29 aprile 2007

Lacune


Una cosa buona dell'avere la febbre alta ed essere costretto a letto per il 90% del tempo è che si ha il tempo di colmare le lacune della propria educazione.

Per dire, finalmente ho capito perchè nel 2004 in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali USA non c'era nè Bush nè Kerry ma Josiah Bartlet.

In più, ho deciso che d'ora in poi J'accuse, mon petit fromage! diventerà il mio motto nelle discussioni con Mrs. Inminoranza.

(un sentito grazie a Restodelmondo, che con le ripetute citazioni m'ha finalmente fatto venire la curiosità)

27 aprile 2007

Assenze


Le mie scuse a tutti e 3 i miei lettori. Ho 40 di febbre, riesco a mangiare 3 cubetti di melone al giorno e il veterinario sospetta che uno dei miei gatti abbia un tumore al fegato.

Ci sentiamo fra qualche giorno.

(ci sarebbero un paio di commenti da fare anche sul sistema sanitario pubblico inglese, ma ho esaurito il tempo massimo che riesco a passare davanti al computer)

10 aprile 2007

Domanda non (troppo) provocatoria


Fa comodo avere un blog, puoi fare post ad personam senza dover rendere conto a nessuno.

In mezzo ad una lunga discussione, frammentata in più post, con Rosalux, Dacia Valent lascia un commento interessante, in cui, in mezzo ad una serie di cose con cui sono completamente d'accordo a metà, come al solito, scrive una frasetta che mi lascia perplesso. Dice: "E la laicità dello stato che però non sia a sua volta un dogma", parlando di un minimum set di condizioni irrinunciabili per un Paese civile.

Io questa frase non l'ho capita. Ho sempre considerato l'essere laici un po' come l'essere incinta: non puoi essere "un tantino laico", o lo sei o non lo sei. O la religione sta fuori dalle cose dello stato o ci sta dentro. Se ci sta dentro, lo Stato non è laico, punto. Se tieni il crocifisso in classe lo Stato non è laico. Se tieni, peggio ancora, il crocifisso nell'aula di tribunale lo Stato è tutto meno che laico. Anche se il crocifisso è piccolo.

Se anteponi il principio religioso alle necessità civili, allora lo Stato non è laico, e non è questione di dogmi o altro. Se cominci a dire che io devo presentarmi al lavoro alle nove, ma X può arrivare alle 11 perchè adora il Grande Cocomero, se Y deve mettere le scarpe per guidare l'auto ma Z può farlo con i sandali perchè ha un amico immaginario che vuole così, allora lo Stato non è laico. Sarà rispettoso, sarà multiculturale, sarà quel che vuoi, ma non è laico.

Oh, poi, magari sono io che sono accecato, o almeno reso molto miope, dalla mia antipatia per le religioni organizzate, non dico di no, e vorrei che fosse chiaro che il tono magari un po' aggressivo di quanto scritto qui sopra è sicuramente dovuto ad una serie di miei pregiudizi, ma non è espressione di un intento polemico, e insomma sarei grato a Dacia, in caso dovesse ricapitare qui, se volesse espandere un tantino il concetto che ha espresso.

07 aprile 2007

Buona pasqua un caxxo

Questo doveva essere un pacato post di risposta a Maedhros, al commento che mi ha lasciato a proposito di Anno Zero, sulle questioni dei diritti e dell'immigrazione, e incidentalmente sul metodo Di Bella.

Il post, per cause indipendenti dalla nostra volontà, è stato rimandato, spero a domani o al massimo a martedì.

Dice, perchè? Perchè era un paio di giorni che non leggevo giornali italiani, per cui questa cosa qui mi è arrivata fra capo e collo come una sorpresa. Come mi capita sempre in questi casi, ho cancellato il post che stavo abbozzando e ne ho scritto uno pieno di improperi, insulti e auguri di forca e impalamento per una serie di personaggi. Poi, fortunatamente, ho cancellato pure quello.

C'è ben poco che potrei aggiungere a quello che ha scritto Restodelmondo qui in particolare su questo episodio, e qui in generale per un'opinione sulle cose italiane. Posso solo dire che tutto sommato mi sento più garantito qui dalla destra di Sayeeda Warsi e Michael Portillo che in Italia dalla sinistra della Binetti e della Bindi. E c'è di peggio: mi sento più garantito come ateo in quella che è tecnicamente una teocrazia, in cui il capo dello Stato è anche capo della Chiesa di Stato e "Defender of the Faith", che nella laica Repubblica Italiana.

Se ho quasi convinto Maedhros a votare Lega alle prossime elezioni, Rosy Bindi m'ha quasi convinto a votare Tory. Anche questa, dopotutto, è una exit strategy.

04 aprile 2007

Anno Zero


Alla fine l'ho vista anch'io, la famosa puntata dell'imam che dice che non ci deve essere tregua con gli atei (che poi, non lo dice - lo scrive). Pur confermando la mia radicata antipatia per le religioni organizzate in generale, e per chi vuole trasformarle in pratica politica in particolare (che si chiami Ratzinger, Robertson o ibn Wahab), ci sono due o tre cose che vorrei dire.

La prima è che Santoro è fazioso. L'ho sempre saputo, e Santoro non mi è particolarmente simpatico, ma mi sembra che l'altra sera sia sprofondato a livelli da Libero o Padania, facendo fra l'altro, come capita in questi casi, un disservizio grave proprio alle persone che sosteneva di voler proteggere.

Il problema è che, come mi è capitato di ribadire a Maedhros per altre faccende, un aneddoto, o una collezione di aneddoti, non è scienza. Intervistare 50 donne nordafricane che dicono di essere picchiate dai mariti non significa assolutamente nulla, al massimo serve da propaganda di infimo livello per la stessa fascia di popolazione che si fa infinocchiare da Libero o dalla Padania. Per tutti gli altri, vale la risposta - vera, peraltro - che per ognuna di quelle donne ci sono 50 italiane picchiate, e a volte ammazzate, dai loro italianissimi e cattolicissimi mariti. Non abbiamo bisogno degli immigrati, dopotutto, per contendere alla Spagna il primato europeo delle violenze domestiche: facciamo benissimo da soli, grazie - a differenza della raccolta dei pomodori, è un lavoro che gli italiani ancora non si rifiutano di fare.

Se dunque Santoro voleva difendere i diritti delle donne immigrate, ha ottenuto semmai il risultato opposto: perchè gli unici che hanno preso sul serio la sua disamina di casi pietosi sono quelli che, comunque, vedrebbero bene le donne immigrate appese al lampione a fianco a quello dei mariti - leghisti e feccia analoga. Gli altri, semplicemente, non sono stati convinti da un documentario realizzato con i piedi.

Capiamoci, è probabile che l'incidenza delle violenze domestiche sia in percentuale più elevata all'interno della comunità musulmana - per una lunga serie di motivi. Il problema è che urlare in prima serata "i musulmani picchiano le mogli", lungi dal risolvere il problema lo aggrava, spingendo la comunità immigrata a chiudersi maggiormente su sè stessa e a considerarsi assediata. Se si vuole cercare una soluzione al problema, semmai, bisogna andare nella direzione opposta: cancellare per quanto possibile le linee di demarcazione.

Una cosa interessante (ma ovviamente poco rimarcata) della puntata di Anno Zero è stata la testimonianza delle donne italiane picchiate da mariti o padri italiani: in tutti i casi le donne raccontavano del proprio isolamento, della sensazione di non avere alcun contatto, alcuna possibilità, alcun appoggio fuori dalla famiglia: erano tagliate fuori dalla società, dalla comunità umana, interagivano col mondo solo tramite gli stessi uomini che le opprimevano e le picchiavano. Erano prigioniere senza possibilità di fuga.

Dalle nostre parti questa è una situazione che ha del patologico: non è una regola assoluta, per carità, ma casi simili si verificano spesso se la donna ha subito traumi precedenti, se è nata e cresciuta in una simile realtà. Mrs Inminoranza, per dire, sa perfettamente che se io dovessi impazzire e cercare anche una sola volta di darle uno schiaffo, lei può uscire dalla porta di casa e trovare 10 vicini che la lasceranno entrare in casa, dormire una notte nella stanza degli ospiti e la accompagneranno anche alla polizia per una denuncia. Sa che cè un mondo, fuori, che sta dalla sua, sa di essere parte di una società civile che condannerebbe me, non lei. Che questo sia vero o falso, poi, conta poco: magari i miei 10 vicini sono degli stronzi che non le aprirebbero la porta perchè si fanno i fatti loro, magari non chiamerebbero neanche la polizia; non conta, la cosa importante è la percezione di Mrs Inminoranza di poter trovare aiuto, là fuori, e la consapevolezza che una volta che lei ha superato la porta di casa ed è arrivata ad un poliziotto, io sono fottuto e passo i prossimi 5 anni in galera (lasciamo perdere per un attimo il fatto che sia lei a picchiare me, di solito: il mio è un discorso del tutto ipotetico).

Oh, intendiamoci, non sto dicendo che questo sia sempre vero: so perfettamente che molte donne sono maltrattate in casa loro ogni giorno, e so perfettamente che la polizia non fa neanche un centesimo di quel che dovrebbe per aiutarle; ma il fatto rimane che man mano che questa consapevolezza cresce, il numero di uomini disposti a correre il rischio, o anche solo a considerare l'opzione della violenza, diminuisce. Non è un caso che da qualche tempo, come stupratori e pedofili, anche i wife-beaters, come li chiamano qui, abbiano bisogno di misure speciali di protezione in prigione.

