27 maggio 2007

Ho fatto un casino?


(e fosse la prima volta)

Dacia mi chiama in causa, anche con ragione, a proposito del piccolo casino scoppiato su Kilombo. Per la precisione mi ci chiama con queste parole:

Un lavoro che suppongo facciano in base anche alle segnalazioni di augusti membri della nostra terremotata gauche sardine, esperti in diritti differenziati a secondo delle idee politiche e/o religiose delle persone. Spero che un giorno l'Eugenio me la spiegherà la diferenza tra la sua visione del godimento dei diritti inalienabili garantito ai pochi e quella di un altrettanto augusto membro del KKK, che sostiene esattamente la stessa cosa per motivi razziali, religiosi o di orientamento sessuale.

Il diritto alla libertà di espressione, per me, è inalienabile, mentre per Dacia, mi par di ricordare, non lo è (lo scandalo per due schiaffi ad un nazista fa un po' a pugni con il giubilo, per esempio, per l'assassinio di uno stronzo che purtroppo per lui non era abbastanza antisemita, o per il rogo delle ambasciate danesi in risposta a un paio di vignette). Quello che Dacia sembra fingere di non capire è che l'inalienabilità del diritto alla libertà di espressione non comporta il diritto ad esercitare questa libertà in ogni contesto (il classico gridare "al fuoco" in un teatro affollato). Faurisson ha il diritto a dire il cazzo che gli pare; come ho detto, non voglio impedirgli di parlare nel teatro più grosso che riesce a riempire, in piazza, dove vuole. Un ciarlatano (dimostrato tale, ricordiamolo, dai suoi pari come da un tribunale a cui si era rivolto) NON ha però il diritto a far lezione ex-cathedra. In alternativa, mi aspetto che Dacia difenda il diritto di qualche professore - probabilmente vicino alle posizioni del suo caro Faurisson - ad adottare The Bell Curve come testo a Sociologia o Biologia, ed a fare lezioni, con tutta l'autorità che questo comporta, sulla predisposizione genetica dei neri ad essere meno intelligenti dei bianchi.

Identicamente, Dacia può solidarizzare, per quel che mi riguarda, con tutti i nazisti di questo mondo, così come Cloro può propagandare finchè vuole i Protocolli dei Savi di Sion. Non credo, in tutta onestà, che post del genere siano però pubblicabili su Kilombo; così come quand'ero in Italia avrei smesso di comprare il manifesto se ci avessi mai trovato su un articolo in difesa dell'apartheid. Non che qualsiasi stronzo di questo mondo non abbia il diritto di difendere l'apartheid; ma se il manifesto avesse mai approvato un articolo simile, si sarebbe allontanato irreparabilmente dalla mia personale opinione di cosa sia un giornale di sinistra, e quindi in coscienza non me la sarei più sentita di supportarlo. Per quello che mi riguarda, un aggregatore O è di sinistra O pubblica post di solidarietà con dei nazisti. Credo che Dacia sia troppo intelligente per non rendersi conto che fra il dire questo e il voler negare diritti alla maniera del KKK ce ne corre; suppongo che fosse semplicemente troppo incazzata per non abbandonarsi a iperboli.

E a proposito di iperboli: non piace neanche a me l'idea di votare per una donna in quanto donna, e credo anch'io che essere donna non sia la stessa cosa che occuparsi di politica della differenza; chi scrive "ma c'erano donne nel consiglio che decise l'occupazione del palazzo d'inverno? C'erano donne tra i dodici apostoli, o tra i grandi maestri yoga, o tra i grandi riformatori religiosi, o tra qualsiasi cazzo di cosa grande che abbia una qualche attinenza con la politica? Ci sono donne tra i filosofi? Lo Yin, l'energia grezza allo stato brado, non è forse riferita al femminile? E prendiamone atto, per dinci" è un cretino che non sta parlando di politiche della differenza, ma sta cercando un modo becero per offendere due persone colpevoli a) di non riconoscere la sua assoluta superiorità intellettuale e morale e b) di non possedere il cazzo. Roba al livello di un Calderoli, altro che "karletto".

A seguire, salta fuori, spero per un errore di battitura in uno dei commenti al blog di Dacia, che la mia è stata l'unica mail di protesta giunta alla redazione di Kilombo (come ha saputo che era mia? Semplice, l'ho scritto qui). Non so esattamente come prendere questa cosa, se pure è vera. Da un lato è impossibile non sentirsi come quel personaggio di Terry Pratchett che si para davanti al drago urlando "El pueblo unido, jamas serà vencido!" e guardando indietro scopre che tutti gli altri hanno fatto tre passi indietro e fanno finta di niente; dall'altra sono genuinamente sorpreso, perchè mi aspettavo che, ripeto, la solidarietà ad un nazista avrebbe incontrato un po' più di opposizione. Ma probabilmente è che, come ho detto in passato, io sono tutto sommato un vecchiosauro, rimasto a quando la discriminante per dirsi di sinistra era l'antifascismo, e non mi adatto alla sua sostituzione con l'antisemitismo. Così come una volta, "piombo al fascio" era uno slogan con cui non si osava discutere, neanche chi magari non credeva che la via alla democrazia passasse per la P38, oggi i discorsi antisemiti vanno accettati, pena l'essere bollati come filosionisti - e non lo dico necessariamente come critica: io, nella prima di queste due posizioni, almeno un po' mi ci riconosco, e quindi non sono del tutto sicuro di poter giudicare la seconda.

E comunque diciamolo, che questo tanto vituperato A. Hitler era un acquarellista di pregio, e si è sempre coerentemente opposto all'imperialismo angloamericano.

P.S. A quanto pare, poi, la censura che sta suscitando tante polemiche non è neanche al post contro cui ho protestato io: la solidarietà ai nazisti, a sinistra, a quanto pare non si mette manco in discussione. Ad essere censurato, e strenuamente difeso da una buona fetta di kilombisti storici, è un altro post in cui Dacia scrive

Così come ritengo sacrosanto sparare alle gambe di un qualsiasi boiardo di stato che sostenesse che la nostra classe lavoratrice può sopportare altre umiliazioni e spoliazioni di diritti

tanto per chiarire che ammazzare un esponente socialdemocratico del sindacato è più che lecito, mica come tirare due schiaffi ad un vecchio maiale nazista.

25 maggio 2007

Evoluzione


La sinistra si evolve, questo l'abbiamo sempre saputo. A volte si evolve in direzioni imprevedibili, ma del resto questo è il bello del fenomeno: guardando un velociraptor, qualcuno si poteva mai immaginare la comparsa del cardellino?

Ultimamente i fenomeni evolutivi stanno subendo un'accelerazione che, non esito ad ammetterlo, mi lascia sconcertato: non a caso Mrs. Inminoranza mi ha da tempo inquadrato ideologicamente nel campo dei vecchiosauri - pensate che davanti ad un corteo di lavoratori e sindacalisti bastonati dalla polizia al servizio dei preti, io faccio il tifo per i lavoratori.

Insomma qui le cose cambiano ad un ritmo accelerato, e mi prendono sempre più di sorpresa. Un giorno scopri che per dirti di sinistra devi essere solidale con un nazista (e con le sue argomentazioni, ca va sans dire). Un altro giorno, che i Protocolli dei Savi di Sion se non sono veri sono verosimili. Poi che le donne devono stare a casa a fare figli (preferibilmente maschi, suppongo)...

Io ho perso il filo. Uno di questi giorni magari scopro che Fini, Rauti e Borghezio sono diventati membri onorari del Leoncavallo e vanno tutti insieme a sprangare chi si fa una canna o a dar fuoco ai campi nomadi - nel caso si arrivasse a questo punto, ho già il testamento biologico bello che pronto, e Mrs. Inminoranza ha istruzioni dettagliate sul funerale con gli onori militari a cui il mio fegato ha diritto. Niente fiori ma una bella sbronza, che le opere di bene sono di destra.

Armi


Una delle cose più esilaranti che mi è capitato di leggere nei giorni immediatamente successivi alla strage nel Virginia Tech è che se gli altri studenti fossero stati armati, la strage non ci sarebbe stata perchè il matto sarebbe stato ammazzato quasi subito.

