31 luglio 2007

Gatti e squali


Ho sempre pensato che un blog salta lo squalo quando comincia a parlare di gatti. Ciononostante, vorrei dedicare due parole a Long John Silver:




Long John Silver é arrivato nella mia vita quasi esattamente dieci anni fa, quando all'uscita dal campus dell'università di Bari mi sono trovato davanti un gattino di circa tre mesi che era stato picchiato tanto selvaggiamente da farmi dubitare che sarebbe sopravvissuto. E' uscito da quell'esperienza perdendo una zampa ed un occhio, e con traumi che gli durano ancora - mentre quando é su una poltrona o su un letto é il gatto più dolce del mondo, quando é a terra nessuno gli si può avvicinare senza causargli una crisi di panico.

Adesso é un delinquente che gira per giardini aggredendo e picchiando, nonostante la tarda età e le tre zampe, i gatti inglesi colpevoli di insidiare la micia di casa, e cercando di violentare qualunque forma di vita di sesso potenzialmente femminile passi per il nostro giardino, inclusi una volpe e, si sospetta, dei ricci. Alcune sue, um, particolarità anatomiche ci hanno indotto a sospettare che avremmo dovuto in realtà chiamarlo Long John Holmes.

Un paio di mesi fa abbiamo scoperto che anche Long John Silver, suo e nostro malgrado, é entrato a far parte del club. Per i gatti non esiste la farmacopea a disposizione degli esseri umani, il meglio che si può fare é una terapia sintomatica a base di corticosteroidi. La duplice fortuna é che Silver, come lo chiamiamo in casa, é relativamente avanti con gli anni, cosa che rallenta il tasso di propagazione della malattia, e che i gatti sono, a parità di tutto il resto, abbastanza più tosti degli esseri umani.

Non sono sicuro del motivo per cui ho deciso di assillare i tre lettori di questo blog con una questione eminentemente personale, se non per fare mio il consiglio che Scott Adams dà ai suoi lettori alla fine di uno dei suoi libri su Dilbert: se avete un gatto, un cane, un insetto stecco, smettete di leggere adesso e andate ad abbracciarlo. Se non ne avete uno, non posso che compatirvi.

29 luglio 2007

La flessibilità (reprise). Ovvero: Mitte pecuniam tuam ubi bucca est

Premessa e disclaimer: questo é un post pieno di bestemmie ed affermazioni contro la morale, quindi le persone impressionabili si astengano.

Premessa numero due: la frase a sottotitolo di questo post é quella che un giorno, quando mi faranno nobile, apparirà sullo stemma del mio casato (un monitor con un pinguino, un Barrett M82 e la testa di un utonto, su campo di BSOD). Spero di spiegare il perché nel corso di questo post.

Il post che ho scritto sulla flessibilità, la mia in particolare, credo abbia dato luogo a qualche fraintendimento. Intanto l’incipit, ci tengo a dirlo subito, era ironico: non è che fino a quando sentivo parlare di downsizing e flessibilità al telegiornale mi stava bene e quando poi è toccato a me ho avuto la conversione sulla via di Damasco. Le cose sono un po’ più complicate di così. Intanto non credo che la flessibilità vada bene per tutti; va bene per me, perché ho scelto così e perché sul lungo termine mi conviene; non va bene se sei un operaio della Rover e ti ritrovi in mezzo a una strada perché il governo inglese non vuole cacciare una cifra per salvare l’azienda pari al costo di un giorno di guerra in Iraq; va ancora meno bene in Italia, dove il concetto di ammortizzatore sociale è la stanza da letto degli ospiti di papà e mamma.

Quando sono venuto qui a Londra a fare questo lavoro, l’ho fatto perché si guadagnava bene e perché le soddisfazioni e le opportunità erano molte. A fronte di questo c’era un prezzo da pagare, ed era quello di accettare una forma forte di flessibilità sul lavoro. Certo è un gioco pericoloso, e ti tocca scommettere di essere abbastanza in gamba da poter trovare subito qualcos’altro se, come mi è appena capitato, la tua ditta decide di non avere più bisogno di te; nessuno ti obbliga a fare questa scommessa – c’è un milione di lavori più garantiti e sindacalizzati di questo. Meno pagati, certo, con minori opportunità di carriera, ma di gran lunga più sicuri. Se sei un operaio della Rover, comunque, la compagnia chiude solo dopo che per 10 anni si sono esplorate tutte le vie, e chiude solo in presenza, appunto, di forti ammortizzatori sociali e di un impegno pubblico forte a creare soluzioni alternative (non è un caso che oggi praticamente nessuno di quegli operai sia disoccupato, non solo, nessuno è un precario alla maniera italiana); se sei un informatico della City, nessuno muove un dito per te, ed è giusto così, perché guadagnare due o tre volte quel che guadagna l’operaio suddetto non può venire senza contropartite. Non solo: guadagni quel che guadagni anche grazie all’assenza di certe garanzie. Ancora, nessuno è obbligato ad accettare, non stiamo parlando di soggetti deboli e ricattabili.

La frase che fa da sottotitolo al post é ovviamente la traduzione latina (a braccio, e sono arrugginito: astenersi puristi) del modo di dire inglese (e americano) put your money where your mouth is, che ha sempre rappresentato per me un principio di fondamentale importanza. Non ho una grande opinione di chi tesse le lodi di un sistema solo finché a fare le spese delle conseguenze negative sono gli altri; l’esempio negativo classico, per me, sono i negozianti baresi che andavano a manifestare in piazza contro i supposti “privilegi” dei dipendenti pubblici, come ad esempio la pensione, e in nome del liberismo, tranne poi aspettarsi che l’intera città insorgesse in loro difesa quando Auchan e Oviesse e Carrefour cominciarono a fare loro “concorrenza sleale” (i.e. applicare ricarichi sotto il 150%). Se non altro per questo motivo, al di là di ogni altra considerazione, troverei immorale levare adesso alti lamenti contro i mali della flessibilità applicata al sottoscritto in questo contesto.

In fin della fiera, non sono mai stato un tifoso arrabbiato di un mercato del lavoro interamente flessibile: in Italia, per esempio, l’introduzione della flessibilità spinta in un mercato del lavoro malato ha creato un disastro, da un lato una generazione di servi della gleba senza possibilità di crescita, dall’altra imprenditori incapaci che hanno creduto di aver trovato il Santo Graal in una forza-lavoro a basso costo, intercambiabile, poco qualificata e poco remunerata, col risultato facilmente prevedibile di farsi surclassare da Cina e India. Quello che ho sempre pensato è che in un mercato del lavoro sano possano esistere ed esistano settori in cui si possa scegliere di essere flessibili con vantaggi reciproci per lavoratori e datori di lavoro; e questa realtà non cambia neanche se resto a casa a fare coccole al mio gatto e manutenzione straordinaria alla mountain bike e alla rete di casa per un paio di settimane. Per la precisione, questa realtà non cambia proprio perché resto a casa per non più di un paio di settimane.

P.S. Una nota a margine per Miguel Martinez, dovesse ripassare per questo blog. Nel tuo post definisci ironicamente Londra come "il migliore dei mondi"; c'é della meta-ironia in questo, perché tutto sommato ti avvicini molto a dire la verità. Londra é il migliore dei mondi per chi, come me, crede che il liberismo selvaggio sia un'aberrazione mostruosa; l'Italia, col suo precariato, con la disperazione della disoccupazione, con la lotta fra poveri per la difesa di pochi, miseri privilegi, é il migliore dei mondi per il capitalismo più beceramente sfruttatore. Un mondo in cui il precariato viene scelto, e compensato profumatamente, non é il paradiso degli sfruttatori; quello lo trovi dove il precariato viene imposto e sfruttato.

P.P.S. Grazie comunque del complimento. Superciuk da una parte e Bob Rock dall'altra sono sempre stati i miei eroi.

28 luglio 2007

Imbarazzo


Quando scopri che tua mamma legge il tuo blog.

24 luglio 2007

La flessibilità


Devo dire che la flessibilità è un concetto molto più condivisibile quando lo incontri al telegiornale che in sala riunioni.

Un mesetto fa mi chiamano in sala riunioni incimaincimaincima al palazzone. Un tipo con un accento che sembrava il cugino vaccaro di George Bush mi tiene lì per mezz'ora a spiegarmi che si sta riorganizzando tutto il settore IT, che vuole che lasci la mia business unit dove comunque, dopo il trasferimento e tre-quattro cambi di management, non è che succeda molto, e che lavori con un team europeo che si occuperà dei progetti IT, appunto, in tutte le sedi europee della compagnia. L'idea sembra interessante: la compagnia è quasi interamente Microsoft e ha pochi linuxari, epperò per un motivo o per l'altro ci sono qualcosa come 3-400 macchine Linux sparse in tutta Europa con pochissima gente che sappia esattamente come, quando e perchè siano state messe su e cosa facciano. C'è bisogno di qualcuno che razionalizzi l'infrastruttura Linux con un progetto organico, recluti due-tre persone e sistemi le cose entro un annetto al massimo. Interessa il lavoro?

Insomma, che dovevo dire? Gli ultimi mesi erano stati decisamente noiosi, e anche se avevo rinunciato (più che altro per pigrizia) all'idea di andare a lavorare per qualche grossa banca, di recente avevo nuovamente passato il CV ad un paio di reclutatori per vedere se trovavo qualcosa di più interessante. Accetto, ovviamente, il tipo mi dice che passerà le carte a quelli delle risorse umane ed entro una settimana o due passo al nuovo lavoro. Telefono ai reclutatori e gli dico di soprassedere perchè qui le cose hanno preso una piega più interessante.

Attesa.

Dieci giorni fa J., il mio manager mi chiama per un meeting. Nella saletta, assieme a lui, c'è una tipa delle risorse umane, che raramente è un buon segno. Passo qualche secondo a chiedermi quando posso aver detto "tette" ad alta voce o dichiarato di essere ateo offendendo gli appartenenti a tutte le religioni. Non mi viene in mente niente.