Il problema è che una donna immigrata non ha la percezione di far parte della società. Peggio, viene condizionata a sentire il mondo esterno come ostile: il poliziotto non è quello a cui chiedere aiuto, è quello che la rimanda in patria se la becca senza documenti, è quello che la prende in giro perchè parla con uno strano accento, è quello che esercita un'autorità arbitraria e capricciosa su di lei e su tutti quelli con cui ha contatti regolari. Una donna immigrata non si sogna neanche di ricorrere ad una società di cui non fa parte per ottenere protezione, l'idea è semplicemente ridicola: perchè chi l'ha considerata fino ad oggi come un cancro, un corpo estraneo da espellere, improvvisamente dovrebbe aiutarla?

Mi spiace dirlo, ma in Italia questa situazione viene esasperata dalla maniera criminale in cui la questione dell'immigrazione (il problema dell'immigrazione, come lo chiamano certi commentatori, il che già rende l'idea) è stata gestita. Gli immigrati sono formalmente riconosciuti come un corpo estraneo, con diritti limitati, tassati ma impossibilitati a dire la loro su come le loro tasse verranno utilizzate, sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno legato a filo doppio al lavoro - lo stesso sistema che in USA, con la green card, ha dato origine a quella che Red Herring, non esattamente una rivista della sinistra antagonista, chiamava la nuova servitù della gleba.

Quelle donne continueranno ad essere picchiate, perchè continueranno a credere che i maltrattamenti in famiglia siano preferibili all'espulsione dall'unica società di cui credono di poter fare parte - il ristretto ambito della famiglia e dei pochi conoscenti (e probabilmente sodali) del marito, e i mariti continueranno a picchiarle perchè sapranno di poter godere dell'impunità più assoluta.

In UK, premetto, il trattamento degli asylum seekers (gli extracomunitari senza permesso di soggiorno) ha degli aspetti che non si possono non definire ignobili: stipati in ostelli e vecchi alberghi, spesso fatiscenti, impossibilitati a lavorare per almeno il primo anno in UK e dipendenti da un salario di sussistenza, i loro figli parcheggiati in scuole scadenti, sottoposti a continui linciaggi mediatici e politici; eppure, i laburisti sono riusciti a infilare in questo quadro due-tre cose che vanno nella direzione esattamente opposta, provvedimenti che l'Italia non farebbe troppo male ad adottare - provvedimenti che vanno esattamente nella direzione di far sentire le donne, immigrate e inglesi, parte integrante di una società che le protegge e garantisce loro diritti be precisi.

Intanto c'è la questione del voto amministrativo: se risiedi in questo Paese, in altre parole se dormi sotto un tetto e hai un lavoro (e quindi, se paghi tasse statali e comunali), hai il diritto di voto per le elezioni amministrative. Questo significa che ogni 6 mesi ti arriva un documento dal comune che chiede conferma che abiti ancora a questo indirizzo, che tua moglie abita ancora a questo indirizzo, e ricorda che entrambi avete diritto a votare. E ad ogni elezione, due certificati elettorali arriveranno nella buca delle lettere, uno a tuo nome ed uno a nome di tua moglie. Certo, magari non permetterai a tua moglie di uscire per votare, ma lei saprà, le verrà ricordato periodicamente, che lei qui ha dei diritti, appartiene ad una società più grossa, e con maggiori garanzie, del pianerottolo con ringhiera filmato da Santoro.

Poi ci sono le questioni fiscali. Se una coppia ha un bambino (per coppia, lo dico per i miei due lettori dall'Italia, in Paesi non-teocratici si intendono due adulti consenzienti che coabitano, indipendentemente dalla benedizione di questo o quel prete), in questo Paese, ha diritto a dei crediti fiscali; il trucco però è che questi crediti vengono rimborsati comunque nel conto in banca della madre, anche se provengono dalle tasse del padre. Questo, ancora, significa che la donna deve uscire, andare in banca, firmare i documenti, ricevere una telefonata ogni tanto se ci sono problemi. Lo so che sembra una cazzata, ma se una persona deve prendere una decisione difficile come lasciarsi tutta una vita alle spalle, avere o meno un conto in banca con quattro soldi sopra può fare tutta la differenza - e, ancora, al di là di questo c'è la percezione che lei sia, e sia considerata, una persona, parte di una società, e non semplicemente un'appendice di un marito che si considera preposto a mediare tutte le sue interazioni col mondo esterno.

Se Santoro voleva far caciara, c'è riuscito alla perfezione. Se voleva fare uno spot per la Lega, pure. Se voleva far qualcosa contro i maltrattamenti in famiglia, ha fallito miseramente.

P.S. Ci sarebbe anche molto da dire sull'immonda performance della parlamentare della Lega, ma sebbene questo non sia un blog per famiglie, ci sono sempre limiti imposti dal buon gusto, e vedere quella forma di vita fingere di preoccuparsi dei diritti delle donne immigrate, e dei diritti delle donne in generale, va di gran lunga al di là di questi limiti. Va bene che quando entri nella Lega ti rimuovono chirurgicamente la dignità, ma mi sa che quella lì ne aveva poca pure prima.

01 aprile 2007

Incidenti domestici

Mrs Inminoranza: "..e insomma le femmine di scimpanzè è normale che si fabbrichino lance e bastoni per dare la caccia ai bushbabies, in media la femmina della specie è più intelligente del maschio"
Io: "Sì?"
Mrs Inminoranza "Se non altro perchè è costretta a pensare di più e a sfruttarla, l'intelligenza. Sai quando si dice che la funzione sviluppa l'organo?"
Io "...è per quello che hai il culo grosso?"

*BAM*
*CRASH*
*SKLUNK*

Sul referto del pronto soccorso m'hanno scritto "attempted suicide"

28 marzo 2007

Scoiattoli


Come promesso in passato, questo è il link all'articolo di Mrs. Inminoranza sull'imperialismo zoologico yankee. Le hanno scritto apposta per dirle che è uno degli articoli più popolari pubblicati negli ultimi tempi - poi dice che la lotta antimperialista non è sempre viva.

27 marzo 2007

La calunnia del sangue


Mrs. Inminoranza ha una serie di strane abitudini. Quando non è in giro per foreste pluviali sudamericane a strappare peli agli scoiattoli (è una storia lunga) insegna le scienze a ragazzini dislessici e delinquenti minorili, fa la volontaria allo zoo di Londra e torna a casa tutta contenta perchè un formichiere l'ha bausciata fino alle sopracciglia e, quel che è peggio, frequenta newsgroup su Usenet.

Come dice giustamente Uriel, Usenet è un universo piccolo, dove alla fine, vai e vai, scrivono sempre le stesse 50 persone, ma ci sono gruppi di discussione davvero ai confini della realtà, gruppi come it.discussioni.animali, dove attivisti animalisti dimostrano all'universo mondo che la crisi di mezz'età può cominciare anche a vent'anni e colpire uomini e donne, dove se ammetti di aver bevuto un cappuccino ti saltano alla gola in quattro per l'orrenda schiavitù a cui costringi le mucche, dove un sacco di gente il cui unico contatto con la natura è il geranio in balcone si strappa i capelli di fronte all'idea di eradicare le nutrie o gli scoiattoli grigi perchè "è natura e l'uomo non deve intervenire" (2-3 cazzate al prezzo di una, che neanche Maurizio Blondet quando parla dell'11 settembre), dove, per finire, si trovano thread come questo qui.

Ci si trovano delle perle non esattamente rare. Fra l'altro (credetemi sulla parola, non mi va di stare a cercarli) thread del genere si ripetono periodicamente e con una certa frequenza, sempre con gli immigrati che si rubano i cani per mangiarseli o farci cose indicibili; e ogni volta che li leggo, o che Mrs. Inminoranza richiama la mia attenzione sulla cosa, non riesco a non fare paralleli storici. Cos'è, dopotutto, l'accusa di rubare gli animali d'affezione per mangiarseli, se non una calunnia del sangue aggiornata e adattata ad una società a crescita zero? Abbiamo tutti gli elementi: il diverso facilmente identificabile, emarginato, debole e incapace di reagire all'accusa, l'accusa più mostruosa possibile, quella di rubare quanto di più prezioso abbia una famiglia, il fulcro degli affetti, per ucciderlo e appropriarsene totalmente, cibandosene. Ci sono tanti, troppi livelli di rassomiglianza in questo, molti di più che nei classici comunisti/gurkha/buffalo soldiers che si mangiano i bambini - lì c'era solo l'aspettativa della violenza, normale dopo una guerra o l'attesa rivoluzione, qui c'è di peggio, c'è il concetto dell'infiltrazione subdola nella nostra società, dell'approfittare di una nostra supposta benevolenza, c'è la descrizione della perfetta serpe in seno: c'è la differenza fra galvanizzare una (supposta) resistenza all'invasore ed aizzare un pogrom.

Ellamadonna, mi direte, tutto questo dai messaggi di quattro svampite su un newsgroup?

Ogni iceberg ha una punta, potrei rispondere, ma il fatto è che non sono solo quattro svampite su un newsgroup, noi italiani brava gente sembriamo essere molto ricettivi a questa spazzatura - dalla caccia all'albanese scatenata da Erika e Omar al marito della poveretta di Erba, dal tipo arrestato per aver proposto a dei rom di rubare un bambino ai gridolini di gioia neanche mascherati che hanno salutato in certi ambienti l'uscita del libro di Ariel Toaff, si direbbe che per le calunnie del sangue dalle nostre parti ci sia un florido mercato.

26 marzo 2007

Anniversari


Cadeva ieri l'anniversario dell'inizio di una delle più lunghe ingerenze imperialiste inglesi negli affari interni di altre nazioni. In nome di un malinteso concetto di diritti umani più o meno universali, la Royal Navy si intromise nei legittimi commerci di altre nazioni, abbordò navi, sequestrò carichi, arrestò rappresentanti ufficiali di Paesi sovrani, invase Paesi stranieri e usò i Royal Marines per intromettersi in usanze e culture di cui non sapeva, tutto sommato, nulla.

