19 ottobre 2006

Ancora sul velo


Un bell'articolo di Polly Tonybee sul blog del Guardian, Comment is Free, che si rifà ad un'intervista ad Harriet Harman comparsa nei giorni scorsi sul New Statesman.

Vale la pena leggere l'intero articolo, ma in particolare questo:

Jack Straw questioned the veil when he found it was not fading out, but increasing in his constituency. No one would ban it in the street: where would fashion dictatorship end? But between teachers and pupils, or public officials and their clients, the state should not allow the hiding of women. No citizen's face can be indecent because of gender.
Prescott, Hewitt, Kelly, Hain and others failed the test, saying it was women's "choice": can they really believe that's the whole story? Here is an uneasy blend of nervousness about racism and fear of already angry Muslims. It was left to Harriet Harman to make the unequivocal case for women's rights: "If you want equality, you have to be in society, not hidden away from it," she said. "The veil is an obstacle to women's participation on equal terms in society." No nonsense about choice. It took feminist leaders like her to fight for women's rights, often against a majority of oppressed women who at first "chose" to think them outlandish and unfeminine.
(traduzione mia)
Jack Straw ha messo in discussione il velo quando si è reso conto che invece di scomparire si stava diffondendo nel suo distretto elettorale. Nessuno vuole vietarlo per strada: dove andrebbe a finire questa specie di dittatura della moda? Ma fra insegnanti e alunni, fra pubblici ufficiali e chi si rivolge loro, lo stato non dovrebbe permettere che le donne debbano nascondersi. Non si può accettare che il viso anche di un solo cittadino o una sola cittadina arrivi ad essere considerato indecente per via del suo genere.
Prescott, Hewitt, Kelly, Hain, non hanno superato la prova, affermando che era una "scelta" delle donne: credono veramente che la questione stia tutta lì? Tutto quello che hanno mostrato è una poco rassicurante mescolanza di paura di mostrarsi razzisti e timore di alimentare ancora la rabbia di alcuni musulmani. C'è voluta Harriet Harman per difendere senza equivoci i diritti delle donne: "Se si vuole uguaglianza, si deve diventare parte della società, non nascondersi separandosene" dice "Il velo è un ostacolo alla partecipazione paritaria delle donne alla vita sociale". Nel suo discorso, nessuna delle solite assurdità sulla libertà di scelta: leader femministe come lei hanno già fatto l'esperienza di lottare per i diritti delle donne, e spesso contro una maggioranza di donne oppresse che "sceglievano" di bollarle come matte e dimentiche della propria femminilità.
La conclusione è nel titolo stesso dell'articolo: solo uno Stato completamente laico può garantire appieno i diritti delle donne.

Proposta indecente


Un'idea che cullo da un pochino (e che conto di spammare nei commenti di altri blog): mi sembra che i blogger italiani residenti in quel di Londra non siano pochi; perchè non organizzare una pizza, o meglio ancora una sbronza da mojito e mai tai da Cotton's, tutti insieme?

Restodelmondo sta da queste parti, Londinium pure, Portmeirion fa avanti e indietro ma insomma, ci si può organizzare, 5lire credo stia facendo un master alla LSE. E poi c'è speranza che questi blogger ne conoscano altri, a catena di Sant'Antonio.

Cortesemente, qualcuno mi spieghi nei commenti perchè è un'idea imbecille, così mi levo il pensiero.

17 ottobre 2006

Senza veli


Il velo ed il niqab ormai sono diventati come la nazionale inglese: tutti hanno diritto a dire la loro, e soprattutto, tutti sanno esattamente quale sia il problema e come risolverlo.

Ha cominciato Jack Straw dicendo, tutto sommato innocentemente, che il niqab si pone come una barriera fisica, che la maggior parte dei primati vivono il non poter vedere la faccia di chi gli sta davanti come una minaccia; in risposta alle prime critiche, comprese quelle di John Prescott, gli attestati di solidarietà si sono sprecati, compresi quelli di persone che non si possono certo accusare di islamofobia, come "Red" Ken Livingstone, sindaco di Londra e amico ed ammiratore di Yussuf al Qaradawi e Ahmed Yassin.

La polemica non è, contrariamente a quel che potrebbe sembrare dall'Italia, un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di una sorta di guerra (culturale) a bassa intensità in corso da tempo, e l'esplosione di questi giorni è dovuta semplicemente ad errori di valutazione da parte di una delle parti in causa.

Non intendo stare a tornare indietro negli anni al momento in cui qualcuno ha avuto l'infelice idea di tagliar fuori dal processo democratico la comunità musulmana, decidendo che questa veniva rappresentata da quel momento in poi da associazioni islamiste come l'MCB invece che da parlamentari democraticamente eletti; quel che è fatto è fatto, e questo Paese (come il resto d'Europa) pagherà a lungo, in termini di tensioni sociali, il prezzo di questi errori. Se andiamo però a guardare più vicino, troviamo che diversi gruppi di pressione hanno cercato ripetutamente, negli ultimi due-tre anni, di tirare la corda per vedere fin dove potevano arrivare: il caso di Shabina Begum, il caso Dilpazier Aslam, la proposta di legge sull'incitamento all'odio religioso e così via; la campagna è stata condotta con competenza ed ha riportato un notevole successo, al punto che oggi l'idea che criticare un dettato religioso sia una violazione dei diritti umani di chi lo segue sta entrando a far parte del pensiero mainstream.