J. mi fa il classico sorriso falso da manager che riserva di solito alle volte che devo passare la notte in qualche sala server dall'altro capo di Londra e mi fa "Eugenio, sono molto spiacente di comunicarti che è stata presa una decisione strategica su Linux, di ridurne la presenza fino ad eliminarlo, e questo purtroppo non giustifica la presenza di un sistemista a tempo pieno in questa business unit, pertanto a partire da questo momento devo metterti in redundancy warning"

Due parole di spiegazione - il redundancy warning è un fenomeno legato alla flessibilità sul lavoro. Sei licenziabile, ma hai una lunga serie di appigli legali e se il tuo datore di lavoro non fa almeno finta di aver fatto il possibile per salvare il tuo posto di lavoro, gli puoi fare una causa da levargli la pelle. Quindi non ti licenziano: ti avvertono che il tuo posto di lavoro è a rischio, promettono che faranno il possibile per trovare un altro lavoro all'interno della compagnia (helpdesk a Tirana o Vladivostok, generalmente) e ti danno un po' di preavviso per cercarti un altro lavoro - in pratica tutto quel che succede è che raddoppiano il tuo preavviso di licenziamento, due mesi invece che uno.

A riprova del fatto che il redundancy warning è solo un'operazione di facciata, mi viene comunicato che con effetto immediato sono in gardening leave - letteralmente, vacanze per giardinaggio, un eufemismo che indica che il rapporto di fiducia fra te e la compagnia è incrinato e date le tue particolari e critiche responsabilità, il tuo datore di lavoro non si fida che tu, tornato alla tua scrivania, per vendicarti del licenziamento non faccia un bel

for i in `cat /etc/fstab | grep dev | awk {'print $1'}`; do dd if=/dev/urandom of=$i; done

su tutti i server della ditta (per i non-iniziati: la riga qui sopra sovrascrive ogni singolo byte su ognuno dei dischi rigidi con valori casuali).

Uscito dalla saletta, trovo due robusti signori della sicurezza interna che mi accompagnano alla mia scrivania, dove il computer è stato disconnesso dalla rete e il mio collega windowsaro sta laboriosamente rimuovendo le mie chiavi SSH da ogni server di produzione usando il suo portatile. Mi fa un mezzo sorriso vagamente colpevole, io gli ricordo di rimuovere le mie chiavi anche dai server di sviluppo su cui un accrocco malefico ha bisogno dell'accesso alla rete di produzione, di cambiare anche le password dei nuovi firewall, raccolgo le mie cose e me la filo, sempre accompagnato dai due omoni. Siccome formalmente non sono stato licenziato, la compagnia è attenta a rispettare le formalità: offro di restituire il portatile, ma mi dicono di no, se dovessimo terminare il rapporto di lavoro lo restituirò - naturalmente l'accesso alla rete interna è stato disabilitato e la mia password non è più valida sul dominio Windows. Allo stesso modo, la mia tesserina RFID che mi permetteva di girare per il palazzo rimane a me fino all'ultimo giorno di lavoro - ma non funziona più su nessun accesso.

Arrivo a casa, ritelefono ai due reclutatori che ormai devono pensare che sono pazzo, e nel giro di 10 giorni ho fatto 3 colloqui di cui uno in particolare è andato benissimo - oggi pomeriggio ho il follow-up e se va bene potrei avere il colloquio finale (che a quel punto è una formalità, ma arriva il big boss dal Texas per farmelo) prima della fine della settimana. Devo dire che l'unica volta in vita mia in cui ho studiato più che in questi ultimi giorni è stato quando preparavo Analisi II con la Sisto e Arnese (e chi ha studiato a Bari sa di cosa parlo).

Insomma, per finire, stamattina mi sveglio ad un insistente dah dah de-doo - dah dah de-doo - dah dah de-doo (i telefoni di 24, avete presente?). Bofonchio un "hallo?" impastato, e mi sento la voce un po' scazzata del managerone con cui ho parlato un mese fa.

"Iuginio?" (gli anglofoni sono costituzionalmente incapaci di pronunciare nomi stranieri) "Ti ho cercato di sotto ma non c'eri, al tuo telefono non risponde nessuno, sono le nove e mezza, come mai non sei al lavoro?"

Reprimo la tentazione di fare la voce di Montalbano e chiedere "Ma che, mi stai a pigghia' p'u' culo?" e bofonchio qualcosa di non compromettente intanto che cerco di capire questo stupido dove vuole arrivare (cit.)

"Oggi a mezzogiorno arriva il responsabile della rete di Stoccolma che vuole discutere con te come razionalizzare l'infrastruttura usando Linux, ti conviene esserci e devo dire che questo rapporto di lavoro non inizia sotto una buona luce se sparisci senza lasciare traccia in orario d'ufficio"

Reprimo Montalbano che preme e gli chiedo se ha avuto notizia dalle Risorse umane circa il mio trasferimento. Mi risponde che intanto che le carte stazionano lì ha deciso di far partire il progetto, tanto si tratta di una formalità. A quel punto mi tocca spiegargli in dettaglio che sono in gardening leave perchè la compagnia ha deciso di eliminare Linux e gestire la transizione con contrattisti a breve termine (ha senso: se dai al tuo sistemista il compito di passare tutto a un altro sistema per poi licenziarlo, ci metterà trent'anni a finire la transizione). Lui mi risponde che nessuno lo ha informato e che non è fattibile in meno di qualche anno e non si può gestire una rete europea che in molti punti dipende criticamente da Linux con contrattisti a tre mesi. Io gli faccio presente che lo so e che non è un'idea mia, che mi hanno offerto anche un bel redundancy package compresi quelli che sono a tutti gli effetti due mesi di vacanze pagate, e che sto facendo una serie di colloqui e probabilmente non sono interessato a tornare anche se decidono di non licenziarmi più.

Riattacca senza salutare. Mi richiama mezz'ora dopo. Mi chiede in tono vagamente lamentoso se sarei disposto a lavorare a contratto (rinnovabile). Riattacco senza salutare.

Sto ancora ridendo.

P.S. Una nota a margine: qui i lavori a contratto sono tosti e molto ambiti, un po' il contrario che in Italia. Devi accumulare una montagna di esperienza prima di essere in grado di lavorare a contratto nell'IT, e si parla di paghe dell'ordine delle 400 sterline al giorno. Il lavoro è stressante, ti devi fare da te pensione, assicurazione sanitaria e tutto il resto, se t'ammali devi andare al lavoro lo stesso, e in molti casi se alla fine del periodo non hai finito il lavoro o ti tocca lavorar gratis fino a consegna o devi dare indietro tutti i soldi; con tutto questo, c'è chi non lo cambierebbe per niente altro, ho un amico che lavora 6 mesi all'anno a contratto e passa gli altri 6 mesi a girare il mondo - in questo momento sta attraversando la Rift Valley in fuoristrada.

14 luglio 2007

Se fossi di destra


Se fossi di destra, ma della destra peggiore, quella cattiva, razzista, quella destra che in America vota per Bush tappandosi il naso perchè è troppo liberal, ecco, se fossi uno di quelli, le mie idee/proposte in politica estera e interna sarebbero poche e precise - si legga quanto segue come la posizione di un generico cittadino occidentale, non necessariamente italiano o inglese o comunque vincolato a specificità nazionali:

1) Ritiro immediato di tutte le forze militari dalle missioni multinazionali di "pace" o di occupazione: Kosovo, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Timor Est. Tutti a casa. Laddove possibile, promulgazione di leggi che vietino in futuro l'utilizzo di forze armate "nostre" per partecipazione a simili missioni. Una parte del denaro risparmiato andrebbe ad un fondo ONU dedicato a finanziare l'assunzione di responsabilità dell'ONU stessa per simili incombenze, sempre facendo uso di truppe di Paesi africani, del Pakistan, dell'Indonesia, di dove si vuole ma comunque non di Paesi occidentali, i quali potrebbero solo, al limite, fornire equipaggiamento e supporto logistico (meglio se con mezzi non militari - navi da carico, voli charter).

2) Eliminazione del programma di embedding dei giornalisti con le forze armate laddove si dovesse rendere necessario inviare truppe, ad esempio per autodifesa o per soccorrere cittadini del nostro Paese in pericolo all'estero. Creazione di un fondo straordinario per pagare immediatamente il riscatto di qualunque giornalista indipendente sequestrato, ed emissione di linee guida specifiche che vietino sempre e comunque l'uso della forza per la liberazione dei giornalisti, vincolando le autorità sul posto alla trattativa.

3) Cessazione immediata di ogni rapporto economico e politico con Israele

Questo per quanto riguarda la politica estera. Per la politica interna, invece:

4) Creazione immediata di scuole coraniche gestite autonomamente dalle comunita islamiche, almeno parzialmente finanziate dallo stato, e contestuale formalizzazione di un percorso educativo parallelo confacente alle specificità sociali e culturali della comunità migrante

5) Creazione di enclavi autonome autogestite, sottoposte laddove lo si reputasse giustificato a legislazione diversa da quella dello stato (p.es. Sharia)

6) Riconoscimento e valorizzazione della diversità politico/culturale delle comunità migranti e del loro diritto a scegliere autonomamente i propri rappresentanti.

Il programma qui sopra avrebbe il non indifferente vantaggio di essere, secondo il pensiero corrente, di gran lunga più di sinistra di quello di qualunque governo di sinistra potrà mai affermarsi in Europa (non parliamo poi degli USA), e si meriterebbe il plauso di tutte le figure-simbolo del pacifismo antagonista, da Cindy Sheehan ad Andrew Murray, dai gentiluomini del Campo Antimperialista all'Islamic Human Rights Conference; spaccherebbe a metà qualunque opposizione democratica/laburista/socialista (a seconda della nazione) e al contempo potrebbe essere facilmente spiegata all'elettorato di destra in termini che questo non avrebbe grandi difficoltà a capire (con la possibile eccezione dell'Italia, ma forse sono io che sono prevenuto; probabilmente pure qui da qualche parte uno stuolo di idioti elegge l'equivalente di Storace).

