità, più o meno arbitrariamente definiti, cancella i diritti degli individui più deboli all'interno di quelle comunità. Una voce non tacciabile di razzismo come Pragna Patel, da 15 anni nel direttivo delle Southall Black Sisters, pubblica un articolo su Feminist Legal Studies che mette in evidenza proprio questo fatto, soprattutto dove i "diritti" riconosciuti sono diritti religiosi - in altre parole una garanzia di maggiore libertà di azione per un sistema repressivo interno alla comunità. Uno dei tanti motivi per cui Ken non ha avuto il mio primo voto (e, sospetto, quello di molti altri).

Hat Tip: Harry's Place, anche se dovrei boicottarlo per l'esecrabile campagna pro-Johnson.

18 marzo 2008

Save da sistas


Southall è un'anomalia in molti sensi, un'oasi al contrario di povertà e immigrazione nella ricca Londra sudoccidentale, uno di quegli strani borghi londinesi definiti dai burocrati "majority-minority" - un borgo in cui la maggioranza della popolazione appartiene a minoranze etniche. Da trent'anni a questa parte un gruppo di volontarie, le Southall Black Sisters, gestiscono un rifugio per donne maltrattate. Il rifugio è nato in un'epoca in cui i servizi sociali erano meno che attenti alle realtà della violenza familiare, e in cui, soprattutto, le donne immigrate, nere, indiane o asiatiche, erano più o meno invisibili per la pubblica amministrazione.

Per trent'anni le SBS hanno lottato contro e collaborato con la polizia, si sono battute nei tribunali, hanno offerto rifugio a donne di ogni colore, religione e gruppo etnico, hanno probabilmente salvato centinaia di vite, sono protagoniste di una importante campagna contro i matrimoni forzati, e in generale sono diventate un punto di riferimento per la comunità di Southall. Adesso il consiglio comunale ha deciso di tagliare i fondi pubblici erogati all'associazione, eliminando un terzo di un budget che paga, oltre alle spese di gestione, lo stipendio di un magrissimo staff di cinque operatrici a tempo pieno, chiamate ad occuparsi di oltre 1500 casi di violenza domestica all'anno. La ragione ufficiale è il "black" nel nome: punta, secondo il consiglio, a divisioni etniche e puzza di razzismo. Poco importa che il nome nasca da un tempo in cui il razzismo istituzionale costringeva le donne nere ad organizzarsi da sè, poco importa che molte delle donne soccorse dalle SBS siano bianche: il consiglio di Ealing, da cui Southall dipende, è Tory, e la banale realtà è che preferisce che non si ricordi troppo che nell'area da loro amministrata esistono anche persone di colore disdicevole. Alla prova dei fatti, i cosiddetti New Tories di David Cameron non ci mettono molto a scrollarsi di dosso la sottile patina di compassione e sensibilità sociale e a rimettersi a urlare "There's no such thing as society" mentre recintano i quartieri poveri con un cordone di poliziotti e li abbandonano a sè stessi.

Per i miei due lettori da Londra, solo un paio di esortazioni.

Primo, sul sito delle SBS, linkato qui sopra, ci sono suggerimenti su cosa fare per dare una mano ed impedire la chiusura del rifugio.

Secondo, fra due mesi qui si vota, e a quanto pare il buffone ossigenato che i Tory hanno candidato a sindaco è in vantaggio nei sondaggi. Finora sulla propaganda anti-Tory ho scherzato, ma stavolta è vero: ogni volta che voti Tory, lasci che una donna venga ammazzata di botte.

14 marzo 2008

L'Inquisizione Scozzese


Cold? Cold is just God's way of telling us to burn more Catholics!

(the Puritan aunt, Blackadder, Season 2, The Elizabethan Age)


Il mio amico Palmiro si rincuora se gli si portano esempi che mostrano che, tutto sommato, l'Incredibilmente Onorevole Gabriella Carlucci non è un punto di massimo assoluto dell'ignoranza arrogante in Europa; e siccome io degli amici mi preoccupo, quando posso cerco di farlo contento.