Esempio lampante di imperialismo mascherato da guerra umanitaria, rimane a tutt'oggi una macchia nella storia di questo Paese, una vergogna che non deve più ripetersi, un'ingiustificabile ingerenza nei legittimi affari interni di altre nazioni. Insomma, la madre di tutte le "esportazioni di democrazia".

Come, di che parlo?

Dell'abolizione della schiavitù, di che altro sennò?

16 marzo 2007

Letture


Leggere un libro è solo metà del piacere: l'altra metà è scassare l'anima al prossimo parlandogliene per far vedere quanto sei colto; motivo per cui su questo blog si discutono in generale libri di un certo spessore e si passa sotto silenzio tutto il contenuto dello scaffale in alto a sinistra, quello con titoli come "Il frustino e la voluttà" o "I segreti del collegio femminile".

Ahem.

Dicevamo.

Il mio ultimo shopping spree in Charing Cross Road mi ha lasciato in possesso, fra gli altri, di tre libri di cui è il caso di parlare qui.


Il primo è What's Left? How liberals lost their way di Nick Cohen. Cohen è una figura storica della sinistra inglese, scrittore, politologo ed editorialista del Guardian, critico accanito del governo Blair e dell'esperienza politica blairiana con i suoi tentativi di far passare soluzioni e politiche tipicamente Tory come "New Labour".

Il libro è in pratica la descrizione di diversi Douglas Adams moments capitatigli nel corso degli ultimi 10 anni: i principali risalgono a quando ha visto una certa sinistra inglese opporsi all'intervento in Kosovo in nome "della pace" (io su questo lo batto, visto che m'è capitato di discutere con compagni che mi sono saltati alla gola quando ho osato suggerire che dopotutto in Bosnia era meglio avere la NATO che un'altra Srebrenica) e a quando ha visto militanti antifascisti iracheni portati in palmo di mano dalla sinistra, come Kanan Makiya, trasformati in "fantocci di Bush" per la grave colpa di continuare a dire del regime quello che avevano sempre detto.

Diversi capitoli sono dedicati ad erorri del passato che Cohen considera analoghi almeno moralmente se non nelle conseguenze pratiche, come l'attivismo pacifista del Bloomsbury Group di Virginia Woolf, che sfociò nell'adesione di diversi suoi esponenti a movimenti filonazisti e nella produzione di più di un proclama antisemita, e l'atteggiamento dei socialisti francesi che in nome della "pace" arrivarono ad isolare Leon Blum, a diffondere la spazzatura antisemita dei nazisti (per dar conto dell'imperdonabile atteggiamento "guerrafondaio" di Blum) e infine a partecipare al governo di Vichy mentre Blum e gli altri antinazisti venivano caricati su vagoni piombati e spediti a Dachau.

Cohen confronta gli errori del passato con quelli che considera gli errori attuali - il sostegno per lo meno morale alla "resistenza" irachena delle autobombe e delle stragi di pellegrini, l'antisemitismo mascherato da antisionismo e giustificato con la solidarietà al popolo palestinese, le astruse e assurde ipotesi di complotto che attribuiscono la responsabilità di tutti i mali del mondo ad un'oscura cricca di supercapitalisti, ebrei (pardon, "sionisti") ed agenti della CIA, il sostegno a qualunque causa oscurantista e regressiva che si dichiari in qualche modo antioccidentale. Il quadro che ne esce non è lusinghiero per la sinistra inglese o europea - e ovviamente ha fatto di questo libro il caso letterario dell'anno: noialtri di sinistra abbiamo un sacco di difetti, ma nella disciplina dello sbranarci fra di noi potremmo vincere l'oro olimpico senza neanche sudare - e quelli più stupidi di noi, come il sottoscritto, lo ritengono anche un fatto positivo che denota un minimo di onestà intellettuale, coerenza e fedeltà a dei principi.

Incidentalmente: vale la pena di leggerlo solo per la definizione degli anni del governo Major. Era come, dice Cohen, rimanere intrappolati in un vagone di treno guasto, e circondati da uno stuolo di contabili disonesti: riuscivano ad essere noiosi e corrotti allo stesso tempo.
Murder in Amsterdam è un libro abbastanza più difficile. Ian Buruma è nato in Olanda ma ha passato molta parte della sua vita in altri Paesi, ed è tornato nel suo Paese d'origine poco dopo la morte di Theo Van Gogh, alla ricerca di un motivo, di una spiegazione per quello che era successo e che stava continuando a succedere in Olanda.

Il libro comincia in maniera relativamente noiosa - almeno per me. Buruma si sofferma molto sulle minuzie dell'evoluzione delle convenzioni sociali olandesi, sulla storia sociale e politica nazionale, e per qualche motivo ho avuto difficoltà a superare i primi capitoli. Il libro si fa man mano più interessante quando comincia a parlare di immigrazione, dei "lavoratori temporanei" reclutati in Nordafrica come manodopera a basso costo e isolati in città-ghetto nascoste alla vista dei lindi borghesi olandesi, quando descrive, abbastanza impietosamente, l'origine e le responsabilità delle tensioni che oggi lacerano la società olandese.

Il quadro che descrive Buruma è deprimente, nessuno è esente da colpe, da Theo Van Gogh, con il suo credere che dipingersi come un giullare lo esimesse da qualsiasi responsabilità per quello che diceva, ad Ayan Hirsi Ali, che ha abbracciato l'ateismo con lo stesso, intollerante spirito missionario/militante con cui aveva abbracciato l'Islam politico dei Fratelli Musulmani, dai predicatori islamisti che cercano di rendere più netta e profonda la separazione fra la società civile olandese e gli immigrati, per poter poi proporre sè stessi e la propria personale versione di Islam come unico riferimento e prospettiva di riscatto, ai politici che si riempiono la bocca di parole come multiculturalismo e integrazione ma non muovono un dito per rendere davvero pari le opportunità di successo o almeno di riscatto sociale.

La descrizione perfetta dell'Olanda moderna è nella scena in cui un predicatore islamista si rifiuta di stringere la mano di Rita Verdonk: un integralista religioso che non si fa problemi ad annunciare pubblicamente il proprio disprezzo per le donne, contrapposto ad una donna che esprime nei suoi discorsi e nella pratica politica un'intolleranza ed un razzismo che commuoverebbero un Calderoli. Non ci sono "buoni" o "cattivi" in Olanda, a leggere Buruma - solo modi diversi di sbagliare.

Ho comprato Londonistan per i motivi sbagliati. Ne avevo sentito parlare molto, aveva suscitato molte polemiche, e l'avevo visto citato, soprattutto come fonte di dati più che di opinioni, in un paio di libri che non mi erano dispiaciuti (The suicide factory, per esempio). Il fatto che le citazioni fossero sempre e solo di dati fattuali, e che le polemiche fossero molto a senso unico, avrebbe dovuto mettermi sull'avviso, ma in un Paese in cui Peter Tatchell ed Outrage! vengono accusati di essere al soldo della CIA e dell'estrema destra inglese per aver contestato le condanne a morte di omosessuali in Iran, ho pensato che fosse il caso di concedere a Ms. Phillips il beneficio del dubbio.

Caso mai ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni del fatto che sono un pollo.

Dieci pagine sono sufficienti a provare che Ms. Phillips è un'Oriana Fallaci con qualche isterismo in meno e un po' di faccia tosta in più. Venti portano a chiedersi come diavolo abbia fatto a vendere tanto. Trenta portano la risposta: è grazie ai fessi come me che la comprano senza aver capito bene.

A leggere il libro si ha l'impressione che i grossi problemi che ha Ms. Phillips non siano col terrorismo, con le varianti totalitarie dell'Islam politico o con la chiusura di certe comunità immigrate al mondo esterno, con tutte le possibilità di abuso che ne conseguono. No, Ms. Phillips spende molto più tempo a condannare quelle che vede come degenerazioni della società moderna, la separazione netta di Stato e Chiesa, la legislazione sui diritti umani, il riconoscimento di diritti a donne e omosessuali (mi dica, Ms. Phillips, crede che in una società come quella da lei vagheggiata sarebbe permesso ad una donna di divorziare a ripetizione, scrivere articoli e libri violentemente critici dello status quo, e condurre una vita indipendente?), e ovviamente l'immigrazione.

Le fallacie logiche del libro sono troppe per poterle contare. Nel primo capitolo lamenta l'omofobia di diversi leader e predicatori islamisti, per poi condannare nel capitolo 3 l'omosessualità diffusa, e (orrore!) il riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali come una delle cause dell'indebolimento della società occidentale.

Nel secondo capitolo si scaglia contro quel grande nemico della società occidentale, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che il satanico Stato inglese ha addirittura incorporato nelle proprie leggi (Human Rights Act, 1998), e se non fosse irritante sarebbe divertente notare che sceglie un paio di casi abbastanza aberranti, come quello di Shabina Begum, per mostrare quanto questa legge si presti a perversioni dei costumi e delle tradizioni, e poi sia costretta a notare, en passant, che in entrambi i casi gradi di giudizio successivi annullavano le aberrazioni - in altre parole, che tutta la sua argomentazione contro la legislazione sui diritti umani si riduce al fatto che in un paio di casi, quando la legge era nuova, la giurisprudenza era scarsa e le possibilità di abusi elevate, un paio di sentenze intermedie erano aberranti e sono state cancellate in appello, provando che il sistema, tutto sommato, funziona (costa troppo, ma questo è un altro discorso).