1) Come dicevano i conservatives vittoriani, la vita di diecimila sand niggers non vale quella di un solo soldato bianco; e come spiegato eloquentemente da Richard Littlejohn già nel 1994, se la tribù Mbongo vuole sterminare la tribù Mbingo, è interamente un loro problema. Quale preciso interesse (inteso come interesse economico o politico) dell'Europa viene protetto nell'impedire un'altra decina di Srebrenica? Quale sarebbe l'impatto negativo dello sterminio degli albanesi in Kosovo, a parte ridurre il numero di quelli che potrebbero saltare su un peschereccio e rimpinguare le fila della criminalità albanese in Puglia?
Rimane l'Iraq, e rimane il problema degli Stati come l'Afghanistan che ospitano il terrorismo; ma si tratta di un falso problema. Il petrolio iracheno è stato venduto col contagocce per 12 anni, e anche adesso gli oleodotti iracheni sembrano avere problemi di prostata per via dell'enorme numero di attacchi e sabotaggi. Andarsene dall'Iraq, abbandonarlo alla guerra civile e rimanere senza approvvigionamenti di petrolio dall'Iraq per due-tre anni non sarebbe una tragedia, anzi, una volta accettata questa realtà e messo in cantiere qualche programma di reale risparmio energetico (e magari rimesso in gioco il nucleare), le cose potrebbero persino migliorare. Una contrazione delle disponibilità di petrolio danneggerebbe a breve termine le economie occidentali, ma danneggerebbe di gran lunga di più la Cina, che come efficienza energetica è in molti settori a livelli che noi ci siamo lasciati indietro negli anni '50. Fra due-tre anni, poi, quando i due terzi circa della popolazione irachena avranno finito di sgozzare il restante terzo, ed avranno nel frattempo obliterato completamente le proprie infrastrutture, i superstiti saranno ben felici di vendere al primo che passa il loro petrolio al conveniente tasso di scambio del contenuto di tre-quattro petroliere per una cisterna di latte rancido o due scatole di antibiotici scaduti.
Quanto all'Afghanistan, ancora, cosa ci guadagnamo a restare? I campi di Al Qaeda sono stati distrutti, ridando il Paese ai Talebani si otterrebbe il duplice vantaggio di stabilizzare il Pakistan e di far scannare in piazza le femministe afghane che vanno a Democracy Now a chiedere il ritiro immediato degli occidentali perchè impediscono una trattativa democratica con i Talebani. Mi rendo conto che questo secondo punto non costituisce esattamente un vantaggio per l'Occidente, ma vuoi mettere lo spasso quando Amy Goodman cercherà di dipingerla come una vittoria per le forze progressiste? Dice, ma che succede se l'Afghanistan ricomincia a ospitare terroristi? Semplice: ogni volta che un attentato terroristico contro bersagli occidentali è in qualche vaga maniera riconducibile ad un villaggio, un campo di addestramento, un pollaio in Afgthanistan, si va su con un comodo B-1 e si caramella l'intera regione col napalm. Dice ancora, e se poi un giornalista va lì e scatta duemila foto strappacore del bambino arrostito dal napalm e della madre in lacrime? Che poi si sa, nel caso mancassero bambini ne può sempre arrostire uno lui, vedi il pellicano pucciato nel petrolio, o inquadrarne uno morto di morte naturale, vedi il fosforo bianco di Falluja o la distruzione di Bint Jbail. E per la soluzione, invero semplice, di questo problema rimando i miei lettori ed elettori al punto 2.

2) In Iraq e Afghanistan, quasi tutti gli scandali scoppiati finora sono stati fatti scoppiare da giornalisti embedded: i bombardamenti sui civili, le famiglie massacrate ai posti di blocco, il ferito ucciso nella moschea mentre cercava di arrendersi. L'unico scandalo che non sia stato fatto scoppiare da giornalisti embedded è quello di Abu Ghraib, che è stato fatto scoppiare dal Pentagono. Persino per la bufala del fosforo bianco a Falluja RaiNews ha dovuto ricorrere a riprese fatte da giornalisti embedded. I giornalisti embedded sono, dopo la regola del don't ask, don't tell, il più grande atto di autolesionismo mai perpetrato dalle forze armate USA/NATO. È divertente notare come la maggior parte dei giornalisti "indipendenti", ossia non-embedded, guardino con severo disprezzo, dalla terrazza del loro albergo a Dubai, al lavoro dei loro colleghi con elmetto e giubbotto antiproiettili sulla linea del fuoco. Dunque, per evitare il rischio che qualche immagine arrivi sulle prime pagine dei giornali occidentali, è sufficiente cancellare il programma di embedding - iniziativa che verrà salutata con applausi e grida di gioia da tutti i media progressisti, e dunque passerà senza opposizione. Quanto ai pochi giornalisti non-embedded che avessero voglia di farsi un giro in zona di guerra, la seconda parte della mia proposta risolve in via definitiva il problema - facendo esattamente ciò che loro vogliono, ossia pagando il riscatto in caso di rapimento senza assolutamente rischiare un'azione di forza. Immaginatevi un attimo, cari lettori/elettori, cosa succederebbe se si andasse in Afghanistan, Iraq, Libano, Gaza, a dire: "Guardate, questi sono i giornalisti occidentali, e queste qui sono le valigie di soldi che vi diamo se li rapite, e croce sul cuore, che possa morire, non vi torciamo un capello, anzi, se qualcuno cerca di liberarli con la forza noi lo sbattiamo in galera. Dunque non vi preoccupate, se li rapite i soldi sono già qui pronti". Tempo tre settimane e non c'è un giornalista a piede libero in tutta la regione. Ci saranno probabilmente famiglie che manderanno i figli a scuola di giornalismo per poterli rapire quando tornano.

3) Affanculo Israele. Affanculo soprattutto i progressisti di Israele, i kibbutzim pacifisti, le università, i giornalisti, quelli che rompono le palle alle forze armate e ai coloni. Tutti sotto boicottaggio. Tanto le armi si comprano e si vendono lo stesso triangolando con le isole Tonga. E visto che i giornalisti si son levati dalle palle (vedi sopra), si può anche risparmiare un po', che l'aviazione non ha più bisogno di bombe a guida laser quando per beccare un capocosca di Hamas può spianare un quartiere senza che giornalisti rompicoglioni vadano a curiosare fra le macerie.

Per la politica interna la questione è ancora più semplice.

4) Ma che, volete davvero manda' a scuola negri e musulmani? Ma siete scemi? E se questi poi si laureano e ve li ritrovate come medici di famiglia o (orrore) capufficio? Nah, non se ne parla. La scuola è per i bianchi. Gli altri, a imparare a memoria il Corano, e poi gli si dà un bel certificato che dice che hanno completato i loro studi col massimo profitto e sanno a memoria tutto il Corano, e buon pro gli faccia. Col vantaggio non secondario che quando si mettono a fare bombe, non conoscono l'aritmetica, non parliamo poi della chimica, e fanno figure da incommensurabili coglioni.

5) Non ce li vorrete mica avere come vicini di casa, no? Li si chiude tutti da una parte, e si facciano le loro leggi da bingobongo, se vogliono venire fra i bianchi devono avere le carte in regola (controfirmate non dal prefetto ma dall'imam/capovillaggio/rappresentante della comunità: che pure lui ha tutto l'interesse a che non si facciano venire idee in testa andando in giro dove non gli compete). Buoni lì e attenti a non farvi contaminare dal capitalismo o dal materialismo occidentale, mi raccomando.

6) Ma allora siete scemi davvero, li volete far votare? Ma per favore, la democrazia è per i bianchi. Quelli là si scelgono, o qualcuno sceglie per loro, dei rappresentanti della comunità, tre-quattro mangiapane a ufo che vanno in televisione e fanno la bella vita. Avete presente quanto costa far fare la bella vita a tre-quattro scrocconi e ai loro "grandi elettori", confrontato con quanto costerebbe riconoscere diritti a tutti quanti? Non c'è storia. E poi la democrazia, l'ho detto, è per i bianchi. Oh pardon, compagno, non credevo stessi ascoltando, volevo dire che la democrazia rappresentativa è tutto sommato un'invenzione occidentale e volerne imporre le procedure a chi viene da culture radicalmente diverse sarebbe un atto di indicibile arroganza e violenza. La democrazia è un processo in divenire, è un percorso di maturazione culturale, non può essere imposta a chi non è pronto.

Se fossi di destra, eh. Per fortuna noi di sinistra non ce le sognamo neanche, uscite del genere.

Russell


Immaginatevi la scena: Mrs. Inminoranza che compila una delle innumerevoli scartoffie virtuali necessarie per essere pagata una miseria insegnando scienze a delinquenti minorili e membri di gang, ad un certo punto la sento borbottare e la vedo interrompere la digitazione e fissare il monitor, perplessa, e infine mettersi a ridere. Do un'occhiata - madornale errore.

Sta guardando una sfilza di domande sul suo stato di salute, una serie di condizioni mediche con due crocette a fianco, una per il sì e una per il no, di questo tipo:





Heart Disease or disorderYesNo
DiabetesYesNo
Skin diseasesYesNo

e così via. Niente di strano fin qui. Poi arrivo all'ultima domanda:


Answer to all is "No"YesNo

Caccio un urlo, cerco di chiudere il documento prima che il paradosso si mangi le risorse dell'intera Internet come in un brutto film di fantascienza, ma prima che il dito possa raggiungere il tasto di spegnimento, il letale paradosso s'è annidato nei miei lobi frontali e mi ha mandato in loop il cervello.

Mi sono svegliato ore dopo, il cervello surriscaldato, i computer di casa ormai fusi. Fortunatamente, i filtri anti-paradosso installati sul router ne hanno bloccato la propagazione. Ma al ministero dell'istruzione, da queste parti, assumono proprio tutti?

