30 ottobre 2007

Secondo Protocollo

...mi ha pubblicato un articolo, sulla questione di Pegah Embambaksh e sulla visione dei diritti individuali e di gruppo in UK

15 ottobre 2007

Arricchire il vocabolario


Una cosa che mi piace del vivere qui è che arricchisco ogni giorno il mio vocabolario. Tipo, non ero affatto a conoscenza di questa definizione alternativa di "socialismo" che consiste nel regalare ai figli del 5% più ricco del Paese un totale di circa un miliardo e mezzo di sterline in sgravi fiscali con la revisione della tassa di successione, e contemporaneamente, ai figli del 5% più povero, un totale di circa 48 pence al mese ciascuno con la revisione dei child benefits.

Rifondazione democristiana


Mi dice la mamma dall'Italia che si son tenute le primarie per il nuovo partito che per qualche strano motivo non si chiama Rifondazione Democristiana pur essendo questo il nome senza dubbio più onesto che potessero dargli. Non mi sono particolarmente interessato alla questione, e non so se questa volta, come per le primarie dell'Ulivo, abbiano messo su dei seggi anche per gli italiani all'estero, nè mi sarei comunque scomodato ad arrivare di nuovo fino a Clerkenwell per votare.

M'è capitato però di leggere un post che vale decisamente la pena di segnalare, se non altro perchè mi fa sapere che non sono l'unico a ritrovarsi improvvisamente spostato sia troppo a destra che troppo a sinistra dell'attuale formazione "progressista" italiana; non sono l'unico a cui piacerebbe avere, oltre che una sinistra dignitosa, anche una destra dignitosa alla Parker/Stone o almeno un Rudolph Giuliani (che non sarà granchè, ma vi ricordo che noi abbiamo Gianfranco Fininvest).

Oh, io avrei votato per Dexter Morgan, ovviamente. Con le sue inclinazioni, sarebbe stato uno di quei rari fortunati che possono dedicarsi
al proprio hobby preferito mentre sono al lavoro.

11 ottobre 2007

Vignetta ipergeek


Ho trovato finalmente il nome perfetto per mio figlio (clicca per ingrandire):


I miei lettori non-geek, ovviamente, non la capiranno.

(da xkcd)

10 ottobre 2007

Aridatece er puzzone


Sto vivendo in questi giorni la sensazione che i troll del Mondo Disco chiamano aaagragaaah - la sensazione che si prova quando ti rendi conto che i due-tre sassolini che stanno rotolando verso di te sono l'anteprima di una frana, ed è già troppo tardi per levarti di mezzo. Il termine sarebbe il suono che si emetterà fra pochi secondi, mentre si viene travolti. La frana in questione è una vittoria elettorale Tory, diventata preoccupantemente possibile, alle sempre più improbabili elezioni anticipate di fine anno o alle politiche del 2009.

A sentire i media, Gordon Brown è pari pari a Winston Churchill, ma più bello. Non è un mistero che la BBC sia un feudo Old Labour e nutra un amore sconfinato per il buon Gordon; i telegiornali sono stati per mesi un susseguirsi di commenti su quanto Brown sia incredibilmente bravo a gestire l'economia, la vita pubblica, le crisi. Abbiamo un'epidemia di afta tuttora in corso, ogni due settimane o giù di lì salta fuori un nuovo focolaio - esattamente la stessa situazione di qualche anno fa, quando, con Tony Blair, la BBC faceva edizioni straordinarie per annunciare che il mondo stava finendo e l'agricoltura britannica non si sarebbe mai ripresa dal terribile colpo infertole da Blair stesso con la sua cattiva gestione dell'epidemia. Adesso la notizia che un nuovo focolaio è saltato fuori viene data come ottava notizia, dopo i pettegolezzi sul principe William e Kate Middleton, e solo per dire che il primo ministro ha il perfetto controllo della situazione. L'epidemia è scoppiata per via dell'incuria di un laboratorio privato che collaborava col DEFRA, in una di quelle Public-Private Partnerships che sono state il cavallo di battaglia di Brown quand'era Cancelliere (imposte spesso con la forza e contro il volere degli interessati, com'è stato il caso per il trasporto pubblico londinese) - ma la BBC ne ha parlato un paio di volte, en passant, e una delle due per ventilare la possibilità, abbastanza campata in aria, che non fosse veramente colpa del laboratorio ma si fosse trattato di un episodio di sabotaggio ad opera di qualche dipendente insoddisfatto (e probabilmente blairiano).

Da una settimana le poste sono in sciopero, con le immaginabili conseguenze, per protesta contro l'ondata di licenziamenti e chiusure degli uffici postali periferici - e la BBC, che l'anno scorso ha usato toni da 11 settembre per lo sciopero di 24 ore degli uffici di collocamento, ne parla come se stesse succedendo in Francia o in Italia, con un misto di ironia e indifferenza - e soprattutto, facendo attenzione a non menzionare il governo neanche una volta non solo nel servizio in questione, ma pure in quello precedente e in quello successivo, che non si sa mai.

All'epoca dei falliti attentati di luglio, metà dei servizi della BBC avevano per argomento la freddezza e la competenza di Gordon Brown invece che gli attentati in sè: pareva quasi che SuperGordon fosse andato personalmente ad aprire le valvole delle bombole di propano per assicurarsi che non esplodessero, e i giornalisti facevano a gara ad assicurarci che comunque andava tutto bene, era tutto sotto controllo, non c'era da preoccuparsi e comunque i falliti attentati non erano da mettere in relazione con la politica interna o internazionale del governo. Chi era qui nel luglio 2005 ricorderà, forse, dei toni sottilmente diversi nei reportage della BBC.

Insomma, a sentire la BBC, o a leggere il Guardian, le cose vanno benissimo, siamo usciti da 10 anni d'inferno per entrare in un'età dell'oro col Grande Timoniere Mao Tze-Brown alla guida della nazione.

Eppure.

Brown ha promesso che avrebbe posto termine alla pratica dello spin, della "gestione" delle notizie e degli annunci (quando hai in tasca la BBC, dicono i maligni, dello spin non sai che fartene), e Brown è un uomo d'onore, quindi bisogna pensare che quando ha fatto la sua visita a sorpresa in Iraq ed ha annunciato ai giornalisti la riduzione di 1000 uomini del contingente britannico, senza prima discutere la questione con i vertici militari o con la Camera dei Comuni, e in perfetta concomitanza con il congresso nazionale Tory, sicuramente avrà avuto i suoi motivi.

Eppure.

Brown ha promesso una nuova era di allontanamento dagli USA e multilateralismo diplomatico, e Brown è un uomo d'onore, quindi bisogna pensare che sia stata semplicemente la sfiga a portare la Gran Bretagna ad una guerra diplomatica con la Russia, con espulsioni incrociate di diplomatici - estremi a cui non si è mai arrivati, col guerrafondaio Blair, neanche quando l'Iran ha sequestrato dei militari inglesi o quando un paio di scandali spionistici, uno a Mosca e uno a Londra, hanno minacciato di avvelenare le relazioni.