Seguono un paio di capitoli sul fatto che Al Qaeda è più forte dell'Occidente perchè loro hanno Allah mentre a Occidente siamo diventati tutti atei o almeno abbiamo laicizzato la società, mentre, mi par di capire, l'unico modo per battere Osama Bin Laden sia avere un amico immaginario più forte del suo; a sentire Ms. Phillips, quasi tutto quello che è venuto fuori dal 1789 in poi è una cattiva idea e ci ha fatto perdere terreno nei confronti della minaccia islamica, e l'unica possibilità per non diventare una teocrazia è, um, diventare una teocrazia: ma almeno, sarà la nostra teocrazia e ai prolet sarà permesso di bere birra nei pub (ma con moderazione: Ms Phillips non tollera che la servitù torni a casa ubriaca dalla propria serata libera).

Il resto del libro è pure peggio. Resuscitate Oriana Fallaci, datele un paio di Tavor, rendetela più religiosa e fatele parlare inglese, ed avrete Melanie Phillips. E poi spiegatemi perchè l'avete fatto, per favore

Due libri su tre val la pena di leggerli. Il terzo è di gran lunga troppo alto per stabilizzare il tavolo della cucina.

Definizioni


"Un criminale è una persona dotata di istinti predatori ma priva del capitale necessario per fondare una compagnia"

Geniale

Hat Tip: Hak Mao

(lo so, lo so Maedhros, il mercato è Dio. Io sono ateo)

A proposito di istinti predatori, da oggi inauguro la pratica del furto di tag da Mmax

14 marzo 2007

St. Padraig


Sabato prossimo è San Patrizio, e mi sento quindi in obbligo di proporre
un adeguato festeggiamento ad altri esponenti della cultura ebraico-cristiana sotto assedio da più lati in questa Eurabia svenduta al nemico musulmano.

Proporrei agli altri blogger italiani a Londra un bel pub crawl, magari in quel di Soho, attorno a Covent Garden o semplicemente in giro per la città seguendo una lista come questa qui. Fatevi sentire, il mio indirizzo è qui nella colonna a sinistra - e comunque penso che proverò a spammare l'iniziativa nei commenti di qualcuno...

Cheers!

13 marzo 2007

Bersagli leciti


"Io fra i musulmani non ci andrei mai a vivere. Appartengono ad una cultura che glorifica l'ignoranza, non hanno il minimo rispetto per gli stranieri e gli appartenenti a culture diverse, sono intolleranti, arroganti, fanno della prevaricazione un valore, le donne fra di loro hanno quasi sempre una posizione subordinata e in ultima analisi sono dei fascisti"

Chi potrebbe mai dire una cosa del genere? Un razzista. Una persona di quelle che se ti ci ritrovi seduto vicino in aereo, chiedi alla hostess se c'è un altro posto disponibile, uno qualsiasi, anche appeso all'ala. E ci fai mettere lui, eh, sia chiaro.

Adesso i miei tre lettori provino a sostituire alla parola "musulmani" la parola "americani" e a rileggere la frase. Alzi la mano chi non ha sentito fare questo discorso, o uno simile, da persone dalla specchiata fede antirazzista e progressista. Io le ho sentite, a strafottere (fra le altre cose, non sono molto lontane dal descrivere l'opinione di Mrs. Inminoranza).

Da quando vivo qui ho scoperto che il razzismo non è una questione di idee, ma di bersagli. Il mio collega simpatizzante del BNP, per esempio, è felice come una pasqua da quando una serie di Paesi dell'Est europeo sono entrati a far parte dell'UE: adesso può dire degli immigrati di quei Paesi le stesse cose atroci che dice di italiani, spagnoli, francesi e tedeschi senza che nessuno gli dica niente. Sono europei, non è razzismo. Il suo sogno, credo, è che il Pakistan e la Giamaica entrino pure loro a far parte dell'UE, per poter tornare a chiamarli fucking Pakis e niggers come faceva negli anni '70.

Ognuno ha dei bersagli leciti - il mio, per ragioni storico-culturali, sono gli abitanti di Altamura, ma non per colpa mia: è un fatto che gli altamurani non riescono a pensare senza muovere le labbra, mica è razzismo dirlo.

Dice, ma al razzismo siamo sensibili quando colpisce una categoria già debole: che uno consideri gli americani razza/cultura/nazionalità inferiore sono, tutto sommato, cavoli suoi, il problema è discriminare chi non è in grado di difendersi ed è già di suo, per altri motivi, in una posizione svantaggiata - immigrati e loro discendenti, in massima parte. Dire che gli inglesi non si lavano e puzzano, per esempio, lascia il tempo che trova; dire che i neri non si lavano e puzzano viene usato come scusa per non affittare l'appartamento ad immigrati.

Verissimo, anche se dovremmo sempre tener presente che una certa mentalità è comunque pericolosa sebbene in questo momento non vada a colpire alcun soggetto debole - in altre parole, preferirei che fosse
la forma mentis del razzismo ad essere socialmente (non penalmente, attenzione, la distinzione è importante) inaccettabile, piuttosto che un'inopportuna scelta di bersagli; questo non per una nebulosa questione di principio, ma perchè limitarsi a selezionare fra bersagli leciti o meno porta per esempio a sentirsi fare da persone sicuramente di sinistra discorsi che non avrebbero sfigurato ai raduni di Norimberga, resi accettabili dalla semplice sostituzione di "sionisti" ad "ebrei".

E porta ad altre stranezze. Prendete gli albanesi, per esempio. Non so, sarò strano io, ma colgo un senso di fastidio, a sinistra, quando si parla dell'Albania. A noi italiani, diciamolo subito, gli albanesi non piacciono. Non ci possono piacere, è una questione storica, culturale, fate un po' voi, ma non ci potranno mai piacere: ci ricordano troppo come eravamo noi un secolo fa - un miscuglio di gran lavoratori e criminali, gente disposta a tutto pur di arrivare ad Ellis Island e oggi a Brindisi, ignorati da tutti se non quando uno di loro commette un reato e fa scattare il linciaggio - per fortuna oggi solo mediatico. Gli albanesi, e in particolare i kosovari, non hanno amici in Italia, si portano dietro troppi peccati originali. Anche a sinistra li si guarda con un certo fastidio, non gli si può perdonare di aver dato alla NATO la scusa per una guerra, non gli si perdona di avere dei soldati occidentali in casa e di non diventare resistenti, non gli si perdona di non farsi saltare in aria per la Causa, quale che sia, non gli si perdona di aver dato un calcio in culo ai missionari wahabiti che predicavano la guerra santa. Sono dei collaborazionisti, insomma: in altre parole, un bersaglio lecito.

Tanto sono leciti che uno come John Kleeves può scrivere articoli come questo qui (leggetelo tutto, ne vale la pena) e ciononostante essere citato con ammirazione, in virtù del suo antiamericanimso in salsa veteronazista, da un esponente della IADL come Sherif al Sebaye, qui, dove fra l'altro dice "Come mai uno storico, sicuramente non il primo sprovveduto di passaggio per strada, ha deciso di celarsi dietro un falso nome per scrivere ciò che afferma? Preoccupazione e paura per la sua reputazione, per il suo ruolo universitario magari ? Ha paura di essere tacciato di "fascismo" solo perché critica, su basi documentate, la politica di sempre degli Stati Uniti e perché nei suoi scritti magari, si riconosce qualche fascista ? Non saprei... Ma una cosa è certa: il clima in cui viviamo è un clima di caccia alla streghe" - e solo un clima da caccia alle streghe potrebbe far accusare di razzismo uno che, dopotutto, ha solo scritto che albanesi e kosovari sono un'etnia socialmente pericolosa.

Se il razzismo è, almeno nelle sue forme più blande, una divisione fra popoli di serie A e popoli di serie B, una distinzione fra razzismi di serie A e razzismi di serie B come si può definire?

12 marzo 2007

Famiglie


Non intendo entrare nel merito della questione di PACS, DICO eccetera; mi stupisco solo del fatto che oggi, nel ventunesimo secolo, esistano nazioni che si piccano di appartenere all'occidente laico e progredito e hanno bisogno di dibattere una cosa del genere. Immagino che dopo di questo si aprirà un dibattito sull'opportunità o meno di picchiare le donne.

Non so, sarò strano io, ma l'idea di dover anche stare a discutere il concetto che due persone che si amano possano o meno formare una famiglia con tutti i riconoscimenti legali che la cosa comporta, onestamente, mi sembra fantascientifica. Forse ho capito male.

No, la cosa che mi diverte è quella delle adozioni da parte di coppie gay. I figli di madri single, dice, vengono su delinquenti, lo dicono le statistiche. Dipende dal fatto che non c'è il padre che gliene dà due quando se le meritano. Ma anche i figli dei padri single vengono su delinquenti (mica dovete credere a me: guardate Mmatteo). Dipende dal fatto che dopo che il padre gliene ha date due, la mamma non gli dice le paroline dolci. Insomma, il bimbo ha bisogno di modelli di comportamento distinti che due genitori dello stesso sesso non possono dargli, si sa che una donna è incapace di decisione e rigore educativo (che qualcuno lo spieghi a mia sorella, per carità), ed un uomo è incapace di tenerezza.

Ora, che questa sia una gran cazzata credo non costituisca una sorpresa per nessuno. Il motivo per cui i figli di genitori single statisticamente sono più a rischio è duplice: da un lato una questione economica - tre persone con due stipendi campano meglio che due con uno stipendio solo, con tutto ciò che questo comporta; dall'altro una semplice questione di tempo e dedizione. Tirar su un bambino costa tempo e fatica oltre che soldi, e due persone riescono a dedicargli molto più tempo e per forza di cose molta più attenzione che una sola, il che si riflette in interventi educativi più assidui, maggiore disciplina, più positive reinforcement per il fatto banale che due paia d'occhi riescono a cogliere più facilmente misfatti e atteggiamenti positivi. Entrambi i fattori sono veri che i genitori siano un uomo e una donna, due donne, due uomini, o persino io e Mrs Inminoranza. Una realtà familiare ed affettiva stabile, attenzione costante, stimoli intellettuali ed affettivi, assicurano (statisticamente) che il bimbo/la bimba verrà su "bene", non il fatto che in casa ci sia una persona che fa pipì in piedi ed una seduta.

