08 aprile 2010

E da questa parte dell'Atlantico...


A parziale risposta al filmato del post precedente, questa pregevole pubblicità progresso di Don Zauker:



Così nessuno può dire "eh, sì, gli ammeregani sono sempre avanti".

04 aprile 2010

Priest Off


Laddove la legge e la politica non possono arrivare a proteggere, interviene la chimica:


28 febbraio 2010

Oi Dialogoi (versione a qualcuno piace caldo)


...o almeno globalmente riscaldato.

Giorno 1:

Paziente: "Allora, dottore?"

Dottore: "Mi spiace, ma temo di non avere buone notizie. Come temevamo, e come le avevo anticipato, é cancro ai polmoni... no, metta via la sigaretta, non mi sembra il momento, e poi in ospedale é vietato fumare. La prima cosa da fare, in effetti, sarebbe smettere completamente."

P: "Cancro?"

D: "Temo di sì. Adesso non voglio sovraccaricarla di informazioni, ma é importante tenere a mente che l'abbiamo identificato nella sua fase iniziale e che ci sono diverse opzioni terapeutiche aperte, che ci danno ottime probabilità di..."

P: "Che tipo di cancro?"

D: "Scusi?"

P: "Voglio dire, é un epitelioma spinocellulare? Un adenocarcinoma? Forse un carcinoma bronchiale a piccole cellule?"

D: "Mah, é praticamente impossibile dirlo senza una biopsia, per ora credo convenga concentrarci su..."

P: "Ma come, mi diagnostica un cancro, mi comincia già a parlare di terapie e non mi sa dire neanche di che cancro si tratta? Mi scusi ma non mi sembra molto professionale. Quali indicazioni ha che si tratti veramente di cancro?"

D: "Ma le radiografie, i marker, le analisi del sangue...."

P: "Tutti metodi, lei che é uomo di scienza me lo insegna, soggetti ad errore, no? Non crede che prima di impormi cure dolorose e pericolose per la mia salute, oltre che distruttive per il mio stile di vita, dovrebbe almeno avere la certezza che di cancro si tratta?"

D: "Mah, veramente credo che la cosa importante sarebbe per lei cominciare ad affrontare la cosa...."

P: "Affronterò la cosa quando avrò la certezza che lei non sta distruggendo la mia vita a vuoto come succede a quel 3 per cento di falsi positivi che ogni anno si sentono diagnosticare il cancro senza avercelo"

D: "Vabbe', guardi, che ne dice se lunedì mattina facciamo una biopsia e ci leviamo il dubbio?"

P: "Lunedì é impossibile, ho molto da lavorare, vuole anche distruggere la mia carriera e le mie prospettive economiche con queste storielle di cancro e malattie mortali?"

D: "Martedì? Mercoledì?"

P: "Le farò sapere"

D: "Ma almeno smetta di fumare!"

P: "Neanche per sogno, mi sembra assurda questa sua pretesa di alterare radicalmente il mio stile di vita in nome di una minaccia che mi sembra francamente molto fumosa. Arrivederla"


Giorno 8:

D: "Allora come va?"

P: "Benissimo, mi sento in condizioni perfette"

D: "Bene, un atteggiamento positivo é molto importante nell'affrontare questo tipo di malattia"

P: "Ecco, quale tipo di malattia, esattamente?"

D: "Un cancro, di cosa credeva che stessimo parlando?"

P: "Ecco, proprio lì la volevo, dottore, mi sono informato, ed ho scoperto che esiste un vasto movimento di opinione di persone che sono scettiche sulla idea stessa di cancro"

D: "...uh?"

P: "Certo. Lo sa che esiste chi sostiene che il cancro non esiste e si tratta di semplici infezioni da funghi? Che alcuni sostengono che il cancro é un fenomeno perfettamente naturale e sono i chemioterapici ad uccidere il paziente? Lo sa che i Maya e gli Aztechi non avevano cancro? Che non si conosce un solo caso di uomo di Neanderthal morto di cancro?"

D: "Ma non avevano medici per diagnosticarlo, erano..."

P: "Ecco, proprio lì la volevo: non le sembra strano che a diagnosticare il cancro siano sempre e solo medici, ovverosia le persone che più hanno da guadagnare, in finanziamenti pubblici e prestigio, da questa fantomatica 'minaccia cancro'?"

D: "Ma scusi, chi dovrebbe diagnosticarlo, un geometra?"

P: "Non é questo il punto, a diagnosticarlo dovrebbero essere persone che non hanno interesse a che il cancro esista, nella realtà o nella psiche collettiva. E invece a diagnosticarlo sono sempre questi 'ricercatori' di questi istituti 'oncologici', e a parlarne sono sempre 'sti maledetti crociati delle campagne contro il fumo, che hanno la loro agenda, i loro obiettivi nascosti che nulla hanno a che vedere col cancro e che mirano semplicemente a imporre a tutta la società la criminalizzazione delle sigarette e dei fumatori"

D: "Si, ok, tutto quello che vuole, ma lei continua ad avere una massa nei polmoni e a sputare sangue ogni mattina quando si alza, e fuma due pacchetti di sigarette al giorno"

P: "Ecco, proprio quella, la sua famosa 'massa' che ha dei contorni così sfocati, mentre un tumore dovrebbe essere una massa compatta e sostanzialmente diversa dai tessuti circostanti... Come é possibile?"

D: "Beh, questo dipende dalla radiografia, non può aspettarsi che sia precisa come un disegno. Se vogliamo, vede qui, anche le ossa sono leggermente sfocate ai bordi...."

P: "Ecco, e questo non significa forse che una radiografia é un sistema di gran lunga troppo rudimentale e impreciso per diagnosticare qualcosa di importante come un cancro? Mi sembra che alla fine tutto quello che lei ha in mano sia una serie di assunzioni poco giustificate ed un sacco di propaganda della lobby antifumo"

D: (sospiro) "Va bene... facciamo una TAC? Una risonanza magnetica?"

P: "Tutt'e due, magari, chissà che stavolta non riusciamo a trovare qualcosa di convincente per sostenere le sue teorie..."


Giorno 22:

D: "Dunque, queste sono le lastre della TAC e queste della risonanza magnetica...."

P: "Andiamo sempre peggio, dottore."

D: "Oh, mi spiace sentirlo, ma se rifiuta ogni tipo di terapia e continua a fumare due pacchetti al giorno..."

P: "No, dico, andiamo sempre peggio con la sua teoria del 'cancro'. Io qui non vedo nulla di definitivo, le immagini sono assolutamente incomprensibili per me"

D: "Sì, sono difficili da interpretare..."