Eppure.

Brown ha promesso una visione originale ed organica per il futuro della Gran Bretagna, e Brown è un uomo d'onore, quindi il fatto che Alistair Darling, il suo successore nel ruolo di cancelliere, abbia presentato un bilancio (una legge finanziaria, diremmo in Italia) pieno di misure copiate dai programmi Tory e Lib-Dem, suscitando fragorose risate ai Comuni, è probabilmente dovuto alla cattiveria degli altri due partiti, che hanno presentato i propri programmi prevedendo questo cambio di rotta Labour.

Eppure.

Brown ha promesso di tornare alla politica dei valori laburisti, al socialismo europeo, e Brown è uomo d'onore, quindi ci deve essere qualcosa di socialista nel licenziamento di 50.000 dipendenti pubblici in un anno, specie in settori già allo sfascio per mancanza di fondi e personale come la sanità, o nel raddoppio della soglia per la tassa di successione, in barba al fatto che la vecchia soglia andasse a colpire solo il 5% più ricco del Paese.

Eppure.

Brown ha promesso di dire basta all'opportunismo politico blairiano, e Brown è un uomo d'onore, quindi dev'essere vero quel che dicono i suoi portavoce, che non è nient'altro che una coincidenza che volesse indire elezioni anticipate proprio quando i Tories erano 10 punti sotto nei sondaggi e che, guarda caso, si sia convinto che aveva cose più importanti da fare che indire le elezioni proprio quando i Tories hanno rimontato lo svantaggio e addirittura, forse, si dice, superato i laburisti dopo il discorso di Cameron al congresso.

Alle ultime amministrative non ho votato per i laburisti, per colpa di Blair. Se le cose vanno avanti così, non credo proprio che Brown mi convincerà a tornare sui miei passi.

(il titolo viene dall'unica vignetta di Forattini che m'abbia mai fatto sorridere)

06 ottobre 2007

Commenti


Mmax, confessa, questo qui sei tu.

04 ottobre 2007

Osservazioni estemporanee


A misurare in base al numero di commenti, i due argomenti più popolari da che ho cominciato a scrivere questo blog sono Lady Diana e il culo.

02 ottobre 2007

Comunicazione di servizio


Eugenio sta bene, è oberato di lavoro, riceve una regolare e pingue busta paga e sta cominciando a chiedersi se non si stava meglio quando si stava peggio.

(alla terza email che chiede fra le righe se sei ancora vivo e se sei andato a vivere sotto al London Bridge in compagnia di un paio di bottiglie di vino scadente, diventa decisamente il caso di aggiornare il blog)

09 settembre 2007

Test estivi


Via Ipazia ed Annarella, un'ulteriore prova del fatto che sono un disadattato sociale:

i am an extreme geek

56.21%, Extreme Geek (nonostante i riferimenti culturali angloamericani, eh)

07 settembre 2007

Faccia tosta


Fare l'esame da Red Hat Certified Engineer e passarlo con 100%, 100%, 92.9%, indossando una T-shirt Debian

31 agosto 2007

E spegni 'sta candela...


In questo Paese c'è un anniversario al cui avvicinarsi guardo con la stessa commistione di noia e fastidio suscitata in me, quando ero in Italia, dall'arrivo del Festival di Sanremo: un evento che per quanto mi sprema le meningi non riesco a capire come accidenti possa interessare a qualcuno, e che nonostante la completa idiozia che ne colora ogni aspetto, riesce a paralizzare il Paese.

Muore un soldato al giorno in Iraq? Il medico del pronto soccorso non parla inglese? I nostri insegnanti sono pagati meno (e qualificati meno) dei nostri spazzini? Londra sarà sott'acqua fra trent'anni se non schiodiamo il culo dai SUV? Ma chissenefrega, ci sono cose ben più importanti a cui pensare:

And it seems to me you lived your life
Like a candle in the wind
Never fading with the sunset
When the rain set in
And your footsteps will always fall here
Along England's greenest hills
Your candle's burned out long before
Your legend ever will

Eh sì ragazzi: dieci anni fa moriva Lady Diana Spencer, Principessa di Galles. Mica cazzi.

Ogni volta che arriva quest'anniversario provo lo stesso imbarazzo che si prova quando un amico che abbiamo sempre stimato e considerato ammirevolmente intelligente e razionale comincia a rendersi ridicolo in pubblico, per esempio diventando un avido fan dei film dei Vanzina o frequentando corsi di reiki e naturopatia.

Guardo le pubbliche espressioni di dolore e rimpianto che non stonerebbero in un funerale calabrese vecchio stile, mi faccio strada attraverso il metro abbondante di melassa al caramello dolcificato che ricopre, e ricoprirà fino a lunedì, le pagine dei quotidiani, mi dedico alla pratica, normalmente odiata, dello zapping per schivare i documentari sulla vita di Diana, sugli amori di Diana, sulla tragedia di Diana, sul filo interdentale di Diana, non vado al pub dove probabilmente per questo weekend si serviranno half-pint, normal-pint e Diana-pint (allungata con lacrime), e mi meraviglio.

Il fatto che una donna non particolarmente intelligente, non particolarmente bella, con uno spirito ed un carattere non particolarmente forti sia diventata un'icona da far concorrenza alla madonna di Lourdes è un eterno, sfavillante tributo al potere dei professionisti del marketing. Questa ragazza, rampolla di una famiglia il cui ultimo membro che ha dovuto lavorare per vivere è morto intorno al XVI secolo, verrà ricordata come "the People's Princess": io non so se nel marketing si danno onorificenze, ma questo fatto, per i consulenti di immagine che le sono sopravvissuti, vale la Victoria Cross.

Diana Spencer veniva dalla vecchia nobiltà inglese, quella che si è arricchita con le colonie e il traffico di schiavi e in tempi più recenti con i commerci con Rhodesia e Sudafrica (dove suo fratello vive tuttora) in spregio delle sanzioni ONU; per la maggior parte della sua vita, i suoi interessi hanno consistito nel mettere a frutto, in maniera relativamente inoffensiva, i privilegi derivanti dalla sua nascita e dal suo matrimonio, incontrando di persona i cantanti pop che le piacevano di più e gli stilisti che avevano firmato i suoi abiti preferiti. Poi un giorno un consulente di marketing assunto per darle qualche vantaggio in una causa di divorzio che sembrava persa in partenza le ha suggerito di farsi fotografare con in braccio un bambino mutilato e BAM, altro che Amnesty, i diritti umani non esisterebbero se non ci fosse stata Diana, la campagna contro le mine antiuomo l'ha inventata lei, e dalla tomba ha personalmente ridotto la povertà infantile in questo Paese del 20%.