A tutto questo poi andrebbe aggiunta anche una piccola osservazione, che riferisco così come me l'ha fatta una ragazza (italiana anche lei) che lavora per un nostro cliente qui a Londra. Dice che i bambini hanno bisogno di una figura maschile per venir su equilibrati: sarà anche vero; però in questo Paese i figli della lost generation massacrata nelle Fiandre fra il 1914 e il 1918 sono stati tirati su in maggioranza da madri, zie e nonne, senza la presenza di un padre se non sotto forma di una fotografia ed un paio di medaglie sul caminetto, sono arrivati ad avere fra i 20 e i 25 anni nel 1939.... ed hanno combattuto, e vinto, la Seconda Guerra Mondiale. Che come successo non è male, per una generazione.

M'ha lasciato senza parole.

11 marzo 2007

Kilombo


Tanto per cambiare, mi capita di dissentire da Ipazia e Hari Seldon sulla faccenda di Kilombo e del premio della IADL. Premetto che non mi piace la IADL, non ne condivido metodi, finalità e impostazione ideologica, non credo che ci debba essere posto, in una società moderna, per le ingerenze della religione nella politica, ingerenze che sono poi la raison d'etre dei padri spirituali di UCOII e IADL, e che dell'accusa di antisemitismo me ne frega ben poco che sia o meno dimostrabile con la pezza d'appoggio di qualcuno che avrebbe magari detto "ebrei ai forni" (così come, per dire, trovo che Storace e Borghezio siano due merde fasciste pur senza avergli mai visto fare il saluto a braccio teso); ciò detto, mi asterrò sul voto, per lo stesso motivo per cui ormai non scrivo più nulla su Kilombo: come dice quel vecchio saggio di Mmax, Kilombo nasce come aggregatore di due (o più) sinistre che non sono aggregabili, con differenze profonde amplificate ancora di più dall'antica abitudine di distribuire patenti di ortodossia in base a parametri fin troppo stringenti.

La IADL sta premiando una parte di Kilombo che è, se non maggioritaria, di sicuro più rumorosa ed attiva, se non altro perchè è la parte che è convinta di stare in prima linea a combattere la guerra santa contro l'Impero del Male - speculare a quella parte rumorosa ed attiva di Tocqueville che sembra convinta che al massimo domani sera i barbutacci islamici invaderanno l'Europa, gli entreranno in casa e gli tromberanno moglie, madre, figlia e probabilmente canarino; sta premiando quella parte che crede sinceramente che se domani mattina i soldati occidentali lasciassero l'Afghanistan, gli afgani smetterebbero immediatamente di spararsi addosso e si siederebbero da qualche parte a discutere la formazione di un governo; quella parte che ritiene che gli americani abbiano non solo la responsabilità, ma la colpa esclusiva delle centinaia di iracheni uccisi ogni giorno dalle auto-bomba; quella parte che crede davvero che in Italia si compiano violazioni dei diritti umani maggiori che in Iran, perchè il matrimonio omosessuale è vietato in entrambi i Paesi ma almeno in Iran non hanno represso con la violenza le manifestazioni contro il G8.

Io penso che il premio della IADL, e non me ne voglia Dacia, sia perfettamente appropriato per Kilombo. Sono io che non lo sono più, probabilmente.

09 marzo 2007

Fuori controllo


Strana settimana. Mi sono capitate un paio di cose che non esito a definire stupefacenti.

Per prima, una lettera dei nostri amici delle Risorse Umane. Con l'amichevole premessa che non si tratta di un richiamo ufficiale, io e altri due colleghi veniamo informati che ci sono state proteste per il nostro uso di una terminologia "razzista" e "offensiva", ed invitati a moderare il nostro linguaggio in base ai termini del compliance document che abbiamo firmato all'atto dell'assunzione.

Dice, razzista e offensiva? I miei tre lettori staranno già sghignazzando al pensiero di quello che possiamo aver detto, delle barzellette sul camionista afgano transessuale con una gamba di legno che ci siamo raccontati.

Niente di tutto questo. In ripetute occasioni, parlando di hard disk (in almeno due casi) e di architettura del sistema di monitoraggio (in almeno un caso) abbiamo usato in pubblico i termini master e slave, invece di quelli approvati dalle Risorse Umane, ossia primary e secondary (o subordinate).

Lo ripeto perchè magari uno dei miei tre lettori non faceva attenzione: parlando di computer, o di componenti di computer, abbiamo usato termini in uso nell'informatica praticamente da che esiste l'informatica, e la cosa che veramente mi fa girare gli zebedei non è che quelli delle Risorse Umane si siano messi di mezzo (sono pagati per rompere i coglioni, dopotutto) quanto che qualche collega sia andato/a a protestare. Per cui da ora gli hard disk, per quello che ci riguarda, si dividono in democratically (where applicable and respectful of culture and traditions) elected to leadership e subordinate but in a context of great respect for its diversity and unique skills. E vediamo.

Poi, siccome quando gli dei decidono di farcele girare ci si mettono d'impegno, stamattina avevo sulla scrivania il libro che sto leggendo nelle due ore di metropolitana giornaliere. Il mio manager, passando, ha notato che si trattava dell'elemento che mi mancava della triade di Jac Weller sul duca di Wellington, Wellington in India (gli altri due, consigliati, sono Wellington in the Peninsula e ovviamente Wellington at Waterloo), e mi ha chiesto, amichevolmente ed educatamente, di evitare in futuro di portare libri simili in ufficio. "Simili?" è stato tutto quello che ho potuto rispondere, ricevendo la spiegazione che libri sul passato coloniale della Gran Bretagna potrebbero risultare offensivi per colleghi appartenenti a minoranze provenienti da Paesi ex-colonie.

Spero di tornare sul mio pianeta dopo il weekend.

07 marzo 2007

Percentuali


Di solito, quando una persona di sinistra dice che c'è qualcosa di seriamente sbagliato nella maniera in cui il denaro pubblico viene speso in questo Paese, sta pensando alla spesa militare. In effetti, sembra che i soldi non vadano da nessun'altra parte: in UK non esistono, pare, asili-nido statali, e un nido privato costa intorno al migliaio di sterline al mese; il servizio sanitario nazionale, già al collasso per mancanza di personale, adesso non ha neanche più i soldi per pagare chi già ci lavora, e sta licenziando o non rinnovando il contratto a diverse migliaia di medici e infermieri; il sistema scolastico pubblico è allo sfacelo (è una vita che devo farci un post, aiutato dalle mirabolanti esperienze di Mrs. Inminoranza), e per far fronte alla crescente mancanza di motivazione di insegnanti pagati sempre meno sforna programmi sempre più semplificati per non far crescere la percentuale di bocciati (la forza di gravità? vale 10 metri al secondo quadrato, perchè i liceali non sono tenuti a saper fare le moltiplicazioni con la virgola); il sistema pensionistico è messo talmente male che definirlo allo sfascio significa fargli un complimento, al punto che ogni inverno decine di pensionati muoiono assiderati perchè non hanno i soldi per pagarsi il riscaldamento. D'altra parte, la Royal Navy ha in cantiere una nuova classe di cacciatorpediniere modernissimi (Type 45), una nuova superportaerei, probabilmente una nuova classe di sottomarini lanciamissili, e la RAF sta (finalmente) per ricevere i nuovi Eurofighter Typhoon, gli Apache Longbow col radar a microonde sono entrati praticamente tutti in linea, e probabilmente fra un anno o due parte il mega-progetto per la sostituzione dell'Enfield L85 con l'H&K G36.

Uno dice, tagliamo le spese militari e con quei soldi ci facciamo andare avanti gli ospedali e le scuole da qui al 2020, minimo. Ah, se solo la vita fosse così semplice: uno chiede, volete burro o cannoni? Tutti rispondono, "burro", e vissero felici e contenti.

La Gran Bretagna è in effetti, dopo la Francia, il Paese europeo che spende per la difesa la maggior percentuale del proprio PIL: il 2.4%, contro il 2.6% della Francia, l'1.8% dell'Italia e l'1.2% della Spagna. Chiediamoci dunque, cosa succederebbe se domani mattina Tony Blair cancellasse completamente le forze armate inglesi? (diciamocelo, ma chi mai vorrebbe invadere la Gran Bretagna? Basterebbero la cucina e il clima a respingere qualsiasi invasore) Diventeremmo il Paese di Bengodi?

Improbabile. La spesa sociale - ordine pubblico, sanità, istruzione, sussidi di disoccupazione, assegni agli immigrati e ai rifugiati, edilizia sociale, pensioni, assegni familiari - si mangia oltre il 30% del PIL (fino al 57% a seconda di cosa si conta come "spesa sociale"). In altre parole, la spesa militare annuale di questo Paese coprirebbe al più 4 settimane di spesa sociale. 5 settimane se decidiamo di eliminare anche le forze dell'ordine. E allora?

Allora, fermo restando che certe spese vanno aumentate, perchè non è degno di un Paese civile che chi ha lavorato tutta la vita si debba ridurre ad elemosinare mozziconi di sigaretta ai giardini pubblici, nè che la gente muoia di cancro perchè la sanità non ha i soldi per i chemioterapici, bisogna cominciare a rivedere quello che è diventato un enorme calderone di "spese sociali" e, disgraziatamente, scannare un po' di vacche sacre per farne hamburger.