Il reverendo Joseph Devine, vescovo (cattolico) di Motherwell, in un discorso a proposito dell'importanza della fede nella vita pubblica, accusa la "lobby omosessuale" di partecipare alle commemorazioni dell'Olocausto solo per accattivarsi le simpatie delle altre minoranze e farsi passare per un gruppo perseguitato. Peccato si sia scordato di aggiungere che questi pericolosissimi omosessuali arrivarono addirittura a suicidarsi in massa nei campi di concentramento, a gasarsi, a lasciarsi morire di fame, al solo scopo di accumulare quei 3-400 mila morti e farsi passare abusivamente per minoranza perseguitata, andare alle commemorazioni dell'Olocausto e mangiarsi a sbafo le tartine alla crema di tonno. Certa gente ha una faccia tosta che non ci si crede, eh?

Il reverenderrimo vescovo prosegue affermando che "ignoriamo il pericolo omosessuale a nostro rischio e pericolo", che la lobby è dietro ad una vasta e ben orchestrata campagna di persecuzione anticattolica e anticristiana, ed elargisce qualche consiglio ai genitori che dovessero trovarsi ad avere un figlio gay. Con grande carità cristiana premette che si sente solidale con i genitori che affrontano una simile situazione "da incubo", precisando che ci vuole un certo grado di compassione nell'esprimere il proprio assoluto e incrollabile rifiuto di tollerare simili comportamenti e magari dolcemente correggere le preferenze del ragazzo a botte di psicofarmaci, mazze da cricket, segregazione e benevola, amorevole tortura psicologica.

Sua Vescovità lamenta anche lo scadere del livello pubblico di vigilanza: quest'anno Sir Ian McKellan ha ricevuto onori a Buckingham Palace nonostante la sua conclamata omosessualità e i ruoli ripetutamente ricoperti in film a tema omosessuale, mentre cent'anni fa, in tempi ben più felici e illuminati, Oscar Wilde veniva sbattuto in galera come ampiamente meritava secondo ogni moderno pensatore. L'estremamente reverendo ha trascurato, nella sua mirabile tolleranza, di menzionare che in tempi ancora più illuminati le donne che non stavano al loro posto, i lavoratori che non pagavano le decime e i plebei che non lavoravano gratis la domenica alla costruzione delle cattedrali finivano appesi per il collo, bruciati sul rogo o impalati, fornendo, oltre ad un deterrente contro la mancanza di rispetto per Santissima Madre Chiesa, un divertimento per grandi e piccini ben più sano delle moderne perversioni che si vedono ogni giorno in televisione.

Sua Illuminata Vescovezza ha concluso il discorso annunciando che nel suo ruolo di responsabile per l'istruzione della Chiesa Cattolica britannica intende ingaggiare una guerra senza quartiere "contro le forze della laicità".

Poi la gente mi chiede perchè nei polpettoni storici sull'antica Roma io faccio il tifo per i leoni.

29 dicembre 2007

Vorrei la pelle nera


...o almeno un po' più scura di come ce l'ho adesso.

Sarebbe di gran lunga più facile, la vita, potrei permettermi più cose che ora proprio mi sono precluse.

Potrei dire che la posizione delle donne nel movimento, nella lotta politica, è una sola, alla pecorina, e nessuno mi direbbe niente, anzi, probabilmente farebbero due-tre film sulla mia vita, di quelli con Danny Glover e/o Denzel Washington, e recensiti da Amy Goodman.

Se Mrs. Inminoranza facesse gli occhi dolci a quello sciupafemmine di Mmax potrei lapidarla, e accademici di mezzo mondo mi farebbero i complimenti per il mio contributo alla dialettica anti-colonialista.

Se mi piacessero le ragazzine potrei violentarne qualcuna ogni tanto senza praticamente conseguenze, perchè è la mia cultura.

Non so, ho l'impressione che a nascere occidentale bianco, maschilista e repressivo ho proprio pescato il biglietto sbagliato della lotteria...