(per inciso: quanto ho scritto potrebbe essere interpretato come una difesa di Carlo. Niente di più falso. Il mio unico rimpianto per quella fatidica notte è che l'auto di Carlo non stesse arrivando dalla direzione opposta)

Il potere del marketing a volte mi spaventa. Pensate cosa succederebbe se ad un certo punto si mettessero a cercare di vendere un Paese mediorientale messo in ginocchio da 10 anni di sanzioni come la maggior minaccia alla pace mondiale.

Whoops.

War is peace; freedom is slavery; ignorance is strength; Diana is the People's Princess.

21 agosto 2007

Education, education, education


La frase che fa da titolo a questo post è stata a suo tempo il motto che ha portato alla vittoria Tony Blair e il New Labour nel '97: istruzione, istruzione, istruzione - fa il paio col famoso "It's the economy, stupid!" di Bill Clinton. L'istruzione, massacrata dalle "riforme" thatcheriane - i Tories tendono a chiamare "riforme" tutti i tagli indiscriminati ai finanziamenti - sarebbe stata la chiave di volta delle riforme (vere, si sperava) blairiane. Blair non ha mantenuto la promessa: come ho detto in passato, pur riversando un fiume di soldi sulla scuola, ne ha fatto una enorme linea di produzione di analfabeti funzionali, con poche, fortunate eccezioni che si sta facendo il possibile per cancellare.

I Tories, curiosamente, stanno applicando in questo periodo la loro personale versione del motto "education, education, education" - ma non nel senso che bisogna fare qualcosa per porre rimedio al disastro. Oh no, santo cielo, un sistema d'istruzione decente potrebbe portare i figli dei prolet a competere con i loro superiori per entrare a Oxford o a Cambridge: inaccettabile. No, la centralità dell'istruzione è affermata solo nel senso che per avere un posto nel direttivo Tory, o una speranza di candidatura a qualsiasi livello, è importante aver avuto l'istruzione giusta: quella impartita nella stessa scuola, o nella stessa università, di David Cameron, l'attuale segretario. L'80% del direttivo Tory è composto di ex-studenti di Eton; una percentuale simile di old Etonians popola il governo-ombra; e adesso un buffone ossigenato, già messo a dirigere lo Spectator, il periodico ideologico, diremmo in Italia, del partito conservatore e distintosi per aver dato la sua approvazione ad articoli risultati poi basati su assolute falsità, già protagonista delle cronache per aver definito i cittadini del Commonwealth che assistono alle visite della regina "piccaninnies" - vecchio termine razzista di origine vittoriana, che indica un selvaggio con uno sviluppo intellettuale simile a quello di un bambino - verrà candidato a sindaco di Londra. Perchè? Per via della sua education. Per la precisione, per via del fatto che è stato compagno di scuola di David Cameron e poi sono entrati assieme nel Bullingdon Club - l'ho menzionato in passato, il club oxfordiano composto di studenti iper-privilegiati la cui occupazione era dar prova di come la loro condizione economica li ponesse al di sopra della legge.

Con tutte le sue pretese di cambiamento e rinnovamento, Cameron è, come dicono qui, a chip off the old block, è un Old Tory in tutto e per tutto - le origini e i privilegi sociali contano ben più della competenza, come potrebbe testimoniare Margaret Thatcher, odiata e disprezzata all'interno del suo partito (e finalmente estromessa con un colpo di mano) essenzialmente per essere una figlia di nessuno venuta su dai ranghi.

Una delle cose che mi rassicurano di questo Paese è che in casi come questo non è difficile assistere al fenomeno dell'evoluzione in atto. I Tories si stanno condannando da soli ad un futuro di assoluta irrilevanza: alle ultime elezioni supplettive, in collegi considerati conservatori, e contro un Labour scosso dal cambio di leader, non solo non hanno vinto, ma sono riusciti a farsi superare anche dalla sinistra patetica, per dirla con Starnone, dei Lib-Dem, diventando il terzo partito. In tutti gli altri settori della società, venire da una scuola prestigiosa ti dà ancora diritto ad un minimo di considerazione, ma non ti apre più automaticamente le porte: Eton, Harrow, la City School for Boys, Oxford, Cambridge, il King's - sono tutti nomi che sul curriculum fanno ancora impressione, come da noi la Bocconi o la Luiss, ma non ti garantiscono un lavoro o una posizione.

Con qualche eccezione.

Circa tre anni fa, quando ho deciso di passare a lavorare nella City, oltre a rispondere alle offerte messe su dai reclutatori, ho mandato anche qualcuno di quelli che qui si chiamano CV speculativi: identificata qualche ditta appetibile, prese un po' di informazioni, mandavo il CV direttamente alle Risorse Umane nella speranza che magari stessero cercando qualcuno o almeno che lo tenessero da conto quando si presentava la necessità di un'assunzione.

In generale i CV speculativi servono a poco, le probabilità che la tua offerta e la loro domanda si incrocino sono quasi zero; ma noi italiani abbiamo il Totip, l'Enalotto, il Totogol, e una fede incrollabile nel colpo di culo. E il colpo di culo, incredibilmente, arrivò davvero, sotto forma della telefonata di una gentile signorina delle Risorse Umane che mi invitava per un colloquio in una delle banche d'investimento più antiche e prestigiose d'Inghilterra. Ora, a noi italiani, che abbiamo il Monte dei Paschi di Siena, dire "banca più antica d'Inghilterra" ci fa un baffo, è come dire "la migliore amatriciana di Birmingham"; però era un nome, una banca poco nota fuori dei circoli finanziari, ma prestigiosissima - anche se, a causa di recenti rovesci, era stata in effetti acquistata da un'altra grande banca.

Insomma mi presentai al colloquio vestito da City, scarpe lucidate a puntino, armato di tutto il lavoro di intelligence delle ultime due settimane che mi aveva fatto scoprire che stavano ultimando i test di fattibilità per il trasferimento a Linux di parte dell'infrastruttura, e invece di trovarmi davanti l'atteso IT manager e la pila di fogli per il test tecnico che screma il 90% dei candidati, mi trovai seduto in una sala che non avrebbe sfigurato in un qualsiasi film su Sherlock Holmes (probabilmente come ambientazione per il Diogenes Club), davanti ad un lungo tavolo su cui una mezza dozzina di signori anziani e molto distinti mi fissavano dubbiosi.

Nessuna domanda su Linux. Se qualcuno avesse detto "tcp/ip" in quella sala, gli altri probabilmente avrebbero risposto "salute". Nessuna domanda su Solaris. Niente sulle mie esperienze nei media, sulla mia disponibilità a supportare una rete 24/7, sulle mie capacità di risoluzione dei problemi.

"Lei è italiano, mr. Mastroviti?"

"Sì"

"Interessante. Deve essere stato difficile per un italiano entrare a Eton"

"Uhhh..."