Da dove cominciare? Forse dall'ammettere che non è strettamente necessario che ogni associazione che promuove cause tradizionalmente definite di sinistra sia finanziata con fondi statali. Non è strettamente vitale per gli interessi del Paese - o della comunità locale - che la Camden Black and Minority Ethnic Alliance riceva 100.000 sterline di fondi pubblici per... uh.... per fare azione di lobby allo scopo di incrementare gli stanziamenti del comune di Camden a favore di attivisti e lobbisti. Il comune di Dudley e l'Home Office potrebbero spendere i propri fondi più costruttivamente (non so, pagando stipendi decenti ad insegnanti e poliziotti, per esempio) che dandoli al Centre for Equality and Diversity, la cui missione è, pare, di educare lobbisti appartenenti alle varie minoranze etniche. In generale, i vari comuni inglesi potrebbero evitare di pagare chi, per mestiere, non fa che chieder soldi. Il governo inglese potrebbe porre dei paletti che limitino e regolino il pagamento delle spese legali di chiunque voglia fargli causa per supposte violazioni dei diritti umani, per un totale che si avvicina annualmente al costo di un paio di superportaerei (o di ospedali).

Capiamoci: vi offende che i compagni di scuola di vostro figlio mangino roba vietata dalla vostra religione? Fate causa alla Gran Bretagna, i vostri diritti umani sono stati violati; vi offende che ci sia gente che guarda un telefilm con dentro un prete donna? Fate causa alla BBC - e naturalmente al governo inglese; vi offende che un teatro produca un musical in cui uno dei personaggi è un Cristo omosessuale col pannolone? Fate causa al teatro, al comune di Londra e naturalmente al governo inglese. Non essere offesi è diventato, pare, un diritto umano, per di più da difendere a spese dei contribuenti.

Invece adesso Blair sta per fronteggiare un'altra ribellione ai Comuni e nel Paese, per una proposta di legge che taglia contributi e sussidi ai single parents se questi, una volta che il figlio più piccolo ha compiuto 12 anni, non intendono ricominciare a lavorare; ribellioni simili, in passato, hanno complicato l'iter di leggi che tagliavano i sussidi ai disoccupati che rifiutavano offerte di lavoro - da queste parti i sussidi, uniti agli assegni per la casa e ai child benefits, permettono ad una coppia di disoccupati con 2 bambini di guadagnare intorno alle 800-1000 sterline al mese al netto dell'affitto, sufficienti ad una vita ragionevolmente dignitosa, almeno fuori Londra.

Tutto considerato, mi fa un po' incazzare la sinistra Labour (per cui voto, almeno localmente) quando fa finta di credere che il problema stia nella spesa militare, quando dà in escandescenze all'idea di rivedere,
anche al solo scopo di tagliare gli abusi, un sistema di spesa sociale che è andato completamente fuori controllo, e quando allo stesso tempo preme su Gordon Brown perchè per ragioni elettorali non annunci alcun aumento delle tasse fino al 2008 neanche per i settori più abbienti della società - in un Paese in cui i bonus di fine anno nel settore finanziario sono talmente spropositati da aver dato vita ad un mercato tutto loro, fatto di Aston Martin, collier di diamanti e appartamenti a Kensington pagati il doppio di quel che sarebbe bastato per evitare il fallimento della MG/Rover.

03 marzo 2007

Short break


Questo blog se ne va (in ritardo) a festeggiare l'anniversario di matrimonio a Glastonbury, in un bed & breakfast celtico, mistico e magico, a mangiare roba magica, mistica e celtica e a comprare ricordini mistici, celtici e magici.

Un weekend immersi nella fuffa ogni tanto ci vuole

02 marzo 2007

Quiz


Prendete un movimento i cui membri si salutano a braccio teso, che nella propria costituzione accusa gli ebrei di essere "dietro alla Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Bolscevica, e la maggior parte delle rivoluzioni di cui abbiamo avuto ed abbiamo tuttora notizia, qua e là. Col loro denaro hanno fondato società segrete come la Massoneria, il Rotary Club, i Lions ed altri in diverse parti del mondo, con lo scopo di sabotare le società in cui vivono e portare avanti un progetto sionista. Col loro denaro controllano le nazioni imperialiste e le istigano a colonizzare nuove terre allo scopo di spargere la propria corruzione e sfruttarne le risorse. [...] hanno causato la Prima Guerra Mondiale [...] Hanno causato la Seconda Guerra Mondiale [...] hanno istigato la creazione delle Nazioni Unite e del Consiglio di scurezza allo scopo di usarli per governare il mondo...", che forma squadre di picchiatori ed assassini per eliminare o intimidire i sindacalisti e le loro famiglie.
Prendete questo movimento qui, dunque, e ditemi, come chiamereste i suoi membri?

Come?

Fascisti?

Sbagliato.

Hat tip: Hak Mao

27 febbraio 2007

A Douglas Adams moment


Venerdì scorso io e Mrs. Inminoranza siamo stati invitati da un amico in un locale gay dalle parti di King's Cross. Questo locale è un incrocio fra un club, un pub ed un cabaret, ed il mercoledì e il venerdì c'è una specie di serata del dilettante (anche se poi diversi dei "dilettanti" che ci si esibiscono regolarmente sono abbastanza bravi da avere degli spettacoli propri in piccoli teatri). Personalmente mi sono divertito un mondo, la gente era simpaticissima, e anche se era vagamente imbarazzante essere l'unica coppia etero, nessuno si è scandalizzato allo spettacolo di un uomo e una donna che si scambiavano occasionali effusioni.

Sul palcoscenico si sono avvicendati un cantante bravissimo, una poetessa d'avanguardia (no, non russavo, grazie per la fiducia, eh), Miss Lesbo World, o Miss World Lesbo[*], reduce da una manifestazione antifascista in Serbia in cui l'avevano scambiata per uno degli hooligan convocati per picchiare i manifestanti, Fabylicious Homosexualis, rockettaro gay (l'amico di Mrs. Inminoranza che ci aveva invitati, esilarante), un travestito australiano con problemi di sdoppiamento della personalità, nel senso che travestito da donna diventa una bacchettona che si scandalizza a vedere due uomini che si baciano, e un drag king.

Ho scoperto l'esistenza dei drag king, che poi, a pensarci un attimo erano anche una cosa naturale - l'equivalente femminile delle drag queen, donne che si vestono, si truccano ( o no, a seconda) e si trasformano per cercare di assomigliare il piu possibile a uomini. Il drag king in questione, Hilda, o Jack per gli amici, era secondo me l'artista migliore su quel palcoscenico. Ha dato un'interpretazione fantastica di quello che sentiva, provava, pensava e avrebbe voluto fare incontrando la sua ex in compagnia di un'altra, e giuro che per quanto fosse graziosa, avesse una vocina dolce, e le si vedessero ancora le tette sotto al panciotto, tutto quello che potevo pensare era "ca**o, ma è un uomo!"

Un consiglio per tutti e tre i miei lettori: se passate per Londra, il locale si chiama Central Station ed è in una delle traverse di York Road, a sinistra all'uscita di King's Cross. Vale la pena. E la birra costa poco o niente.

Se la cosa fosse finita qui, sarebbe stata semplicemente una serata spassosa e niente altro. Invece è da venerdì sera che ripenso alla conclusione della scena di Hilda, quando, non sono sicuro di come, è finita a parlare di politica, affari internazionali e telegiornali. È una conclusione forte, che riporto più o meno a memoria (e traduco):

"...e le notizie si susseguono BANG e il telegiornale va avanti BANG e io cerco di mangiare BANG e ogni pochi secondi BANG al mondo qualcuno BANG viene ucciso BANG nel Darfur BANG o in Iraq BANG o in Cecenia BANG da un'arma prodotta in America BANG o in questo Paese BANG e non ce la faccio più BANG spegnete il televisore BANG"

e lì fa il gesto di spegnere il televisore e la scena si conclude. È forte, ti prende allo stomaco, pensare che mentre tu stai lì a ridere e bere birra della gente viene uccisa, uno per ogni BANG gridato, da qualche parte in Africa o in Medio Oriente o...

Come hai detto, scusa?

Un'arma prodotta in questo Paese o in America? In Iraq? In Darfur?

C'è una linea sottile fra l'essere tignoso e l'essere ossessivo-compulsivo, e io credo di averla superata nel '97. È da venerdì che ci penso, la cosa mi ha causato quello che chiamo un Douglas Adams moment, da un episodio che racconta in The Salmon of Doubt, con cui giustifica il passaggio dalla satira anti-tecnologica della prima Guida Galattica alla tecnofilia abbastanza più spinta dei romanzi di Dirk Gently, dei saggi e degli articoli sulle riviste di informatica. Douglas Adams smette ad un certo punto di prendere in giro gli scienziati e la scienza, ma perchè?