Poco tempo fa, però, la corda è stata tirata troppo e si è spezzata. Prima Muhammad Abdul Bari, vicepresidente del Muslim Council of Britain, reso troppo baldanzoso dai successi del passato, commentando l'arresto di gruppi di fondamentalisti che compravano, con soldi di provenienza ignota, proprietà principesche in Sussex per impiantarci "scuole religiose" con 9 studenti e li addestravano a fabbricare esplosivi e a smontare e rimontare Kalashnikov, ha affermato che continuare ad arrestare integralisti religiosi equivaleva a demonizzare un'intera comunità e che questo avrebbe portato la Gran Bretagna ad avere due milioni di terroristi in casa, 700.000 dei quali a Londra - cosa che per qualche motivo non ha rassicurato il pubblico inglese. Quasi contemporaneamente un'altra esponente dell'MCB, Yvonne Ridley, con la foga che caratterizza tutti i convertiti, ha invitato i musulmani britannici a considerare la polizia ed il governo inglesi come entità ostili e ad iniziare una politica di assoluta non-collaborazione e boicottaggio. Subito dopo, all'indomani degli arresti seguiti alla scoperta del complotto per far esplodere diversi voli transatlantici, in un summit con esponenti del governo Syed Aziz Pasha, segretario della Union of Muslim Organisations of the UK and Ireland, ha proposto al governo di concedere l'introduzione della sharia (link a pagamento, ma si può leggere l'incipit dell'articolo) come alternativa alla legge inglese per la comunità musulmana, sostenendo che questo, assieme a scuole segregate, avrebbe in qualche modo pacificato le comunità e favorito l'integrazione (?).

Il pubblico inglese, per la prima volta, ha reagito con estrema insofferenza a queste affermazioni, e, di nuovo per la prima volta, questo ha reso possibile un dibattito su temi caldi come il niqab, l'autosegregazione di parti della comunità musulmana, l'influenza del fondamentalismo, che non venisse immediatamente degradato a lite da strada dalle solite accuse strillate di razzismo e islamofobia, di islamofascicomunismo o di complotto per/contro l'Occidente.

E a questo dibattito delle voci inattese hanno portato contributi sorprendenti.

Consigli a Bush


Esilarante, da Wolfstep.

16 ottobre 2006

Quanto pesa un genocidio?


di Eugenio Mastroviti e Carmen Dal Monte
(da Euston Manifesto Italia)

È impressionante come a volte certi morti pesino molto più di altri.

È stato notato in alcuni blog come 400.000 morti nel Darfur pesino molto meno di 1200 morti in Libano, almeno in Europa.
Allo stesso modo, per 10 anni diverse migliaia di sciiti uccisi in Afghanistan dai Talebani hanno avuto un peso pressoché inesistente di fronte a diverse decine di palestinesi uccisi dagli israeliani.
Tutti questi morti dal peso specifico sorprendentemente basso hanno una caratteristica in comune: vengono (o venivano) uccisi da regimi simpatizzanti del fondamentalismo di stampo wahabita, supportati e foraggiati dall'Arabia Saudita.

Allo stesso modo l'Arabia Saudita finanzia i Fratelli Musulmani e fornisce loro supporto intellettuale e ideologico attraverso l'università Al-Azhar che è la massima autorità teologica riconosciuta dal mondo sunnita.
Per essere più chiari i wahabiti hanno occupato le cariche accademiche che prima era patrimonio dei vari filoni della teologia sunnita, monopolizzandone di fatto l'indirizzo teologico-politico.
In Europa i Fratelli Musulmani sono ufficiosamente rappresentati da organizzazioni come l'UCOII in Italia e l'MCB in Gran Bretagna. Non è certo un caso quindi che queste organizzazioni facciano il possibile per indirizzare (e alimentare) la protesta e le manifestazioni dei musulmani che vivono in Europa in una direzione che sia conveniente all'organizzazione "madre" dei Fratelli Musulmani.
Non è sorprendente quindi che queste organizzazioni cerchino di pilotare l'indignazione della comunità musulmana in Europa lontano dalle colpe di regimi con cui condividono finanziatori e padrini ideologici.
Il genocidio del Darfur è uno degli esempi più lampanti di questa pratica, aiutata anche dalla compiacenza dei mezzi di informazione occidentali che sembrano non ritenere il Darfur un'emergenza mondiale.

13 ottobre 2006

Comunità


Da Harry's Place:

What the pro-Islamist 'left' and the right-wing Islamophobes, such as the late Orianna Fallaci for example, share is their eagerness to paint Muslim immigrant communities as part of some sort of unified campaign against the West. For the psuedo-leftist cretins and their Islamist allies this of course is a 'good thing', the defence of Islamic garb, for example, is part of a resistance to the (non-existent) war on Islam - and their right-wing mirror-image differs only in regarding this as an offensive action rather than a defensive one and in considering it a 'bad thing'.
Quello che la 'sinistra' pro-islamista e la destra islamofoba, come ad esempio la defunta Oriana Fallaci, condividono è lo zelo posto nell'identificare le comunità musulmane come parte di qualche genere di campagna organizzata contro l'occidente. Per i cretini pseudosinistri ed i loro alleati islamisti questa è ovviamente una cosa positiva, e così la difesa del velo integrale islamico, ad esempio, è parte di una resistenza globale alla (inesistente) guerra all'Islam - e l'unica differenza con i loro corrispondenti speculari a destra dello schieramento politico è che questi ultimi considerano tutto ciò un'azione offensiva piuttosto che difensiva ed ovviamente un fatto negativo.