P: "Interpretare? Aha! Ci risiamo! Ogni volta che lei sostiene di avere delle prove inconfutabili in mano ci riduciamo a dover 'interpretare' delle cose fumose ed incomprensibili, ogni volta voi dottori vi arrogate il privilegio di fare diagnosi in base ad elementi che solo voi sostenete di capire, ovviamente col sostegno della lobby antifumo e dei miliardi che riuscite ad estorcere ad un pubblico troppo credulone! Mi spiace ma io non ci sto a prestarmi al vostro gioco, arrivederci!"


Giorno 45:

D: "Ah, salve, non pensavo di vederla più, si é finalmente convinto che qualcosa non va?"

P: (agitando una risma di fogli) "Proprio lei! Stavolta la ho in pugno, caro dottore, lei e tutta la lobby cancrista/antifumo! Sa cosa sono questi?"

D: "Uh... no"

P: "Sono i fogli su cui ho stampato la sua corrispondenza elettronica col primario della clinica, che un amico che lavora nel centro di calcolo dell'ospedale mi ha passato!"

D: "Ma veramente... mi sembra una cosa almeno illegale, la mia corrispondenza é privata..."

P: "E ci credo che la vuol tenere privata! Guardi qui, qui ci sono tutte le prove della truffa ai miei danni che ha cercato di ordire! Guardi qui! Legga! 'Ho applicato il trucco che mi avevi consigliato per eliminare il rumore di fondo nelle radiografie e rendere i contorni della massa più definiti, spero che questo basti a convincere il paziente che quella massa esiste davvero...'. Tutta la sua diagnosi é basata su un trucco, lo ammette lei stesso! Ha usato trucchi per convincermi che avevo il cancro! E questa! 'La biopsia é inconclusiva...'. Inconclusiva! Ci rendiamo conto? Lei stesso ammette che la biopsia é inconclusiva!"

D: "Sì, certo, nel senso che non é stata sufficiente per determinare il tipo di cancro che...."

P: "E cosa le ha risposto il suo primario? 'Dopo un mese ancora non sappiamo che tipo di cancro ha questo poveretto. Tutto questo non é scientifico, é una caricatura dell'idea stessa di medicina!'. Non é scienza, non é medicina, lo dice il suo stesso primario! Dove é finita la sua sicumera, adesso, dove sarebbe il suo famoso 'cancro'?" (tossisce, sputa sangue in un fazzoletto)

D: "Ha bisogno di aiuto?"

P: "Non si avvicini! Sto benissimo, io!" (se ne va sbattendo la porta)


Giorno 75 (il funerale)

Amico: "Eh, ha dimostrato un grande coraggio, ha riso in faccia alla malattia fino all'ultimo. Lo sai cosa mi diceva sempre? 'Il cancro, per me, non esiste'. E ha fumato quaranta sigarette al giorno fino all'ultimo. Se solo avesse avuto dei medici competenti, invece di quella bestia che non riusciva a capire cos’aveva…"

08 febbraio 2010

I diritti bisogna meritarseli


Trovo molto interessante l'atteggiamento di una vasta maggioranza degli attivisti per i diritti umani e contro la pena di morte. Se ci fate caso, nonostante sostengano di schierarsi contro le sentenze di morte e contro attività come la tortura e la detenzione in condizioni inumane, quello che in realtà fanno, quasi sempre, è organizzare campagne per il riconoscimento dell'innocenza dei condannati.

In altre parole, non dicono "Mumia Abu-Jamal non deve essere giustiziato", ma "Mumia Abu-Jamal è innocente"; motivo per cui non ci sono attivisti che abbiano cercato, a suo tempo, di far sospendere la sentenza di morte per Timothy McVeigh. Nessuno dice che la prigione di Guantanamo deve essere chiusa, ma che i detenuti di Guantanamo devono essere liberati (sottinteso, in quanto innocenti). In realtà la maggioranza dei cosiddetti attivisti per i diritti civili non riescono, forse condizionati da decenni di film americani in cui i poliziotti buoni pestano solo i colpevoli e i poliziotti cattivi solo gli innocenti, a considerare che la tortura e le condizioni inumane di prigionia non vadano applicate neanche ai colpevoli.

Il risultato di questo atteggiamento è, in senso lato, la scarsa credibilità della maggior parte delle campagne che i suddetti attivisti lanciano, specie in occidente, e nello specifico episodi come quello della storia d'amore fra Moazzam Begg e Amnesty International.

Moazzam Begg è un ragazzo di Birmingham che intorno ai 16 anni, nei primi anni '90, è entrato in una gang, e quando la polizia lo ha arrestato - per benefit fraud, non per attività correlate con la gang - ha trovato durante una perquisizione della sua stanza del materiale "strano": un giubbotto antiproiettili, un visore notturno, materiale propagandistico integralista. Tutta roba che, sostiene in tribunale il giovane Moazzam, è lì solo perchè lui ne fa "collezione". Il giudice gli crede.

Quando viene arrestato, il giovane Begg è già stato (1993) in un campo di addestramento in Afghanistan (ne parla nel suo libro), anche se, povero, lui credeva che volessero addestrarlo a fare il volontario, una versione musulmana dei Peace Corps, e una volta arrivato lì gli sembrava cattiva educazione andarsene subito, e poi è stato in Bosnia durante la guerra civile - ma anche in questo caso per errore: lui voleva fare l'insegnante e gli avevano detto che in Bosnia c'erano posti liberi, lui non leggeva i giornali e non sapeva che c'era una guerra civile.

Ha anche cercato di arrivare in Cecenia, sempre per fare l'insegnante, o il giardiniere, e immaginate la sua sorpresa quando le guardie di frontiera georgiane l'hanno rimandato indietro per via della guerra. Il poverino avrà cominciato a pensare che la sfortuna lo perseguitava.

Alla fine, insh'allah, ha coronato il suo sogno, lasciando la Gran Bretagna a metà del 2001 con la famiglia per andare a coltivare patate in Afghanistan. Il poverino deve essere stato assolutamente disperato quando dopo pochi mesi è successo quel che è successo, e in preda al panico ha deciso di lasciare Kabul, guarda caso, sulla stessa strada e nello stesso convoglio con cui viaggiavano le forze dei Talebani in fuga dalla capitale.

Insomma, se Moazzam Begg è finito a Guantanamo è stato per sfiga, un po' come quando il mio bisnonno, a Brooklyn, è finito dentro solo perchè la polizia (razzista e italianofoba) l'ha trovato con una mazza da baseball in mano vicino ad un portuale con entrambe le ginocchia fratturate, che s'era appena convinto a pagare la tassa di iscrizione al sindacato. Prove, al meglio, circostanziali, eppure...