Non c'era modo in cui potessi introdurre l'argomento "liceo scientifico statale Arcangelo Scacchi" senza causare un disastro; d'altra parte, non c'era risposta che potessi dare a quel punto che non fosse disastrosa - ma devo dire che non ero veramente preparato all'abbassamento di temperatura della stanza quando dichiarai di non aver mai messo piede a Eton. Se non fossi stato impegnato a piangere la prematura morte di una sfolgorante carriera nel settore delle banche d'investimento, probabilmente avrei trovato divertenti gli sguardi sorpresi, quasi scandalizzati, che i miei intervistatori si scambiarono. Il colloquio andò avanti per un po', ma era evidente a quel punto che loro non avevano assolutamente la competenza necessaria per valutare la mia adeguatezza per il lavoro offerto, e io, del resto, mancavo dell'unico requisito necessario per ottenerlo.

Non ho mai avuto altre notizie da quella banca, neanche per dirmi che il colloquio non era andato bene. Diversi mesi dopo, quando già lavoravo nella City, un uccellino mi ha detto che la persona che aveva selezionato il mio curriculum come adatto al lavoro aveva avuto a sua volta innumerevoli problemi per aver avuto la sfrontatezza di suggerire un non-Etonian per un ruolo chiave, e alla fine se n'era andato verso i più verdi pascoli forniti dalla National Westminster Bank.

Anche questo è, dopotutto, un caso di evoluzione in azione: anni prima la banca era stata portata al collasso finanziario da un trader che aveva bruciato quasi un miliardo di sterline in un paio di notti di transazioni non autorizzate - cosa impossibile in qualsiasi altra banca, ma non lì: era un old boy anche lui (non lo era affatto: ma aveva avuto i riflessi più pronti dei miei al colloquio, e gliel'aveva lasciato credere), che bisogno c'è di controlli fra gente cresciuta in mezzo agli stessi privilegi? In seguito, salvata dall'ignominia della bancarotta dall'acquisto, per la cifra nominale di una sterlina, da una grande e moderna banca olandese è stata da questa suddivisa e rivenduta a due grandi compagnie finanziarie americane, mentre buona parte dell'infrastruttura londinese è andata ad una grossa banca inglese, dove è rimasta per qualche tempo un'unità grosso modo indipendente, ma proprio a causa di comportamenti come quelli che ho descritto si è trovata a dover essere sempre più strettamente controllata e infine inglobata nella banca-madre. Come lo so? Beh, la banca-madre mi vuole per un colloquio venerdì - stanno inglobando quel che resta dell'infrastruttura della banca-figlia e vogliono qualcuno che abbia esperienza di questo tipo di lavoro.

Certe volte se ti siedi sulle rive del Tamigi e aspetti con un minimo di pazienza, non c'è fine ai cadaveri che vedi passare.

18 agosto 2007

Vita da disoccupato

15 agosto 2007

Piove


Chiov' e'cchiov'
L'priv't vann for'
Appicc'n l'cannel
E mangh'ca disc'n bonaser'

Bonaser' a sign'ri
Mitt' la tav'l ca ven z'zi
E z'zi e zi' N'col
A 'ndruzz'lat ind'o lenzol
U lenzol s'a strazzat
E z'zi a jast'mat

(Piove, e piove
I preti vanno fuori
Accendono le candele
E neanche dicono buonasera

Buonasera a vossignoria
Metti tavola che arriva lo zio
E lo zio, zio Nicola
S'é impigliato nel lenzuolo
Il lenzuolo s'é stracciato
E lo zio ha bestemmiato)

Filastrocca da cantilenare a sera, fra bambini, guardando fuori dalla finestra le prime, attese piogge autunnali dopo la torrida estate della Murgia barese.

Prima metà del XX secolo, trasmessa in rari casi ai nati nella seconda metà ma quasi interamente dimenticata dopo i primi anni '70.

14 agosto 2007

Io gli stranieri li deporterei tutti


M. é il responsabile principale del fatto che io e Mrs. Inminoranza abitiamo a East Finchley. Quando siamo venuti a farci un giro da queste parti, stanchi dei prezzi esorbitanti (e ingiustificati) di Highgate, ci siamo fermati in un deli shop dal nome italiano sulla via principale, ed M. ci ha salutati in italiano, preparato un caffé espresso impeccabile, mostrato le rarissime merci in vendita, dalle mozzarelle di bufala alla pastina all'uovo per il brodo del sabato, dai sottoli Saclà ai panettoni Bauli (ok, era luglio, ma non sottilizziamo). Quello che ci ha veramente colpiti era il fatto che un quartiere di Londra avesse conservato abbastanza identità da villaggio di campagna da avere una collezione di posti del genere, dove i clienti entravano chiamando il proprietario per nome, attaccavano discorso con i nuovi arrivati, dove il bobby di pattuglia si affacciava per salutare. Questa é tuttora la cosa che mi piace di più di East Finchley - l'atmosfera vagamente da paese in un sobborgo della metropoli più tentacolare d'Europa.

Naturalmente il negozio di M. era una tappa obbligata ogni mattina, di strada verso la stazione della metropolitana (o in bicicletta verso la City); e con la frequentazione ho scoperto una tipologia di italiano all'estero che ho creduto per lungo tempo, fino ad una discussione sul blog di Restodelmondo, essere un caso unico: quella del leghista all'estero.

Io non lo sapevo, ma la Lega Nord, movimento anti-immigrati per eccellenza, ha una sezione londinese. Una sezione di italiani immigrati a Londra. Giuro. L'ha fondata M.

Da bravo leghista, M. ha le sue simpatie ed antipatie. Tipo, apprezza la maggior parte degli abitanti di Rovigo. Odia tutti gli altri. Odia gli inglesi, colpevoli di non essere padani prima di tutto, e poi di non essere abbastanza razzisti: Londra era una città meravigliosa e vivibile quando la polizia massacrava di botte gli immigrati, negli anni '60 e '70, ma da allora é andato tutto in malora per colpa del multiculturalismo e dei socialisti nella polizia.

Come buona parte della stampa di destra e di estrema destra inglese (fedelmente riportata da Repubblica e dall'Unità) M. odia Tony Blair, socialistadimerda che ha estromesso quel sant'uomo di John Major, che invece M. adora per aver causato il crollo del mercato immobiliare e l'ondata degli sfratti: e sì, perché M ha venduto casa per 100.000 sterline qualche mese prima del crollo, poi al crollo il nuovo proprietario, come decine di migliaia di inglesi incoraggiati fino al giorno prima dal governo, s'é trovato un mutuo che non era più garantito dal valore della casa, la banca gli ha imposto di rientrare, lui non ce l'ha fatta e s'é trovato in mezzo a una strada, e M. ha ricomprato la casa dalla banca a ventimila sterline in meno di quel che l'aveva venduta. Gli vengono ancora i lucciconi di commozione quando ci ripensa, credo più per il pensiero dell'altro tizio messo in mezzo a una strada che per le ventimila sterline in sé.