Non potrebbe essere più vero, e la prassi politica quotidiana, da entrambe le parti, tende verso azioni e opinioni che possano sempre più rafforzare questo isolamento di una supposta "comunità musulmana" rendendola assolutamente monolitica e impenetrabile.

Ognuno di noi può essere identificato, a seconda del contesto, in una miriade di modi: io posso essere un italiano, un meridionale, un ateo, uno specialista informatico, un ciclista, un eterosessuale, e nessuna di queste definizioni cancella le altre. Nessuno si preoccupa del mio punto di vista di ateo su Linux, nè della mia opinione di specialista informatico sui matrimoni omosessuali - la sola idea sembra ridicola. Eppure c'è chi, strumentalmente, ritiene, anzi, vuole, che gli appartenenti a certe comunità debbano essere solo appartenenti a certe comunità. L'identità di musulmano, per George Galloway come per Nick Griffin, dovrebbe cancellare tutte le altre.

L'idea, naturalmente, non solo è sballata, ma non ha alcuna speranza di successo. Nonostante tutti gli sforzi (ed alcuni successi) di chi cerca di costruirsi un futuro politico sulla nascita di comunità monolitiche, separate ed in contrasto, nonostante l'idea che si è cercato di far passare che la comunità musulmana avrebbe in qualche modo diritto a leggi separate, servizi sociali separati e soprattutto una rappresentanza politica separata, non democraticamente eletta, anzi estranea all'intero processo democratico, basta andare in una qualsiasi delle scuole di qui per rendersi conto che questa gente sta combattendo una battaglia di retroguardia - ed una battaglia persa in partenza.

Certo, esistono scuole separate, in cui non è possibile iscriversi se non si è musulmani (o cattolici, o ebrei), esistono comunità chiuse, esistono moschee in cui si predica il rifiuto dell'integrazione, esistono storie tragiche come questa. Esistono però migliaia di scuole, la stragrande maggioranza, in tutta la Gran Bretagna, in cui ragazzine musulmane giocano a pallone con i loro coetanei di ambo i sessi, mangiano assieme, partecipano alle stesse feste, festeggiano il Natale con la stessa curiosità con cui i loro coetanei di altre religioni partecipano alle celebrazioni per la fine del Ramadan; in cui ragazzi musulmani imparano (rapidamente, di solito) che le idee dell'imam ultraconservatore su ebrei ed altri infedeli tendono a perdere forza, messe di fronte alla realtà dei fatti di una Shirley in minigonna o di un Solomon miglior terzino di tutta la scuola.

Quei ragazzi e quelle ragazze, che sono la stragrande maggioranza, fra 15 anni probabilmente non berranno alcolici, porteranno lo hijab (difficilmente il niqab), andranno in moschea regolarmente, ma sospetto che non accetteranno di buon grado la definizione totalizzante di musulmani che cancella tutte le altre e che oggi si cerca di imporre ai loro genitori: vorranno una rappresentanza politica che sia democraticamente eletta e che tenga conto di tutte le parti della loro identità e non solo di quella religiosa - così come oggi ben pochi cristiani preferirebbero essere rappresentati da un consiglio di preti piuttosto che da un governo democraticamente eletto.

Una minoranza di fondamentalisti resterà, sicuro, e probabilmente il loro essere ridotti ad atavismo superato dalla storia non farà che renderli ancora più rabbiosi, e dovremo fronteggiare il terrorismo che alligna all'interno di certi circoli integralisti; ma si tratterà di un pericolo circoscritto, una minaccia per la sicurezza personale, allo stesso livello di rapinatori armati, pedofili, gang di spacciatori: un pericolo per gli individui ma non per la società. Allo stesso modo, chi cercherà di descrivere il collega musulmano come una minaccia per tutti, come una forza che vuole sovvertire l'ordine democratico della nostra società, solo perchè al pub beve aranciata o al venerdì allunga la pausa pranzo per le preghiere, non potrà che esporsi al ridicolo.

Gente come Abu Izzadeen e Nick Griffin non se ne rende conto, ma non sta cambiando la società - non più di quanto i soldati tedeschi intorno al bunker della Cancelleria stessero sconfiggendo l'Armata Rossa.

05 ottobre 2006

Il welfare è di destra o di sinistra?


In Svezia la destra vince le elezioni, rompendo il monopolio socialdemocratico sul potere; vince basando la propria piattaforma su un punto fondamentale: il welfare state non si tocca.

In Gran Bretagna David Cameron sembra destinato a portare i Tories ad una decisiva vittoria elettorale contro un successore di Blair che potrebbe essere Gordon Brown, potrebbe essere Richard Reid, potrebbe essere Alan Johnson, ma sarà comunque scialbo rispetto al suo predecessore. Cameron ha posto le basi per la vittoria al congresso Tory conclusosi ieri: nessun taglio alle tasse, potenziamento e finanziamento dei servizi sociali, in primis la sanità pubblica, difesa ad oltranza della pari dignità dei matrimoni gay, misure, anche impopolari, per combattere il riscaldamento globale, nuova linfa all'edilizia popolare.