31 maggio 2007

L'inatteso, a destra


Sarò onesto: credevo che la destra liberale e laica non avesse diritto di cittadinanza in Italia; Cantor e Grendel mi smentiscono. Una volta di più, la prova che sottovalutare gli avversari è raramente una buona idea.

Oh, nel caso andassero definitivamente al potere i mullah del Vaticano, informo entrambi che un po' di posto nella stanza degli ospiti c'è sempre.

28 maggio 2007

Dubbi


Chissà se questo Vladimir Putin qui è l'eroe della riscossa contro la NATO o l'amico di Berlusconi. Nel primo caso, profetizzo che l'omosessualità sta per diventare di destra.

27 maggio 2007

Ho fatto un casino?


(e fosse la prima volta)

Dacia mi chiama in causa, anche con ragione, a proposito del piccolo casino scoppiato su Kilombo. Per la precisione mi ci chiama con queste parole:

Un lavoro che suppongo facciano in base anche alle segnalazioni di augusti membri della nostra terremotata gauche sardine, esperti in diritti differenziati a secondo delle idee politiche e/o religiose delle persone. Spero che un giorno l'Eugenio me la spiegherà la diferenza tra la sua visione del godimento dei diritti inalienabili garantito ai pochi e quella di un altrettanto augusto membro del KKK, che sostiene esattamente la stessa cosa per motivi razziali, religiosi o di orientamento sessuale.

Il diritto alla libertà di espressione, per me, è inalienabile, mentre per Dacia, mi par di ricordare, non lo è (lo scandalo per due schiaffi ad un nazista fa un po' a pugni con il giubilo, per esempio, per l'assassinio di uno stronzo che purtroppo per lui non era abbastanza antisemita, o per il rogo delle ambasciate danesi in risposta a un paio di vignette). Quello che Dacia sembra fingere di non capire è che l'inalienabilità del diritto alla libertà di espressione non comporta il diritto ad esercitare questa libertà in ogni contesto (il classico gridare "al fuoco" in un teatro affollato). Faurisson ha il diritto a dire il cazzo che gli pare; come ho detto, non voglio impedirgli di parlare nel teatro più grosso che riesce a riempire, in piazza, dove vuole. Un ciarlatano (dimostrato tale, ricordiamolo, dai suoi pari come da un tribunale a cui si era rivolto) NON ha però il diritto a far lezione ex-cathedra. In alternativa, mi aspetto che Dacia difenda il diritto di qualche professore - probabilmente vicino alle posizioni del suo caro Faurisson - ad adottare The Bell Curve come testo a Sociologia o Biologia, ed a fare lezioni, con tutta l'autorità che questo comporta, sulla predisposizione genetica dei neri ad essere meno intelligenti dei bianchi.

Identicamente, Dacia può solidarizzare, per quel che mi riguarda, con tutti i nazisti di questo mondo, così come Cloro può propagandare finchè vuole i Protocolli dei Savi di Sion. Non credo, in tutta onestà, che post del genere siano però pubblicabili su Kilombo; così come quand'ero in Italia avrei smesso di comprare il manifesto se ci avessi mai trovato su un articolo in difesa dell'apartheid. Non che qualsiasi stronzo di questo mondo non abbia il diritto di difendere l'apartheid; ma se il manifesto avesse mai approvato un articolo simile, si sarebbe allontanato irreparabilmente dalla mia personale opinione di cosa sia un giornale di sinistra, e quindi in coscienza non me la sarei più sentita di supportarlo. Per quello che mi riguarda, un aggregatore O è di sinistra O pubblica post di solidarietà con dei nazisti. Credo che Dacia sia troppo intelligente per non rendersi conto che fra il dire questo e il voler negare diritti alla maniera del KKK ce ne corre; suppongo che fosse semplicemente troppo incazzata per non abbandonarsi a iperboli.