Poi odia Blair perché ha reso Londra una città cosmopolita: una volta qui "ristorante di lusso" voleva dire che per antipasto invece dei baked beans on toast ti davano il cocktail di scampi; adesso i pub fanno la serata thailandese e Asda, il supermarket dei poveri, vende olio d'oliva greco e pasta da coltivazioni biologiche di grano duro prodotta sulla Murgia barese o nel napoletano; il bravo leghista sente cosmopolita e pensa lobby mondialiste con tutto quel che ne consegue - e soprattutto, da quando i londinesi hanno cominciato ad apprezzare Chablis e Barbera d'Asti, vendere Tavernello a prezzi da orefice é diventato virtualmente impossibile.

M., dicevamo, odia gli immigrati. Uno penserebbe, e certo, é cittadino europeo, lui non si considera un vero immigrato, ce l'ha con quelli che vengono dal Pakistan o dall'Uganda. Magari! Il mistero del leghista all'estero é che lui non odia solo pakistani e ucraini e albanesi, odia pure gli europei. Vuole l'uscita dell'UK dall'Unione, odia Blair perché é europeista e con l'apertura delle frontiere ha riempito Londra di gentaglia, francesi, tedeschi, spagnoli e persino terroni! M. da bravo leghista si considera appartenente alla razza superiore per antonomasia, e quindi é consapevole di avere pieno diritto a vivere dove vuole: lui non é un immigrato, é padano - sono certo che se veramente il governo inglese mettesse in pratica i provvedimenti che a lui piacerebbero tanto, M. sarebbe assolutamente esterrefatto di dover essere risbattuto a Rovigo.

Il 7 luglio 2005, dopo svariate peripezie, sono riuscito a rifugiarmi nel suo deli shop per un caffé, e mi son dovuto sorbire un'estenuante tirata a due fra M. e un anzianissimo lettore del Daily Telegraph, probabilmente, come dice Palmiro, un colonnello in pensione con baffi a manubrio - un dolce duetto in cui ognuno rincarava la dose dell'altro a proposito di come la colpa delle bombe fosse (ovviamente) di Tony Blair che avrebbe dovuto essere in galera - ma mica per via dell'Iraq, che insomma, se ne potrebbe pure discutere: no, era colpa sua perché trent'anni fa i negri se ne stavano al posto loro, la polizia non faceva tanti complimenti, se solo vedevano uno di quelli qui sulla High Road intanto lo portavano in stazione di polizia e usciva domani mattina con qualche osso rotto, così imparava a stare al suo posto. Poi sono arrivati i laburisti e hanno rovinato tutto, e allora le bombe se le meritano, così magari imparano di nuovo a fare un po' di pulizia per le strade.

A volte ho il sospetto che M. torni a casa, la sera, e si bastoni da solo davanti allo specchio. Un po' mi preoccupa - se si manda in ospedale, io poi la pastina all'uovo da dove la compro?

13 agosto 2007

Macheppalle


Ma perchè i lavori interessanti sono quelli che pagano di meno?

Perchè devo essere costretto a scegliere fra un lavoro interessante, con gente simpatica, in cui potrei anche imparare un bel po' su altri sistemi (mica te la danno tutti, una certificazione Veritas...), e il cui technical test da 45 minuti ho completato in 20 minuti secchi, e che però paga esattamente quanto quello che ho appena lasciato, ed è ad un'ora e un quarto di metropolitana+treno da casa, ed uno circondato da insopportabili fighetti francesi, che paga quasi 10.ooo sterline l'anno in più, più bonus e benefits, ed è a mezz'ora in bicicletta da casa?

Il mondo mi odia.

01 agosto 2007

Vita da Renault


Parlamentare UDC, puttane e cocaina.

I'm shocked, shocked!

(Hat tip: Ipazia)

31 luglio 2007

Gatti e squali


Ho sempre pensato che un blog salta lo squalo quando comincia a parlare di gatti. Ciononostante, vorrei dedicare due parole a Long John Silver:




Long John Silver é arrivato nella mia vita quasi esattamente dieci anni fa, quando all'uscita dal campus dell'università di Bari mi sono trovato davanti un gattino di circa tre mesi che era stato picchiato tanto selvaggiamente da farmi dubitare che sarebbe sopravvissuto. E' uscito da quell'esperienza perdendo una zampa ed un occhio, e con traumi che gli durano ancora - mentre quando é su una poltrona o su un letto é il gatto più dolce del mondo, quando é a terra nessuno gli si può avvicinare senza causargli una crisi di panico.

Adesso é un delinquente che gira per giardini aggredendo e picchiando, nonostante la tarda età e le tre zampe, i gatti inglesi colpevoli di insidiare la micia di casa, e cercando di violentare qualunque forma di vita di sesso potenzialmente femminile passi per il nostro giardino, inclusi una volpe e, si sospetta, dei ricci. Alcune sue, um, particolarità anatomiche ci hanno indotto a sospettare che avremmo dovuto in realtà chiamarlo Long John Holmes.

Un paio di mesi fa abbiamo scoperto che anche Long John Silver, suo e nostro malgrado, é entrato a far parte del club. Per i gatti non esiste la farmacopea a disposizione degli esseri umani, il meglio che si può fare é una terapia sintomatica a base di corticosteroidi. La duplice fortuna é che Silver, come lo chiamiamo in casa, é relativamente avanti con gli anni, cosa che rallenta il tasso di propagazione della malattia, e che i gatti sono, a parità di tutto il resto, abbastanza più tosti degli esseri umani.

Non sono sicuro del motivo per cui ho deciso di assillare i tre lettori di questo blog con una questione eminentemente personale, se non per fare mio il consiglio che Scott Adams dà ai suoi lettori alla fine di uno dei suoi libri su Dilbert: se avete un gatto, un cane, un insetto stecco, smettete di leggere adesso e andate ad abbracciarlo. Se non ne avete uno, non posso che compatirvi.

29 luglio 2007

La flessibilità (reprise). Ovvero: Mitte pecuniam tuam ubi bucca est

Premessa e disclaimer: questo é un post pieno di bestemmie ed affermazioni contro la morale, quindi le persone impressionabili si astengano.

Premessa numero due: la frase a sottotitolo di questo post é quella che un giorno, quando mi faranno nobile, apparirà sullo stemma del mio casato (un monitor con un pinguino, un Barrett M82 e la testa di un utonto, su campo di BSOD). Spero di spiegare il perché nel corso di questo post.