Che cosa sta succedendo alla destra? Sono un paio di casi isolati, o è un trend che si sta estendendo al resto d'Europa? E se dovesse essere così, quali discriminanti bisognerà cercare per distinguere uno schieramento dall'altro?

UPDATE: come fa notare Nullo nei commenti, il potenziale nuovo primo ministro è John, non Richard, Reid. La mia proverbiale incapacità di ricordare i nomi si è unita alla scarsa opinione che ho del personaggio, fino a farmelo confondere col terrorista col tritolo nelle scarpe...

Coerenza?


Non so se ne è arrivata voce in Italia, ma nel mondo anglosassone ha fatto molto scalpore un docudrama trasmesso pochi giorni fa dalla ABC, The Path to 9/11. L'oggetto del contendere sono le accuse all'amministrazione Clinton di aver, sostanzialmente, posto le basi per l'11 Settembre, bloccando una serie di iniziative e programmi antiterrorismo, rifiutandosi di perseguire Bin Laden ed Al Qaeda anche dopo che questi erano stati identificati come una delle maggiori minacce alla sicurezza nazionale, vietando ogni azione contro gli Stati, come Afghanistan e Sudan, che offrivano aiuto e rifugio ai terroristi, e finanche "strozzando" la rappresaglia dopo gli attacchi alle ambasciate in Africa e alla USS Cole.

Tutto verissimo, ovviamente, basta andare a rileggere i giornali dell'epoca per rendersene conto. Clinton ha delle colpe gravissime. Soprattutto, ha la colpa di aver ceduto ai ricatti del Congresso a maggioranza repubblicana e alle pressioni della stampa di destra, Fox News in testa.

Eh già, perchè ricordiamocelo, quelli erano gli anni in cui la destra americana strillava allo scandalo per un pompino nello Studio Ovale, e chiedeva indagini e commissioni d'inchiesta, e quando la Casa Bianca autorizzava una qualsiasi azione contro Al Qaeda e i Talebani in Afghanistan c'era una coda interminabile di giornalisti (uso il termine nell'accezione più generosa possibile, ovviamente) del calibro di Bill O'Reilly che accusavano Clinton di agitare lo spauracchio del terrorismo internazionale per distrarre l'opinione pubblica americana dalle cose veramente importanti - nella fattispecie, la presenza o meno di tracce di sperma sul vestitino di una stagista. Gli USA si ritirarono dalla Somalia sotto la pressione del Congresso repubblicano e della stampa di destra, che accusavano Clinton di sacrificare le vite di soldati americani, ancora, per distrarre l'opinione pubblica, abbandonando la Somalia ad oltre un decennio di guerra civile e fornendo ai terroristi la loro arma propagandistica principale, la prova che per piegare la volontà degli occidentali basta far mandare in onda qualche cadavere in prima serata, la prova che il terrorismo paga.

In pratica oggi la destra americana dà a Clinton la responsabilità per l'11 Settembre accusandolo di aver fatto ciò che la destra chiedeva a gran voce. La gratitudine, diceva Stalin, è una malattia dei cani. Non sappiamo chi possa essere afflitto, invece, dalla piaga della coerenza, ma per fortuna la destra americana, politica e giornalistica, sembra esserne immune.

04 ottobre 2006

Trivia


Gli ideogrammi cinesi, leggo su Mother Tongue di Bill Bryson, sono tutti composti da simboli base che vengono assemblati assieme. Circa 200 simboli base, detti radicali, compongono le centinaia di migliaia di ideogrammi di cui il cinese scritto è composto. Uno di questi radicali, in particolare, rappresenta la donna. L'ideogramma composto dal radicale donna ripetuto due volte, ho scoperto, significa lite. Quello composto da tre radicali donna messi assieme, invece, significa pettegolezzo.

Anniversari


Oggi è il settantesimo anniversario della battaglia di Cable Street. Settant'anni fa, i fascisti in camicia nera di Oswald Mosley marciarono sull'East End di Londra, nel tentativo di intimidire e ridurre al silenzio le organizzazioni sindacali e i gruppi ebraici che dai quartieri operai traevano linfa vitale e supporto nella loro lotta al fascismo.

Le camicie nere volevano una prova di forza, e la ebbero. Si aspettavano silenzio e paura, trovarono barricate, e 300.000 persone ad aspettarli. Otto ore, e diverse cariche della polizia, dopo, Cable Street, attraverso cui i fascisti avrebbero voluto marciare per poi dilagare fra le case popolari dell'East End, assomigliava ad un campo di battaglia della guerra di Spagna, come osservò un testimone.

La battaglia di Cable Street spezzò la schiena al fascismo inglese, costò a Mosley l'appoggio di Lord Rothermere e dei suoi giornali e cancellò definitivamente qualsiasi prospettiva di alleanza fra i Tories e la British Union of Fascists. Da quel momento in poi, Mosley divenne un paria, fino al suo arresto nel 1940 e all'esilio in Francia nel dopoguerra.

Sono cose che è bene ricordare.