P.S. Mrs. Inminoranza sostiene che è un'astuta prova d'esame. Assumono solo gli insegnanti che identificano il paradosso.

P.P.S. Sempre Mrs. Inminoranza ci tiene a farmi precisare che è tutto vero e può produrre copia del letale documento.

08 luglio 2007

Fronte popolare di liberazione di Giudea

Leggo su Bellaciao:

Dopo aver duramente criticato Bertinotti e Giordano per l’espulsione dal PRC di Franco Turigliatto, Ferrando espelle decine di militanti dal “suo” PCL.

La colpa di Turigliatto è stata quella di aver votato contro la politica estera del governo di cui il PRC fa parte, creando grave imbarazzo al governo stesso; la colpa dei dissidenti del PCL è stata quella di aver scritto o semplicemente condiviso un articolo pubblicato sulla rivista “Contropiano”, peraltro la medesima rivista che aveva ospitato, nel numero precedente, un articolo dello stesso Ferrando.
Che dire?

Parolai!

07 luglio 2007

02 luglio 2007

Mr. Bean Laden


Giusto una comunicazione veloce per rimarcare la mia perplessità nei confronti dei mezzi di informazione italiani. Arrivano a me e Mrs. Inminoranza telefonate ed email di gente che chiede se è vero che Londra è paralizzata e in preda al panico, o che i musulmani hanno paura ad uscire di casa perchè gli inglesi vanno in giro cercando di linciarli. No, non è vero. Londra non è in preda al panico, è scazzata perchè piove ininterrottamente da una settimana; il Gay Pride è andato avanti lo stesso, a tre isolati da dove hanno trovato le autobombe, ed il concerto è iniziato in contemporanea con la notizia del fallito attentato a Glasgow; l'unico momento di grave tensione si è avuto quando l'equipaggiamento donato dalla BBC si è rotto e qualche migliaio di persone non hanno potuto vedere il finale di Dr. Who sul maxischermo.

Il livello di allarme è salito, c'è polizia (armata! con la pistola nella fondina! è l'inizio della fine!) davanti a qualche stazione, stamattina c'erano due poliziotti con un cane da esplosivi alla fermata della DLR di Canary Wharf, ma sicuramente non c'è il panico di cui mi hanno parlato dall'Italia.

Al contrario, se vogliamo si trovano tutti i motivi per ridere di quello che sta capitando. Più d'uno commenta che se vuoi fare un attentato suicida a Glasgow, sarà meglio che ti assicuri di morire sul serio - Glasgow è il tipo di posto dove la forma di comunicazione più diffusa è la testata nei denti, e fonti confidenziali assicurano che la polizia scientifica, a distanza di due giorni, continua a trovare pezzetti del setto nasale e della dentatura dell'aspirante martire sparpagliati per tutto il terminal; altri commentavano che lo stato patetico in cui i successivi governi hanno ridotto le scuole corrisponde ad un piano magistrale per rendere gli aspiranti attentatori incapaci di capire che se metti bombole di propano in un'auto e gli dai fuoco, tutto quel che ottieni è un falò che brucia un po' più a lungo; infine, la notizia dei due dottori arrestati ha portato più d'uno a chiedersi perchè non si siano limitati a continuare a spargere terrore, morte e disperazione continuando a lavorare per la sanità pubblica.

Fesserie a parte, credo che gli eventi di venerdì e sabato confermino proprio quello che dicevo qualche giorno fa: la cosiddetta "minaccia terroristica" è sicuramente una minaccia alla nostra incolumità personale - una minaccia grave; ma non è una minaccia alla società e al nostro modo di vivere. Qualunque "esercito" che voglia conquistare l'Europa con la forza di 5 imbecilli la cui conoscenza degli esplosivi deriva dalla visione di Die Hard e dalla lettura di qualche articolo di giornale male informato non si espone neanche alla sconfitta ma al ridicolo, e approvare leggi speciali per combatterlo significa riconoscergli un onore ed un'importanza che non ha - e paradossalmente, significa renderlo più potente. Un'armata jihadista che viene fermata, invece che dalle forze speciali del CTU e dalla pistola di Jack Bauer, da un cazzotto in bocca di un operaio dell'aeroporto di Glasgow è un'armata che, al massimo, può candidarsi a sostituire i Carabinieri nelle barzellette.

P.S. Quanto sopra, ça va sans dire, rimane valido anche nell'improbabile ipotesi che i membri ancora a piede libero della "cellula terroristica" dovessero riuscire a compiere un attentato che coinvolga oltre a sè stessi anche qualche astante innocente: rimarrebbe il fatto che il terribile terrorismo islamista è alla fine un'armata brancaleone che si nutre di poveracci esaltati, imbottiti di propaganda e talmente staccati dalla realtà da aver perso di vista la distinzione fra film d'azione e vita reale. Lasciamo le leggi speciali ai Paesi speciali, per favore. Questo qui è un Paese normale.

29 giugno 2007

Bye bye baby


Leggo su blog di destra e di (centro)sinistra post di ammirazione e quasi invidia per il dimissionario Tony Blair, un coro di "ce l'avessimo noi".

Confesso che la mia ammirazione, nonostante tutto, per Tony Blair è uno dei motivi di più frequente discussione con Mrs Inminoranza (almeno per quanto riguarda la politica - la palma d'oro assoluta spetta alla mia predilezione per una dieta iperproteica); ciò detto, vorrei fare un attimo l'avvocato del diavolo.

In Italia credo che l'impressione che si ha di Blair sia non poco falsata. Da un lato porta il peccato originale (come del resto ogni primo ministro inglese da Churchill in poi) della special relationship con il Grande Satana, poi c'è il non indifferente problema della guerra in Iraq, e ultimamente anche quella in Afghanistan è diventata una bestia nera; il risultato è che le notizie dall'UK vengono riportate in maniera a dir poco parziale su certi giornali, e capitano episodi esilaranti, tipo l'Unità che riporta uno studio di un think-tank di destra, Doctors for Reform, che critica Blair per aver socializzato la sanità pubblica e propone il rimedio di una privatizzazione totale del servizio sanitario pubblico - apparentemente, il giornalista dell'Unità ha capito del documento solo lo stretto indispensabile, ossia che parlava male di Blair, senza preoccuparsi di approfondire o controllare la fonte, ed ha ripetuto pari pari le argomentazioni dei fautori della sanità da assicurazione, tipo i lunghi tempi di attesa, che Michael Moore sta demolendo in questi giorni in Sicko. In maniera altrettanto buffa, qualche tempo dopo Repubblica riportava un articolo del Daily Telegraph (il Libero inglese, per capirci) in cui fra le altre cose si criticava Blair per aver abolito la caccia alla volpe e i privilegi dei Lord.

Il premierato di Blair ha avuto luci ed ombre, oso dire, completamente diverse da quelle che sono state percepite in Italia. S'è parlato poco in Italia dei motivi per cui Blair è veramente odiato qui, dando invece spazio ad episodi minori che magari farebbero imbufalire il pubblico italiano. Non si è parlato quasi per nulla, e questo è strano, dello scandalo che potrebbe far finire il buon Tony in galera al suo ritorno dal Medio Oriente, quello dei finanziamenti e dei prestiti milionari al partito in cambio di nomine a cavaliere e inviti a pranzo a Buckingham Palace e a Downing Street. Non si è parlato dell'esercito di spin doctors, di professionisti della comunicazione, impiegati da Downing Street in numero superiore a qualunque altro periodo di premierato, per presentare eventi e notizie ai giornali nella miglior luce possibile - peccato mortale in una cultura che crede nel valore del dire le cose come stanno e del non darsi troppa importanza. Non si è parlato della sua ipocrisia in campo religioso, che gli ha alienato molte simpatie - dell'aver voluto ritardare la conversione al cattolicesimo per evitare una battaglia legale: la Gran Bretagna è, tecnicamente, una teocrazia, ed il Primo Ministro deve essere per legge di religione anglicana; molti avevano sperato che una conversione di Tony Blair al cattolicesimo avrebbe permesso di mettere in moto i meccanismi legali per la cancellazione di una legge obsoleta prima ancora che discriminatoria, ma chicken Tony, ovviamente, ha preferito limitarsi ad evitare di andare in chiesa e aspettare la fine del mandato. Non si è parlato quasi per nulla dell'ignobile e imbecille trattamento degli asylum seekers, parcheggiati in un limbo fatto di scarsi sussidi, bed & breakfast fatiscenti, divieto di lavorare - per anni, fino all'accettazione della domanda o, in molti casi, all'ordinanza di rimpatrio che non lascia scelta se non l'illegalità.

D'altra parte non si è parlato delle luci del premierato Blair, almeno non nei termini in cui se ne parla qui. Certo, si dice che ha gestito più o meno bene un periodo di boom economico, ma pochi fuori dall'UK notano che questa è stata l'unica nazione in Occidente ad aver superato la crisi del 2001 senza un incremento, nemmeno temporaneo, della disoccupazione; i critici che parlano dell'enorme numero di ragazze-madri diventano stranamente silenziosi quando si dovrebbe citare l'incredibile (per un italiano) rete di ammortizzatori sociali che permettono ad una donna di non lavorare ed occuparsi a tempo pieno del figlio fino all'adolescenza; quelli che lamentano i 3 mesi di attesa per un'operazione chirurgica mancano di notare che i mesi, nel 1997, erano 18; quelli (come me, lo ammetto) che lamentano le carenze del sistema educativo raramente notano che queste carenze erano di gran lunga più marcate nel 1997, o che Oxford e Cambridge sono tornate ad essere le uniche due università non americane nella top 20 mondiale.