Il post che ho scritto sulla flessibilità, la mia in particolare, credo abbia dato luogo a qualche fraintendimento. Intanto l’incipit, ci tengo a dirlo subito, era ironico: non è che fino a quando sentivo parlare di downsizing e flessibilità al telegiornale mi stava bene e quando poi è toccato a me ho avuto la conversione sulla via di Damasco. Le cose sono un po’ più complicate di così. Intanto non credo che la flessibilità vada bene per tutti; va bene per me, perché ho scelto così e perché sul lungo termine mi conviene; non va bene se sei un operaio della Rover e ti ritrovi in mezzo a una strada perché il governo inglese non vuole cacciare una cifra per salvare l’azienda pari al costo di un giorno di guerra in Iraq; va ancora meno bene in Italia, dove il concetto di ammortizzatore sociale è la stanza da letto degli ospiti di papà e mamma.

Quando sono venuto qui a Londra a fare questo lavoro, l’ho fatto perché si guadagnava bene e perché le soddisfazioni e le opportunità erano molte. A fronte di questo c’era un prezzo da pagare, ed era quello di accettare una forma forte di flessibilità sul lavoro. Certo è un gioco pericoloso, e ti tocca scommettere di essere abbastanza in gamba da poter trovare subito qualcos’altro se, come mi è appena capitato, la tua ditta decide di non avere più bisogno di te; nessuno ti obbliga a fare questa scommessa – c’è un milione di lavori più garantiti e sindacalizzati di questo. Meno pagati, certo, con minori opportunità di carriera, ma di gran lunga più sicuri. Se sei un operaio della Rover, comunque, la compagnia chiude solo dopo che per 10 anni si sono esplorate tutte le vie, e chiude solo in presenza, appunto, di forti ammortizzatori sociali e di un impegno pubblico forte a creare soluzioni alternative (non è un caso che oggi praticamente nessuno di quegli operai sia disoccupato, non solo, nessuno è un precario alla maniera italiana); se sei un informatico della City, nessuno muove un dito per te, ed è giusto così, perché guadagnare due o tre volte quel che guadagna l’operaio suddetto non può venire senza contropartite. Non solo: guadagni quel che guadagni anche grazie all’assenza di certe garanzie. Ancora, nessuno è obbligato ad accettare, non stiamo parlando di soggetti deboli e ricattabili.

La frase che fa da sottotitolo al post é ovviamente la traduzione latina (a braccio, e sono arrugginito: astenersi puristi) del modo di dire inglese (e americano) put your money where your mouth is, che ha sempre rappresentato per me un principio di fondamentale importanza. Non ho una grande opinione di chi tesse le lodi di un sistema solo finché a fare le spese delle conseguenze negative sono gli altri; l’esempio negativo classico, per me, sono i negozianti baresi che andavano a manifestare in piazza contro i supposti “privilegi” dei dipendenti pubblici, come ad esempio la pensione, e in nome del liberismo, tranne poi aspettarsi che l’intera città insorgesse in loro difesa quando Auchan e Oviesse e Carrefour cominciarono a fare loro “concorrenza sleale” (i.e. applicare ricarichi sotto il 150%). Se non altro per questo motivo, al di là di ogni altra considerazione, troverei immorale levare adesso alti lamenti contro i mali della flessibilità applicata al sottoscritto in questo contesto.

In fin della fiera, non sono mai stato un tifoso arrabbiato di un mercato del lavoro interamente flessibile: in Italia, per esempio, l’introduzione della flessibilità spinta in un mercato del lavoro malato ha creato un disastro, da un lato una generazione di servi della gleba senza possibilità di crescita, dall’altra imprenditori incapaci che hanno creduto di aver trovato il Santo Graal in una forza-lavoro a basso costo, intercambiabile, poco qualificata e poco remunerata, col risultato facilmente prevedibile di farsi surclassare da Cina e India. Quello che ho sempre pensato è che in un mercato del lavoro sano possano esistere ed esistano settori in cui si possa scegliere di essere flessibili con vantaggi reciproci per lavoratori e datori di lavoro; e questa realtà non cambia neanche se resto a casa a fare coccole al mio gatto e manutenzione straordinaria alla mountain bike e alla rete di casa per un paio di settimane. Per la precisione, questa realtà non cambia proprio perché resto a casa per non più di un paio di settimane.

P.S. Una nota a margine per Miguel Martinez, dovesse ripassare per questo blog. Nel tuo post definisci ironicamente Londra come "il migliore dei mondi"; c'é della meta-ironia in questo, perché tutto sommato ti avvicini molto a dire la verità. Londra é il migliore dei mondi per chi, come me, crede che il liberismo selvaggio sia un'aberrazione mostruosa; l'Italia, col suo precariato, con la disperazione della disoccupazione, con la lotta fra poveri per la difesa di pochi, miseri privilegi, é il migliore dei mondi per il capitalismo più beceramente sfruttatore. Un mondo in cui il precariato viene scelto, e compensato profumatamente, non é il paradiso degli sfruttatori; quello lo trovi dove il precariato viene imposto e sfruttato.

P.P.S. Grazie comunque del complimento. Superciuk da una parte e Bob Rock dall'altra sono sempre stati i miei eroi.

28 luglio 2007

Imbarazzo


Quando scopri che tua mamma legge il tuo blog.

24 luglio 2007

La flessibilità


Devo dire che la flessibilità è un concetto molto più condivisibile quando lo incontri al telegiornale che in sala riunioni.

Un mesetto fa mi chiamano in sala riunioni incimaincimaincima al palazzone. Un tipo con un accento che sembrava il cugino vaccaro di George Bush mi tiene lì per mezz'ora a spiegarmi che si sta riorganizzando tutto il settore IT, che vuole che lasci la mia business unit dove comunque, dopo il trasferimento e tre-quattro cambi di management, non è che succeda molto, e che lavori con un team europeo che si occuperà dei progetti IT, appunto, in tutte le sedi europee della compagnia. L'idea sembra interessante: la compagnia è quasi interamente Microsoft e ha pochi linuxari, epperò per un motivo o per l'altro ci sono qualcosa come 3-400 macchine Linux sparse in tutta Europa con pochissima gente che sappia esattamente come, quando e perchè siano state messe su e cosa facciano. C'è bisogno di qualcuno che razionalizzi l'infrastruttura Linux con un progetto organico, recluti due-tre persone e sistemi le cose entro un annetto al massimo. Interessa il lavoro?

Insomma, che dovevo dire? Gli ultimi mesi erano stati decisamente noiosi, e anche se avevo rinunciato (più che altro per pigrizia) all'idea di andare a lavorare per qualche grossa banca, di recente avevo nuovamente passato il CV ad un paio di reclutatori per vedere se trovavo qualcosa di più interessante. Accetto, ovviamente, il tipo mi dice che passerà le carte a quelli delle risorse umane ed entro una settimana o due passo al nuovo lavoro. Telefono ai reclutatori e gli dico di soprassedere perchè qui le cose hanno preso una piega più interessante.

Attesa.

Dieci giorni fa J., il mio manager mi chiama per un meeting. Nella saletta, assieme a lui, c'è una tipa delle risorse umane, che raramente è un buon segno. Passo qualche secondo a chiedermi quando posso aver detto "tette" ad alta voce o dichiarato di essere ateo offendendo gli appartenenti a tutte le religioni. Non mi viene in mente niente.