I feticisti della Colt vorrebbero far credere che una società in cui tutti sono armati è una società più sicura. Il problema è che "società in cui tutti sono armati" non è la definizione esatta: quella di cui parlano è in realtà una società in cui tutti sono armati e intenzionati a sparare per primi, perchè sennò essere armati serve a una sega: nessuno degli studenti del Virginia tech voleva essere la prima vittima del matto, quella che ci sarebbe stata comunque e a seguito della quale gli altri studenti avrebbero tirato fuori le pistole e ammazzato il matto (e un'altra dozzina di passanti, nel fuoco incrociato: che persino i poliziotti, che insomma, s'addestrano, in condizioni reali mettono a segno meno del 10% dei colpi sparati). E siccome nessuno vuole essere la prima vittima, devono stare tutti pronti a sparare per primi - quando vedono uno con una faccia che non gli piace, quando vedono uno che secondo loro ha l'aria di quello che dà di matto e fa una strage, quando vedono uno con l'aria da tossico, quando vedono uno che pare messicano o arabo o comunque straniero, hai visto mai fosse di Al Qaeda.

Una società iperarmata, dicono, è una società più sicura. Purtroppo, la realtà ci mette sempre il becco: il tasso di gun deaths, negli USA, è sceso costantemente dall'introduzione del Brady Bill, sotto Clinton, fino ad un paio d'anni fa, quando le restrizioni sulla vendita di armi da fuoco sono state rilassate dal minus habens che occupa la Casa Bianca, su pressione della NRA. Non solo: gli USA avevano nel 1999 circa 10.5 morti per armi da fuoco ogni 100.000 abitanti, contro gli 0.35 della Gran Bretagna (quasi esattamente 30 volte di più), dove invece le armi da fuoco sono praticamente impossibili da ottenere - anche se bisogna dire che se si contano tutte le cause di morte violenta, il vantaggio degli USA scende a solo 5-10 volte di più a seconda della fonte delle statistiche (parliamo di percentuali, eh, non di numeri assoluti). Insomma, o diciamo che gli americani sono geneticamente delinquenti, o forse c'è qualcosa che non va nell'idea che il Far West fosse il paese di Bengodi.

Un suggerimento ai teorici della Glock nel cestino della merenda: potete magari provare a dar la colpa del tasso di omicidi al fatto che gli USA sono un Paese di immigrati e come tutti sanno, gli immigrati sono tutti delinquenti. Secondo me è il tipo di cosa che il Foglio o Libero non si vergognerebbe a stampare.

Vittime


Un'altra vittima del grottesco assalto alla libertà di espressione condotto da sionisti e membri della pseudosinistra filoisraeliana. Si potrebbe proporre a Claudio Moffa di invitarlo a tenere un corso seminariale per il Master Mattei, o magari ospitarlo sul blog di Cloroalclero.

23 maggio 2007

Strange bedfellows


Come riconoscere una buona causa? Non esistono regole precise, purtroppo; ma se, come il gay pride, mette d'accordo nell'opposizione l'estrema destra israeliana e i fondamentalisti di Hamas, deve essere una buona idea.

Se, come la prospettiva di un intervento ONU in Darfur, mette d'accordo la sinistra antagonista (toh, chi si rivede!) e l'estrema destra neo-teo-con americana, qualcosa di buono ce lo deve avere...


Master in ciarlataneria


Visto che della faccenda di Teramo ne parlano tutti, e che sul carrozzone c'è ancora un pochino di spazio, ci salto su pure io.

Intanto, per dire che sebbene non condivida del tutto i metodi, mi spiace, ma io due schiaffi ad un nazista non me la sento di condannarli o deplorarli in alcun modo. Personalmente non gli avrei menato, ma a chi piazza due ceffoni in faccia ad un nazi al massimo si possono fare i complimenti. Se poi è un nazista di quelli codardi, di quelli che dicono e non dicono, che si nascondono dietro a giri di parole, che vorrebbero solo "riesaminare alcuni aspetti" - tranne poi lasciarsi andare ad affermazioni come "Le pretese camere a gas di Hitler e il preteso genocidio degli ebrei formano una sola ed unica menzogna storica che ha permesso una gigantesca truffa politica e finanziaria" - allora due schiaffoni ogni tanto sono pure meritati. Ne sono convintissimo, a tal punto da aver mandato a Kilombo una lettera di dimissioni perchè secondo me, quali che siano i fatti, su un aggregatore di blog "della sinistra" i post di solidarietà ai nazisti non ci dovrebbero stare, punto (lettera che ho ritirato quando Francesco Costa, civile e cortese come sempre, mi ha risposto che la questione era in discussione in redazione e ha chiesto di rimandare ogni mia decisione a dopo la loro).

In secondo luogo, mi azzardo a suggerire una linea d'azione per il futuro. Invece di tirare schiaffi e lasciarsi andare alla penosa polemica di "fatto bene", "no, fatto male", bisognerebbe semplicemente iniziare una campagna che spieghi, esattamente, chi è Faurisson, chi sono i negazionisti, che razza di ciarlatani siano (prove alla mano: che Irving, quell'altro paladino della libertà di espressione, s'è fatto molto male per aver querelato chi lo contraddiceva), e soprattutto che paladino di ciarlatani sia il "professor" Moffa; che spieghi che frequentando il "Master Mattei" si va a sentir lezioni di ciarlatani, e si consegue alla fine un titolo di carta straccia. Che il "professor" Moffa inviti chi vuole al suo "Master": Faurisson, il mago Otelma, Deepak Chopra, Platinette. Che si sappia, però, che chi esce da quel Master avrà per il resto della sua vita il marchio di ciarlatano stampato in fronte. Vediamo per quanto tempo l'università di Teramo riesce a sopravvivere a questa forma di pubblicità.

Per finire, vorrei dire una cosa a chi si fa improvvisamente paladino della libertà di espressione (e applaudiva il rogo delle ambasciate danesi e svedesi solo qualche mese fa). A me sta benissimo che Faurisson parli in piazza, al bar dello sport, persino nel più grande centro congressi d'Europa, se trova abbastanza fessi che lo stanno a sentire. Mi sta bene che scriva libri, se trova imbecilli che se li comprano. Mi oppongo, per capirci, alle leggi che mettono fuorilegge il negazionismo - è una cosa che ho scritto nel primissimo post su questo blog, le leggi contro la fuffa costituiscono un pericolosissimo precedente, perchè non sai mai cosa finisce per essere classificato come fuffa, fra 10 anni: i sindacati, i matrimoni misti, i partiti d'opposizione. Non voglio queste leggi anche perché penso che quando si deve vietare per legge, per dire, di votare per un nano pelato colluso con la mafia, vuol dire che il Paese è già bello che fottuto. Ciò premesso, le università sono un caso diverso, ed un ciarlatano all'università non ci dovrebbe parlare, e non c'è niente da dire. A chi condanna la pretesa di "purezza accademica", come ho visto fare su altri blog, a chi difende il diritto di un contaballe di far lezione ex cathedra, dico solo questo: se volete avere un minimo di credibilità, la prossima polmonite o altra malattia seria ve la fate curare da un riflessologo diplomato o da un riallineatore di chakra, la casa ve la fate progettare e costruire da un esperto di feng-shui (inclusi i calcoli sul cemento armato) e il fondo pensione lo investite su consiglio di un allievo dell'ormai famoso GMER, che fa il tema astrale ai titoli di borsa. O non mi vorrete mica dire che la ciarlataneria non ha diritto di cittadinanza solo a medicina, economia o ingegneria, vero?

Put your money where your mouth is, come si dice qui, e ne riparliamo.

21 maggio 2007

Malintesi


La colpa, mi sa, è tutta del primo imbecille che ha ingenerato la confusione fra omosessualità e pedofilia. Questa confusione temo sia alla base della comprensibile antipatia della Chiesa Cattolica verso gli omosessuali.

Diciamolo chiaramente una volta per tutte, per favore, gridiamolo nelle parrocchie e davanti a San Pietro: gli omosessuali non sono pedofili, non è la stessa cosa, state tranquilli. Non dovete preoccuparvi della concorrenza, i bambini restano tutti vostri.

E vediamo se la capiscono.

18 maggio 2007

Dubbi familiari


Ma quelli che l'altro giorno erano al Family Day, quelli che la famiglia è sacra e inviolabile, quelli che se non si forma una coppia uomo-donna (con l'uomo sopra) benedetta in chiesa poi si diventa criminali, froci e pedofili, quelli che i single bisognerebbe farli sposare a forza perchè non sono normali...

...che posizione hanno sui ricongiungimenti familiari degli immigrati?

No, per sapere.