C'è sempre un momento in cui l'amore finisce, che sia per una persona, per un'idea o per una causa, per quanto possa essere evidente solo quando ce lo si ri-racconta anni e e anni dopo l'evento: una piccola cosa, una parola sbagliata, una nota falsa, che ti dice che le cose non potranno mai più essere le stesse. Per me fu un comico di cabaret che fece quest'osservazione: "Questi scienziati, eh? Sono talmente stupidi! Sapete quelle scatole nere che mettono sugli aerei? Sapete che si suppone siano indistruttibili? Sono sempre l'unica cosa che non si fracassa? E allora perchè non fanno gli aerei dello stesso materiale?"
Il pubblico rise fragorosamente di quanto erano stupidi gli scienziati, sarebbero capaci di rimanere intrappolati in una busta di carta, ma io potei solo restar seduto e sentirmi a disagio. Ero io pedante a dirmi che la battuta non funzionava, che le scatole nere sono fatte di titanio e che se fai gli aerei in titanio invece che in alluminio, diventano tanto pesanti da non poter decollare? Cominciai a riesaminare la battuta da ogni punto di vista. [...Adams confessa di essere, pure lui, ossessivo-compulsivo...] Non c'era modo di analizzarla [...] che non facesse affidamento su una complicità fra comico e pubblico nel ridere assieme di qualcuno perchè ne sapeva più di loro. L'idea mi diede i brividi, e me ne dà ancora. [...] Cominciai a chiedermi quante delle battute che facevo io fossero ugualmente ignoranti
(traduzione mia, scadente come al solito, temo)

Ecco, venerdì sera ho avuto un'epifania simile. Stamattina, in un momento morto, sono andato a vedermi i dati del SIPRI, per essere sicuro di non essere io a basare le mie critiche sull'ignoranza, e quello che ho trovato, qui e qui (pdf), conferma quel che ho pensato pochi secondi dopo la fine della tirata. Fra il 1975 e il 2005, le armi giunte in Iraq venivano per il 54% da URSS/Russia, per il 13% dalla Francia, per il 12% dalla Cina, per il 6% dalla Cecoslovacchia, e scendendo abbastanza più giù nella tabella, per lo 0.59% dagli USA (e andando a vedere i dettagli, sono quasi solo aerei da trasporto) e per lo 0.18% dall'UK. Per il Sudan, il SIPRI riporta i dati dal 1995 al 2005, e USA e UK non compaiono affatto: le forniture arrivano da Russia, Cina, Polonia, Bielorussia, Ucraina e Kirgizistan. Dice, ma il SIPRI non riporta le armi leggere. OK. Andate in Sudan e trovatemi un solo M16 o L85. Ve li pago. Troverete solo Kalashnikov. Andate a cercare una M60, una M249 o una MAG, troverete PKM e RPK a strafottere.

Perchè era necessario chiudere un discorso interessante, anche intrigante (ed esilarante), con una bordata falsa e farcita di luoghi comuni? Perchè è necessario, per fare scandalo, che la colpa di un evento sia nostra? Perchè per accattivarsi la simpatia di un certo tipo di pubblico basta fare della propaganda, non importa se falsa, basta che sia antiamericana e antioccidentale? Perchè in un locale gay l'Impero del Male viene identificato con due Paesi che agli omosessuali riconoscono il diritto al matrimonio e, nel caso dell'UK, all'adozione, e l'unico accenno all'Iran, che gli omosessuali li impicca, è per augurarsi che resista all'assalto del suddetto Impero del Male?

Mi chiedo, c'erano cabarettisti ebrei a New York nel 1939 che si lamentavano del trattamento ricevuto in USA e imploravano Adolf Hitler di resistere all'imperialismo anglosassone?

Mi chiedo anche, come si curano i disturbi ossessivo-compulsivi?

[*]Non è una vera Miss Qualcosa Mondo. Quando siamo arrivati l'avevo scambiata per un travestito. Il che, a pensarci, è quasi appropriato.

25 febbraio 2007

Tanto peggio tanto meglio


Cinque anni fa, avrei detto che cinque anni di Berlusconi sarebbero stati sufficienti a svegliare la sinistra - e se nessuno è mai andato fallito per aver sopravvalutato la stupidità del pubblico, sopravvalutarne l'intelligenza può spesso essere fatale.

I miei auspici per la risoluzione di questa crisi di governo e le successive, spero vicine, elezioni anticipate, sono quindi i seguenti:

Follini entra nel "centrosinistra" in cambio dell'impegno ad imporre l'ora di cilicio e flagellazione nelle scuole pubbliche; dell'abolizione di PACS, DICO e della posizione alla bombardiera per le coppie sposate da meno di 15 anni; dell'abolizione del matrimonio civile e del divorzio.

Nuovo governo Berlusconi, eletto trionfalmente dopo una dura campagna elettorale che ha visto Rifondazione scagliarsi selvaggiamente contro i Comunisti Italiani ed esponenti della Margherita rendere pubbliche compromettenti rivelazioni a danno del gruppo dirigente dell'Italia dei Valori, mentre i DS subivano i feroci attacchi di tutti gli altri componenti della coalizione. Il crollo elettorale di ognuno dei partiti del centrosinistra viene salutato da tutti gli altri compagni di coalizione come un trionfo della propria linea politica.

Ministri del governo Berlusconi ter:

Famiglia: Card. Camillo Ruini
Interni: Totò Riina (Pino Rauti sottosegretario per Cariche di piazza e Torture in caserma)
Informazione, propaganda e difesa della razza: Marcello Veneziani
Difesa: Stefano delle Chiaie
Pari Opportunità: Mauro Borghezio
Inquisizione: Benedetto XVI
Pubblica Istruzione: Teodoro Buontempo
Tesoro: Giulio Tremonti (non è agghiacciante il fatto che non riesca ad immaginare di peggio?)
Esteri (con delega al traffico d'armi): S.A.R. Vittorio Emanuele III di Savoia
Finanze: Antonio Fazio
Economia: Gianpiero Fiorani
Infrastrutture: Mario Chiesa (un orsacchiotto di pezza a chi se lo ricorda)
Giustizia: Licio Gelli
Sanità: Luigi di Bella (non è morto, sono fandonie messe in giro dalla medicina ufficiale e le cartelle cliniche lo dimostreranno)

Premetto, tanto per mettermi al sicuro, che anche se il Cav. Berlusconi dovesse accettare il mio suggerimento, non sono certo che 5 anni così saranno sufficienti a svegliare la sinistra italiana.

22 febbraio 2007

Coerenza


Questo blog è stato affetto da blocco dello scrittore, scazzi, crisi di mezza età, colloqui di lavoro a ritmo piuttosto incalzante e una tendinite tuttora in corso. Scuse assortite.

Non commenterò la crisi di governo se non con l'osservazione che, dopotutto, l'Italia altri 5 anni di Berlusconi se li merita (e Londra mi sembra meno piovosa oggi, per qualche motivo), e con due parole brevi brevi a proposito dell'ammirevole coerenza del sen. Rossi, che afferma (da Repubblica) che lui, mentre D'Alema "faceva bombardare la Yugoslavia", era lì a "mostrare solidarietà con gli aggrediti". È quindi solo coerente che adesso voti (o no, a seconda dei casi) in difesa di altri aggrediti. Complimenti, senatore. La coerenza innanzitutto.

UPDATE: apprendo ora da .mau. (via Ipazia) che il sen. Rossi, sempre più coerente, è stato anche l'unico a votare contro una mozione che impegnava il governo Prodi a contribuire al rilascio degli israeliani ostaggi di Hezbollah. Immagino ci sia da ringraziare che non sta lì a difendere pure questi poveri aggrediti.

08 febbraio 2007

Post trasversale


In attesa che la senile memoria di Mmax gli permetta di ricordarsi dove ha messo il template originale di Splinder, così da poter ripristinare i commenti (hai guardato nel cassetto della cucina?), rispondo qui al suo post su Calipari, Mario Lozano ed il Cermis.

Ho discusso di entrambi gli episodi su Usenet, a più riprese, ed ho il sospetto che molti abbiano un'impressione piuttosto falsata di entrambi gli eventi - falsata soprattutto da una serie di preconcetti che abbiamo sugli americani, che non sono, contrariamente all'immaginazione popolare, necessariamente grandi, grossi e fresconi, nè cowboy ubriachi con un paio di Colt sempre alla cintura.

Sul Cermis, non mi stancherò mai di ripeterlo, quei due piloti non erano ubriachi, e non erano imbecilli. Riporto, in un impeto di vanità, un mio messaggio su Usenet risalente a diversi anni fa:

Non credo che ci sia qualcuno che creda che quel pilota così, per divertimento, abbia visto una funivia ed abbia detto "Che bello, adesso la tiro giù!". Se non altro perchè ci vuole anche una certa dose di culo per tranciare un cavo d'acciaio senza ammazzarsi, e questo, almeno, lui lo sapeva -a meno che il brevetto di pilota non gliel'abbiano regalato per il compleanno.
Onestamente, credo anch'io che quel pilota andasse assolto, ma per motivi un po' diversi da quelli che ho visto esposti qua in giro.
Innanzitutto, non credo neanche per un istante alla storia degli strumenti guasti. I piloti dei Prowler non sono gli ultimi dei pirla, e anche una planaria sa che un volo a bassa quota, con gli strumenti guasti, non si inizia neanche. Se veramente avesse avuto guasti così catastrofici, sarebbe tornato alla base. Poi, sempre perchè i piloti dei Prowler non sono gli ultimi dei pirla, non credo neanche alla storia delle scommesse, che era un semplice (e maldestro) tentativo di far passare per una bravata ciò che bravata non era.
Quel pilota sapeva *esattamente* ciò che stava facendo, e non l'avrebbe fatto se non avesse ricevuto ordini in questo senso. Contravvenire ad un trattato internazionale come stava facendo lui è una faccenda grave, e nessun pilota si gioca la carriera per una cassa di birra... o se è tipo da farlo, è probabilmente tanto cretino che non sa distinguere il muso di un aereo dalla coda. E quindi, ancora, non finisce a pilotare un aereo del genere. Dal momento che questa pratica è comune, e non solo da parte dei piloti americani, o ammettiamo che un gran numero di piloti siano degli imbecilli completi, oppure...
Quel pilota non andava processato perchè al suo posto doveva essere processato chi gli ha ordinato (consapevole dell'insipienza del governo italiano) di contravvenire ad accordi internazionali precisi sulle quote consentite.
Il fatto è che se saltava fuori una cosa del genere saltavano fuori un sacco di magagne... i voli di addestramento a bassa quota sono necessari, lo sanno tutti, e infatti negli USA c'è il poligono di Nellis per questo tipo di esercitazione... in zona desertica, bada bene. Siccome questi voli sono anche pericolosi in territori densamente popolati come quelli dell'Europa Occidentale, i governi impongono delle restrizioni, che renderebbero impossibile l'addestramento (che deve essere continuativo) dei piloti che a rotazione vengono inviati qui. E quindi, le restrizioni vengono ignorate, e il governo italiano fa finta di non saperlo per la felicità di tutti. Ti pare che una cosa del genere si poteva ammettere in pubblico? Penso di no. Quindi, il pilota ha fatto, onorevolmente, devo ammettere, da capro espiatorio, ha cercato, in maniera maldestra, di coprire le tracce di quello che era successo -e chissà poi se è stato lui- e si è preso una condanna infamante che, secondo me, non meritava.
Questo per quanto riguarda il Cermis. La questione Lozano/Sgrena/Calipari, poi, a mio immodesto parere è stata trattata fin dal primo giorno dalla stampa italiana nella peggior maniera possibile; se fossi complottista, direi che il manifesto e gli altri giornali (allora) d'opposizione italiani erano finanziati direttamente da Richard Perle con valigioni di denaro consegnati personalmente in stile Telekom Serbia. L'idea che dietro all'uccisione di Calipari ci sia qualche tipo di complotto volto ad uccidere Giuliana Sgrena non è solo risibile (gli americani sono delle schiappe in tante cose, ma ad ammazzare la gente sono molto bravi: se avessero voluto ammazzare Giuliana Sgrena, con una mitragliatrice, un cannone da 25 millimetri e 3-4 M-16, Giuliana Sgrena sarebbe morta, e come diceva il poeta, cazzi non ce ne sono), e' anche controproducente, perchè contribuisce a mascherare una delle colpe più gravi dell'esercito USA in Iraq, una delle cause principali della perdita di controllo della situazione, e una delle fonti dell'ostilità della popolazione locale nei confronti degli occidentali.