J. mi fa il classico sorriso falso da manager che riserva di solito alle volte che devo passare la notte in qualche sala server dall'altro capo di Londra e mi fa "Eugenio, sono molto spiacente di comunicarti che è stata presa una decisione strategica su Linux, di ridurne la presenza fino ad eliminarlo, e questo purtroppo non giustifica la presenza di un sistemista a tempo pieno in questa business unit, pertanto a partire da questo momento devo metterti in redundancy warning"

Due parole di spiegazione - il redundancy warning è un fenomeno legato alla flessibilità sul lavoro. Sei licenziabile, ma hai una lunga serie di appigli legali e se il tuo datore di lavoro non fa almeno finta di aver fatto il possibile per salvare il tuo posto di lavoro, gli puoi fare una causa da levargli la pelle. Quindi non ti licenziano: ti avvertono che il tuo posto di lavoro è a rischio, promettono che faranno il possibile per trovare un altro lavoro all'interno della compagnia (helpdesk a Tirana o Vladivostok, generalmente) e ti danno un po' di preavviso per cercarti un altro lavoro - in pratica tutto quel che succede è che raddoppiano il tuo preavviso di licenziamento, due mesi invece che uno.

A riprova del fatto che il redundancy warning è solo un'operazione di facciata, mi viene comunicato che con effetto immediato sono in gardening leave - letteralmente, vacanze per giardinaggio, un eufemismo che indica che il rapporto di fiducia fra te e la compagnia è incrinato e date le tue particolari e critiche responsabilità, il tuo datore di lavoro non si fida che tu, tornato alla tua scrivania, per vendicarti del licenziamento non faccia un bel

for i in `cat /etc/fstab | grep dev | awk {'print $1'}`; do dd if=/dev/urandom of=$i; done

su tutti i server della ditta (per i non-iniziati: la riga qui sopra sovrascrive ogni singolo byte su ognuno dei dischi rigidi con valori casuali).

Uscito dalla saletta, trovo due robusti signori della sicurezza interna che mi accompagnano alla mia scrivania, dove il computer è stato disconnesso dalla rete e il mio collega windowsaro sta laboriosamente rimuovendo le mie chiavi SSH da ogni server di produzione usando il suo portatile. Mi fa un mezzo sorriso vagamente colpevole, io gli ricordo di rimuovere le mie chiavi anche dai server di sviluppo su cui un accrocco malefico ha bisogno dell'accesso alla rete di produzione, di cambiare anche le password dei nuovi firewall, raccolgo le mie cose e me la filo, sempre accompagnato dai due omoni. Siccome formalmente non sono stato licenziato, la compagnia è attenta a rispettare le formalità: offro di restituire il portatile, ma mi dicono di no, se dovessimo terminare il rapporto di lavoro lo restituirò - naturalmente l'accesso alla rete interna è stato disabilitato e la mia password non è più valida sul dominio Windows. Allo stesso modo, la mia tesserina RFID che mi permetteva di girare per il palazzo rimane a me fino all'ultimo giorno di lavoro - ma non funziona più su nessun accesso.

Arrivo a casa, ritelefono ai due reclutatori che ormai devono pensare che sono pazzo, e nel giro di 10 giorni ho fatto 3 colloqui di cui uno in particolare è andato benissimo - oggi pomeriggio ho il follow-up e se va bene potrei avere il colloquio finale (che a quel punto è una formalità, ma arriva il big boss dal Texas per farmelo) prima della fine della settimana. Devo dire che l'unica volta in vita mia in cui ho studiato più che in questi ultimi giorni è stato quando preparavo Analisi II con la Sisto e Arnese (e chi ha studiato a Bari sa di cosa parlo).

Insomma, per finire, stamattina mi sveglio ad un insistente dah dah de-doo - dah dah de-doo - dah dah de-doo (i telefoni di 24, avete presente?). Bofonchio un "hallo?" impastato, e mi sento la voce un po' scazzata del managerone con cui ho parlato un mese fa.

"Iuginio?" (gli anglofoni sono costituzionalmente incapaci di pronunciare nomi stranieri) "Ti ho cercato di sotto ma non c'eri, al tuo telefono non risponde nessuno, sono le nove e mezza, come mai non sei al lavoro?"

Reprimo la tentazione di fare la voce di Montalbano e chiedere "Ma che, mi stai a pigghia' p'u' culo?" e bofonchio qualcosa di non compromettente intanto che cerco di capire questo stupido dove vuole arrivare (cit.)

"Oggi a mezzogiorno arriva il responsabile della rete di Stoccolma che vuole discutere con te come razionalizzare l'infrastruttura usando Linux, ti conviene esserci e devo dire che questo rapporto di lavoro non inizia sotto una buona luce se sparisci senza lasciare traccia in orario d'ufficio"

Reprimo Montalbano che preme e gli chiedo se ha avuto notizia dalle Risorse umane circa il mio trasferimento. Mi risponde che intanto che le carte stazionano lì ha deciso di far partire il progetto, tanto si tratta di una formalità. A quel punto mi tocca spiegargli in dettaglio che sono in gardening leave perchè la compagnia ha deciso di eliminare Linux e gestire la transizione con contrattisti a breve termine (ha senso: se dai al tuo sistemista il compito di passare tutto a un altro sistema per poi licenziarlo, ci metterà trent'anni a finire la transizione). Lui mi risponde che nessuno lo ha informato e che non è fattibile in meno di qualche anno e non si può gestire una rete europea che in molti punti dipende criticamente da Linux con contrattisti a tre mesi. Io gli faccio presente che lo so e che non è un'idea mia, che mi hanno offerto anche un bel redundancy package compresi quelli che sono a tutti gli effetti due mesi di vacanze pagate, e che sto facendo una serie di colloqui e probabilmente non sono interessato a tornare anche se decidono di non licenziarmi più.

Riattacca senza salutare. Mi richiama mezz'ora dopo. Mi chiede in tono vagamente lamentoso se sarei disposto a lavorare a contratto (rinnovabile). Riattacco senza salutare.

Sto ancora ridendo.

P.S. Una nota a margine: qui i lavori a contratto sono tosti e molto ambiti, un po' il contrario che in Italia. Devi accumulare una montagna di esperienza prima di essere in grado di lavorare a contratto nell'IT, e si parla di paghe dell'ordine delle 400 sterline al giorno. Il lavoro è stressante, ti devi fare da te pensione, assicurazione sanitaria e tutto il resto, se t'ammali devi andare al lavoro lo stesso, e in molti casi se alla fine del periodo non hai finito il lavoro o ti tocca lavorar gratis fino a consegna o devi dare indietro tutti i soldi; con tutto questo, c'è chi non lo cambierebbe per niente altro, ho un amico che lavora 6 mesi all'anno a contratto e passa gli altri 6 mesi a girare il mondo - in questo momento sta attraversando la Rift Valley in fuoristrada.