28 settembre 2006

Confessioni




Ognuno di noi ha nel proprio passato qualche oscuro segreto. Il mio è che ero un fan di MacGyver. Probabilmente è per questo che trovo questo spot, um, impagabile


22 settembre 2006

Volo 77


Una dettagliata ricostruzione dell'impatto del Boeing sul Pentagono l'11 Settembre 2001, eseguita rifacendosi a tutti gli elementi noti come i pali divelti, il danno alla facciata e la ripresa della telecamera di sicurezza resa pubblica qualche settimana fa



21 settembre 2006

Presidenti


Grande scandalo in USA per un docudrama di Channel 4 in cui George Bush Jr. viene assassinato. Molti commentatori vedono questa produzione come un invito ad assassinare Bush, un esempio della profonda mancanza di rispetto che gli europei hanno per gli USA ed una prova della incomprensione di base che impedisce agli stessi europei di capire il rapporto quasi mistico che i cittadini americani, indipendentemente dalla collocazione politica, hanno con il proprio governo e la sacralità che attribuiscono alle cariche pubbliche che rappresentano il Paese. Per loro, veder assassinare GWB in TV, anche in una fiction, è un colpo allo stomaco, un attacco ad una figura che rappresenta quel che hanno di più sacro, una violazione inaccettabile.

Apprezzo molto la loro capacità di ammettere i propri errori, devo dire: non posso fare a meno di notare, infatti, che una decina d'anni fa la pensavano molto diversamente e facevano collette di solidarietà per il povero G. Gordon Liddy (di Watergatiana memoria) dopo che questi perse il posto di commentatore alla radio per aver annunciato che, "per prepararsi", faceva regolarmente tiro a segno con le sagome di Bill e Hillary Clinton come bersagli. Ammiro chi è capace di tornare sulle proprie opinioni ed ammettere i propri errori, come sembrano aver fatto i commentatori di estrema destra americani.

Oddio, chissà poi se si ricordano.

Segnalazione inutile


Val la pena di consigliare almeno una visita ad un blog di cui non conoscevo l'esistenza - una specie di Screw Loose Change in italiano, a cura, fra gli altri (ovviamente) del pericoloso agente del complotto neocon-masson-sionist-rettiliano Paolo Attivissimo.

La segnalazione è, ovviamente, inutile. Ci sono questioni che non possono essere risolte con una dimostrazione scientifica, con i fatti e con le prove, in generale o perchè hanno conseguenze su un'ideologia o una religione, o perchè ne servono da fondamento. L'evoluzione della specie è e resterà inaccettabile, ad esempio, per una vasta fetta della popolazione mondiale, forse per sempre, e chi difende la teoria si sentirà accusare di secondi fini che con la scienza non hanno nulla a che fare. Allo stesso modo, come sa bene almeno uno dei miei tre lettori, la questione dell'11 Settembre esula completamente da prove e dati scientifici: semplicemente, non puoi non credere nella cospirazione se vuoi dirti di sinistra e progressista, e se non ci credi, sei un fascista - così come in America non puoi credere all'evoluzione della specie e dirti cristiano. È una questione di fede, non di scienza: credo quia absurdum.

Il sito che segnalo, quindi, non serve a confutare le tesi dei complottisti, cosa di per sè inutile in quanto l'atto stesso di portare argomentazioni contro ti bolla come fascista e probabilmente agente d'influenza del complotto occidentale, ma torna utile per farsi un'opinione di chi (in malafede, come Chiesa, Blondet e compagnia bella) si sta facendo una posizione, e magari anche due soldi, alle spalle di tanti poveri creduloni, non diversamente da un gran numero di telepredicatori americani.

20 settembre 2006

Scandalo, orrore e raccapriccio


Secondo analisti generalmente molto attendibili, gli eserciti USA, israeliano e forse britannico (fra gli altri) starebbero fornendo in dotazione ai propri soldati delle nuove armi chimiche non contemplate da nessun protocollo d'intesa internazionale. Si tratterebbe di armi che sfruttano una particolare reazione chimica per proiettare frammenti di vari metalli pesanti (ad elevata tossicità) direttamente nei tessuti dei "bersagli", come vengono eufemisticamente chiamate le vittime di queste diaboliche armi.

Allo stesso tempo, arrivano da diversi Paesi occidentali rapporti su una nuova, terribile arma non-letale per il controllo delle folle, probabilmente parente delle misteriose armi a microonde: un "cannone" montato su un camion o autoblindo, che contaminerebbe le folle con il tristemente famoso DHMO, discussa sostanza chimica responsabile ogni anno della morte di migliaia di persone.

(se funziona questa, vado a lavorare alla BBC)

Offese


Un articolo di Christopher Hitchens che riassume molto bene la mia posizione sulla querelle Nazinger/Islam.

In particolare questo (traduzione mia):

Soprattutto, durante l'intero discorso fatto a Regensburg, l'uomo che modestamente si considera il vicario di Cristo non cessa di attaccare l'idea che la ragione e la coscienza individuale siano preferibili alla fede. Finge di credere che Logos possa significare "parola" o "ragione", il che può essere vero in greco, ma sicuramente non lo è nella Bibbia, dove invece viene presentato come verità rivelata. Menziona en passant Kant e Cartesio, omette completamente di citare Spinoza e Hume, e, in maniera disonesta, cerca di far credere che la religione, l'Illuminismo e la scienza siano in ultima analisi compatibili, quando in realtà l'intera impresa del libero pensiero ha sempre dovuto affermarsi, spesso con gravi rischi, contro la fantasiosa illusione della verità "rivelata" e i suoi fin troppo terreni rappresentanti. Si dice spesso - e fu lo stesso Ratzinger a dirlo quando era un sottoposto dell'ultimo Papa - che l'Islam è incapace di una Riforma; ma anche noi non avremmo neanche il termine nel nostro linguaggio se la Chiesa Cattolica avesse avuto campo libero. E adesso il suo nuovo e reazionario leader ha seriamente "offeso" il mondo musulmano, e allo stesso tempo ci ha chiesto di rinunciare all'unica arma - la ragione - su cui fare affidamento in questi tempi di oscurantismo.
(hat tip: To The Tooting Station)