Dizionario


Cessate il fuoco: locuzione che indica gli intervalli di tempo in cui Israele non risponde agli attacchi di Hamas. Es.: "Dopo due mesi di attacchi con razzi da Gaza, oggi Israele ha rotto il cessate il fuoco bombardando il quartier generale di Hamas"

16 maggio 2007

Good f***ing riddance


"L'idea della separazione di Stato e Chiesa è stata introdotta dal demonio per impedire che i cristiani gestissero le proprie nazioni" (sermone, 4 luglio 1976)

"La Bibbia è l'infallibile trascrizione della parola del Dio vivente. È assolutamente infallibile, senza errori su tutte le questioni di fede e pratica religiosa, così come su questioni di storia, scienza, geografia..." ("Finding inner peace and strength")

"Se vogliamo salvare l'America ed evangelizzare il mondo, non possiamo accettare l'esistenza di una visione del mondo laica in contrasto con la verità cristiana" ("Moral majority report", 1984)

"...le femministe, i gay e le lesbiche che hanno cercato di rendere accettabile il proprio stile di vita, l'ACLU, People for the American Way - tutti coloro che hanno cercato di rendere l'America una società laica - io punto il dito su di loro e dico, 'voi avete fatto sì che questo accadesse'" (Washington Post, 14 settembre 2001, nel descrivere i fatti dell'11 settembre come una punizione divina contro l'America)

È morto Jerry Falwell. Come diceva un commentatore su Pandagon, "dopo aver visto Falwell in televisione, ho capito perchè i Romani davani i cristiani in pasto ai leoni". L'unica cosa che mi dispiace è che essendo ateo non ho il conforto di immaginarlo all'inferno, con una lunga coda di diavoli che aspettano pazientemente il loro turno per inchiappettarselo.

Oh beh. Si preannuncia una buona settimana: prima Dadullah, ora Falwell. Due di meno in tre giorni. Qualcuno ha notizie sulla salute di Bagnasco?

15 maggio 2007

Riflessi pavloviani


Come si fa a fregare un progressista? Non è difficile, tutto sommato, basta rivestire la fregatura di parole d'ordine che fanno scattare i riflessi pavloviani desiderati.

Un esempio poco noto di questo è la distruzione del sistema di istruzione pubblica inglese, operata dai governi laburisti degli anni '70 e proseguita dalla signora Thatcher, da John Major e con grande alacrità da Tony Blair, fra gli applausi entusiasti di ogni sincero progressista inglese e i sogghigni soddisfatti della upper class.

Non ero al corrente del problema, sinceramente, perché a sentire i telegiornali, soprattutto della BBC, e a leggere il Guardian, si direbbe che tutto vada per il meglio nel migliore dei mondi possibili; poi però Mrs Inminoranza, per occupare il tempo fra una spedizione nella foresta pluviale e un censimento di scoiattoli, ha cominciato prima a dare lezioni private alle rampolle della buona società londinese e poi a insegnare scienze a bambini dislessici e membri di gang, in una di quelle scuole che se fossimo negli USA avrebbero il metal detector all'ingresso e la SWAT parcheggiata fuori tutto il tempo; e proprio grazie alle affascinanti esperienze di Mrs Inminoranza ho imparato che il sistema di istruzione inglese, ormai, è ridotto considerevolmente peggio di quello della Sierra Leone, e senza neanche la scusa della guerra civile.

Il sistema scolastico inglese era un tempo, assieme al sistema sanitario, uno dei fiori all'occhiello del Paese. Si reggeva fondamentalmente su un sistema di scuole pubbliche di tre tipi, più due diverse tipologie di scuole private. Le scuole pubbliche si dividevano in Secondary Modern, Comprehensive e Grammar. Le secondary modern erano più o meno istituti professionali, per chi non intendeva frequentare l'università; le comprehensive e le grammar erano entrambe comparabili con i nostri istituti tecnici e licei, con la comprehensive che offriva una più vasta gamma di materie tecniche opzionali e la grammar la scelta di latino e filosofia, ed entrambe offrivano la possibilità di accedere alla sixth form (i due anni di scuola post-diploma propedeutici all'accesso all'università) ed erano distinte dal fatto che le grammar erano selective: per accedervi bisognava superare un esame di ammissione. Attenzione - non erano a numero chiuso: chiunque superasse l'esame poteva frequentarle. A queste si aggiungevano le independent e le public schools, due tipi sottilmente diversi, oggi indistinguibili se non per il nome e certe tradizioni, di grammar school private - per inciso, il fatto che le uniche scuole chiamate "pubbliche" in UK siano le più costose fra le scuole private non cessa di divertire o irritare i nuovi arrivati, ma risale a quando l'istruzione statale non esisteva, e la distinzione era fra le scuole delle varie gilde, chiuse ai figli dei non membri, e le public schools, aperte a tutti e spesso con un certo numero di posti riservati ad alunni poveri i cui studi venivano pagati da associazioni caritatevoli.

Il risultato era invidiato in mezzo mondo: le selective schools pubbliche formavano studenti in grado di reggere il confronto con quelli dell'Est europeo, le comprehensive offrivano una possibilità di studiare e frequentare l'università anche a chi non aveva superato la selezione iniziale, e il livello medio degli studenti inglesi era incredibile.

Questo sistema è stato completamente demolito nel corso degli ultimi 20 anni, al punto che oggi un diplomato inglese ha serie difficoltà a trovare Londra su una cartina geografica dell'Inghilterra, e la cosa interessante è che è stato demolito in maniera bipartisan.

Da sinistra era solo naturale lanciare l'assalto contro le selective schools: la selezione puzza di discriminazione, di meritocrazia, di diseguaglianza, e pertanto è Male. Ci sono ancora un po' di grammar schools pubbliche in UK, ma stanno scomparendo molto rapidamente - i laburisti avevano promesso di chiuderle tutte prima delle prossime elezioni politiche, ed è una delle poche promesse che stanno lavorando alacremente per mantenere; d'altra parte le secondary moderns sono praticamente del tutto scomparse, cosicché oggi esiste un solo tipo di scuola pubblica, la comprehensive.

In aggiunta all'eliminazione delle grammar, una vecchia concezione libertarian dell'istruzione è riemersa: l'idea che la scuola deve limitarsi ad offrire gli strumenti e le informazioni, e non costringere nessuno ad imparare alcunché. Lo studente ha il diritto di sedere in classe e di ricevere spiegazioni dai docenti; i docenti, d'altra parte, hanno il solo dovere di impartire spiegazioni comprensibili e chiare, e non devono imporre un'educazione allo studente, minacciarlo con brutti voti, valutare e nel caso "bocciare" la sua preparazione, punirlo o premiarlo: se lo studente arriva a 18 anni analfabeta son fatti suoi, le opportunità le ha avute, se non le sfrutta può sempre fare il bracciante agricolo. È bastato rivestire questa semplice idea di una terminologia un po' più progressista per ottenere una scuola in cui non esistono interrogazioni, e in cui i compiti in classe ricevono sì una valutazione, ma sempre positiva: non esistono voti negativi, in pratica le votazioni possibili vanno da A ad E, che sarebbe come dire da 10 a 6 (più "F" nel caso il compito venisse consegnato completamente in bianco: ma anche se F sta per "failed", non è ancora condizione sufficiente per una bocciatura, concetto che semplicemente non esiste nella scuola inglese). È il 6 o il 18 politico di sessantottina memoria: tutti promossi.

Anche così, gli studenti lamentavano l'eccessiva noiosità di lezioni come quelle di fisica, matematica o chimica, e per contrastare il nozionismo imposto in passato da una concezione borghese della conoscenza, le varie scienze sono state accorpate in "general science", che impartisce una vaga infarinatura di matematica, fisica, chimica e biologia, per fare spazio a materie opzionali come ikebana, tradizioni culturali della minoranza Sufi nelle East Midlands, gestione dei campi da golf o filosofia del vegetarianesimo (nel caso uno dei miei tre lettori se lo stesse chiedendo, nessuno di questi esempi è inventato).

Ancora troppo difficile? Psicologi ed educatori progressisti lamentavano, in effetti, il trauma degli studenti che vedevano i propri elaborati valutati negativamente rispetto a quelli di altri compagni di classe: ricevere una D quando il compagno di banco riceveva una A poteva portare a conseguenze gravi sullo sviluppo psicologico dello studente; la soluzione è stata trovata suddividendo ogni corso in "advanced" e "foundation". Se uno studente riceve regolarmente voti bassi nel corso normale ("advanced"), viene trasferito d'autorità nel corso "foundation" - un corso il cui programma è studiato in modo che sia virtualmente impossibile prendere una votazione scarsa: un corso foundation di letteratura inglese richiede che all'esame finale (GCSE, l'equivalente del nostro esame di stato) lo studente sia, per esempio, in grado di scrivere il nome di battesimo di Shakespeare, o di menzionare tre poeti inglesi, o di rispondere ad un quiz a risposta multipla sulla differenza fra poesia e prosa. Lo studente è felice perché prende voti altissimi, la famiglia è felice perché il bimbo prende voti altissimi, e la scuola è felice perché tutti gli studenti prendono voti altissimi e quindi l'anno prossimo non si vede arrivare un ispettore. E McDonald's è felice perché gli arriva un'altra infornata di friggi-hamburger e lava-insalata a salario minimo sindacale, ma dai voti altissimi.