I miei tre lettori mi perdonino se continuo a citarmi (da altri messaggi su Usenet), ma:
Il punto e' un altro: in Iraq, i soldati americani sparano OGNI GIORNO a civili disarmati, a soldati di altri Paesi, a funzionari civili; perche' confidano nell'impunita' che viene loro garantita da un'opinione pubblica ultranazionalista e da un governo che non ritiene che i non-americani abbiano dei diritti.
Nascondere questo fatto sotto una montagna di illazioni a proposito della volonta' americani di punire chi ha, tutto sommato, appena versato una barca di soldi a una banda di delinquenti, mi sa tanto di giustificazione.
L'ho detto, e' come il Cermis: l'ipotesi che che la funivia l'hanno tirata giu' apposta perche' c'era dentro il capo della Spectre, mi sembra ragionevole che venga da qualcuno che vuole scusare, non accusare, gli USA.
e
[...]io trovo che si dovrebbe mettere l'accento proprio sul fatto che questo di Giuliana Sgrena e' stato l'ultimo episodio di una serie lunghissima, e dovremmo cominciare a chiederci quanti *iracheni* sono stati ammazzati come Calipari, nell'indifferenza generale; dovremmo chiederci quanto questo comportamento dei soldati americani contribuisce ad esasperare la popolazione, e ad accrescere il consenso verso i terroristi; e infine, se e' il caso di restare fedeli alleati di gente che considera perfettamente accettabile falciarci con le mitragliatrici.
L'hanno fatto ad un diplomatico italiano (che fra l'altro lavorava in quel momento per gli americani); l'hanno fatto ad un veicolo da ricognizione dei Carabinieri; l'hanno fatto ad un funzionario del SISMI; succedera' di nuovo, perche' noi non siamo americani, e quindi non abbiamo diritti.
Ipotizzare, come leggo sui giornali, un assassinio politico nei capi d'imputazione al soldatino americano è roba da barzellette, ci sarebbe da ridere se non stessimo parlando di una tragedia umana, quella di Nicola Calipari, e soprattutto di un colpo di spugna passato su migliaia di identiche tragedie umane, ignorate per dar voce alla paranoia complottista di imbecilli che esigono una realtà di cui sono attori talmente importanti che tutti gli eventi del mondo ruotano attorno a loro.

06 febbraio 2007

La minaccia islamica


Eh, questi barbutacci. Una vera minaccia al nostro stile di vita.

Abbiamo un padre che, nella più pura tradizione monoteista, vuole sfruttare la propria religione per costringere la figlia dodicenne ad un'esistenza di sottomissione asessuata, ed è disposto a portare la scuola in tribunale finchè questa non acconsentirà a far portare il niqab alla bimba.

La causa è costosa: il padre, essendo povero, dispone di assistenza legale gratuita dallo Stato (in altre parole, pago io), la scuola, invece, deve prepararsi a sborsare mezzo milione di sterline in avvocati e carte bollate. La scuola dipende da un consiglio comunale, al quale si rivolge per avere appoggio finanziario, se non giudiziario; e la risposta, sia del consiglio, sia della contea, sia dello Stato, è improntata al più classico liberalismo illuminista: ca**i vostri, rispondono, se non avete soldi per gli avvocati fate portare il niqab alla bimba, tenetevi il precedente e aprite la porta all'integralismo religioso in classe. Opprimere le figlie è un diritto umano, cosa vi credevate?

Ed ecco che arrivano invece quei barbuti del Muslim Educational Council of Oxford, che si offrono di aiutare a pagare le spese legali della scuola e a combattere certe derive oscurantiste eterodirette. Ma come si permettono, dico io.

05 febbraio 2007

Psicoreato


Ho la fortuna di non aver mai, in cinque o sei anni, visto una sola puntata di Big Brother - nè del Grande Fratello quanto tornavo in Italia. Sono riuscito ad evitare anche la versione Celebrity, che credo non abbia un corrispettivo italiano. Ho subito i commenti davanti alla macchina del caffè, e conosco alcuni dei nomi, ma ho evitato i pianti di Jade Goody, il pestaggio di Nasty Nick, George Galloway che faceva il numero del gatto per guadagnar punti, sono uno dei tre maschi adulti residenti in Gran Bretagna che non solo non hanno visto Kinga Sarcazzo masturbarsi con una bottiglia, ma manco sanno che faccia ha. Tutto questo adesso è cambiato con l'ultima edizione di Celebrity Big Brother.

Ospiti erano, fra gli altri, la summenzionata Jade Goody da Bermondsey, assurta al rango di celebrità grazie, um, al fatto di non aver vinto una precedente puntata di Big Brother e di essersi fatta dei gran pianti in diretta perchè gli altri la prendevano per il culo in quanto coatta semianalfabeta e orgogliosa di esserlo; poi c'erano anche un paio di starlet da due soldi, una ex-componente di una band tipo Spice Girls ma ancora più dimenticabile, ed una stella di Bollywood, tale Shilpa Shetty. E apriti cielo. Perchè le tre coatte inglesi, la cantante, la coatta-coatta e l'attricetta, hanno fatto fronte comune contro l'indiana, colpevole di essere bella, ricca e con una puzza sotto il naso di proporzioni monumentali. Hanno cominciato, a quanto pare, a chiamarla con nomignoli odiosi (uno fra tutti, "Shilpa Poppadum" - dal nome del tipico antipasto dei ristoranti indiani), a isolarla, insolentirla, e, si teme, ad un certo punto una delle coatte l'ha addirittura chiamata "Paki".

Catastrofe.

Interrogazioni parlamentari, sospensione di Big Brother, due distinte investigazioni della polizia, le tre tipe tirate fuori dalla casa del Grande Fratello e messe sotto investigazione da Scotland Yard per istigazione all'odio razziale, cancellati metà dei programmi in preparazione da Channel 4 in attesa di un riesame da parte della commissione censura per controllare che non si verifichi la possibilità di esporre il pubblico ad episodi di razzismo, ipotesi di reato ventilate anche per il consiglio di amministrazione della rete televisiva, per i produttori di Big Brother e finanche per gli ideatori del format del programma in Olanda.

La reazione isterica di fronte ad un episodio del più becero razzismo figlio dell'ignoranza mi sembra folle: l'episodio andrebbe fatto vedere ai ragazzini a scuola, dovrebbe far parte del curriculum nazionale, dovrebbe essere accompagnato dalla solenne spiegazione che ecco, guardate un po', ragazzini, continuate a non studiare una sega e vi ridurrete come queste tre fallite; e d'altra parte, rendetevi conto di che razza di imbarazzo per la collettività, che collezione di pregiudizi, ignoranza e solenne stupidità è il razzista medio.

Al contrario, la reazione, oltre che scomposta, ha dei risvolti allarmanti: oggetto dell'indagine non è l'aggressione verbale nei confronti dell'attrice indiana (che sarebbe anche comprensibile, sebbene la stessa Shetty abbia minimizzato l'accaduto) ma in generale il razzismo delle tre coatte. In altre parole, non sono sotto indagine per quello che hanno fatto, ma per quello che pensano, al punto che la polizia sta cercando di ottenere un'ingiunzione del tribunale per accedere a registrazioni non mandate in onda, in cui le tre parlerebbero di Shetty chiamandola, appunto, "paki". È il caso di dirlo esplicitamente, di soffermarsi sui dettagli: il reato contestato alle tre coatte non è un'aggressione razzista, ma il fatto stesso di essere razziste; rischiano la galera non per ciò che fanno, ma per ciò che sono, ciò che (probabilmente) pensano. Che il tutto avvenga nel contesto di una trasmissione chiamata "Grande Fratello", poi, rende la cosa ancora più surreale.

Eppure, a guardarmi intorno, trovo che non siamo in molti ad essere terrorizzati all'idea di un codice morale imposto per legge e fatto rispettare dai tribunali, e occasionalmente mi viene da chiedermi se non sono io ad aver capito male qualcosa.