E a proposito di iperboli: non piace neanche a me l'idea di votare per una donna in quanto donna, e credo anch'io che essere donna non sia la stessa cosa che occuparsi di politica della differenza; chi scrive "ma c'erano donne nel consiglio che decise l'occupazione del palazzo d'inverno? C'erano donne tra i dodici apostoli, o tra i grandi maestri yoga, o tra i grandi riformatori religiosi, o tra qualsiasi cazzo di cosa grande che abbia una qualche attinenza con la politica? Ci sono donne tra i filosofi? Lo Yin, l'energia grezza allo stato brado, non è forse riferita al femminile? E prendiamone atto, per dinci" è un cretino che non sta parlando di politiche della differenza, ma sta cercando un modo becero per offendere due persone colpevoli a) di non riconoscere la sua assoluta superiorità intellettuale e morale e b) di non possedere il cazzo. Roba al livello di un Calderoli, altro che "karletto".

A seguire, salta fuori, spero per un errore di battitura in uno dei commenti al blog di Dacia, che la mia è stata l'unica mail di protesta giunta alla redazione di Kilombo (come ha saputo che era mia? Semplice, l'ho scritto qui). Non so esattamente come prendere questa cosa, se pure è vera. Da un lato è impossibile non sentirsi come quel personaggio di Terry Pratchett che si para davanti al drago urlando "El pueblo unido, jamas serà vencido!" e guardando indietro scopre che tutti gli altri hanno fatto tre passi indietro e fanno finta di niente; dall'altra sono genuinamente sorpreso, perchè mi aspettavo che, ripeto, la solidarietà ad un nazista avrebbe incontrato un po' più di opposizione. Ma probabilmente è che, come ho detto in passato, io sono tutto sommato un vecchiosauro, rimasto a quando la discriminante per dirsi di sinistra era l'antifascismo, e non mi adatto alla sua sostituzione con l'antisemitismo. Così come una volta, "piombo al fascio" era uno slogan con cui non si osava discutere, neanche chi magari non credeva che la via alla democrazia passasse per la P38, oggi i discorsi antisemiti vanno accettati, pena l'essere bollati come filosionisti - e non lo dico necessariamente come critica: io, nella prima di queste due posizioni, almeno un po' mi ci riconosco, e quindi non sono del tutto sicuro di poter giudicare la seconda.

E comunque diciamolo, che questo tanto vituperato A. Hitler era un acquarellista di pregio, e si è sempre coerentemente opposto all'imperialismo angloamericano.

P.S. A quanto pare, poi, la censura che sta suscitando tante polemiche non è neanche al post contro cui ho protestato io: la solidarietà ai nazisti, a sinistra, a quanto pare non si mette manco in discussione. Ad essere censurato, e strenuamente difeso da una buona fetta di kilombisti storici, è un altro post in cui Dacia scrive

Così come ritengo sacrosanto sparare alle gambe di un qualsiasi boiardo di stato che sostenesse che la nostra classe lavoratrice può sopportare altre umiliazioni e spoliazioni di diritti

tanto per chiarire che ammazzare un esponente socialdemocratico del sindacato è più che lecito, mica come tirare due schiaffi ad un vecchio maiale nazista.

18 maggio 2007

Dubbi familiari


Ma quelli che l'altro giorno erano al Family Day, quelli che la famiglia è sacra e inviolabile, quelli che se non si forma una coppia uomo-donna (con l'uomo sopra) benedetta in chiesa poi si diventa criminali, froci e pedofili, quelli che i single bisognerebbe farli sposare a forza perchè non sono normali...

...che posizione hanno sui ricongiungimenti familiari degli immigrati?

No, per sapere.

11 maggio 2007

I lucciconi agli occhi


Giuro che me li ha fatti
quasi venire questo post di Restodelmondo. Ha superato sè stessa (e non è facile)

07 aprile 2007

Buona pasqua un caxxo

Questo doveva essere un pacato post di risposta a Maedhros, al commento che mi ha lasciato a proposito di Anno Zero, sulle questioni dei diritti e dell'immigrazione, e incidentalmente sul metodo Di Bella.

Il post, per cause indipendenti dalla nostra volontà, è stato rimandato, spero a domani o al massimo a martedì.