La cosa divertente di tutto questo è che l'opinione pubblica progressista s'è fatta portare per mano a questo punto da gente che aveva interessi che non erano esattamente quelli di eguaglianza e giustizia sociale, anzi, tutt'altro.

Diamo un'occhiata a come stanno le cose oggi in UK. Abbiamo una stragrande maggioranza di studenti che escono dalle scuole superiori funzionalmente analfabeti, incapaci (e non interessati) a frequentare l'università, e destinati a luminose carriere come cassieri di Tesco, telefonisti di call-centre a Glasgow, friggi-patatine da Burger King, addetti alla reception al piano terra dei grattacieli dei Docklands e della City; abbiamo una minoranza di piccoli geni che sono riusciti ad entrare nelle poche grammar superstiti, o che sono riusciti, nonostante gli sforzi di insegnanti e pedagoghi, ad imparare qualcosa dalla comprehensive locale, abbastanza da superare gli esami per la sixth form e poi entrare all'università; abbiamo infine i rampolli della classe dominante, i cui genitori possono permettersi le 18.000 sterline l'anno della retta di Eton, o almeno le 12.000 della City of London School - scuole private ai cui insegnanti frega ben poco dei benefici della non-competitività o del nozionismo implicito nel calcolare un integrale definito. Abbiamo, in altre parole, le basi per una società stratificata e immobile, in cui la stragrande maggioranza non ha le qualifiche per competere e rimane imprigionata in un proletariato precarizzato da cui non c'è uscita - né per loro, né per i loro figli, mentre la classe dominante perpetua la propria posizione di predominio.

Dice, ma come fa una società a sopravvivere in questa maniera? Come fa a non esserci niente fra il gruppetto dei supermanager, delle stelle della finanza della City, degli scienziati di Oxford e Cambridge, e l'oceano dei proletari senza qualifiche e senza futuro? Niente ingegneri, niente tecnici elettronici, pochi medici, niente infermieri... chi fa andare avanti le centrali nucleari? Gli ospedali? Internet? La rete cellulare? Nella risposta a questa domanda sta la ragione per cui le frange conservatrici hanno collaborato entusiasticamente con i progressisti alla distruzione del sistema educativo pubblico. Gli ingegneri, gli informatici, gli infermieri, gli esperti di telecomunicazioni, finanza, elettronica, costano: costano di più se sono inglesi, costano di meno se vengono importati all'uopo dalla Polonia, dall'India, dalla Cina - sono immigrati disposti per forza di cose a lavorare per ben meno di quel che chiederebbe un inglese.

Come dicevo, non ci vuole niente a fregare un progressista. Mi chiedo solo, con una certa preoccupazione, quanto ci vorrà prima che altri (che già stanno cominciando a lavorarci) usino con profitto lo stesso trucco di rivestire un progetto conservatore e/o oscurantista di parole d'ordine progressiste. In Europa più d'un giornale progressista ha reagito alle parole d'ordine standard al tempo di Theodore Kaczinsky - era un ambientalista, protestava contro la tecnologia, aveva tenuto in scacco l'FBI: era un eroe. Grazie alla legge sull'incitamento all'odio religioso, voluta soprattutto da una certa sinistra "progressista" per soffocare le critiche ai predicatori islamisti, gli attivisti gay che accusano i gruppi cristiani di fomentare la violenza omofoba adesso finiscono davanti ad un giudice. Per ora, insegnare l'evoluzione a scuola è progressista: quanto ci vorrà, dopo le prime cause per violazione dei diritti umani da parte di membri di Hizb-ut-Tahrir, perché a sinistra si decida che l'evoluzione è di destra? Quanto ci vorrà prima che a qualcuno - un nome a caso: Louis Farrakhan - venga in mente un bel rebranding della segregazione razziale, in nome, naturalmente, del multiculturalismo e del rispetto delle differenze? Quando le femministe cominciano a dire che il niqab imposto ad una bambina di 12 anni è liberatorio - perché condannarlo vorrebbe dire predicare l'assimilazione, che è razzista - quanto siamo lontani dall'approvazione per la lapidazione delle fornicatrici violentate?

P.S. La descrizione del sistema di istruzione è abbastanza semplificata, sia chiaro, e per esempio non si fa menzione dell'analogo processo che l'università, almeno per il primo livello di laurea (il bachelor) sta subendo. Posso assicurare i miei tre lettori che il quadro rimane identicamente deprimente ad una disamina più dettagliata.

13 maggio 2007

Tutta colpa di Cadorna


Sebbene non ci viva più, sono originario di un Paese in cui un consiglio di mullah pretende di regolare la vita di tutti in base alla propria esclusiva interpretazione del dettato di un testo sacro scritto da nomadi del deserto 4000 anni fa (con aggiunte, correzioni ed errata di 2000 anni fa).

Sono originario di un Paese in cui l'elezione di un politico a quasi qualunque ufficio pubblico dipende quasi esclusivamente dal placet del consiglio dei mullah.

Sono originario di un Paese in cui il suddetto consiglio dei mullah nega il conforto di un funerale religioso a chi ha chiesto di poter morire con dignità, ma non a delinquenti, assassini e terroristi.

Sono originario di un Paese in cui il consiglio dei mullah porta in piazza mezzo milione di persone allo scopo preciso di negare diritti a chi non si conforma al suo dettato ed impedire un'effettiva separazione fra politica e religione.

La cosa che mi rode è che non sono originario nè dell'Iran nè dell'Afghanistan, anzi, che poi mi tocca sentire gli stessi supposti maitre à penser che hanno mandato quella gente in piazza disquisire di quanto siamo più cazzuti di Iran e Afghanistan perchè noi occidentali l'illuminismo l'abbiamo avuto (e chiuso in soffitta perchè non si logorasse, viene da pensare).

La colpa, mi dico, è tutta di Cadorna. Se le truppe piemontesi, quel lontano giorno del 1870, una volta arrivate al Vaticano avessero tirato dritto invece di fermarsi, se avessero fatto prigioniero il Papa e gli avessero intimato di prendere armi, bagagli e (parte del) tesoro pontificio e andare a rovinare la vita di qualche altra nazione, chessò, in Irlanda, dove comunque Papa o non Papa la polizia si scomoda per impedire ad una ragazzina di andare ad abortire in UK e la obbliga a portare a termine la gravidanza di un feto anencefalo, o magari in Spagna, così Zapatero non faceva tanto il figo, secondo me l'Italia avrebbe qualche possibilità di essere, oggi, una democrazia, invece che la risposta dell'Occidente all'Arabia Saudita.

Oh, qualche possibilità, sia chiaro, assolutamente non la certezza: perchè lo so anch'io che eliminato un mullah non hai mica eliminato i Talebani (ragion per cui trovo prematura ed eccessiva l'esultanza per la morte del mullah Dadullah, per esempio); però sarebbe stato sempre un passo avanti.

11 maggio 2007

I lucciconi agli occhi


Giuro che me li ha fatti
quasi venire questo post di Restodelmondo. Ha superato sè stessa (e non è facile)

Augias mi aiuti, sono diventato qualunquista


Caro dott. Augias, sono un quarantenne che vive all'estero da qualche anno, un attore minore della "fuga dei cervelli" che da qualche anno sembra aver investito l'Italia. Sono molti anni che voto a sinistra, sono stato in passato attivo in gruppi antirazzisti, pacifisti, per i diritti umani, ma da qualche tempo soffro di un grave problema: sono diventato qualunquista e facilone.