Ma vabbe'. Il problema è che Moazzam Begg doveva, effettivamente, essere tirato fuori da Guantanamo perchè quella di Guantanamo è una prigione illegale, ma questo non significa che sia innocente - esattamente come Timothy McVeigh non doveva essere giustiziato sebbene fosse innegabilmente colpevole (e, per giunta, di destra). Invece Mo, il caro ragazzo, non ha fatto a tempo a ritornare in UK, libero come l'aria, che è diventato dalla sera alla mattina una ragazza pon-pon per le associazioni pacifiste e soprattutto per Amnesty International.

Ha fondato un'associazione, Cageprisoners, che si occupa dei diritti dei prigionieri (solo se sono jihadisti, ça va sans dire) e organizza tour e conferenze sponsorizzate da Amnesty International. Amnesty International, sarà il caso di notarlo esplicitamente, sponsorizza le conferenze di un signore che definisce la giustizia dei Talebani "austera" e l'unica in grado di "portare ordine in Afghanistan". Perchè ad Amnesty e ai suoi attivisti, che sono, per usare un termine caro a Yossarian, Ur
iel, Niccolò e molti altri, dei farlocchi della più bell'acqua, non sta mica bene difendere i diritti di un colpevole, loro vivono su un elevatissimo piedistallo morale e difendono solo innocenti. Alla fine, non sono diversi dai poliziotti di Bolzaneto: per entrambi, i diritti spettano a chi se li merita, agli innocenti - cambia solo la definizione di chi sia innocente.

Poi capita che una responsabile di Amnesty, una che ha studiato i problemi dell'integralismo religioso per trent'anni, e sta con Amnesty proprio perchè conosce le violazioni dei diritti umani perpetrate da regimi teocratici, in Afghanistan, Iran o Alabama, abbia il coraggio di mandare una lettera ai direttori dell'associazione, chiedendo se sia una buona idea associare il nome di Amnesty a quello di Moazzam Begg - il "più famoso sostenitore inglese dei Talebani", come si è definito in qualche occasione lui stesso - non per islamofobia, ma perchè un'organizzazione come Amnesty non ci guadagna dallo sponsorizzare quella che è a tutti gli effetti un'ideologia ultraconservatrice e avversa al concetto stesso di diritti umani universali.

Il risultato, com'era ovvio, è che poche ore dopo che la notizia è trapelata ai giornali, la responsabile di Amnesty è stata sospesa dal suo incarico e Amnesty si è preoccupata di ribadire che la guerra continua al fianco dell'alleato germanico afghano.

20 gennaio 2010

Figli di papà


Come dice Galatea, la prova che in Italia la mobilità sociale è nulla è che persino i terroristi ereditano il posto da papà

19 gennaio 2010

Perchè questa nazione è fottuta


...o meglio, perchè questa nazione merita di essere fottuta:

Adesso datemi una ragione che sia una per cui Kim Il Brown non dovrebbe essere appeso per i piedi.

14 gennaio 2010

Breve corso di management


Andate a lavorare per un Application Service Provider. Dato che, per la natura del business, un ASP avrà un gran numero di clienti, assicuratevi che per ogni cliente si costruisca una nuova applicazione da zero, non curandovi del fatto che il tipo di applicazione è sempre lo stesso. Il riutilizzo del codice è per i pigri.

In particolare, visto che la piattaforma è costituita da un front-end Windows e un back-end Linux, non assumete specialisti Linux: fate il massimo sforzo possibile per uniformare e standardizzare la parte Windows e mettete insieme la roba Linux un po' come viene e quando serve. A questo stadio è essenziale non avere più di due o tre server con la stessa versione della stessa distribuzione Linux.

Abbiate cura, in questa fase, di non limitarvi a creare una diversa applicazione per ogni cliente: preoccupatevi di usare diverse metodologie per risolvere gli stessi problemi. Per alcune applicazioni, recuperate i dati dal sito o da un feed del cliente; per le altre, ignorate l'esistenza di un analogo sito e costringete il cliente a inviare i dati via FTP una volta al giorno, e costruite una complessa architettura tutta basata su cron script, avendo cura che fallisca miseramente e in maniera assolutamente silenziosa se il cliente invia i dati alle 9:05 invece che alle 9. I cron job, poi, dovranno essere a volte in una directory dedicata inclusa nell'applicazione, a volte in una directory dedicata sotto /root, a volte nella home directory dello sviluppatore (esportata all'uopo via NFS dai server di sviluppo a quelli di produzione), a volte su un diverso server messo su alla bisogna; ed eseguiti ora dall'utente root, ora da un utente standard comune a tutte le macchine, ora dall'ID dello sviluppatore che li ha creati. Altre volte ancora, scrivete un daemon che interroghi ogni 48 secondi un server FTP del cliente e prelevi i dati trasferendoli poi su uno share da cui cron script che girano su un'altra macchina ancora li prelevino e li sottopongano all'applicazione. Non usate mai un solo server per un'applicazione quando potete distribuirla su un numero casuale di macchine in diversi hosting centre. Non usate mai un database quando potete salvare decine di migliaia di file su un fileserver, indicizzati esclusivamente per data di creazione. Non usate mai un singolo logfile quando potete salvare centinaia di migliaia di file di testo, uno per ogni singola transazione, su un fileserver, assicurandovi che l'ID della transazione non venga mai salvato all'interno del file ma solo nel suo nome, per semplificare l'aggregazione dei dati.

In uno sforzo verso la standardizzazione delle applicazioni web, imponete che tutte le opzioni di configurazione vengano impostate in un singolo file, sempre lo stesso per ogni applicazione. Accertatevi che metà delle funzionalità vengano attivate settando il parametro corrispondente a 1, l'altra metà settandolo a 0. Non fate documentare nulla: che bisogno ce n'è, quando lo sviluppatore sa già quali sono i valori giusti?

Spalmate tutta l'infrastruttura, back-end e front-end (distribuita su quattro diverse locazioni), su un'unica rete classe B senza segmenti. Mostrate sorpresa quando gli hub esplodono e/o fondono o il traffico si strozza a 1 byte per secondo. Mostrate ulteriore sorpresa alla scoperta del concetto di latenza.

Una volta arrivati al magico numero di 200 macchine per il back-end, assumete un sistemista Linux. A partire dal terzo giorno, dategli la colpa di tutto quello che va storto. Quando, dopo sei mesi, si dimette, accusatelo di scarsa professionalità e annunciate che in ogni caso fra un mese o due sarebbe stato licenziato per manifesta incompetenza.

Assumete un nuovo sistemista Linux. Dategli l'incarico di standardizzare l'infrastruttura. Quando annuncia che è impossibile farlo nei tempi desiderati (settimane) senza causare falle nei servizi, licenziatelo. Scoprite di non avere avuto una giusta causa. Pagategli un cospicuo indennizzo.