Dice, perchè? Perchè era un paio di giorni che non leggevo giornali italiani, per cui questa cosa qui mi è arrivata fra capo e collo come una sorpresa. Come mi capita sempre in questi casi, ho cancellato il post che stavo abbozzando e ne ho scritto uno pieno di improperi, insulti e auguri di forca e impalamento per una serie di personaggi. Poi, fortunatamente, ho cancellato pure quello.

C'è ben poco che potrei aggiungere a quello che ha scritto Restodelmondo qui in particolare su questo episodio, e qui in generale per un'opinione sulle cose italiane. Posso solo dire che tutto sommato mi sento più garantito qui dalla destra di Sayeeda Warsi e Michael Portillo che in Italia dalla sinistra della Binetti e della Bindi. E c'è di peggio: mi sento più garantito come ateo in quella che è tecnicamente una teocrazia, in cui il capo dello Stato è anche capo della Chiesa di Stato e "Defender of the Faith", che nella laica Repubblica Italiana.

Se ho quasi convinto Maedhros a votare Lega alle prossime elezioni, Rosy Bindi m'ha quasi convinto a votare Tory. Anche questa, dopotutto, è una exit strategy.

04 aprile 2007

Anno Zero


Alla fine l'ho vista anch'io, la famosa puntata dell'imam che dice che non ci deve essere tregua con gli atei (che poi, non lo dice - lo scrive). Pur confermando la mia radicata antipatia per le religioni organizzate in generale, e per chi vuole trasformarle in pratica politica in particolare (che si chiami Ratzinger, Robertson o ibn Wahab), ci sono due o tre cose che vorrei dire.

La prima è che Santoro è fazioso. L'ho sempre saputo, e Santoro non mi è particolarmente simpatico, ma mi sembra che l'altra sera sia sprofondato a livelli da Libero o Padania, facendo fra l'altro, come capita in questi casi, un disservizio grave proprio alle persone che sosteneva di voler proteggere.

Il problema è che, come mi è capitato di ribadire a Maedhros per altre faccende, un aneddoto, o una collezione di aneddoti, non è scienza. Intervistare 50 donne nordafricane che dicono di essere picchiate dai mariti non significa assolutamente nulla, al massimo serve da propaganda di infimo livello per la stessa fascia di popolazione che si fa infinocchiare da Libero o dalla Padania. Per tutti gli altri, vale la risposta - vera, peraltro - che per ognuna di quelle donne ci sono 50 italiane picchiate, e a volte ammazzate, dai loro italianissimi e cattolicissimi mariti. Non abbiamo bisogno degli immigrati, dopotutto, per contendere alla Spagna il primato europeo delle violenze domestiche: facciamo benissimo da soli, grazie - a differenza della raccolta dei pomodori, è un lavoro che gli italiani ancora non si rifiutano di fare.

Se dunque Santoro voleva difendere i diritti delle donne immigrate, ha ottenuto semmai il risultato opposto: perchè gli unici che hanno preso sul serio la sua disamina di casi pietosi sono quelli che, comunque, vedrebbero bene le donne immigrate appese al lampione a fianco a quello dei mariti - leghisti e feccia analoga. Gli altri, semplicemente, non sono stati convinti da un documentario realizzato con i piedi.

Capiamoci, è probabile che l'incidenza delle violenze domestiche sia in percentuale più elevata all'interno della comunità musulmana - per una lunga serie di motivi. Il problema è che urlare in prima serata "i musulmani picchiano le mogli", lungi dal risolvere il problema lo aggrava, spingendo la comunità immigrata a chiudersi maggiormente su sè stessa e a considerarsi assediata. Se si vuole cercare una soluzione al problema, semmai, bisogna andare nella direzione opposta: cancellare per quanto possibile le linee di demarcazione.

Una cosa interessante (ma ovviamente poco rimarcata) della puntata di Anno Zero è stata la testimonianza delle donne italiane picchiate da mariti o padri italiani: in tutti i casi le donne raccontavano del proprio isolamento, della sensazione di non avere alcun contatto, alcuna possibilità, alcun appoggio fuori dalla famiglia: erano tagliate fuori dalla società, dalla comunità umana, interagivano col mondo solo tramite gli stessi uomini che le opprimevano e le picchiavano. Erano prigioniere senza possibilità di fuga.