È cominciato tutto un po' in sordina, probabilmente in concomitanza con l'insorgere della crisi di mezza età: vedevo un paio di ragazzini che facevano casino in autobus e pensavo, però le nuove generazioni, ca**o, non hanno rispetto e sono dei gran casinisti. Poi vedevo una ragazzina in minigonna che faceva la scema con un coetaneo: tutte zoccole le ragazze, oggi. Un ciclista che saliva sul marciapiede? Ettecredo, tutti anarco-verd-insurrezionalisti, basta vedere i casini che fanno con Critical Mass, figurati se 'sti delinquenti rispettano il codice della strada (dice, ma sono un ciclista anch'io? Vero, ma io sono un ciclista educato)

Da quando è iniziato in me questo cambiamento vivo molto più in pace con me stesso: una volta, visto un ragazzino che faceva casino, passavo mezz'ora a discutere fra me e me delle rassomiglianze con i cuccioli di ogni specie di mammiferi, del loro bisogno di trovare i propri limiti e quelli imposti dalla società, delle istanze di ribellione come tentativo di liberarsi del predominio della vecchia generazione - il maschio alfa non cede mai il potere e i diritti riproduttivi di sua spontanea volontà, dopotutto; una ragazzina in minigonna che s'atteggiava a donna fatale dava la stura a tutto un palloso ragionamento sulle pressioni della società per affermare la propria identità attraverso una sfida sessuale, che fa molta più presa su un cervello già preda di una tempesta ormonale. E un ciclista sul marciapiede? Quante seghe mentali sull'incompatibilità di un tessuto urbano moderno, creato e pensato a misura di automobile, con un stile di vita eco-consapevole. Che palle, dott. Augias, che due incredibili palle. Oggi, invece, sono libero: ragazzini? Chiasso? La cinghia, signora mia, la cinghia! Ragazzine? Minigonna e calze a rete? Fanno bene in Arabia Saudita che le lapidano!

Per non parlare degli immigrati, poi: se una vecchina sale sull'autobus e 30 persone non le cedono il posto, quanto è più facile, rilassante, democratico persino, identificare quello un po' diverso, quello che già stanno guardando tutti un po' storto, e prendersela con lui. Che ca**o, vieni qui, sei ospite, e manco cedi il posto alla nonnina? Bastardo, la deportazione ci vuole per quelli come te. E gli zingarelli? Non gli basta che gli diamo quei bei campi nomadi, ogni tanto gli accendiamo pure una roulotte per tenerli al caldo, questi se ne vanno in giro a sfilare portafogli. Ma si può?

Ancora, un tempo mi sarei fatto un miliardo di pippe mentali sull'aspettativa che modifica il risultato dell'osservazione, sul fatto che se i giornali come il Suo mi martellano ogni giorno specificando l'etnia e/o l'origine del criminale, ma solo se questo è straniero, che non ricordo titoloni del genere "branco di veronesi violentano reginetta di bellezza e il suo cane", se la televisione continua a ripetere che c'è un'emergenza immigrazione, in una delle nazioni europee con la minor percentuale di immigrati, clandestini o legali che siano, sarà solo naturale che in mezzo a 50 maleducati in metropolitana io noti quello con la carnagione più scura o con l'accento straniero. Mi ripeto, dott. Augias, che palle, che due incredibili palle, prima di questa mia rinascita culturale.

Oggi vivo in un mondo più semplice, colorato a tinte vive, senza più sfumature, un mondo in cui gli immigrati sono delinquenti, gli adolescenti non hanno rispetto, le donne fanno carriera perchè aprono le gambe, con i manifestanti ci vorrebbe l'esercito, i negri hanno il ritmo nel sangue e l'uso del cervello è un optional, faticoso da usare e tutto sommato sopravvalutato.

Sapesse che pace che c'è dentro alla mia testa, in questi giorni.

29 aprile 2007

Lacune


Una cosa buona dell'avere la febbre alta ed essere costretto a letto per il 90% del tempo è che si ha il tempo di colmare le lacune della propria educazione.

Per dire, finalmente ho capito perchè nel 2004 in testa ai sondaggi per le elezioni presidenziali USA non c'era nè Bush nè Kerry ma Josiah Bartlet.

In più, ho deciso che d'ora in poi J'accuse, mon petit fromage! diventerà il mio motto nelle discussioni con Mrs. Inminoranza.

(un sentito grazie a Restodelmondo, che con le ripetute citazioni m'ha finalmente fatto venire la curiosità)

27 aprile 2007

Assenze


Le mie scuse a tutti e 3 i miei lettori. Ho 40 di febbre, riesco a mangiare 3 cubetti di melone al giorno e il veterinario sospetta che uno dei miei gatti abbia un tumore al fegato.

Ci sentiamo fra qualche giorno.

(ci sarebbero un paio di commenti da fare anche sul sistema sanitario pubblico inglese, ma ho esaurito il tempo massimo che riesco a passare davanti al computer)

10 aprile 2007

Domanda non (troppo) provocatoria


Fa comodo avere un blog, puoi fare post ad personam senza dover rendere conto a nessuno.

In mezzo ad una lunga discussione, frammentata in più post, con Rosalux, Dacia Valent lascia un commento interessante, in cui, in mezzo ad una serie di cose con cui sono completamente d'accordo a metà, come al solito, scrive una frasetta che mi lascia perplesso. Dice: "E la laicità dello stato che però non sia a sua volta un dogma", parlando di un minimum set di condizioni irrinunciabili per un Paese civile.

Io questa frase non l'ho capita. Ho sempre considerato l'essere laici un po' come l'essere incinta: non puoi essere "un tantino laico", o lo sei o non lo sei. O la religione sta fuori dalle cose dello stato o ci sta dentro. Se ci sta dentro, lo Stato non è laico, punto. Se tieni il crocifisso in classe lo Stato non è laico. Se tieni, peggio ancora, il crocifisso nell'aula di tribunale lo Stato è tutto meno che laico. Anche se il crocifisso è piccolo.

Se anteponi il principio religioso alle necessità civili, allora lo Stato non è laico, e non è questione di dogmi o altro. Se cominci a dire che io devo presentarmi al lavoro alle nove, ma X può arrivare alle 11 perchè adora il Grande Cocomero, se Y deve mettere le scarpe per guidare l'auto ma Z può farlo con i sandali perchè ha un amico immaginario che vuole così, allora lo Stato non è laico. Sarà rispettoso, sarà multiculturale, sarà quel che vuoi, ma non è laico.

Oh, poi, magari sono io che sono accecato, o almeno reso molto miope, dalla mia antipatia per le religioni organizzate, non dico di no, e vorrei che fosse chiaro che il tono magari un po' aggressivo di quanto scritto qui sopra è sicuramente dovuto ad una serie di miei pregiudizi, ma non è espressione di un intento polemico, e insomma sarei grato a Dacia, in caso dovesse ricapitare qui, se volesse espandere un tantino il concetto che ha espresso.

07 aprile 2007

Buona pasqua un caxxo

Questo doveva essere un pacato post di risposta a Maedhros, al commento che mi ha lasciato a proposito di Anno Zero, sulle questioni dei diritti e dell'immigrazione, e incidentalmente sul metodo Di Bella.

Il post, per cause indipendenti dalla nostra volontà, è stato rimandato, spero a domani o al massimo a martedì.

Dice, perchè? Perchè era un paio di giorni che non leggevo giornali italiani, per cui questa cosa qui mi è arrivata fra capo e collo come una sorpresa. Come mi capita sempre in questi casi, ho cancellato il post che stavo abbozzando e ne ho scritto uno pieno di improperi, insulti e auguri di forca e impalamento per una serie di personaggi. Poi, fortunatamente, ho cancellato pure quello.

C'è ben poco che potrei aggiungere a quello che ha scritto Restodelmondo qui in particolare su questo episodio, e qui in generale per un'opinione sulle cose italiane. Posso solo dire che tutto sommato mi sento più garantito qui dalla destra di Sayeeda Warsi e Michael Portillo che in Italia dalla sinistra della Binetti e della Bindi. E c'è di peggio: mi sento più garantito come ateo in quella che è tecnicamente una teocrazia, in cui il capo dello Stato è anche capo della Chiesa di Stato e "Defender of the Faith", che nella laica Repubblica Italiana.

Se ho quasi convinto Maedhros a votare Lega alle prossime elezioni, Rosy Bindi m'ha quasi convinto a votare Tory. Anche questa, dopotutto, è una exit strategy.

04 aprile 2007

Anno Zero


Alla fine l'ho vista anch'io, la famosa puntata dell'imam che dice che non ci deve essere tregua con gli atei (che poi, non lo dice - lo scrive). Pur confermando la mia radicata antipatia per le religioni organizzate in generale, e per chi vuole trasformarle in pratica politica in particolare (che si chiami Ratzinger, Robertson o ibn Wahab), ci sono due o tre cose che vorrei dire.