Assumete un nuovo sistemista Linux. Dategli dello stronzo senza ragione ogni mattina. Dategli nuovamente dello stronzo per la ragione che dopo tre giorni non si è più presentato al lavoro.

Assumete un nuovo sistemista Linux. Licenziatelo il giorno prima che entri effettivamente in servizio perchè avete dovuto pagare una multa colossale per violazione di alcune regolamentazioni sulle telecomunicazioni. Mostrate sorpresa quando scoprite che invece di tagliare i costi, con quest'astuta mossa gli avete dovuto pagare una penale che levati, e siete ancora senza sistemista.

Assumete un nuovo sistemista Linux. Dategli la colpa di tutto dal giorno prima di assumerlo. Dategli il compito di portare ogni singolo server allo stesso standard, e contemporaneamente vietategli di standardizzare i server perchè la loro configurazione deve rispecchiare i compiti specifici che devono svolgere. Accusatelo di insufficiente elasticità per non aver capito quello che volevate dire con la frase precedente. Incaricatelo di segmentare la rete. Vietategli di segmentare la rete. Incaricatelo di creare un accesso VPN per permettervi di lavorare da casa. Mandategli una lettera con minaccia di licenziamento per aver creato un buco di sicurezza gravissimo con un accesso VPN che è stato violato quasi immediatamente, a causa del keylogger/bot che gli alieni avevano teletrasportato sul vostro laptop personale con cui pretendevate di collegarvi da casa. Chiedetegli di trasferire tutti i cron job di ogni singolo server su una macchina centrale di servizio da cui dovrebbero poi accedere al server desiderato ed eseguire le azioni necessarie. Dopo due giorni, lamentatevi perchè "ancora non sei riuscito a mettere insieme quella che dopotutto è una semplice crontab".

Assumete un junior sysadmin. Mostrate sorpresa quando vi fa notare che al colloquio nessuno aveva parlato di "portare quotidianamente il caffè ai manager in riunione" come uno dei suoi compiti.

Continuate a sfornare applicazioni ognuna diversa dalle altre e accusate i sistemisti di scarsa professionalità se non riescono a tener dietro a tutte le dipendenze, minuzie e idiosincrasie rigorosamente non documentate di ognuna.

In nome di una maggiore standardizzazione, adottate due diversi database come standard e lasciate assoluta libertà agli sviluppatori di utilizzare l'uno, l'altro o entrambi. Fate girare tutte le istanze di uno sotto Linux, alcune istanze dell'altro sotto una diversa distribuzione di Linux e altre sotto Windows (2000, XP e 2007 Server). Se tutte le applicazioni devono salvare certi dati critici per il business in un database comune, create lo stesso database su ognuna delle tre piattaforme e offrite agli sviluppatori assoluta libertà di scelta, creando poi una complessa architettura al solo scopo di replicare i dati di quel database attraverso tre piattaforme.

Quando un tecnico del supporto vi chiede di mandarlo a fare un corso su Linux, accettate. Addebitategli il costo del corso sullo stipendio, ostentando sorpresa quando lui lo scopre e s'incazza.

Mandate un'altra nota disciplinare/minaccia di licenziamento al senior sysadmin quando una delle vostre applicazioni web viene penetrata. Rifiutatevi di ritirarla quando lui vi fa notare che l'applicazione era stata messa in linea da uno sviluppatore, su vostra autorizzazione, e a sua insaputa perchè utilizzava una piattaforma con vulnerabilità note e ampiamente sfruttate di cui lui aveva espressamente vietato l'installazione. Controbattete che comunque lui è alla fine responsabile di quei sistemi.

Accusatelo di scarsa professionalità quando si dimette.

Restate sei mesi senza senior sysadmin. Accusate il junior sysadmin di generica incompetenza e restringete il più possibile le sue mansioni all'ordinaria manutenzione. Vietate esplicitamente al tecnico di supporto che ha fatto il corso per la certificazione Linux anche solo di toccare una macchina Linux. Fate curare l'installazione e il setup di nuove applicazioni e di nuovi server Linux agli sviluppatori che ne hanno voglia, quando ne hanno voglia.

Assumete un nuovo sistemista Linux. Durante il colloquio, rispondete di sì a tutte le sue domande, soprattutto a quelle relative all'esistenza di un ambiente di test, alla pianificazione dei rollout, alle procedure formali di hand-off delle applicazioni, al sistema di ticketing per il supporto. Non importa che non abbiate idea di cosa stia parlando: è essenziale rispondere di sì a tutto.

Dategli come primo compito quello di riordinare i cron job e gli script che fanno variamente funzionare (o no) ognuna delle applicazioni. Dategli come secondo compito quello di portare tutti i server allo stesso standard per sistema operativo, software installato e versione delle librerie. Per facilitargli la vita, dopo il primo mese licenziate il junior sysadmin e il tecnico di supporto con la certificazione Linux, con la doppia giustificazione (resa pubblica) che comunque Linux è stabile e non ha bisogno di supporto continuo, e che i soldi per lo stipendio del senior sysadmin da qualche parte devono pur uscire.

Quando il sistemista crea una procedura automatica che permette di sfornare un numero arbitrario di server perfettamente standard in un'ora, passate due giorni a farvi spiegare ogni riga dello script kickstart, il funzionamento di DHCP e TFTP, fraintendete tutto il fraintendibile, lamentate che un'ora è troppo, lamentate che non è PCI-compliant, mostrate sorpresa quando scoprite che lo è, fatevi rispiegare cosa significa PCI-compliant, pretendete che ogni singola riga vi venga spiegata nuovamente alla luce di quel che avete appena imparato, mettendoci altri due giorni, e alla fine mandate un'email di fuoco al sysadmin (in copia al resto del management e alle risorse umane) perchè ha finalizzato la procedura una settimana fa, millantandone la velocità, e in una settimana non è riuscito a mettere in linea neanche un server.

Per ogni server portato allo standard, lamentate rumorosamente e pubblicamente sia il troppo tempo speso, sia il tempo insufficiente dedicato al testing. Durante il processo di aggiornamento, rifiutatevi di fornire qualsivoglia informazione sul testing. Chiarite subito che il tempo degli sviluppatori è troppo prezioso e il testing di ogni aspetto (non documentato) delle applicazioni deve essere eseguito dal sysadmin.