19 settembre 2006

Il club


Da Restodelmondo, una meravigliosa (e angosciante) descrizione di un club piuttosto speciale, con osservazioni sparse sulla religione, su una certa scrittrice appena scomparsa e sul linguaggio.
Un brano di cui condivido letteralmente tutto. Come ho già detto, vorrei saper scrivere io così.

Diventa anche tu negazionista con l'ipnosi


Ripetete con me:

Nel Darfur non è in corso un genocidio

Nel Darfur non è in corso un genocidio

Nel Darfur non è in corso un genocidio
(specie l'intervista a Christine Shelley)

E se proprio non dovesse bastare, prepariamo i manifesti, così ci si mette avanti col lavoro:




UPDATE:

Quasi dimenticavo:

Nel Darfur non è in corso un genocidio

Nel Darfur non è in corso un genocidio

13 settembre 2006

La realtà supera l'idiozia


Da un sito complottista, messo su per sputtanare il pericoloso agente dei Savi di Sion, Paolo Attivissimo:

- "Era come un missile Cruise con le ali, è volato dritto verso il Pentagono e ci si è schiantato contro."
Mike Walter, CNN, 12 settembre 2001.

Dalla CNN, ma una pagina diversa da quella opportunamente scelta dal suddetto sito complottista:

"I was sitting in the northbound on 27 and the traffic was, you know, typical rush-hour -- it had ground to a standstill. I looked out my window and I saw this plane, this jet, an American Airlines jet, coming. And I thought, 'This doesn't add up, it's really low.'
And I saw it. I mean it was like a cruise missile with wings. It went right there and slammed right into the Pentagon."

"Ero seduto in auto sulla corsia nord della 27 e il traffico era, sai, tipico dell'ora di punta - si era praticamente fermato. Ho guardato fuori dal finestrino e ho visto quest'aereo, questo jet, un jet dell'American Airlines, avvicinarsi. E ho pensato, 'C'è qualcosa di sbagliato, è veramente basso'
E ho visto tutto. Voglio dire, era come un missile Cruise con le ali. È volato dritto verso il Pentagono e ci si è schiantato contro"

Si potrebbe anche aggiungere che "Cruise missile" è un missile Cruise, ma "cruise missile" è in generale un missile a lungo raggio che vola basso, introducendo così una discussione sulle metafore e i pericoli del loro uso in presenza di menti semplici, ma sarebbe peggio che sparare sulla Croce Rossa con una cluster bomb termobarica a microonde.

Sex and the City


Essere sposato e monogamo nella City offre l'innegabile privilegio di poter osservare in maniera disinteressata il comportamento di un paio di milioni di persone non prese a caso, ma selezionate in base a caratteristiche personali (competitività, ambizione e arroganza sono in cima alla lista), in un ambiente completamente artificiale disegnato per tenerle sotto pressione 24 ore su 24.

Prima osservazione: i single

Single, nella City, è un termine relativo. Oltre a significare, come nel resto del mondo, che uno/a non è sposato/a nè fidanzato/a, può significare che è sposato/a/fidanzato/a ma in questo momento preferisce ignorare la questione. Fedi nuziali e foto coniugali nel portafogli appaiono e scompaiono repentine come una proposta di legge sul conflitto di interessi, e mi aspetto un giorno o l'altro di assistere allo spettacolo, magari nella saletta sotterranea del White Hart, di due persone che si rimorchiano a vicenda nella penombra solo per scoprire, una volta alla luce dei lampioni all'esterno, che sono marito e moglie.

Il caso estremo è quello del multi-single - un uomo sposato che torna single per il rimorchio e, una volta trovata un'amante fissa, inventa scuse anche con lei per poter continuare il gioco del rimorchio nei locali della City (uso solo il maschile perchè conosco un solo caso del genere, ed è un uomo)

Seconda osservazione: ricordati di santificare le feste

Un ingenuo visitatore ignaro delle consuetudini della City si aspetterebbe, entrando in un pub il venerdì sera, di assistere ad un'orgia da far impallidire Messalina; si troverebbe davanti, invece, executive preoccupati, informatici (che notoriamente non hanno una vita sociale), qualche segretaria, gruppi di amici che non lavorano nella City ma hanno deciso di provare a verificare questa leggenda delle torme di segretarie ubriache e arrapate che popolerebbero, appunto, i pub dello Square Mile. Torneranno a casa delusi e ubriachi.