La prima è che Santoro è fazioso. L'ho sempre saputo, e Santoro non mi è particolarmente simpatico, ma mi sembra che l'altra sera sia sprofondato a livelli da Libero o Padania, facendo fra l'altro, come capita in questi casi, un disservizio grave proprio alle persone che sosteneva di voler proteggere.

Il problema è che, come mi è capitato di ribadire a Maedhros per altre faccende, un aneddoto, o una collezione di aneddoti, non è scienza. Intervistare 50 donne nordafricane che dicono di essere picchiate dai mariti non significa assolutamente nulla, al massimo serve da propaganda di infimo livello per la stessa fascia di popolazione che si fa infinocchiare da Libero o dalla Padania. Per tutti gli altri, vale la risposta - vera, peraltro - che per ognuna di quelle donne ci sono 50 italiane picchiate, e a volte ammazzate, dai loro italianissimi e cattolicissimi mariti. Non abbiamo bisogno degli immigrati, dopotutto, per contendere alla Spagna il primato europeo delle violenze domestiche: facciamo benissimo da soli, grazie - a differenza della raccolta dei pomodori, è un lavoro che gli italiani ancora non si rifiutano di fare.

Se dunque Santoro voleva difendere i diritti delle donne immigrate, ha ottenuto semmai il risultato opposto: perchè gli unici che hanno preso sul serio la sua disamina di casi pietosi sono quelli che, comunque, vedrebbero bene le donne immigrate appese al lampione a fianco a quello dei mariti - leghisti e feccia analoga. Gli altri, semplicemente, non sono stati convinti da un documentario realizzato con i piedi.

Capiamoci, è probabile che l'incidenza delle violenze domestiche sia in percentuale più elevata all'interno della comunità musulmana - per una lunga serie di motivi. Il problema è che urlare in prima serata "i musulmani picchiano le mogli", lungi dal risolvere il problema lo aggrava, spingendo la comunità immigrata a chiudersi maggiormente su sè stessa e a considerarsi assediata. Se si vuole cercare una soluzione al problema, semmai, bisogna andare nella direzione opposta: cancellare per quanto possibile le linee di demarcazione.

Una cosa interessante (ma ovviamente poco rimarcata) della puntata di Anno Zero è stata la testimonianza delle donne italiane picchiate da mariti o padri italiani: in tutti i casi le donne raccontavano del proprio isolamento, della sensazione di non avere alcun contatto, alcuna possibilità, alcun appoggio fuori dalla famiglia: erano tagliate fuori dalla società, dalla comunità umana, interagivano col mondo solo tramite gli stessi uomini che le opprimevano e le picchiavano. Erano prigioniere senza possibilità di fuga.

Dalle nostre parti questa è una situazione che ha del patologico: non è una regola assoluta, per carità, ma casi simili si verificano spesso se la donna ha subito traumi precedenti, se è nata e cresciuta in una simile realtà. Mrs Inminoranza, per dire, sa perfettamente che se io dovessi impazzire e cercare anche una sola volta di darle uno schiaffo, lei può uscire dalla porta di casa e trovare 10 vicini che la lasceranno entrare in casa, dormire una notte nella stanza degli ospiti e la accompagneranno anche alla polizia per una denuncia. Sa che cè un mondo, fuori, che sta dalla sua, sa di essere parte di una società civile che condannerebbe me, non lei. Che questo sia vero o falso, poi, conta poco: magari i miei 10 vicini sono degli stronzi che non le aprirebbero la porta perchè si fanno i fatti loro, magari non chiamerebbero neanche la polizia; non conta, la cosa importante è la percezione di Mrs Inminoranza di poter trovare aiuto, là fuori, e la consapevolezza che una volta che lei ha superato la porta di casa ed è arrivata ad un poliziotto, io sono fottuto e passo i prossimi 5 anni in galera (lasciamo perdere per un attimo il fatto che sia lei a picchiare me, di solito: il mio è un discorso del tutto ipotetico).

Oh, intendiamoci, non sto dicendo che questo sia sempre vero: so perfettamente che molte donne sono maltrattate in casa loro ogni giorno, e so perfettamente che la polizia non fa neanche un centesimo di quel che dovrebbe per aiutarle; ma il fatto rimane che man mano che questa consapevolezza cresce, il numero di uomini disposti a correre il rischio, o anche solo a considerare l'opzione della violenza, diminuisce. Non è un caso che da qualche tempo, come stupratori e pedofili, anche i wife-beaters, come li chiamano qui, abbiano bisogno di misure speciali di protezione in prigione.

Il problema è che una donna immigrata non ha la percezione di far parte della società. Peggio, viene condizionata a sentire il mondo esterno come ostile: il poliziotto non è quello a cui chiedere aiuto, è quello che la rimanda in patria se la becca senza documenti, è quello che la prende in giro perchè parla con uno strano accento, è quello che esercita un'autorità arbitraria e capricciosa su di lei e su tutti quelli con cui ha contatti regolari. Una donna immigrata non si sogna neanche di ricorrere ad una società di cui non fa parte per ottenere protezione, l'idea è semplicemente ridicola: perchè chi l'ha considerata fino ad oggi come un cancro, un corpo estraneo da espellere, improvvisamente dovrebbe aiutarla?

Mi spiace dirlo, ma in Italia questa situazione viene esasperata dalla maniera criminale in cui la questione dell'immigrazione (il problema dell'immigrazione, come lo chiamano certi commentatori, il che già rende l'idea) è stata gestita. Gli immigrati sono formalmente riconosciuti come un corpo estraneo, con diritti limitati, tassati ma impossibilitati a dire la loro su come le loro tasse verranno utilizzate, sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno legato a filo doppio al lavoro - lo stesso sistema che in USA, con la green card, ha dato origine a quella che Red Herring, non esattamente una rivista della sinistra antagonista, chiamava la nuova servitù della gleba.

Quelle donne continueranno ad essere picchiate, perchè continueranno a credere che i maltrattamenti in famiglia siano preferibili all'espulsione dall'unica società di cui credono di poter fare parte - il ristretto ambito della famiglia e dei pochi conoscenti (e probabilmente sodali) del marito, e i mariti continueranno a picchiarle perchè sapranno di poter godere dell'impunità più assoluta.

In UK, premetto, il trattamento degli asylum seekers (gli extracomunitari senza permesso di soggiorno) ha degli aspetti che non si possono non definire ignobili: stipati in ostelli e vecchi alberghi, spesso fatiscenti, impossibilitati a lavorare per almeno il primo anno in UK e dipendenti da un salario di sussistenza, i loro figli parcheggiati in scuole scadenti, sottoposti a continui linciaggi mediatici e politici; eppure, i laburisti sono riusciti a infilare in questo quadro due-tre cose che vanno nella direzione esattamente opposta, provvedimenti che l'Italia non farebbe troppo male ad adottare - provvedimenti che vanno esattamente nella direzione di far sentire le donne, immigrate e inglesi, parte integrante di una società che le protegge e garantisce loro diritti be precisi.

Intanto c'è la questione del voto amministrativo: se risiedi in questo Paese, in altre parole se dormi sotto un tetto e hai un lavoro (e quindi, se paghi tasse statali e comunali), hai il diritto di voto per le elezioni amministrative. Questo significa che ogni 6 mesi ti arriva un documento dal comune che chiede conferma che abiti ancora a questo indirizzo, che tua moglie abita ancora a questo indirizzo, e ricorda che entrambi avete diritto a votare. E ad ogni elezione, due certificati elettorali arriveranno nella buca delle lettere, uno a tuo nome ed uno a nome di tua moglie. Certo, magari non permetterai a tua moglie di uscire per votare, ma lei saprà, le verrà ricordato periodicamente, che lei qui ha dei diritti, appartiene ad una società più grossa, e con maggiori garanzie, del pianerottolo con ringhiera filmato da Santoro.

Poi ci sono le questioni fiscali. Se una coppia ha un bambino (per coppia, lo dico per i miei due lettori dall'Italia, in Paesi non-teocratici si intendono due adulti consenzienti che coabitano, indipendentemente dalla benedizione di questo o quel prete), in questo Paese, ha diritto a dei crediti fiscali; il trucco però è che questi crediti vengono rimborsati comunque nel conto in banca della madre, anche se provengono dalle tasse del padre. Questo, ancora, significa che la donna deve uscire, andare in banca, firmare i documenti, ricevere una telefonata ogni tanto se ci sono problemi. Lo so che sembra una cazzata, ma se una persona deve prendere una decisione difficile come lasciarsi tutta una vita alle spalle, avere o meno un conto in banca con quattro soldi sopra può fare tutta la differenza - e, ancora, al di là di questo c'è la percezione che lei sia, e sia considerata, una persona, parte di una società, e non semplicemente un'appendice di un marito che si considera preposto a mediare tutte le sue interazioni col mondo esterno.