Siate apertamente e pubblicamente sospettosi della lealtà del sysadmin per aver avuto precedenti rapporti di lavoro con un cliente molto importante. Quando il sysadmin risolve (ripetutamente) casini che avevano messo a rischio il contratto con quel cliente, accusatelo pubblicamente di essere più leale al cliente che alla compagnia per cui lavora, portando come prova una mail del cliente che ringrazia tutti "e in particolare il sysadmin" per il magnifico lavoro svolto. Mettete il sysadmin a completa disposizione di quel cliente. Fatelo sbattere ripetutamente in giro per l'Europa a risolvere casini accessori del cliente. Accusatelo al suo ritorno di trascurare il lavoro.

Accusate il sysadmin (e gli altri tecnici senior) di scarsa professionalità ed incompetenza, pubblicamente, se possibile sulla lista di distribuzione interna della compagnia, per ogni svista o omissione, anche e soprattutto se priva di conseguenze (e.g. aver usato "reply" invece che "reply all" in uno scambio di email), dilungandovi su tutti i motivi per cui queste sviste denotano che non sono affidabili, mancano di competenza e probabilmente molestano i bambini.

Pretendete di avere l'ultima parola su ogni dettaglio di ogni decisione tecnica. Indite meeting di quattro ore per discutere il fatto che un default gateway abbia indirizzo .1 piuttosto che .254.

Pretendete di continuare ad usare nastri DLT da 20 Gigabyte per il backup di una SAN da 16 Terabyte, perchè "il backup funzionava benissimo prima che comprassimo la SAN". Imponete al sysadmin di chiamare il supporto del produttore della SAN e protestare perchè "la SAN ha rotto il sistema di backup".

Stupitevi della perplessità del sysadmin davanti ad un cron job che riavvia un certo daemon (in produzione) ogni minuto, giustificato con "yes, the daemon is a bit flaky, you know". Informatelo che lo sviluppatore ha cose più importanti da fare che trovare qualche stupido bug di un daemon che comunque se viene riavviato regolarmente non causa quasi nessun problema.

Se è un giorno lavorativo dove vi trovate voi, aspettatevi che la gente sia al lavoro anche se nel loro Paese è un giorno di festa. Se siete a Londra, fate una sfuriata agli sviluppatori francesi (sul telefono di casa di ognuno di loro, in teleconferenza) perchè non sono al lavoro il 14 luglio o a Ferragosto. Se siete in Francia, fate una sfuriata agli inglesi che non sono al lavoro ogni Bank Holiday Monday.

Non sforzatevi troppo a cercare di imparare a parlare inglese. Quando non capite qualcosa, potete sempre fare una sfuriata a chi vi sta di fronte e parla un inglese "inutilmente complicato" - ma solo dopo che eventuali malintesi hanno causato danni irreparabili. Non siete mica Shakespeare, come si può pretendere che sappiate che "indeed" significa "esatto, proprio così"?

Il giorno in cui il governo dichiara che chi si prende l'influenza suina deve restare a casa per due settimane, annunciate che i giorni di malattia pagati sono ridotti da quindici a dieci all'anno. Accusate chi viene al lavoro con la febbre di essere distratto e taciturno perchè non ha voglia di lavorare. Quando alla fine uno dei tecnici del supporto finisce in ospedale con la polmonite, abbiate cura di telefonargli per chiarire che i giorni pagati sono comunque dieci indipendentemente dalla gravità della malattia. Visto che ci siete, accusate il sysadmin, che vi fa notare la mancanza di tatto, di aver fomentato una cultura del relax e del dolce far niente fra i membri del suo team.

Licenziate poco meno di metà del personale tecnico della compagnia in un mese, al ritmo di uno al giorno o quasi. Mostratevi scandalizzati ed offesi quando scoprite che qualcuno degli ultimi aveva mandato in giro il proprio CV prima di essere licenziato. Accusateli di scarsa lealtà. Ringraziate pubblicamente i superstiti per la loro lealtà e dedizione. Licenziatene due il giorno dopo. Rimpiazzate tutti i licenziati con diciannovenni americani (inviati dalla nuova proprietà) e francesi (figli di vecchi compagni di scuola) e date la colpa ai "vecchi" per ogni sopravvenuta inefficienza.

Celebrate il fatto che siete riusciti a perdere personale più rapidamente di quanto abbiate perso clienti, realizzando così un profitto col taglio dei costi nonostante il crollo del fatturato. Proclamate che questo prova l'oculatezza della vostra strategia ed un segnale positivo per il futuro.

Mostratevi esterrefatti e feriti negli affetti quando metà dei "vecchi" superstiti si dimettono.

Prendete ogni lamentela dei clienti riguardo alle sopravvenute inefficienze come un attacco personale condito di insinuazioni sulla verginità delle vostre figlie. Per ripicca, cancellate contratti su contratti con i clienti. Fate una sfuriata a chi vi fa notare che rifiutare i soldi di un cliente non è una ripicca efficace.

Riprendete il sysadmin per aver usato la pausa pranzo per pranzare invece di lavorare.

Quando il sysadmin si dimette, accusatelo di scarsa lealtà e competenza, e annunciate che comunque il suo stipendio non era affatto giustificato e sarebbe stato licenziato presto, perchè di un sysadmin Linux non ce n'è veramente bisogno.

Assumete un sistemista Linux... (ad libitum, o fino al fallimento)

13 gennaio 2010

I grandi dubbi


Perchè alla stazione di Euston ci sono quattro reti wireless chiuse e criptate che si chiamano "Maggiore", "Bolsena", "Stromboli" e "Panarea"?

25 dicembre 2009

I can has Xmas?


Auguri a tutti


24 dicembre 2009

Tanti auguri


Tanti auguri in particolare ad Ottagono Irregolare, con due considerazioni spicciole.

La prima è che, insomma, vabbe' che sei cattolico, a quanto pare, ma almeno farti venire la curiosità di controllare come mai tutte le culture umane abbiano una festività a ridosso/a cavallo del solstizio d'inverno, mica costava troppa fatica.

La seconda è che a me personalmente la perdita di qualche giorno di ferie extra sembra un prezzo tutto sommato modico da pagare per liberarsi dei preti, soprattutto di quelli fermamente intenzionati a farsi i cazzi miei, con l'incoraggiamento dei loro degni fedeli.

La terza (sono ateo, dunque non ho un codice morale e mento liberamente) è che io rinuncio al Natale il giorno che voialtri cominciate a curarvi le infezioni con la penicillina del 1945, che tanto, come anche le gerarchie cattoliche sembrano affermare con crescente insistenza, l'evoluzione è un complotto satanico/islamico(rotfl)/ateomassonlaicista.

(incidentalmente: se vescovi cattolici e il direttore di Radio Maria "non sono la chiesa cattolica", la prossima volta che un parlamentare dell'IdV parla di menare Berlusconi, il primo che dice "ma l'opposizione così e cosà" si prende una statuina del Duomo di Milano in fronte)

Buon Natale

17 dicembre 2009

Il manager è come il metano: puzza, ma ti dà una mano


Certe volte sono le piccole cose che ti fanno incazzare.