Dalle nostre parti questa è una situazione che ha del patologico: non è una regola assoluta, per carità, ma casi simili si verificano spesso se la donna ha subito traumi precedenti, se è nata e cresciuta in una simile realtà. Mrs Inminoranza, per dire, sa perfettamente che se io dovessi impazzire e cercare anche una sola volta di darle uno schiaffo, lei può uscire dalla porta di casa e trovare 10 vicini che la lasceranno entrare in casa, dormire una notte nella stanza degli ospiti e la accompagneranno anche alla polizia per una denuncia. Sa che cè un mondo, fuori, che sta dalla sua, sa di essere parte di una società civile che condannerebbe me, non lei. Che questo sia vero o falso, poi, conta poco: magari i miei 10 vicini sono degli stronzi che non le aprirebbero la porta perchè si fanno i fatti loro, magari non chiamerebbero neanche la polizia; non conta, la cosa importante è la percezione di Mrs Inminoranza di poter trovare aiuto, là fuori, e la consapevolezza che una volta che lei ha superato la porta di casa ed è arrivata ad un poliziotto, io sono fottuto e passo i prossimi 5 anni in galera (lasciamo perdere per un attimo il fatto che sia lei a picchiare me, di solito: il mio è un discorso del tutto ipotetico).

Oh, intendiamoci, non sto dicendo che questo sia sempre vero: so perfettamente che molte donne sono maltrattate in casa loro ogni giorno, e so perfettamente che la polizia non fa neanche un centesimo di quel che dovrebbe per aiutarle; ma il fatto rimane che man mano che questa consapevolezza cresce, il numero di uomini disposti a correre il rischio, o anche solo a considerare l'opzione della violenza, diminuisce. Non è un caso che da qualche tempo, come stupratori e pedofili, anche i wife-beaters, come li chiamano qui, abbiano bisogno di misure speciali di protezione in prigione.

Il problema è che una donna immigrata non ha la percezione di far parte della società. Peggio, viene condizionata a sentire il mondo esterno come ostile: il poliziotto non è quello a cui chiedere aiuto, è quello che la rimanda in patria se la becca senza documenti, è quello che la prende in giro perchè parla con uno strano accento, è quello che esercita un'autorità arbitraria e capricciosa su di lei e su tutti quelli con cui ha contatti regolari. Una donna immigrata non si sogna neanche di ricorrere ad una società di cui non fa parte per ottenere protezione, l'idea è semplicemente ridicola: perchè chi l'ha considerata fino ad oggi come un cancro, un corpo estraneo da espellere, improvvisamente dovrebbe aiutarla?

Mi spiace dirlo, ma in Italia questa situazione viene esasperata dalla maniera criminale in cui la questione dell'immigrazione (il problema dell'immigrazione, come lo chiamano certi commentatori, il che già rende l'idea) è stata gestita. Gli immigrati sono formalmente riconosciuti come un corpo estraneo, con diritti limitati, tassati ma impossibilitati a dire la loro su come le loro tasse verranno utilizzate, sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno legato a filo doppio al lavoro - lo stesso sistema che in USA, con la green card, ha dato origine a quella che Red Herring, non esattamente una rivista della sinistra antagonista, chiamava la nuova servitù della gleba.

Quelle donne continueranno ad essere picchiate, perchè continueranno a credere che i maltrattamenti in famiglia siano preferibili all'espulsione dall'unica società di cui credono di poter fare parte - il ristretto ambito della famiglia e dei pochi conoscenti (e probabilmente sodali) del marito, e i mariti continueranno a picchiarle perchè sapranno di poter godere dell'impunità più assoluta.

In UK, premetto, il trattamento degli asylum seekers (gli extracomunitari senza permesso di soggiorno) ha degli aspetti che non si possono non definire ignobili: stipati in ostelli e vecchi alberghi, spesso fatiscenti, impossibilitati a lavorare per almeno il primo anno in UK e dipendenti da un salario di sussistenza, i loro figli parcheggiati in scuole scadenti, sottoposti a continui linciaggi mediatici e politici; eppure, i laburisti sono riusciti a infilare in questo quadro due-tre cose che vanno nella direzione esattamente opposta, provvedimenti che l'Italia non farebbe troppo male ad adottare - provvedimenti che vanno esattamente nella direzione di far sentire le donne, immigrate e inglesi, parte integrante di una società che le protegge e garantisce loro diritti be precisi.