Si parla di "luci" che invece qui, se non sono passate inosservate, sono state accolte con un'alzata di spalle: i matrimoni gay, e le conseguenti adozioni, la crescente laicizzazione della società (pur con l'opposizione delle Ruth Kelly di turno), gli effetti positivi del multiculturalismo nelle scuole, che sta creando una generazione di adolescenti colour-blind, come si dice qui, daltonici - nel senso che non si curano del colore della pelle di chi hanno di fronte fino a dare l'impressione di non essere in grado di distinguerlo. Tutte cose importanti senza dubbio, ma che sono passate senza grandi battaglie, se non quasi in sordina, perchè in accordo con il sentire comune della stragrande maggioranza della popolazione e soprattutto degli elettori. Non grandi successi per Blair dunque, anzi, tutti casi in cui il suo governo ha dovuto affannarsi a rincorrere il sentimento popolare.

Non so se sia lecito, infine, il paragone fra Veltroni e Blair. L'Italia e l'UK hanno modi troppo diversi di fare ed intendere la politica, quello che Blair ha fatto qui in 10 anni sarebbe impensabile in Italia in 50: qui in 10 anni è cambiata la cultura, è cambiato il modo di lavorare, è cambiato il paesaggio urbano, sono cambiati i rapporti fra le comunità, la Londra grigia di John Major è diventata la capitale più colorata d'Europa, una Borsa dalla credibilità distrutta dai ripetuti disastri Tory è diventata talmente potente da divenire appetibile per il Nasdaq - talmente potente da poter rigettare il takeover, addirittura. Negli stessi 10 anni l'Italia ha fatto - quante riforme elettorali? Due? Tre? E una sera sì e una no, sul Tg visto via RaiClick, mi ritrovo ancora la stessa faccia di Clemente Mastella che campeggiava qua e là ai tempi in cui andavo all'università. Non si può rinfacciare a Veltroni di non essere come Blair - o come Sarkozy, o come Segolene Royal, o come Zapatero: nessuno di questi politici, semplicemente, sarebbe eleggibile in Italia.

"Avercene, di Tony Blair"? No, lasciate perdere. Un Tony Blair in Italia verrebbe deposto da una rivolta di piazza tre giorni dopo il suo insediamento. Ma mica per le sue colpe, che sono pure innumerevoli: per i suoi meriti.

27 giugno 2007

Bello essere sysadmin


Questo post non parla della sinistra, dei diritti umani o del razzismo, ed è scritto in buona parte in un linguaggio gergale, da addetti ai lavori. Parla del difficile rapporto fra una categoria di esseri (nonostante le apparenze) umani, i sysadmin, o sistemisti, o amministratori di sistema, categoria alla quale mi pregio di appartenere, e il resto dell'universo mondo. Parla di come l'essere umano medio, per motivi oscuri, messo davanti ad un computer diventi un idiota sbavante. E naturalmente, come ogni storia che si rispetti ambientata in un contesto corporate, parla del principio di Dilbert, quello secondo cui quella che chiamiamo carriera altro non è che l'ascesa verso il nostro appropriato livello di incompetenza.

Esiste una categoria di utOnti che io chiamo passivi-aggressivi, quelli che non esigono, non protestano, non rompono attivamente le pa**e, si limitano a stare lì e a piagnucolare, ripetendo come un mantra il loro problema finchè un manager non passa di lì e non li sente.

U:"Il mio computer non parte più"

(per la precisione: U è un programmatore senior che pare abbia una paccata d'anni di esperienza come quant developer)

IO:"Chiama quelli di corporate IT, sono loro che si occupano dei desktop"

U:"Sì ma il mio computer non funziona più"

IO:"Lo so, il numero di corporate IT è su questo post-it"

U:"Sì ma il mio computer non parte e io non posso lavorare"

IO:"Ho capito, chiama corporate IT, lo vedi che ho da fare?"

U:"Sì ma il mio computer non parte"

Manager di passaggio verso la saletta caffè:"Non si può fare qualcosa? Mica possiamo permetterci di avere una persona che sta qui a non far niente perchè il suo computer non parte"

IO:"Certo che possiamo fare qualcosa, possiamo chiamare corporate IT e lasciarmi in pace a finire di sistemare e installare il plugin per monitorare le prestazioni e i parametri operativi del cluster di produzione"

Manager:"Ma corporate IT è due piani più su"

(quando un manager ricorre ai non sequitur, è di solito il momento di ammettere la sconfitta, ma io mi pregio di essere cocciuto)

IO:"Abbiamo i turboascensori che fanno due piani al secondo, vedrai che ce la fanno a mandar giù qualcuno"

Manager:"Ma non puoi dare un'occhiata tu?"

IO:"Certo, tanto il monitoraggio delle prestazioni del cluster ha una bassa priorità, anche se lunedì prossimo saltano di nuovo tutte le valutazioni perchè un cretino ha sottoposto sei volte lo stesso set di dati e sovraccaricato tutti i nodi, cosa vuoi che sia?"

(quando un sysadmin fa ricorso al sarcasmo, è fottuto)

Manager:"Ah perfetto, allora ci pensi tu" (sbonk!)

Per farla breve: il computer è un Dell Precision 470 della serie con i condensatori difettosi, abbiamo già dovuto rimpiazzare quattro motherboard perchè i condensatori son saltati come tappi di champagne. Chiamo il supporto Dell dove oggi è in servizio la seconda tipologia di tech support operator, lo scozzese biascicante (l'altro tipo è l'irlandese ubriaco, ma è più raro). Mi faccio strada attraverso il pesantissimo accento di Glasgow finchè riesco a spiegargli il problema. Domani mattina arriva la nuova motherboard corredata di tizio che la installa.

U:"Ma il mio computer non parte"

IO:"Lo so, cosa ci posso fare?"

U:"Non mi puoi trovare un altro computer?"

Gli indico il tavolo dove ci sono tre bei Precision 470 per ospiti, contractors ed emergenze

IO:"Quelli cosa sono secondo te?"

U:"Computer?"

IO:"Bravo!"

Un quarto d'ora di lamentazioni e il passaggio del manager di prima di ritorno dalla saletta caffè evidenziano il nuovo problema: l'utonto vuole tutte le personalizzazioni che aveva prima, senza non riesce a lavorare. Il manager mi guarda, io mi scordo di avere il sistema di monitoraggio online per oggi (e anche di pranzare) e procedo a sostituire i dischi fissi scambiandoli fra il computer scassato e quello utilizzabile.

IO:"E così quando parte ti ritrovi lo stesso desktop di prima"

WindowsXP:"FizzFrrrrrBleurghBSODReboot!"

IO:"...o forse no"

Scambio le schede video (Dell ha la disdicevole abitudine di installare hardware molto diverso in macchine con lo stesso nome e anche comprate in periodi di tempo molto vicini. Questi due 470 hanno uno una dual-head ATI e l'altro una NVidia Quadro, cosa che non avevo notato immediatamente)

WindowsXP:"FizzFrrrrrrBleurghGSODHang!"

(non avevo mai visto un Green Screen Of Death)

Io (grattandomi la testa):"Ma per caso avevi disabilitato il RAID sulla tua macchina?"

U:"Raid?"

IO:"Vabbe'..."

U:"Ah si, a un certo punto avevo bisogno di piu spazio e allora ho seguito delle istruzioni che ho trovato in rete per trasformare il disco in due dischi"

IO:"..."

Disabilito il RAID, la macchina parte, l'utonto si siede felice e sorridente.

Passa mezz'ora.

U:"Mi è sparito un disco fisso"

IO:"Hai guardato nel cassetto della cucina? Ogni tanto uno dei miei ci finisce dentro, sospetto me li nasconda mia moglie"

U:"Guarda che dico sul serio"

IO:"Pure io, e dovresti vedere cosa fa ai miei calzini"

U:"Manca il disco con fra l'altro tutto il codice che ho scritto le ultime due settimane"

Campanello d'allarme

IO:"Vabbè, alla peggio ce l'hai in CVS"

U:"No, io non faccio quasi mai il check-in in CVS perchè non mi va di perder tempo"

(tempo medio per un check-in CVS: 25 secondi a fine giornata)

Lascio perdere tutte le obiezioni che mi vengono alla mente, perdo un secondo a compiangere il development manager, improvvisamente capisco perchè ogni nuova release ha problemi apocalittici con l'integration testing, e vado a dare un'occhiata al computer

IO:"Non vedo niente di strano"

U:"Manca il disco D:"

Penso che magari ho collegato male un connettore, spengo il computer, apro, ri-connetto tutto, riaccendo.

A darmi il benvenuto è la schermata che mi dice che i due dischi sono in RAID-1 e l'array è ottimale

IO:"Scusa, ma il RAID non era disabilitato?"

U:"Sì ma ho pensato che con tutta la roba importante che ho sul computer forse era il caso di abilitarlo, ho installato il driver, ho riavviato e l'ho abilitato"

IO:"..."

U:"Solo che quando è partito mi ha detto che era degradato e si è offerto di ricostruirlo"

IO:"..."

U:"Mi reinstalli l'altro disco per favore?"

IO:"..."

U:"Scusa, era un'operazione semplice, dovevi solo trasferire i miei dischi da un computer all'altro, perchè hai lasciato che capitassero tutti questi casini?"

Devo dire, la mia fortuna è che lo Head of IT è stato in passato sysadmin pure lui, perchè l'utonto è andato come un fulmine dal suo manager a dire che io gli avevo cancellato due settimane di lavoro, e il suo manager è andato dall'Head of IT quasi altrettanto rapidamente a chiedere la mia testa. Per fortuna il big boss non era del tutto impervio alle spiegazioni e adesso l'utonto sta lì a cercare di convincere il big boss medesimo ed una rappresentante delle risorse umane che si è trattato di un momentaneo episodio di follia che non si ripeterà.

24 giugno 2007

Svolta nelle indagini


Sul muro della cella una macchia di muffa a forma di "K": indagata la Lioce per l'assassinio di John Kennedy

(per chi si fosse distratto: vedi qui, e poi qui)

12 giugno 2007

Slippery slopes


C'è un meccanismo comune che porta molta gente a credere fermamente, in perfetta buona fede, in versioni, diciamo, alternative della realtà perchè ciò conferma delle loro opinioni. È una posizione riassunta perfettamente dalle parole di Sandra Harding, filosofa ed epistemologa femminista:

If a theory 'forced' one to assent to politically distasteful, depressing, and counterintuitive claims, then one could regard those consequences as in themselves good reasons to find the theory implausible.