Voglio dire, tu sei pagato per lavorare 7 ore e mezza al giorno, più un'ora per la pausa pranzo da prendere un po' quando ti pare. In altre parole, entri alle nove, esci alle cinque e mezza (alle sei, perchè c'è sempre un cretino che segnala un problema alle cinque e venticinque - ma tant'è) e ti prendi un po' di tempo per mangiare. Che poi: in generale quello che succede è che fai una corsa di sotto e compri un paio di sandwich o un'insalata con la polpa di granchi (tempo: 10 minuti), torni di sopra, e intanto che mangi continui a lavorare, sistemi le cosette veloci tipo rivedere i tempi di risoluzione dei problemi del tuo team o riorganizzare gli appuntamenti e i meeting della prossima settimana per azzeccare i fusi orari di USA, UK, Israele e Australia ed evitare di fare teleconferenze con un partecipante in pigiama e un altro che sta ancora facendo colazione, poi fai un'altra corsa di sotto, arrivi da Starbucks, ti fai un caffè (tempo: altri 10 minuti) e torni al lavoro. Tempo in cui non hai effettivamente lavorato: 20 minuti, o se preferite, tempo in cui hai lavorato gratis per l'azienda: 40 minuti.

Eh, no, troppo facile. Ad un certo punto, è una legge di natura, deve arrivare il managèr laureato in Managemènt dei Processì della Minchià Platinatà all'Ècole Polytechnique Supercazzolèe di Parigi (terzo Arrondissement con scappellamento a destra) che, vedendoti uscire per il caffè, ti chiede "E tu dove vai?". "Esco a farmi un caffè", gli rispondi tu innocentemente. Troppo facile, caro il mio sfaticato italiano: sei già uscito una volta, mica puoi fare avanti e indietro solo perchè ti consideri ancora in pausa pranzo. Si esce una volta per mangiare, si rientra, si lavora. Così È Scritto. Ma, dici tu, sono uscito solo a comprare il sandwich, dieci minuti prima, dieci minuti adesso, fanno venti minuti, poi, voglio dire, non è che vogliamo metterci a contare i minuti di lavoro, sennò fra le chiamate notturne non pagate, il lavoro nel weekend e tutto il resto, finisce che ogni giorno io me ne vado a casa alle tre, no? "No", ti dice l'esperto di processi della minchia platinata, ma è una questione di procedure e organizzazione, come mi hanno insegnato all'Ècole Polytechnique Supercazzolèe, per pranzo si esce una volta e basta, questione di regole, non di tempi.

E così da un certo punto in poi a pranzo esci, ti fai una tranquilla passeggiata nel centro commerciale, compri i sandwich o le insalate di salmone di Marks & Spencer, che sono anche meglio, te li mangi al parco (se fa caldo) o ai tavoli della galleria commerciale (se fa freddo o piove), vai con tutta calma da Starbucks, fai due chiacchiere con la cassiera che vuole andare in Italia per sposarsi e crede che tutti gli italiani siano di Firenze, torni al lavoro facendo il giro lungo il canale, totale, un'ora e venti. È questione di processi, mica di tempo. E infatti sono tutti contenti e nessuno ti dice niente, perchè sei uscito una volta sola e nessuno, dopotutto, sta a contare i minuti. E se da domani ti porti il netbook, magari ce la fai anche a farti un'oretta su Eve Online o un pezzo di scenario di Combat Mission: Shock Force, se riesci a farlo andare sotto Wine. Gran cosa, il managemènt continentalè.

14 dicembre 2009

What goes around, comes around


Ah, a proposito, cavalie', Gianfranco Mascia le manda tanti cari saluti.

10 dicembre 2009

Lunghi silenzi


Per ripetere quel che dice il mio amico Yossarian, no, non sono morto, non mi sono arruolato volontario per l'Afghanistan, non sono diventato ministro per l'istruzione della Corea del Nord e non ho trovato un nuovo lavoro come talent-scout per le ragazze da mandare ai party di Silvio Berlusconi.

Ho semplicemente un'iradiddio di cose da fare, lavoro più di quel che dovrei e quella mezz'ora al giorno che non lavoro, non coccolo le mie gatte, non contemplo sconsolato lo sventramento della cucina operato dai muratori per porre rimedio alle infiltrazioni di umidità e non sperimento la posizione n. 318, o del dragone ansimante, con Mrs. Inminoranza, cazzeggio su Eve Online, che incidentalmente consiglio a tutti coloro che tanti anni fa hanno perso le loro notti su Privateer, Privateer 2, Space Rogue (per quelli di voi veramente vecchi) o uno qualsiasi dei primi Elite.

Comunque, approfitto per infilare una new entry nel blogroll qui di fianco, il blog di Ottagono Irregolare, che vale davvero la pena di leggere, e per segnalare in particolare alcuni suoi post molto belli/interessanti, uno sulla classica diatriba a proposito di bellezza femminile e anoressia, uno su quella che chiama iMentality - Apple, iPod, iPhone, iTutto - ed uno sul motivo per cui, tutto sommato, il problema dell'Italia non sia Berlusconi più di quanto il problema della peste bubbonica siano quelle antiestetiche eruzioni cutanee.

22 novembre 2009

Garantisti del caxxo


Come ho già avuto modo di far presente alla mia signora, finchè i garantisti del kaiser continueranno a impedirci di impiccare i preti con le loro budella, cose come queste ve le dovrete aspettare sempre più frequentemente

P.S. Assieme ai preti, ovviamente, ci si devono mettere tutti quelli che "il crocifisso è laico e fa parte della nostra cultura". Perchè dei collaborazionisti non si può avere pietà.

10 novembre 2009

Ubuntu! (e due)


Per i fortunati possessori di un netbook Compaq mini 700 (non troppo rari, da queste parti - è il netbook che Three regala quando si sottoscrive un contratto dati), due righe di consigli su cosa fare per installarci una distribuzione che si suppone essere user-friendly.

In primo luogo, la connessione di rete. Se c'è un modo per far funzionare Ubuntu 9.10 con le schede di rete del mini 700, io ancora non l'ho trovato. Se installate da zero Ubuntu 9.10, non sembra esserci modo di farle funzionare affatto (sebbene i driver vengano caricati correttamente e lspci identifichi entrambe le schede). Dovete dunque installare Ubuntu 9.04 e poi aggiornare a 9.10, per provare il piacere di avere un netbook funzionante per circa due riavvii e/o un aggiornamento del kernel, prima che Ubuntu, per suoi motivi misteriosi, rinomini la vostra scheda wireless "eth1_renamed" e smetta di riconoscerla. A quel punto (saranno passati circa due giorni) vi tocca ricominciare da zero.