Se Santoro voleva far caciara, c'è riuscito alla perfezione. Se voleva fare uno spot per la Lega, pure. Se voleva far qualcosa contro i maltrattamenti in famiglia, ha fallito miseramente.

P.S. Ci sarebbe anche molto da dire sull'immonda performance della parlamentare della Lega, ma sebbene questo non sia un blog per famiglie, ci sono sempre limiti imposti dal buon gusto, e vedere quella forma di vita fingere di preoccuparsi dei diritti delle donne immigrate, e dei diritti delle donne in generale, va di gran lunga al di là di questi limiti. Va bene che quando entri nella Lega ti rimuovono chirurgicamente la dignità, ma mi sa che quella lì ne aveva poca pure prima.

01 aprile 2007

Incidenti domestici

Mrs Inminoranza: "..e insomma le femmine di scimpanzè è normale che si fabbrichino lance e bastoni per dare la caccia ai bushbabies, in media la femmina della specie è più intelligente del maschio"
Io: "Sì?"
Mrs Inminoranza "Se non altro perchè è costretta a pensare di più e a sfruttarla, l'intelligenza. Sai quando si dice che la funzione sviluppa l'organo?"
Io "...è per quello che hai il culo grosso?"

*BAM*
*CRASH*
*SKLUNK*

Sul referto del pronto soccorso m'hanno scritto "attempted suicide"

28 marzo 2007

Scoiattoli


Come promesso in passato, questo è il link all'articolo di Mrs. Inminoranza sull'imperialismo zoologico yankee. Le hanno scritto apposta per dirle che è uno degli articoli più popolari pubblicati negli ultimi tempi - poi dice che la lotta antimperialista non è sempre viva.

27 marzo 2007

La calunnia del sangue


Mrs. Inminoranza ha una serie di strane abitudini. Quando non è in giro per foreste pluviali sudamericane a strappare peli agli scoiattoli (è una storia lunga) insegna le scienze a ragazzini dislessici e delinquenti minorili, fa la volontaria allo zoo di Londra e torna a casa tutta contenta perchè un formichiere l'ha bausciata fino alle sopracciglia e, quel che è peggio, frequenta newsgroup su Usenet.

Come dice giustamente Uriel, Usenet è un universo piccolo, dove alla fine, vai e vai, scrivono sempre le stesse 50 persone, ma ci sono gruppi di discussione davvero ai confini della realtà, gruppi come it.discussioni.animali, dove attivisti animalisti dimostrano all'universo mondo che la crisi di mezz'età può cominciare anche a vent'anni e colpire uomini e donne, dove se ammetti di aver bevuto un cappuccino ti saltano alla gola in quattro per l'orrenda schiavitù a cui costringi le mucche, dove un sacco di gente il cui unico contatto con la natura è il geranio in balcone si strappa i capelli di fronte all'idea di eradicare le nutrie o gli scoiattoli grigi perchè "è natura e l'uomo non deve intervenire" (2-3 cazzate al prezzo di una, che neanche Maurizio Blondet quando parla dell'11 settembre), dove, per finire, si trovano thread come questo qui.

Ci si trovano delle perle non esattamente rare. Fra l'altro (credetemi sulla parola, non mi va di stare a cercarli) thread del genere si ripetono periodicamente e con una certa frequenza, sempre con gli immigrati che si rubano i cani per mangiarseli o farci cose indicibili; e ogni volta che li leggo, o che Mrs. Inminoranza richiama la mia attenzione sulla cosa, non riesco a non fare paralleli storici. Cos'è, dopotutto, l'accusa di rubare gli animali d'affezione per mangiarseli, se non una calunnia del sangue aggiornata e adattata ad una società a crescita zero? Abbiamo tutti gli elementi: il diverso facilmente identificabile, emarginato, debole e incapace di reagire all'accusa, l'accusa più mostruosa possibile, quella di rubare quanto di più prezioso abbia una famiglia, il fulcro degli affetti, per ucciderlo e appropriarsene totalmente, cibandosene. Ci sono tanti, troppi livelli di rassomiglianza in questo, molti di più che nei classici comunisti/gurkha/buffalo soldiers che si mangiano i bambini - lì c'era solo l'aspettativa della violenza, normale dopo una guerra o l'attesa rivoluzione, qui c'è di peggio, c'è il concetto dell'infiltrazione subdola nella nostra società, dell'approfittare di una nostra supposta benevolenza, c'è la descrizione della perfetta serpe in seno: c'è la differenza fra galvanizzare una (supposta) resistenza all'invasore ed aizzare un pogrom.

Ellamadonna, mi direte, tutto questo dai messaggi di quattro svampite su un newsgroup?

Ogni iceberg ha una punta, potrei rispondere, ma il fatto è che non sono solo quattro svampite su un newsgroup, noi italiani brava gente sembriamo essere molto ricettivi a questa spazzatura - dalla caccia all'albanese scatenata da Erika e Omar al marito della poveretta di Erba, dal tipo arrestato per aver proposto a dei rom di rubare un bambino ai gridolini di gioia neanche mascherati che hanno salutato in certi ambienti l'uscita del libro di Ariel Toaff, si direbbe che per le calunnie del sangue dalle nostre parti ci sia un florido mercato.

26 marzo 2007

Anniversari


Cadeva ieri l'anniversario dell'inizio di una delle più lunghe ingerenze imperialiste inglesi negli affari interni di altre nazioni. In nome di un malinteso concetto di diritti umani più o meno universali, la Royal Navy si intromise nei legittimi commerci di altre nazioni, abbordò navi, sequestrò carichi, arrestò rappresentanti ufficiali di Paesi sovrani, invase Paesi stranieri e usò i Royal Marines per intromettersi in usanze e culture di cui non sapeva, tutto sommato, nulla.

Esempio lampante di imperialismo mascherato da guerra umanitaria, rimane a tutt'oggi una macchia nella storia di questo Paese, una vergogna che non deve più ripetersi, un'ingiustificabile ingerenza nei legittimi affari interni di altre nazioni. Insomma, la madre di tutte le "esportazioni di democrazia".

Come, di che parlo?

Dell'abolizione della schiavitù, di che altro sennò?

16 marzo 2007

Letture


Leggere un libro è solo metà del piacere: l'altra metà è scassare l'anima al prossimo parlandogliene per far vedere quanto sei colto; motivo per cui su questo blog si discutono in generale libri di un certo spessore e si passa sotto silenzio tutto il contenuto dello scaffale in alto a sinistra, quello con titoli come "Il frustino e la voluttà" o "I segreti del collegio femminile".

Ahem.

Dicevamo.

Il mio ultimo shopping spree in Charing Cross Road mi ha lasciato in possesso, fra gli altri, di tre libri di cui è il caso di parlare qui.


Il primo è What's Left? How liberals lost their way di Nick Cohen. Cohen è una figura storica della sinistra inglese, scrittore, politologo ed editorialista del Guardian, critico accanito del governo Blair e dell'esperienza politica blairiana con i suoi tentativi di far passare soluzioni e politiche tipicamente Tory come "New Labour".

Il libro è in pratica la descrizione di diversi Douglas Adams moments capitatigli nel corso degli ultimi 10 anni: i principali risalgono a quando ha visto una certa sinistra inglese opporsi all'intervento in Kosovo in nome "della pace" (io su questo lo batto, visto che m'è capitato di discutere con compagni che mi sono saltati alla gola quando ho osato suggerire che dopotutto in Bosnia era meglio avere la NATO che un'altra Srebrenica) e a quando ha visto militanti antifascisti iracheni portati in palmo di mano dalla sinistra, come Kanan Makiya, trasformati in "fantocci di Bush" per la grave colpa di continuare a dire del regime quello che avevano sempre detto.

Diversi capitoli sono dedicati ad erorri del passato che Cohen considera analoghi almeno moralmente se non nelle conseguenze pratiche, come l'attivismo pacifista del Bloomsbury Group di Virginia Woolf, che sfociò nell'adesione di diversi suoi esponenti a movimenti filonazisti e nella produzione di più di un proclama antisemita, e l'atteggiamento dei socialisti francesi che in nome della "pace" arrivarono ad isolare Leon Blum, a diffondere la spazzatura antisemita dei nazisti (per dar conto dell'imperdonabile atteggiamento "guerrafondaio" di Blum) e infine a partecipare al governo di Vichy mentre Blum e gli altri antinazisti venivano caricati su vagoni piombati e spediti a Dachau.