Il venerdì sera i pub della City fanno affari, ma non certo il pienone, e una ragione c'è: quella del venerdì è tradizionalmente la serata dedicata al pub con gli amici/con le amiche, a giocare a freccette, a far tardi cantando (stonati) l'inno della squadra del cuore o "Notti magiche" con un accento ed una pronuncia tali da far morire sul colpo qualunque italiano; ora, nei lavori normali l'intersezione fra l'insieme degli amici e quello dei colleghi raramente è vuota: almeno qualche elemento che sia un collega-amico si trova, e finisce che gli amici si invitano al pub vicino al lavoro, così gli fai conoscere questo collega simpaticissimo anche se tifa per il Chelsea. Nella City, no. L'intersezione fra colleghi ed amici, quasi immancabilmente, è un insieme vuoto, e praticamente nessuno vuole passare il venerdì sera con un branco di bastardi infidi (zoccole senza ritegno) che disprezza profondamente e che sono lì con l'unico scopo di fargli/farle le scarpe. I pub della City sono pieni da scoppiare il giovedì. E sì, ci sono davvero torme di segretarie ubriache.

Terza osservazione: speranza ed esperienza

Il giovedì sera, dunque, orde di executive, manager, segretarie, agenti di borsa, analisti di mercato, uomini, donne, transgender, genderfuck, di ogni orientamento sessuale immaginabile, discendono sui pub dello Square Mile alla ricerca di una o più anime gemelle. A guidarli è la consapevolezza che, mentre nel loro ufficio le donne hanno il sex-appeal di una macchina agricola, o gli uomini di una forchettata di spaghetti scotti, in tutti gli altri uffici della City gli uomini sono evidentemente belli, affascinanti, spiritosi, hanno un personal shopper che va in Italia una volta al mese a comprargli gli abiti e sono maestri dell'arte segreta di trovare, durante la pausa pranzo, un barbiere che sappia effettivamente tenere un paio di forbici in mano senza amputarsi un dito; e le donne sono tutte snelle, sexy, allegre, intellettualmente stimolanti ma non troppo complicate e tifose di calcio.

Ogni giovedì sera nella City è possibile assistere al disarmante spettacolo del trionfo della speranza sull'esperienza; e per chi ha la fortuna di potersi chiamare fuori dal gioco, il rituale è affascinante quanto un documentario di Attenborough.

La prossima volta, magari, parliamo dello speed-dating...

12 settembre 2006

Domande e risposte


Molto in ritardo, rispondo ad una domanda nei commenti: cosa ne penso dell'uso, da parte di Israele, di cluster bomb in Libano.

Premetto che non conosco nei dettagli la legge internazionale, e quindi, a differenza della maggior parte di coloro che non la conoscono, eviterò di esprimere un giudizio giuridico (vedi tutta la diatriba su armi chimiche/fumogeni/fosforo bianco per un esempio della ridicolaggine di simili giudizi). Personalmente considero l'uso di qualunque arma di area - cluster, termobariche, daisycutter, ma anche, e di più, normali Mk82 sganciate da un B52 - su aree densamente popolate moralmente esecrabile; allo stesso tempo credo che l'uso di armi di area su concentramenti di truppe sia una triste necessità della guerra e non più condannabile di molte altre cose fatte durante una guerra.

Trovo che lo scandalo degli ultimi tempi per via di questa o quell'arma più o meno "proibita" (i.e. l'equivalente militare dei pitbull e delle stragi del sabato sera, nel senso che se ne parla al telegiornale come se fosse qualcosa di nuovo e incredibile) sia in gran parte dovuto o ad ignoranza o a malafede - almeno da parte di giornalisti e politici. Da cosa lo deduco? Se fosse un problema reale, come per esempio è il caso delle mine antiuomo, i giornalisti (cito Repubblica, che m'è capitato di leggere, in Italia, quando sono sceso per 48 ore a festeggiare l'inizio della mia crisi di mezza età) non avrebbero bisogno di dare i numeri al lotto per fare scandalo - le "100.000 submunizioni inesplose" in Libano sono un esempio lampante, soprattutto il fatto che di queste l'80% sarebbe stato disperso nelle ultime 72 ore di guerra, perchè, è il commento sottinteso, quei cattivacci dei Savi di Sion volevano rendere il Libano del sud inabitabile: l'equivalente, in politica internazionale, di una persona cattivissima che quando viene buttata fuori da una casa, come ultimo gesto di spregio dà un calcio al gatto e sbatte la porta. I conti li fa Wellington (a proposito, peccato che abbia chiuso, era uno dei pochi blog di destra che leggevo senza alcun senso di superiorità) e non mi sembra il caso di stare a rifarli - l'unica conclusione possibile è che certi numeri sono stati sparati senza alcuna idea di quale sia la situazione sul territorio.

La domanda, in conclusione, è mal posta. Se uno mi chiede cosa penso dell'uso di armi automatiche da parte dei soldati, dico che si tratta di una necessità della guerra; il fatto che i parà inglesi, qualche anno fa, le abbiano usate in una piazza affollata di Belfast non cambia questa banale realtà.

07 settembre 2006

Quello che dice la gente


Ci sono due frasi che vengono generalmente pronunciate, spesso con aria di superiorità, da chi vuole far credere di capire qualcosa di fisica, e che invece ne denunciano l'assoluta ignoranza. Sono due frasi che chi ha veramente studiato un po' di fisica (sia pure con scarso profitto, come il qui presente) non si sognerebbe mai di pronunciare.