(traduzione mia): Se una teoria 'costringe' a dare il proprio assenso ad affermazioni politicamente sgradevoli, deprimenti [?] o controintuitive, è perfettamente lecito considerare queste stesse conseguenze come delle buone ragioni per rigettare la teoria.

Per converso, è frequente il caso di osservazioni inesistenti citate a supporto di una teoria politicamente accettabile. Un esempio è la supposta diffusa omosessualità degli animali, il che dimostrerebbe che l'omosessualità è una cosa naturale. A parte che l'omosessualità fra gli animali è in realtà molto rara e si manifesta soprattutto in condizioni di grave stress, con l'eccezione di diversi primati (soprattutto i bonobo, che, insomma, praticamente scopano qualunque cosa si muova), rimane il fatto che la naturalezza o meno dell'omosessualità non dovrebbe avere alcuno spazio in una discussione razionale: lo stupro è "naturale", nel senso che viene praticato da un gran numero di mammiferi; questo dovrebbe per caso avere qualche conseguenza sulle nostre leggi? Vogliamo veramente limitare la nostra libertà di scelta sessuale in base a ciò che fanno o non fanno orsi e asini?

Un caso affascinante è quello della tortura. La tortura è, a mio immodesto parere, una delle attività moralmente più ripugnanti immaginabili - in particolare quando viene istituzionalizzata e sanzionata da un'autorità. È un articolo di fede, oggigiorno, che la tortura sia inutile e spesso controproducente, e che per questo non vada applicata. Come la maggior parte degli articoli di fede questo è, disgraziatamente, falso.

Lo so, lo so, è una bestemmia: eppure è vero, la tortura ha un campo, per quanto limitato, di applicazione efficace. Tutto sta in quelli che i servizi di informazione chiamano i checkables: gli elementi immediatamente verificabili.

Un esempio banale è quello del pedofilo che ha rapito un bambino, o del terrorista che ha messo una bomba in un palazzo. Detto volgarmente, se gli si connette una batteria d'automobile ai testicoli, lui alla fine ci dirà dove si trova il bambino/la bomba, e non mentirà, perchè noi possiamo andare sul posto, controllare, e se il bambino/la bomba non è lì, gli attacchiamo un'altra batteria, questa volta di camion. Laddove esistono dei checkables, la tortura, disgraziatamente, paga.

Questa argomentazione, opportunamente offuscata, resa generica e azzeccagarbugliata, è stata usata dalle alte sfere del DoD USA per giustificare l'uso diffuso della tortura nelle prigioni segrete sparse in mezzo mondo in cui vengono extraordinarily renditioned i sospettati di terrorismo. Il problema è stato spostato da un ambito morale (è lecito/non è lecito usare la tortura) ad un ambito pratico (è utile/è inutile), e l'amministrazione USA ha deciso che, visto l'esempio di cui sopra, la tortura è utile.

Il risultato di tutto questo è che la tortura viene usata regolarmente anche laddove i checkables non ci sono, e dove non ci sono checkables la tortura è dimostrabilmente inutile e spesso controproducente. Il torturatore fa delle domande, ma non ha modo di controllare la veridicità di quello che il torturato gli dice. E il torturato, spesso, dopo aver detto una verità che al torturatore non piace, magari perchè non si sposa troppo bene con certi preconcetti, scopre che la tortura non finisce, e comincia a cercare di indovinare quello che il torturatore vuole sentirsi dire.

Personalmente, sono certo che questo è quello che sta succedendo - ne sono certo perchè la quantità di castronerie che arrivano da fonti ufficiali è superiore a quella che potrebbe essere giustificata da questo o quel funzionario incompetente, tipo la storia dell'Iran che starebbe aiutando e finanziando Al Qaeda. Questa storia è assurda per migliaia di motivi, primo fra tutti il fatto che la VEVAK, il servizio segreto iraniano, ha fatto la guerra ad Al Qaeda per molto più tempo della CIA, ha ammazzato più uomini di Bin Laden che la tutti i servizi occidentali messi insieme ed ha combattuto una guerra segreta contro i Talebani e i servizi segreti pakistani che li appoggiavano, in Afghanistan e nelle tribal agencies pakistane (le regioni semi-autonome a maggioranza pashtun), da molto prima che la Guerra al Terrorismo (tm) venisse di moda, e sta tuttora combattendo una guerra su due fronti in Iraq attraverso il cosiddetto Esercito del Mahdi di Moqtada al-Sadr, contro gli americani e contro i sunniti e i jihadisti di Al Qaeda (ragion per cui Al Qaeda ha una taglia sulla testa di Moqtada al-Sadr, fra l'altro). Questa storia del fantomatico Asse del Male, che comprende Paesi e gruppi semplicemente troppo in contrasto fra di loro persino per accordarsi su che ora è, che metterebbe assieme l'Iran e Al Qaeda, la Siria e la Corea del Nord (che ha la sua personale versione di una religione fondamentalista nell'adorazione della Grande Guida, e non vedrebbe di buon occhio un Maometto qualsiasi che ne insidia la posizione di faro dell'umanità), può solo venire da un certo numero di "terroristi" veri o presunti, torturati finchè hanno detto qualcosa che piaceva ai loro interrogatori.

Il problema della tortura non è, e non deve essere, se serva o non serva a qualcosa. La questione della tortura deve ad ogni costo ritornare nell'ambito della sua acettabilità morale: perchè la tortura deve essere sempre, in ogni caso, indipendentemente dai risultati, inaccettabile - se posso capire quel poliziotto tedesco che ha preso a schiaffi il pedofilo arrestato finchè quello non ha confessato dove aveva lasciato un bambino legato a morire di fame e sete, sono pienamente d'accordo con il giudice che l'ha condannato, perchè la tortura è l'esempio perfetto di slippery slope, di discesa sdrucciolevole, sulla quale il primo passo diventa una discesa inarrestabile che finisce con Abu Ghraib o con le prigioni segrete in Polonia.

Il fine non giustifica i mezzi praticamente mai. Il più delle volte, semmai, sono i mezzi che giustificano il fine, e un mezzo come la tortura, indipendentemente dai risultati, può corrompere qualunque fine.

11 giugno 2007

Minacce


A giudicare da come si stanno sviluppando i commenti qui, direi che forse è il caso di definire meglio la mia posizione.

Non è un caso che io abbia chiamato il post "Child Abuse": perchè volevo mettere l'accento sul male che la religione, quando diventa fondamentalismo, fa al bambino, non a me. Io, diciamolo subito, non credo alla minaccia terroristica, almeno nei termini in cui viene presentata, ossia una forza che cerca di cambiare la nostra società per farla diventare una copia dell'Arabia Saudita, dell'Afghanistan dei Talebani o dell'Iran, e che rischia di riuscirci.

Oh, non discuto che ci sia gente che aspira a questo risultato, ma non è la stessa cosa. Anch'io ho aspirato per tutta l'adolescenza a scoparmi alla bombardiera Bo Derek, ma diciamocelo, non è che l'aspirazione mi abbia portato da nessuna parte. Il fatto, molto semplice, è che la cosiddetta minaccia terroristica non ha i mezzi e i numeri per fare niente di più che ammazzare qualche decina di pendolari ogni tanto. Come ho cercato di spiegare qui, sono una minaccia nel senso in cui lo sono i rapinatori: un pericolo fra tanti per la nostra incolumità personale, ma certo non una minaccia radicale per la società in cui viviamo.

No, il mio problema con quella signora e suo figlio non era il pericolo che il pargolo potrebbe, fra vent'anni, rappresentare per me. Il problema era la violenza che la madre stava esercitando sul figlio, indottrinandolo e trasformandolo in un disadattato che camperà di sussidio per tutta la vita e coltiverà per tutta la vita l'odio e il risentimento per l'ingiustizia di una società che non offre ad un analfabeta che sa a memoria il Corano l'opportunità di diventare miliardario.

Quella donna non stava violando i miei diritti, stava violando i diritti del figlio. Violenza su minore, appunto.

Nuovi arrivi


Dopo anni di strenua resistenza, Mrs. Inminoranza s'è arresa ed ha iniziato un blog. Prevedo che la cosa seguirà la stessa evoluzione dei telefonini: "Io? Mai, non mi vedrai mai con uno di quei cosi, mi mettono i brividi" - "Mah, a volte se rimango in mezzo alla strada di notte mi può essere utile..." - "Secondo me dovrei prendermene un terzo col contratto Orange per telefonare il pomeriggio, conviene, poi mi tengo quello italiano e quello di Vodafone e magari mi dai quello tuo dell'anno scorso, così se se ne rompe uno lo posso rimpiazzare subito".

Il blog si chiama L'Orologiaio Miope ed è, per il momento, di sinistra, perchè parla di zoologia ed occasionalmente di evoluzione della specie. Il mio lettore di destra non si preoccupi: in UK, che è sempre in anticipo di qualche anno con le mode, l'evoluzione, come la scienza in generale e come già la razionalità illuminista e soprattutto l'ateismo, sta lentamente diventando di destra ed invisa ai veri progressisti. Si tratta solo di avere un po' di pazienza.

Gustavo Belva


La politica è, fra le altre cose, l'arte del mettere d'accordo la gente. In base a questa premessa, non si può non definire Gustavo Selva un grande della politica: riesce a mettere d'accordo me, Maedhros, Giovanni Russo Spena e Il Giornale, almeno sul fatto che è un emerito stronzo.

Mica facile.

