27 novembre 2006

Schiavitù


L'anno prossimo si celebra il duecentesimo anniversario dell'abolizione della schiavitù in Gran Bretagna e nelle colonie. Il governo inglese conta di celebrare l'evento anche con la presentazione di scuse ufficiali (e dunque con un'ammissione nazionale di colpa, molto in ritardo) a tutti i discendenti degli schiavi deportati.

About bloody time, viene da dire. Non è che ce ne siamo accorti mercoledì scorso, che la schiavitù è un crimine contro l'umanità. Credo che ogni nazione farebbe bene a dare un'occhiata alle colpe del proprio passato, ad ammetterle, a discuterle, a chiedersi perchè se ne è macchiata, e cosa ha fatto per impedire che episodi simili si ripetano (se ha fatto qualcosa: e se no, perchè, e se non sarebbe il caso di fare un esame di coscienza), e nel caso a chiedere scusa. Che non sarà un grande aiuto per i morti nelle navi negriere, ma ci sono ferite che durano molto a lungo, ed ogni gesto apparentemente astratto come queste aiuta un po' a cicatrizzarle.

Quello che mi lascia un tantino perplesso, invece, è la campagna lanciata da Rendezvous of Victory, che chiede di aprire un dibattito nazionale sul risarcimento dovuto ai discendenti degli schiavi. Inizialmente l'idea non era male: i discendenti degli schiavi africani fanno causa al governo inglese, e se vincono, invece di ricevere i soldi per sè, li usano per cancellare il debito delle nazioni africane. Questa proposta è passata in secondo piano da quando il govenro inglese ha deciso di cancellare gradualmente il debito africano senza contropartite, e adesso, come diceva Esther Stanford su BBC Radio 4 oggi, si parla di risarcimenti diretti ai discendenti degli schiavi e, per qualche motivo, in particolare a quelli che lavorano per rinforzare l'eredità africana e la diversità culturale della minoranza nera, ossia ad Esther Stanford e agli altri attivisti di Rendezvous of Victory (il podcast si può scaricare dal sito del programma, Today). Le "reparations", secondo Ms. Stanford, dovrebbero essere "totali": culturali, sociali, familiari, economiche. Riunificazioni familiari finanziate interamente dal governo fra rami europei ed africani delle famiglie, alterazione dei programmi scolastici per introdurre elementi di lingue, culture e religioni africane, e così via. E poi, naturalmente, ad ogni singolo discendente degli schiavi, i discendenti degli schiavisti (tramite il loro governo) dovrebbero pagare in solido danni morali e materiali secondo gli standard del XXI secolo.

Mi spiace, a costo di suonare razzista, insensibile ai diritti delle minoranze o quant'altri, devo dire che Esther Stanford non mi ha convinto affatto. L'idea, molto in voga fra un certo tipo di attivisti ma storicamente inesatta, che la tratta degli schiavi fosse un fenomeno esclusivamente bianco non sta in piedi, è strumentale, e viene sostenuta semplicemente liquidando intere nazioni africane, e un'intera economia che arrivava fino alla penisola araba, come "pochi africani costretti dai bianchi a compiere queste azioni terribili contro la loro volontà"; i loro discendenti non sono in alcun caso responsabili della schiavitù: solo gli europei bianchi, tutti, sono responsabili della schiavitù e devono pagare i danni; una domanda apparentemente ragionevole del giornalista, viene allo stesso modo liquidata sommariamente (e con una punta di razzismo all'incontrario): perchè un governo, oggi, dovrebbe essere considerato moralmente, prima ancora che finanziariamente, responsabilie di eventi accaduti due o trecento anni fa? Gli abitanti del Northumberland hanno il diritto di citare in giudizio per danni il governo norvegese per le scorrerie vichinghe del X secolo? La risposta è una magistrale svicolata: non mi aspettavo nulla di più che una domanda simile da uno come lei (i.e. un bianco), è una domanda paternalista e razzista, e noi stiamo parlando dei danni da schiavitù e degli africani, non di qualche vichingo. Ossia, intanto pagate, poi se ce la fate, senza giocare la carta del vittimismo perchè siete bianchi, provate a cavare quattrini dai norvegesi.

Una ammissione di responsabilità morale da parte di una nazione è un atto quantomeno dovuto. Un risarcimento ai figli, ai nipoti di vittime di crimini contro l'umanità è almeno altrettanto giustificato. Un risarcimento duecento anni dopo non ha alcun senso, ed apre la via ad un vespaio. Ho diritto ad un risarcimento dallo Stato italiano perchè un garibaldino ha preso a schiaffi la mia trisnonna? Posso avanzare pretese sulla busta paga di Mrs. Inminoranza perchè lei discende dai normanni che hanno invaso la Puglia, ed io almeno per un pezzetto da qualche pirata berbero/saraceno/turco e per il resto da contadini pugliesi da millanta generazioni, e quindi ad un certo punto è matematico che un suo bis-bis-bis-bis-qualcosa ha sbudellato un mio bis-bis-bis-bis-qualcosa per non aver pagato la tassa sul macinato?

(a questo proposito, com'è la composizione etnica dei miei tre lettori? Sento odore di cause miliardarie...)

3 commenti:

Maedhros ha detto...

A saperla, la composizione etnica....

Ma potremmo tutti noi rivendicare con una qualche ragione la discendenza diretta dai Quirites della valle del Tevere, e di conseguenza tutte le terre che vanno dall'Atlantico all'Eufrate, e dalla Tripolitania al Mare del Nord.

Con un'ovvia disponiblità alla monetizzazione delle pretese......

Oppure, più semplicemente, pagare un ciclo completo di cure per la disintossicazione a Esther Stanford.

ipazia ha detto...

beh, mentre ci penso ti linko.

Palmiro Pangloss ha detto...

Le "scuse" ed i risarcimenti a secoli dai fatti non hanno senso. Il mutato giudizio comune sulla schiavitu' in UK e' testimoniato proprio dalla sua abolizione sul territorio britannico e dal successivo impegno della Royal Navy per fermare la tratta, nonche' dai progressi enormi nel superamento del razzismo compiuti dalla societa' britannica da allora. Ogni singola operazione del genere, per prima quelle compiute dalla chiesa cattolica, sono o captatio benevolentiae o operazioni economiche che non danneggiano i responsabili dei crimini - che sono morti, sepolti e marciti ne le loro vittime. Diverso e' ovviamente il risarcimento diretto delle vittime.