La prima, che mi ha sempre fatto saltare i nervi, viene di solito invocata come giustificazione del proprio comportamento: "l'ho fatto per via del principio di azione e reazione - ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Nei casi più dolorosamente (e ingiustificatamente) spocchiosi, segue la precisazione "e se ne sapessi un tantino di fisica, sapresti di cosa sto parlando". So due o tre cose di fisica, e pertanto so che tu non sai di cosa stai parlando. Il cosiddetto principio di azione e reazione è tutta un'altra cosa (e non c'entra una cipolla con quella che siamo abituati a chiamare "reazione").

La seconda, poi, che in Paesi più progrediti e illuminati di questo viene punita con la decapitazione in piazza, è "come diceva Einstein, tutto è relativo". Questa semplice ed innocente frase è in grado di portare uomini (e alcune donne) per altri versi pacifici a parossismi di furia incoerente, culminanti a volte nell'aggressione fisica. Einstein, chiariamolo una volta per tutte, non diceva niente del genere. O magari l'avrà anche detto, ma non c'entra la suddetta cipolla con la teoria della relatività. La relatività NON si occupa di come le cose siano relative. Sul serio. Parla d'altro.

Volete dare al vostro interlocutore l'impressione di capire qualcosa di fisica? Evitate come la peste i due stereotipi succitati. Provate qualcosa di originale. Se non vi vuol dire nè sì nè no, nonostante ogni insistenza, ditegli "e dai, non sei mica il gatto di Schrödinger"; se siete indecisi su cosa fare sabato e non volete prendere una decisione subito, rispondete che "la mia funzione d'onda non collasserà prima di venerdì sera"; se quando entrate in una stanza il tostapane esplode, il computer rifiuta di collegarsi ad Internet e il televisore si sintonizza in permanenza su Rete4, citate l'effetto Pauli, che vale doppio punteggio perchè non è fisica ma appartiene alla collezione di aneddoti che i fisici amano raccontarsi fino alla nausea. Insomma, siate originali, ma per l'amor della vostra rappresentazione antropomorfica preferita, lasciate in pace Einstein e le leggi della dinamica.

Grazie.

01 settembre 2006

Neutralità


Ogni tanto riaffiora la discussione sulla neutralità della Croce Rossa, e di quanto sia importante mantenerla; l'ultima volta che mi è capitato di leggerne è stato al tempo della selezione dei testimoni per il processo sui crimini contro l'umanità in Ruanda. La Croce Rossa, pur avendo subito essa stessa attacchi ed avendo perso del personale nei massacri, espresse un netto rifiuto alle richieste dei pubblici ministeri.

Personalmente credo si sia trattato di una scelta giustificata. Attraverso gli sforzi e i sacrifici di coraggiosi operatori locali e volontari stranieri, la Croce Rossa salvò un numero imprecisato, ma probabilmente dell'ordine delle decine di migliaia, di persone che altrimenti sarebbero morte per denutrizione, malattie, ferite riportate durante la pulizia etnica; e tutte le parti in causa, inclusi i capi della milizia Interahamwe, permisero ai volontari e ai medici l'accesso ai campi profughi esattamente in virtù della assoluta neutralità dell'organizzazione. Offrire testimonianze al processo, sebbene assolutamente giustificabile (ed anzi, io personalmente non credo sarei mai riuscito a non farlo) avrebbe avuto come unica conseguenza che nel corso del prossimo genocidio la Croce Rossa non avrebbe avuto il permesso di soccorrere le vittime.

Ci vuole una enorme forza d'animo per prendere decisioni del genere, una forza d'animo che io molto probabilmente non avrei; e ci vuole una grande lucidità, indispensabile per capire ed accettare in partenza tutte le conseguenze di un'assoluta neutralità, quelle positive come quelle negative.

Proprio per questo, non mi spiego l'atteggiamento della Croce Rossa in Libano. Non mi spiego le accuse lanciate a Israele sul supposto "attacco missilistico" ad un'ambulanza, e non me le spiegherei nemmeno se fossero fondate, figuriamoci poi quelle basate su un'evidente contraffazione, nè le reazioni isteriche quando la contraffazione viene esposta. Uno dei miei tre lettori ha qualche idea?

Un mondo impazzito


Ogni giorno che passa mi vado convincendo che c'è qualcosa di profondamente sbagliato nella società occidentale. Sospetto che rappresentiamo l'unico caso, nella storia dell'umanità, in cui i ricchi si possono permettere diete, palestre e sandwich con rucola, maionese dietetica e gamberi di fiume, mentre i poveri mangiano hamburger da McDonald's o salsicce e patate in qualche caffè di quart'ordine vicino al lavoro, e non possono permettersi di fare esercizio fisico. I ricchi sono magri, i poveri obesi.

W la Finlandia


Un altro di quegli stupidissimi quiz da weekend (con un progetto al suo terzo mese di ritardo, cosa volete che si faccia al lavoro? Quiz, ovviamente): in quale esercito della II Guerra Mondiale avresti voluto combattere?

Nel mio caso, in quello finlandese:

You scored as Finland. Your army is the army of Finland. You prefer to win your enemy by your wit rather than superior weapons. Enemy will have a hard time against your small but effective force.

Finland


69%

British and the Commonwealth


63%

Poland


63%

France, Free French and the Resistance


63%

Italy


56%

Germany


38%

United States


38%

Soviet Union


38%

Japan


19%

In which World War 2 army you should have fought?
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Addio alla mia identificazione col capitano Renault di Casablanca: proprio non ce lo vedo, a combattere al freddo.