Hat tip: Maedhros

(posso dirlo? Qui, la sua carriera politica sarebbe finita. David Blunkett s'è dovuto dimettere da ministro perchè una volta ha fatto accompagnare a casa la ragazza dall'auto blu)

09 giugno 2007

Riflessi pavloviani - nota a margine


In questi giorni c'è maretta all'interno del Partito Conservatore. Secondo i sondaggi hanno superato nelle preferenze i laburisti, e se si votasse domani David Cameron, e non Gordon Brown, sarebbe il nuovo primo ministro. Ciononostante, sono state un paio di settimane di polemiche, liti a porte chiuse e dichiarazioni contrastanti ai giornali, culminate con l'espulsione dal direttivo Tory di Graham Brady, ministro-ombra per l'Europa, colpevole di aver rilasciato alla stampa dichiarazioni in contrasto con la nuova linea di partito delineata da Cameron.

L'oggetto del contendere è la scuola. Per la precisione, sono le grammar school statali, di cui ho parlato poche settimane fa. David Cameron ha annunciato infatti che il Conservative Party non finanzierà l'apertura di nuove grammar school, e concorda con i laburisti sulla necessità di una loro estinzione a breve o medio termine.

Ora, ho parlato nell'altro post di cosa fossero le grammar school e di come avessero contribuito a creare un sistema di istruzione fra i migliori del mondo. Ancor oggi, le poche grammar school statali superstiti formano studenti che ottengono sistematicamente risultati migliori di quelli degli old boys di Eton, di Harrow o della City of London School. La chiusura delle grammar school significa che per un ragazzo capace la cui famiglia non si può permettere di spendere decine di migliaia di sterline in rette scolastiche l'unica possibile scelta sarà una comprehensive, in cui per regolamento le classi sono tenute ad andare al passo del più lento - dove il più lento è spesso funzionalmente analfabeta; mentre le famiglie privilegiate avranno ancora l'opzione delle public schools prestigiose e costosissime. Vale appena la pena di notare che David Cameron, come l'80% del direttivo Tory, è un Old Etonian.

Chiariamo subito che non sono sorpreso: David Cameron è un degno rampollo di una famiglia estremamente privilegiata, e non a caso ad Oxford faceva parte del Bullingdon Club, una associazione di studenti ricchissimi i cui membri giocavano a mettersi nei guai con atti vandalici ed episodi di violenza al solo scopo di mostrare da quali guai i soldi dei genitori potessero tirarli fuori. Che un prodotto di una simile educazione prenda provvedimenti per mantenere per quanto possibile la separazione fra privilegiati e plebei mi sembra solo ovvio. No, la cosa che mi agghiaccia è l'entusiasmo del Guardian e dell'Independent per questa svolta progressista dei Tory.

07 giugno 2007

Child abuse


Stamattina m'è toccato arrivare fino ad East India Quay per scoprire perchè diavolo il secondo dei nostri tre cluster aveva improvvisamente smesso di comunicare col resto del mondo (incidentalmente, ho scoperto quanto costa l'emergency replacement di un backplane SCSI su un IBM 346 usato come cluster master: ho visto auto sportive più economiche).

Sul trenino della DLR che arriva ad East India ho incontrato una signora che, ne sono certo, mutatis mutandis non sarebbe dispiaciuta a Mons. Bagnasco e al mio amico/nemico Maedhros - una signora che mi ha convinto che tutto sommato Christopher Hitchens e Richard Dawkins hanno ragione da vendere, e che contro la religione non è sufficiente la laicità ma servono forme di ateismo militante.

La signora - la ragazza, veramente, avrà avuto 10-15 anni meno di me - era di origini chiaramente mediorientali, graziosa, minuta e sorridente, accompagnata da un bimbo dell'apparente età di mio nipote, tre-quattro anni. Il bimbo, anche lui sorridente, era intabarrato in una keffyeh identica a quella di mamma ed in una delle onnipresenti felpe col cappuccio che costituiscono l'uniforme dei ragazzi londinesi da due a vent'anni. La felpa aveva un arabesco che non sono riuscito a identificare sul davanti ed un'immagine ed una scritta sulla schiena, che ho visto quando mi sono alzato per cedere loro il posto. L'immagine era quella di un Kalashnikov (AK-74, non -47 - il rompifiamma era cilindrico) e la scritta diceva "Soldier of Allah" sottolineato da una spada verde di disegno simile a quella presente nella bandiera saudita.

Abuso di minore. Non c'è altro modo per definirlo.

Incidentalmente, se c'è un Dio ha un senso dell'umorismo perverso. Pare che i matti li faccia incontrare tutti a me in metropolitana.

06 giugno 2007

The Tube nutter


Una delle caratteristiche più curiose della vita a Londra è l'esistenza del Tube nutter - il matto della metropolitana. Chiunque viva a Londra ne ha incontrato almeno uno, spesso molti di più soprattutto se viaggia a tarda sera. Il Tube nutter assume svariate forme: una volta un anziano signore irlandese mi ha spegato, da King's Cross a Borough (abitavo ancora nelle lande desolate a sud del fiume), quanto amasse l'opera lirica italiana, producendosi anche in diverse arie fra le sue favorite - in particolare un pregevole fior da fiore del Nabucco. Una volta una ragazza dal pesante accento caraibico, saputo che ero già sposato, mi ha chiesto se conoscevo un italiano da farle sposare perchè gli italiani have the biggest dicks in the world. In generale il Tube nutter è inoffensivo, se togliamo la nuvoletta talmente ricca d'alcool da risultare infiammabile che viene fuori ogni volta che rutta, o la tendenza a levarsi le scarpe per esporre piedi lavati l'ultima volta durante l'inondazione del 1953.

Ieri sera, tornando a casa dal lavoro, m'è capitato un Tube nutter dell'altro tipo, quello minaccioso - o almeno, quello che vorrebbe essere minaccioso.

Sono sicuro che se fosse qui (e parlasse italiano) risponderebbe subito che la colpa è mia, che me la sono cercata e che tutto quello che ha fatto è stato rispondere ad una grave provocazione; il che è, se vogliamo, vero. La provocazione era il fatto che stavo leggendo un libro.

Non un libro qualsiasi: questo libro qui. Un bel libro, fra l'altro, non estremo come mi ero aspettato e certo non beceramente razzista e retrogrado come il Londonistan di Melanie Phillips di cui ho parlato qui.

In pratica quel che è successo è che mentre leggevo (in piedi: provate voi a trovar posto a sedere a Bank alle 6 di sera; per qualche motivo tutte le donne incinte nella stazione si danno appuntamento nel vagone dove salgo io) un tipo si è avvicinato e ha cercato di strapparmi di mano il libro. La scena veramente andava sul comico: il tipo era piccoletto, barbuto, vestito di una shalwar kameez bianca e giubbotto marrone senza maniche, ed era così incazzato che quando non è riuscito per la terza volta a strapparmi di mano il libro ed ha cominciato ad inveire in, credo, urdu, si sollevava ritmicamente sulle punte dei piedi e sembrava quasi saltellare.

Se fossi stato da solo, e il vagone fosse stato meno affollato, probabilmente sarei semplicemente scoppiato a ridere: il tizio mi arrivava, giuro, poco più su dell'ombelico, era magro all'incirca quanto me e c'era qualcosa di irreparabilmente comico nel suo tentativo di intimidirmi fisicamente. Il problema era che c'era un sacco di gente intorno ed un paio di persone stavano cominciando ad apparire preoccupate. Cercare di parlargli era inutile, non si fermava neanche per riprendere fiato, e semplicemente non mi ascoltava, così quando la gente ha cominciato a farsi indietro ho cercato di allontanarmi.

Lui mi ha preso per un braccio.

Io ho questo grave difetto, ho un cervello rettile ipersviluppato, che tende a reagire in maniera aggressiva a qualunque cosa lui interpreti come una potenziale minaccia fisica. Mi sono girato di scatto e gli ho urlato in faccia "Touch me again and I'll rip yer fuckin' hand off", scoprendo così che a) capiva l'inglese e b) anche i Tube nutters hanno un istinto di conservazione. Non ha smesso di urlare e inveire, capiamoci, ma è stato attentissimo a lasciare sempre mezzo metro di spazio fra me e lui.

Era una comica, sembrava una di quelle scenette da YouTube con un levriere (ok, un levriere molto meno elegante della media) importunato da un Jack Russel Terrier, io mi allontanavo e lui mi veniva dietro, io mi giravo e lui si faceva spazio a gomitate fra le altre persone per cercare di girarmi intorno e ritrovarmisi di faccia. Alla fine sono sceso a Camden Town, qualche fermata prima di casa, e ho cercato i due poliziotti che stanno in pratica in pianta stabile nella stazione, sempre col Jack Russell che mi saltellava dietro. È stato esilarante parlare con i due poliziotti e spiegargli la situazione avendo questo tipo che continuava imperterrito a urlare, inveire e saltellarmi intorno, e anche i due bobbies erano più divertiti che altro. Alla fine mi hanno chiesto nome e cognome, e se intendessi sporgere qualche tipo di denuncia, e al mio diniego si sono offerti di trattenerlo per una mezz'ora intanto che io prendevo un altro treno e me ne andavo.

Forse non avrei dovuto abbandonarlo a Camden. Mi chiedo cosa avrebbe risposto Mrs. Inminoranza se gliel'avesso mostrato con la classica frase "Mi ha seguito fino a casa, posso tenerlo?"

05 giugno 2007

Madrasse di stato


Da quando ho lasciato l'Italia, ogni volta che apro il sito di Repubblica mi sembra il primo aprile. Stavolta è la proposta di far studiare il Corano, pardon, la Bibbia, nelle scuole - proposta sottoscritta fra gli altri da Umberto Eco (è carnevale?), Margherita Hack (è il primo aprile?), Massimo Cacciari (sono tutti ubriachi?), Gad Lerner (hanno versato l'LSD nelle condotte dell'acqua?).