Potreste rimanere con Ubuntu 9.04, che funziona perfettamente col problema, relativamente minore, che non ha audio. Il problema si risolve scaricando i sorgenti di alsa-driver, alsa-lib e alsa-utils e ricompilandoli a mano (./configure && make && sudo make install in ciascuna delle tre directory). Il processo porta via poco meno di mezz'ora e va ripetuto
(premettendo un make clean) ogni volta che il kernel viene aggiornato.

L'alternativa è Kubuntu, con qualche accortezza. Intanto, assicuratevi di avere il netbook connesso con l'alimentatore fin dal momento del riavvio: altrimenti Kubuntu non riconosce la scheda di rete (quella fissa). Problema minore, direte voi, tanto io sul netbook conto di usare solo la wireless: e qui casca l'asino, perchè Kubuntu non ha i driver della scheda wireless e deve scaricarli dalla rete - utilizzando la scheda wired.

L'interfaccia utente di Kubuntu Netbook Remix non è delle migliori (spero che la versione definitiva, attesa per il prossimo anno, sia almeno marginalmente utilizzabile). La lista delle applicazioni è dinamica e viene gestita in maniera piuttosto oscura, spostando le icone, mi pare, in base alla frequenza d'uso delle varie applicazioni; non sembra possibile modificarla in alcuna maniera, non esiste, come in Ubuntu Netbook Remix, un pannello dei "favorites" dove piazzare in permanenza le applicazioni più usate - il pannello superiore sembra essere adibito ad una funzione simile, ma l'utente non può controllarlo, mi par di capire che il sistema ci piazzi le applicazioni usate più di frequente, ma all'atto pratico sembra che le icone appaiano e scompaiano in maniera più o meno casuale. La cosa più curiosa di tutte però l'ho vista nel pannello delle applicazioni per Internet. Sotto l'icona di Firefox (con la dicitura "Mozilla Firefox Browser") si trova in realtà uno script che cerca di installare Firefox anche se è già installato. Per far comparire un'icona corrispondente in effetti a Firefox bisogna lanciare l'installatore almeno una volta e poi riavviare il computer. Al riavvio, ci saranno due icone di Firefox, quella giusta è quella con la dicitura "Firefox Web Browser", a cliccare sull'altra si finisce semplicemente a cercare di reinstallare Firefox all'infinito.

Tanto per non farvi sentire la mancanza di Ubuntu, anche in Kubuntu l'audio non funziona. C'è stato il grande passaggio a Pulse come infrastruttura audio unificata, e il team di Kubuntu lamenta (giustamente) che un sacco di applicazioni fanno casino perchè cercano di usare ancora Alsa; dunque, per facilitare la vita a tutti, hanno stabilito dei default che assicurano che nessuno dei due sistemi funzioni correttamente.

Per far funzionare l'audio dovete

  • andare in system -> system settings, selezionare multimedia e per ogni voce spostare "Pulse Audio" al primo posto nella lista. Dal momento che Pulse è adesso l'infrastruttura base per KDE4, hanno pensato bene di non farlo utilizzare per default da nessuna applicazione a meno che non andiate a spostare le preferenze a manina. Geniale
  • installare una serie di pacchetti. Andate a linea di comando, risparmiate tempo: sudo apt-get install libasound2-plugins "pulseaudio-*" paman padevchooser paprefs pavucontrol pavumeter e poi sudo vi /etc/asound.conf (che non esiste) mettendoci dentro quanto segue:
    pcm.pulse {
    type pulse
    }
    ctl.pulse {
    type pulse
    }
    pcm.!default {
    type pulse
    }
    ctl.!default {
    type pulse

    }
  • A questo punto (dopo un riavvio) in realtà funziona tutto, ma non potete accorgervene perchè tutti i componenti che utilizzano Alsa (via un plugin che ridirige l'output di Alsa a Pulse) hanno il volume pressochè azzerato e non c'è modo, dall'interfaccia, di cambiarlo. Tornate al terminale ed eseguite alsamixergui che vi permetterà di regolare il master volume delle applicazioni che usano Alsa
Non sono ancora riuscito a capire come far funzionare la webcam (per ora non si accorge neanche della sua esistenza) e purtroppo, a differenza di Ubuntu Netbook Remix, non sembra esserci un modo per liberarsi dell'atroce interfaccia utente per passare a quella regolare di KDE. Anche l'audio MIDI, per ora, non sembra funzionare, quindi scordatevi i vecchi giochi MS-DOS in Dosbox/Dosemu. Per il resto sembra ragionevolmente stabile e la procedura di installazione e configurazione è piuttosto semplice in confronto, per esempio, a cercare di suonare il pianoforte con i testicoli.

03 novembre 2009

Random rant


Penso che ci sia un girone speciale dell'inferno dedicato a quelli che decidono che il default per una funzione di ricerca debba essere "OR". Meglio ancora, dal momento che non credo nell'aldilà, sarebbe un enorme campo di lavoro volontario in Siberia in cui venisse loro spiegato da amorevoli guardiani mongoli, equipaggiati con robusti manganelli con punta-taser (come in Blade 2), che NESSUNO su questo cazzo di pianeta quando cerca "to-do list" sta cercando tutti gli elementi che contengano "to-do" oppure "list".

22 ottobre 2009

Feel the power of the dark side


Io non lo so se è possibile: dopo mesi di colloqui, telefonate, cauti approcci, mi ritrovo tre offerte molto vicine ad essere sul tavolo e vengono, in ordine crescente di vicinanza all'imperatore Palpatine

da un hedge fund
da un fabbricante d'armi
dal giornale (semiufficiale) del Partito Conservatore

Dove ho lasciato la spada laser?

14 ottobre 2009

Segni che è tempo di cambiare lavoro


Una voce che ti chiama dall'altro capo della stanza e fa

"Eugenio! We need the RFC from the PVG for CCB to go in ASAP for the ACW"

05 ottobre 2009

Però una cosa non l'ho capita


OK, tutti a ridere di Repubblica che intervista una battona come se fosse Giovanna d'Arco, tutti a menarla che la sinistra diseduca le ragazzine perchè gli fa credere che a battere poi si diventa eroine del popolo, però, cacchio, che da quelle bocche fosse uscito un solo mormorio di condanna perchè, insomma, anche prendere delle battone e candidarle per servizi ricevuti ad elezioni che spaziano dalle europee alle amministrative, non sarà un minimo diversamente educativo per le ragazzine di cui sopra?