Cohen confronta gli errori del passato con quelli che considera gli errori attuali - il sostegno per lo meno morale alla "resistenza" irachena delle autobombe e delle stragi di pellegrini, l'antisemitismo mascherato da antisionismo e giustificato con la solidarietà al popolo palestinese, le astruse e assurde ipotesi di complotto che attribuiscono la responsabilità di tutti i mali del mondo ad un'oscura cricca di supercapitalisti, ebrei (pardon, "sionisti") ed agenti della CIA, il sostegno a qualunque causa oscurantista e regressiva che si dichiari in qualche modo antioccidentale. Il quadro che ne esce non è lusinghiero per la sinistra inglese o europea - e ovviamente ha fatto di questo libro il caso letterario dell'anno: noialtri di sinistra abbiamo un sacco di difetti, ma nella disciplina dello sbranarci fra di noi potremmo vincere l'oro olimpico senza neanche sudare - e quelli più stupidi di noi, come il sottoscritto, lo ritengono anche un fatto positivo che denota un minimo di onestà intellettuale, coerenza e fedeltà a dei principi.

Incidentalmente: vale la pena di leggerlo solo per la definizione degli anni del governo Major. Era come, dice Cohen, rimanere intrappolati in un vagone di treno guasto, e circondati da uno stuolo di contabili disonesti: riuscivano ad essere noiosi e corrotti allo stesso tempo.
Murder in Amsterdam è un libro abbastanza più difficile. Ian Buruma è nato in Olanda ma ha passato molta parte della sua vita in altri Paesi, ed è tornato nel suo Paese d'origine poco dopo la morte di Theo Van Gogh, alla ricerca di un motivo, di una spiegazione per quello che era successo e che stava continuando a succedere in Olanda.

Il libro comincia in maniera relativamente noiosa - almeno per me. Buruma si sofferma molto sulle minuzie dell'evoluzione delle convenzioni sociali olandesi, sulla storia sociale e politica nazionale, e per qualche motivo ho avuto difficoltà a superare i primi capitoli. Il libro si fa man mano più interessante quando comincia a parlare di immigrazione, dei "lavoratori temporanei" reclutati in Nordafrica come manodopera a basso costo e isolati in città-ghetto nascoste alla vista dei lindi borghesi olandesi, quando descrive, abbastanza impietosamente, l'origine e le responsabilità delle tensioni che oggi lacerano la società olandese.

Il quadro che descrive Buruma è deprimente, nessuno è esente da colpe, da Theo Van Gogh, con il suo credere che dipingersi come un giullare lo esimesse da qualsiasi responsabilità per quello che diceva, ad Ayan Hirsi Ali, che ha abbracciato l'ateismo con lo stesso, intollerante spirito missionario/militante con cui aveva abbracciato l'Islam politico dei Fratelli Musulmani, dai predicatori islamisti che cercano di rendere più netta e profonda la separazione fra la società civile olandese e gli immigrati, per poter poi proporre sè stessi e la propria personale versione di Islam come unico riferimento e prospettiva di riscatto, ai politici che si riempiono la bocca di parole come multiculturalismo e integrazione ma non muovono un dito per rendere davvero pari le opportunità di successo o almeno di riscatto sociale.

La descrizione perfetta dell'Olanda moderna è nella scena in cui un predicatore islamista si rifiuta di stringere la mano di Rita Verdonk: un integralista religioso che non si fa problemi ad annunciare pubblicamente il proprio disprezzo per le donne, contrapposto ad una donna che esprime nei suoi discorsi e nella pratica politica un'intolleranza ed un razzismo che commuoverebbero un Calderoli. Non ci sono "buoni" o "cattivi" in Olanda, a leggere Buruma - solo modi diversi di sbagliare.

Ho comprato Londonistan per i motivi sbagliati. Ne avevo sentito parlare molto, aveva suscitato molte polemiche, e l'avevo visto citato, soprattutto come fonte di dati più che di opinioni, in un paio di libri che non mi erano dispiaciuti (The suicide factory, per esempio). Il fatto che le citazioni fossero sempre e solo di dati fattuali, e che le polemiche fossero molto a senso unico, avrebbe dovuto mettermi sull'avviso, ma in un Paese in cui Peter Tatchell ed Outrage! vengono accusati di essere al soldo della CIA e dell'estrema destra inglese per aver contestato le condanne a morte di omosessuali in Iran, ho pensato che fosse il caso di concedere a Ms. Phillips il beneficio del dubbio.

Caso mai ci fosse bisogno di ulteriori dimostrazioni del fatto che sono un pollo.

Dieci pagine sono sufficienti a provare che Ms. Phillips è un'Oriana Fallaci con qualche isterismo in meno e un po' di faccia tosta in più. Venti portano a chiedersi come diavolo abbia fatto a vendere tanto. Trenta portano la risposta: è grazie ai fessi come me che la comprano senza aver capito bene.

A leggere il libro si ha l'impressione che i grossi problemi che ha Ms. Phillips non siano col terrorismo, con le varianti totalitarie dell'Islam politico o con la chiusura di certe comunità immigrate al mondo esterno, con tutte le possibilità di abuso che ne conseguono. No, Ms. Phillips spende molto più tempo a condannare quelle che vede come degenerazioni della società moderna, la separazione netta di Stato e Chiesa, la legislazione sui diritti umani, il riconoscimento di diritti a donne e omosessuali (mi dica, Ms. Phillips, crede che in una società come quella da lei vagheggiata sarebbe permesso ad una donna di divorziare a ripetizione, scrivere articoli e libri violentemente critici dello status quo, e condurre una vita indipendente?), e ovviamente l'immigrazione.

Le fallacie logiche del libro sono troppe per poterle contare. Nel primo capitolo lamenta l'omofobia di diversi leader e predicatori islamisti, per poi condannare nel capitolo 3 l'omosessualità diffusa, e (orrore!) il riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali come una delle cause dell'indebolimento della società occidentale.

Nel secondo capitolo si scaglia contro quel grande nemico della società occidentale, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, che il satanico Stato inglese ha addirittura incorporato nelle proprie leggi (Human Rights Act, 1998), e se non fosse irritante sarebbe divertente notare che sceglie un paio di casi abbastanza aberranti, come quello di Shabina Begum, per mostrare quanto questa legge si presti a perversioni dei costumi e delle tradizioni, e poi sia costretta a notare, en passant, che in entrambi i casi gradi di giudizio successivi annullavano le aberrazioni - in altre parole, che tutta la sua argomentazione contro la legislazione sui diritti umani si riduce al fatto che in un paio di casi, quando la legge era nuova, la giurisprudenza era scarsa e le possibilità di abusi elevate, un paio di sentenze intermedie erano aberranti e sono state cancellate in appello, provando che il sistema, tutto sommato, funziona (costa troppo, ma questo è un altro discorso).

Seguono un paio di capitoli sul fatto che Al Qaeda è più forte dell'Occidente perchè loro hanno Allah mentre a Occidente siamo diventati tutti atei o almeno abbiamo laicizzato la società, mentre, mi par di capire, l'unico modo per battere Osama Bin Laden sia avere un amico immaginario più forte del suo; a sentire Ms. Phillips, quasi tutto quello che è venuto fuori dal 1789 in poi è una cattiva idea e ci ha fatto perdere terreno nei confronti della minaccia islamica, e l'unica possibilità per non diventare una teocrazia è, um, diventare una teocrazia: ma almeno, sarà la nostra teocrazia e ai prolet sarà permesso di bere birra nei pub (ma con moderazione: Ms Phillips non tollera che la servitù torni a casa ubriaca dalla propria serata libera).

Il resto del libro è pure peggio. Resuscitate Oriana Fallaci, datele un paio di Tavor, rendetela più religiosa e fatele parlare inglese, ed avrete Melanie Phillips. E poi spiegatemi perchè l'avete fatto, per favore

Due libri su tre val la pena di leggerli. Il terzo è di gran lunga troppo alto per stabilizzare il tavolo della cucina.

Definizioni


"Un criminale è una persona dotata di istinti predatori ma priva del capitale necessario per fondare una compagnia"

Geniale

Hat Tip: Hak Mao

(lo so, lo so Maedhros, il mercato è Dio. Io sono ateo)

A proposito di istinti predatori, da oggi inauguro la pratica del furto di tag da Mmax