Intanto c'è la questione del voto amministrativo: se risiedi in questo Paese, in altre parole se dormi sotto un tetto e hai un lavoro (e quindi, se paghi tasse statali e comunali), hai il diritto di voto per le elezioni amministrative. Questo significa che ogni 6 mesi ti arriva un documento dal comune che chiede conferma che abiti ancora a questo indirizzo, che tua moglie abita ancora a questo indirizzo, e ricorda che entrambi avete diritto a votare. E ad ogni elezione, due certificati elettorali arriveranno nella buca delle lettere, uno a tuo nome ed uno a nome di tua moglie. Certo, magari non permetterai a tua moglie di uscire per votare, ma lei saprà, le verrà ricordato periodicamente, che lei qui ha dei diritti, appartiene ad una società più grossa, e con maggiori garanzie, del pianerottolo con ringhiera filmato da Santoro.

Poi ci sono le questioni fiscali. Se una coppia ha un bambino (per coppia, lo dico per i miei due lettori dall'Italia, in Paesi non-teocratici si intendono due adulti consenzienti che coabitano, indipendentemente dalla benedizione di questo o quel prete), in questo Paese, ha diritto a dei crediti fiscali; il trucco però è che questi crediti vengono rimborsati comunque nel conto in banca della madre, anche se provengono dalle tasse del padre. Questo, ancora, significa che la donna deve uscire, andare in banca, firmare i documenti, ricevere una telefonata ogni tanto se ci sono problemi. Lo so che sembra una cazzata, ma se una persona deve prendere una decisione difficile come lasciarsi tutta una vita alle spalle, avere o meno un conto in banca con quattro soldi sopra può fare tutta la differenza - e, ancora, al di là di questo c'è la percezione che lei sia, e sia considerata, una persona, parte di una società, e non semplicemente un'appendice di un marito che si considera preposto a mediare tutte le sue interazioni col mondo esterno.

Se Santoro voleva far caciara, c'è riuscito alla perfezione. Se voleva fare uno spot per la Lega, pure. Se voleva far qualcosa contro i maltrattamenti in famiglia, ha fallito miseramente.

P.S. Ci sarebbe anche molto da dire sull'immonda performance della parlamentare della Lega, ma sebbene questo non sia un blog per famiglie, ci sono sempre limiti imposti dal buon gusto, e vedere quella forma di vita fingere di preoccuparsi dei diritti delle donne immigrate, e dei diritti delle donne in generale, va di gran lunga al di là di questi limiti. Va bene che quando entri nella Lega ti rimuovono chirurgicamente la dignità, ma mi sa che quella lì ne aveva poca pure prima.

23 gennaio 2007

Diritti dei lavoratori


Iniziamo subito facendo le scuse per la prolungata assenza a tutti e tre i miei lettori. Problemi e pressioni di lavoro, di salute e di colloqui di lavoro hanno contribuito all'inattività prolungata di questo blog.

C'é un'infinità di cose di cui sarebbe il caso di parlare, dalla ministra dell'istruzione che manda il figlio ad una scuola privata al sistema d'istruzione a due velocità, da Hillary e Segoléne candidate allo spam nei commenti, ma vorrei cominciare con una cosina piccola piccola che con ogni probabilità non é neanche arrivata in Italia.

Iniziamo da una domanda generale: dove cominciano e finiscono i diritti dei lavoratori? Ognuno ha diritto al lavoro, non si discute. Il problema é, ognuno ha diritto a fare qualsiasi lavoro? Ho diritto a fare il pilota d'aerei se soffro di vertigini? Ho diritto a fare il chirurgo se soffro di deficit d'attenzione? Ho diritto, in generale, a fare un lavoro per il quale non solo non sono qualificato, ma ho degli impedimenti fisici o morali che mi impediscono di svolgere le mie funzioni? E' onesto che mi candidi a svolgere un simile lavoro? E se la risposta é sì vorrei sapere, che ne pensate di questo scenario qui?