Cioè, fatemi capire, intervistare una battona è male e farle fare in quanto battona l'europarlamentare o la consigliera comunale è ineccepibile?

27 settembre 2009

iTunes feedback


Per la prima volta in tre anni, ieri sera ho deciso di lasciare del feedback sul sito della Apple dopo l'upgrade di iTunes, che è stato il solito trionfale successo. Ogni volta so che non dovrei aggiornare iTunes, ma dopo duemila volte che la fottuta finestrella modale mi salta su e mi ricorda che una nuova e mirabolante versione è disponibile e non voglio proprio aggiornarla e installare magari anche Safari, Quicktime, l'iPhone iManager e cristolosacosaltro compreso il nuovo iSpring iLoaded iDildo iUnder iYour iChair, alla fine cedo e aggiorno, spinto più che altro dalla curiosità di scoprire quale pezzo della mia esistenza verrà fottuto stavolta. E devo dire che rispetto alle ultime tre volte (il firmware dell'iPod, 75 GB di musica, video e audiobook e il filesystem) m'è andata pure bene.

Dear sirs,

After a few years of use, I feel compelled to inform you that iTunes is, in fact A HUGE STINKING PILE OF SHIT!

I have never, and I mean FUCKING NEVER been able to upgrade iTunes without incurring in some disaster, from it screwing my XP install to it screwing my music collection to it screwing, as is the case today, my playlists. NEVER. Apple has NEVER released an update that worked out of the box in THREE FREAKING YEARS! How fucking incompetent do you need to be to work at Apple? Why does iTunes delete my playlists? Why does it refuse to sync the playlists with the iPod? Why have my "Commute", "Cycling", "News podcasts" and "Onion" playlists disappeared from the iPod? Why all the playlists i create on iTunes aren't transferred to the iPod anymore although I haven't changed ANY OF THE FUCKING SETTINGS? What default have you changed this time? How much time shall I have to waste this time to force something as trivial as an MP3 player to work again?

I swear to whatever deity is listening, I'd rather be buggered by a herd of Cape buffaloes than buy ANYTHING from Apple again. Fuck Jobs. I hope next time he needs a transplant he receives one Apple-style and they replace his liver with a testicle because it's more stylish and marketing approves.

Yours somewhat disgruntedly

Eugenio Mastroviti

24 settembre 2009

Giochi di società


Gioco inventato dalla nostra cliente K. e che coinvolge anche me e il mio collega C. mentre i rispettivi boss si perdono in interminabili meeting.

Aggiungere alla propria pagina iGoogle il feed "Top News". Al via, prendere le tre notizie in mostra e costruire in meno di 45 minuti un'ipotesi di complotto a partire da tutte e tre. Questa mattina:

Scienziati scoprono vaccino che previene l'infezione da HIV (The Guardian)
Acqua in abbondanza scoperta sulla Luna (Daily Telegraph)
La Russia considera sanzioni contro l'Iran (flash di agenzia)

Sbizzarritevi nei commenti. Punti extra per il coinvolgimento degli Illuminati o degli alieni, punti in meno se vi ispirate ad una leggenda metropolitana esistente (tranne se riuscite a "dimostrare", come ha fatto C. una volta, che la leggenda metropolitana è stata messa in giro dal Mossad per screditare l'ipotesi di complotto). Il complotto più carino verrà inviato in forma anonima a Luogocomune e Massimo Mazzucco ci farà un DVD.

22 settembre 2009

"Non mi interesso di queste cose"


Podcast di Repubblica, ieri, Miriam Mafai:

"Per un lungo periodo sono stati molto popolari in Italia i Bersaglieri", e si affretta ad aggiungere "non so il perchè, non mi interesso certo di queste cose", nello stesso tono disgustato che userebbe se si stesse parlando di pedofilia.

Non sa il perchè, la signora Mafai. Non si interessa certo di queste cose, povera stella, immaginate che vergogna se sapesse qualcosa dei Bersaglieri.

Vediamo se riusciamo a darle un piccolo aiuto. Magari visivo, così non si deve sforzare troppo:






Ci arriva, o preferisce chiedere l'aiuto del pubblico?

21 settembre 2009

La fine della satira


Con la satira ho sempre avuto un buon rapporto, mi fa ridere quella di costume, trovo esilarante quella politica - anche e soprattutto quando colpisce la mia parte politica - e adoro quella religiosa. Non sono riuscito finora a trovare della satira sugli atei, il che non mi stupisce - sono soprattutto i religiosi integralisti ad avere motivo di praticarla, e per l'integralista medio un autodafè o una lapidazione è il massimo dell'umorismo.

È stato bello, insomma, il mio rapporto con la satira, ma ormai è finita. Da oggi non ci sarà più satira che possa farmi ridere, il mitico Visti da Lontano di Serra con Natta che punta agli studenti fuori corso del DAMS come il nuovo target elettorale del PCI, il Mistero Buffo di Fo, Avanzi, Cuore, il Daily Mash, Private Eye. Sono arrivato alla fine della satira, il punto estremo, e oltre non c'è nulla.

Ho scoperto il Santissimo Prepuzio.

Cioè, non è che l'ho scoperto personalmente. Ne ho scoperto l'esistenza. Ho scoperto che si venera il Santissimo Prepuzio di Gesù.

No, un attimo, tornate su e rileggete, lentamente. Si... venera... il... Santissimo... Prepuzio... di... Gesù. Ed è vero, non è satira! Lo tengono in chiesa come reliquia! Anzi ne hanno otto o dieci o tredici, non ho capito, e si danno dei bugiardi a vicenda, e uno l'hanno pure rubato trent'anni fa!

E da oggi in poi se dovessi leggere una nuova poesia di Rocco Smitherson, un nuovo racconto di Stefano Benni, non potrò non pensare, "Sì, ma venerano il Santissimo Prepuzio?" e stringermi nelle spalle senza neanche sorridere.

E a voi, fa ancora ridere Paolo Rossi? Mah.

16 settembre 2009

L'idiozia è bipartisan


Secondo un recente sondaggio, fra gli abitanti del New Jersey che si definiscono "conservatori", un terzo è convinto che Barack Obama sia o possa essere l'Anticristo. In compenso, un terzo dei sostenitori del Partito Democratico sono convinti che l'11 Settembre sia il risultato di un complotto dell'amministrazione Bush.

Hat Tip: Harry's Place

09 settembre 2009

Abito a Filthy Seance


Internet è, ogni giorno di più, il paradiso degli ossessivo-compulsivi. Qualcuno ha preso la famosa mappa della metropolitana di Londra ed ha fatto l'anagramma del nome di ogni singola stazione. Questo è il risultato (cliccare per ingrandire):



Hat tip: Norm.