Io una cosa sola vorrei capire: c'è gente tipo Valerio Pieroni che si scandalizza perchè secondo lui l'esistenza dell'omosessualità non dovrebbe essere resa nota ai bambini - al punto che uno degli argomenti, secondo lui, contro l'adozione per le coppie omosessuali sarebbe proprio che poi gli altri bambini sentono parlare di omosessualità e si confondono (questo signore sta in Kilombo: non mi stupisce che poi accettino anche gente che solidarizza con i nazisti o che scrive dei Protocolli dei Savi di Sion) - insomma, già chiamarlo teodem è un'esagerazione, io direi che piega più verso il teo-bizzoco. Ora, cosa penserà questo signor Pieroni, assieme a tutti i suoi amici teo-bizzochi, della proposta di introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado un libro che parla anche in dettaglio di incesti, stupri, poligamia, sterminio etnico, terrorismo suicida ("muoia Sansone e tutti i filistei!"), corna, sodomia e orge?

Poi la gente non mi crede quando dico che l'Italia è la risposta dell'Occidente all'Iran.

01 giugno 2007

Oi Dialogoi (2)


Mrs. Inminoranza (in veste di supplente): "È una semplice dissertazione. In Citizenship avete parlato del problema della sovrappopolazione, scrivi quello che ne pensi, se pensi che la Gran Bretagna sia sovrappopolata, quali siano le ragioni, e quali siano le possibili conseguenze"
Alunno: "Sì ne abbiamo parlato, ma secondo me il problema della sovrappopolazione sono gli immigrati"
MrsI: "Gli immigrati?"
A: "Arrivano in massa, perchè qui hanno vita facile, non fanno niente e gli inglesi devono lavorare e pagare le tasse per mantenerli. Io lo so cosa si dovrebbe fare"
MrsI (rabbuiandosi): "E cosa si dovrebbe fare?"
A: "Deportarli tutti, e le loro famiglie, e i loro figli, e anche i figli degli immigrati perchè sono tutti scroungers (scrocconi)"
MrsI: "Ah sì?"
A: "Certo. E poi mettere la Marina a controllare che non rientrino e chiudere il Tunnel e mandare l'esercito agli aeroporti, se no quelli sneak in (si intrufolano) subito di nuovo perchè a casa loro non vogliono starci, si trovano molto meglio qui"
MrsI: "Va beh - se è davvero così che la pensi, scrivilo pure, ma non so come lo potrai giustificare. Metti il nome qui... uh... com'è che ti chiami?"
A: "Mohammed"

A onore di Mrs. Inminoranza, che è veramente gandhiana, bisogna dire che il pargolo (circa quattordicenne) è ancora vivo.

P.S. Lo so: ci sarebbe da fare un post serio a proposito dell'indottrinamento così capillare operato dalla stampa tabloid e da talk-show da quattro soldi, ma quando me l'ha raccontata ho trovato la scena troppo esilarante. Mi sembra faccia perfettamente il paio con le femministe che trovano il niqab liberatorio: prenderli sul serio, questi casi, va bene, ma se non gli ridi dietro ogni tanto non li si sopporta.

31 maggio 2007

L'inatteso, a destra


Sarò onesto: credevo che la destra liberale e laica non avesse diritto di cittadinanza in Italia; Cantor e Grendel mi smentiscono. Una volta di più, la prova che sottovalutare gli avversari è raramente una buona idea.

Oh, nel caso andassero definitivamente al potere i mullah del Vaticano, informo entrambi che un po' di posto nella stanza degli ospiti c'è sempre.

30 maggio 2007

Figli della gallina nera


Tutte le ONG sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre. Credo dipenda da quanto tempo passano i loro dirigenti a ingraziarsi gli antagonisti.

Hat tip: secondoprotocollo, che già da un po' doveva entrare nei link qui a sinistra.

C'è chi sta peggio


Impegno solenne: il prossimo conoscente di destra che mi rompe l'anima con "ma come fate voi ad avere a sinistra gente come..." Casarini, Agnoletto, Turigliatto & compagnia bella, mi stampo questo video qui frame per frame, lo rilego in marmo di Carrara e glielo do in testa finchè smette di muoversi.

Hat tip: Cantor

29 maggio 2007

Elicare mushky forsicalmente


Certe volte ho l'impressione che, come in quella storia di Robert Sheckley, la gente intorno a me parli una lingua un po' troppo fluida e cangiante e che proprio non ci si capisca, che io chieda che ora è e mi venga risposto "pizza margherita", che le cose che dico, e che mi dicono, smettano dopo un po' di avere senso. Ho l'impressione, insomma, di elicare mushky forsicalmente (q.v.).

Mi dà anche un certo fastidio tornare su una storia che era in origine semplice e lineare ed è diventata intricata, sporca e brutta - la storia della mia mail a Kilombo, della censura a Dacia Valent e degli scazzi interni alla redazione.

Primo inciso: una persona di cui ho scarsa stima, ma che è comunque una delle figure storiche di Kilombo, accusa il "vigliacco anonimo" autore dell'email di avere una vendetta personale in corso contro Dacia e di non avere intenzione di smettere finchè non sarà stata espulsa da Kilombo. Non posso che farle presente che lei non è il centro nè il termine di paragone dell'universo, ed esiste una differenza precisa fra le cose che lei non sa e le cose che non sono; ed uno non è anonimo se Tisbe non sa come si chiama. Tisbe, smettila di guardare la pubblicità della Vodafone: "ciuccio inciorno a ce" è una metafora, e le metafore fanno male alle menti deboli.

Chiusa la parentesi personale: non c'è che la mia parola su questo, ovviamente, ma non ho mai avuto la minima intenzione di far allontanare Dacia Valent da Kilombo. Dacia è una di quelle persone che stimo moltissimo pur non essendo quasi mai d'accordo con lei, e il mio problema non era certo con la sua partecipazione a Kilombo - se dovessi aver problemi, sarebbe con cattolici omofobi (i commenti sono la parte peggiore) che veramente non ho capito cosa ci stiano a fare (ma chi ha deciso che la Margherita era di centrosinistra? Ma si scrive centrosinistra, o CENTROsinistra?).

Il mio problema era estremamente puntuale, riferito ad un solo post: quello in cui Dacia esprimeva tutta la sua solidarietà ad un vecchio rottame nazista che s'era preso, o forse no, un paio di schiaffi, e col "professore" che l'aveva invitato, africanista di pregio, pare, col vezzo dell'antisemitismo virulento (non dovete credere a me: chiedete a Rossana Rossanda, che non mi sembra la persona più filoisraeliana del mondo ed è probabilmente in grado di distinguere fra antisemitismo e antisionismo).

Il post era stato pubblicato su Kilombo - un post di solidarietà ad un nazista - e nessuno aveva detto una parola: adesso mi dicono che in redazione si discuteva - di un post di solidarietà ad un nazista - ma sottovoce, perchè i panni sporchi si lavano in famiglia, anche quando i panni sporchi sono un post di solidarietà ad un nazista.

Ho mandato una mail a Kilombo non per chiedere la censura di quel post; non per sottoporre un ultimatum; non per ricattare o condizionare il comportamento di chiunque. Ho mandato una mail alla redazione semplicemente per dire che se su un aggregatore compare un post di solidarietà ad un nazista, io me ne vado. Me ne sarei andato identicamente se fosse comparso un post che chiedeva solidarietà con quel povero vecchio di Priebke, o comprensione per il dolore di Pinochet alla fine della sua vita, o la fine della persecuzione giudiziaria contro Eugene Terreblanche, e nessuno avesse detto niente.

Se devo riconoscere un errore, è stato quello di non andarmente una volta ricevuta la mail di risposta di Costa. Avrei dovuto dire subito che la questione non era certo quella di una discussione in redazione: il problema era che passa un post di solidarietà ad un nazista e nessuno dice niente.

La ciliegina sulla torta, poi, che ha finito di intorbidare le acque, è che, nella più pura linea marxiana (Groucho, ovviamente) viene rimosso un altro post, per una presunta apologia di reato. Stavamo elicando mushky forsicalmente, la solidarietà ad un nazista rimane lì, intatta, e non se ne discute più, e invece viene censurato un post forte come è lo stile di Dacia, ma che tutto sommato non dice nulla di più di quel che si può leggere anche altrove - il commento migliore lo ha fatto Martinez a suo tempo (un pre-commento?) in uno dei pochi post che condivido in pieno.

Secondo inciso - condivido la frase di Dacia? No, per un milione di motivi, non ultimo il fatto che il rispetto per chi fa quelle scelte, in molti (magari non in Dacia) fa presto ad evaporare quando la loro opera si rivela, com'era facile prevedere, controproducente, e da compagni coraggiosi e degni di rispetto vengono declassati a sedicenti Brigate Rosse e infine direttamente a infiltrati dei servizi segreti, agenti della CIA e provocatori di Gladio. Ciò non toglie che quel post avesse, a mio modestissimo parere, pieno diritto di cittadinanza su Kilombo.

In fin della fiera: su Kilombo rimane un post di solidarietà ad un nazista, e nel più puro stile italiano, la questione finisce in caciara.

P.S. Rosa ne parla. Mi critica perchè sembra dal mio precedente post sull'argomento che io bolli il negazionismo solo come fuffa e ciarlataneria; non è così - il problema è che molti di coloro che vorrebbero sdoganare il negazionismo/revisionismo per fini politici si riempiono la bocca della sua pretesa scientificità, e quindi è il caso di ribadire che oltre al resto, è anche un cumulo di merda dal punto di vista accademico - esattamente come è il caso di ribadire ogni tanto che il creazionismo scientifico e il disegno intelligente, oltre ad essere un grimaldello dei fondamentalisti religiosi, dal punto di vista scientifico è un maleodorante cumulo di letame.

P.P.S. Sono l'unico a ricordare che qualche anno fa (probabilmente 10-15), il buon Ratzinger ebbe a commentare che "macchè 6 milioni, gli ebrei sterminati saranno stati al massimo 2 milioni"? Io lo ricordo abbastanza chiaramente, ma non sono riuscito a trovare riferimenti. Confido nella buona memoria dei miei 3 lettori - e hai visto mai che riusciamo a far dire Dacia e Cloro d'accordo con Nazinger?

P.P.P.S. La presente vale come dimissione da Kilombo. Le mie scuse più sincere per aver contribuito a questo casino, good night, and good luck.