Attenzione, qui stiamo parlando di condizioni preesistenti: se fai lo scaricatore e ti viene un'ernia, o hai un incidente e non puoi più sollevare pesi, non é giusto che ti si metta in mezzo ad una strada - deve esistere un sistema di ammortizzatori che ti permetta di ricevere una pensione almeno temporanea, che ti paghi la riqualificazione e così via. Io sto parlando di chi si fa assumere per un lavoro ed il primo giorno di lavoro dichiara di non poter svolgere i compiti che quel lavoro comporta, a causa di impedimenti fisici, morali o religiosi.

Lo chiedo perché é notizia di pochi giorni fa che una poliziotta musulmana, finita l'accademia e conseguito l'ambito distintivo, si sia rifiutata di stringere la mano al capo della polizia che glielo consegnava. Motivazione? Una donna musulmana, dice lei, non può avere alcun contatto fisico con un uomo che non sia un parente stretto o il marito. Mai. Neanche con i guanti.

In altre parole questa persona ha mentito scientemente, quando ha chiesto di diventare poliziotta, perché già sapeva che non poteva svolgere le mansioni che il lavoro di poliziotto comporta. Non può arrestare uomini. Non può prestare pronto soccorso a membri del pubblico che abbiano avuto un malore o abbiano subito un'aggressione, o a colleghi feriti. Non può fare una qualsiasi delle mille cose che una poliziotta deve fare che comportano contatto fisico con altre persone - se quelle persone sono uomini. Ah, e ovviamente non può lavorare con unità cinofile (che qui sono comunissime e presenti, ad esempio, in ogni caso di furto in appartamento), perché i cani sono impuri. E' il 50% di una poliziotta, o meno, ma prende il 100% di stipendio.

Dovesse capitare da queste parti Dacia, mi interessa davvero la sua opinione - come donna, musulmana ed ex-poliziotta.

P.S. Tanto per capirci - ho la stessa opinione dei ginecologi obiettori. Capisco quelli che si trovavano a fare i ginecologi quando é passata la legge sull'aborto. Capisco anche quelli che fanno finta di essere obiettori e praticano aborti in clinica privata ("le puttane ci sarebbero, sono i soldi che mancano"). Capisco meno quelli che vanno a fare i ginecologi sapendo benissimo che non intendono fare parte del lavoro per cui sono pagati ma prendono lo stesso uno stipendio pieno.

P.P.S. Per chi non ha ancora capito: col servizio di leva, l'obiezione di coscienza ha senso. Se invece parti volontario e ti dichiari obiettore quando arrivi in caserma, o sei cretino, o stai pigliando per il culo o speri di papparti un anno di stipendio senza fare un tubo.

06 gennaio 2007

Dacia


Un bel post di Dacia Valent, che a quanto pare qualunque mestiere faccia, la poliziotta, l'europarlamentare, la paladina dell'Islam italiano, non riesce ad esimersi dal suo ruolo principe, quello di rompicoglioni, di spina nel fianco di quelli che, dalla sua stessa parte, credono di poter campare di privilegi e sotterfugi.

Vale appena la pena di precisare che non la penso come lei su moltissime cose - per esempio non credo che l'affiliazione religiosa debba diventare necessariamente identità politica principale (sì, lo so, in Italia c'è stata, e all'atto pratico c'è ancora, la Democrazia Cristiana; ma questo, semmai, dovrebbe servire da esempio negativo, non da giustificazione); ciononostante consiglio la lettura dell'articolo ad almeno tre dei miei quattro lettori - il quarto s'incazza solo a sentirla nominare, quindi suppongo non ne valga la pena. Consiglio la lettura dell'articolo anche a quanti pensano all'Islam, in Italia ed altrove, come ad una specie di enorme, monolitica struttura che non prevede possibilità di critica o dissenso.