14 luglio 2007

Se fossi di destra


Se fossi di destra, ma della destra peggiore, quella cattiva, razzista, quella destra che in America vota per Bush tappandosi il naso perchè è troppo liberal, ecco, se fossi uno di quelli, le mie idee/proposte in politica estera e interna sarebbero poche e precise - si legga quanto segue come la posizione di un generico cittadino occidentale, non necessariamente italiano o inglese o comunque vincolato a specificità nazionali:

1) Ritiro immediato di tutte le forze militari dalle missioni multinazionali di "pace" o di occupazione: Kosovo, Bosnia, Iraq, Afghanistan, Timor Est. Tutti a casa. Laddove possibile, promulgazione di leggi che vietino in futuro l'utilizzo di forze armate "nostre" per partecipazione a simili missioni. Una parte del denaro risparmiato andrebbe ad un fondo ONU dedicato a finanziare l'assunzione di responsabilità dell'ONU stessa per simili incombenze, sempre facendo uso di truppe di Paesi africani, del Pakistan, dell'Indonesia, di dove si vuole ma comunque non di Paesi occidentali, i quali potrebbero solo, al limite, fornire equipaggiamento e supporto logistico (meglio se con mezzi non militari - navi da carico, voli charter).

2) Eliminazione del programma di embedding dei giornalisti con le forze armate laddove si dovesse rendere necessario inviare truppe, ad esempio per autodifesa o per soccorrere cittadini del nostro Paese in pericolo all'estero. Creazione di un fondo straordinario per pagare immediatamente il riscatto di qualunque giornalista indipendente sequestrato, ed emissione di linee guida specifiche che vietino sempre e comunque l'uso della forza per la liberazione dei giornalisti, vincolando le autorità sul posto alla trattativa.

3) Cessazione immediata di ogni rapporto economico e politico con Israele

Questo per quanto riguarda la politica estera. Per la politica interna, invece:

4) Creazione immediata di scuole coraniche gestite autonomamente dalle comunita islamiche, almeno parzialmente finanziate dallo stato, e contestuale formalizzazione di un percorso educativo parallelo confacente alle specificità sociali e culturali della comunità migrante

5) Creazione di enclavi autonome autogestite, sottoposte laddove lo si reputasse giustificato a legislazione diversa da quella dello stato (p.es. Sharia)

6) Riconoscimento e valorizzazione della diversità politico/culturale delle comunità migranti e del loro diritto a scegliere autonomamente i propri rappresentanti.

Il programma qui sopra avrebbe il non indifferente vantaggio di essere, secondo il pensiero corrente, di gran lunga più di sinistra di quello di qualunque governo di sinistra potrà mai affermarsi in Europa (non parliamo poi degli USA), e si meriterebbe il plauso di tutte le figure-simbolo del pacifismo antagonista, da Cindy Sheehan ad Andrew Murray, dai gentiluomini del Campo Antimperialista all'Islamic Human Rights Conference; spaccherebbe a metà qualunque opposizione democratica/laburista/socialista (a seconda della nazione) e al contempo potrebbe essere facilmente spiegata all'elettorato di destra in termini che questo non avrebbe grandi difficoltà a capire (con la possibile eccezione dell'Italia, ma forse sono io che sono prevenuto; probabilmente pure qui da qualche parte uno stuolo di idioti elegge l'equivalente di Storace).

1) Come dicevano i conservatives vittoriani, la vita di diecimila sand niggers non vale quella di un solo soldato bianco; e come spiegato eloquentemente da Richard Littlejohn già nel 1994, se la tribù Mbongo vuole sterminare la tribù Mbingo, è interamente un loro problema. Quale preciso interesse (inteso come interesse economico o politico) dell'Europa viene protetto nell'impedire un'altra decina di Srebrenica? Quale sarebbe l'impatto negativo dello sterminio degli albanesi in Kosovo, a parte ridurre il numero di quelli che potrebbero saltare su un peschereccio e rimpinguare le fila della criminalità albanese in Puglia?
Rimane l'Iraq, e rimane il problema degli Stati come l'Afghanistan che ospitano il terrorismo; ma si tratta di un falso problema. Il petrolio iracheno è stato venduto col contagocce per 12 anni, e anche adesso gli oleodotti iracheni sembrano avere problemi di prostata per via dell'enorme numero di attacchi e sabotaggi. Andarsene dall'Iraq, abbandonarlo alla guerra civile e rimanere senza approvvigionamenti di petrolio dall'Iraq per due-tre anni non sarebbe una tragedia, anzi, una volta accettata questa realtà e messo in cantiere qualche programma di reale risparmio energetico (e magari rimesso in gioco il nucleare), le cose potrebbero persino migliorare. Una contrazione delle disponibilità di petrolio danneggerebbe a breve termine le economie occidentali, ma danneggerebbe di gran lunga di più la Cina, che come efficienza energetica è in molti settori a livelli che noi ci siamo lasciati indietro negli anni '50. Fra due-tre anni, poi, quando i due terzi circa della popolazione irachena avranno finito di sgozzare il restante terzo, ed avranno nel frattempo obliterato completamente le proprie infrastrutture, i superstiti saranno ben felici di vendere al primo che passa il loro petrolio al conveniente tasso di scambio del contenuto di tre-quattro petroliere per una cisterna di latte rancido o due scatole di antibiotici scaduti.
Quanto all'Afghanistan, ancora, cosa ci guadagnamo a restare? I campi di Al Qaeda sono stati distrutti, ridando il Paese ai Talebani si otterrebbe il duplice vantaggio di stabilizzare il Pakistan e di far scannare in piazza le femministe afghane che vanno a Democracy Now a chiedere il ritiro immediato degli occidentali perchè impediscono una trattativa democratica con i Talebani. Mi rendo conto che questo secondo punto non costituisce esattamente un vantaggio per l'Occidente, ma vuoi mettere lo spasso quando Amy Goodman cercherà di dipingerla come una vittoria per le forze progressiste? Dice, ma che succede se l'Afghanistan ricomincia a ospitare terroristi? Semplice: ogni volta che un attentato terroristico contro bersagli occidentali è in qualche vaga maniera riconducibile ad un villaggio, un campo di addestramento, un pollaio in Afgthanistan, si va su con un comodo B-1 e si caramella l'intera regione col napalm. Dice ancora, e se poi un giornalista va lì e scatta duemila foto strappacore del bambino arrostito dal napalm e della madre in lacrime? Che poi si sa, nel caso mancassero bambini ne può sempre arrostire uno lui, vedi il pellicano pucciato nel petrolio, o inquadrarne uno morto di morte naturale, vedi il fosforo bianco di Falluja o la distruzione di Bint Jbail. E per la soluzione, invero semplice, di questo problema rimando i miei lettori ed elettori al punto 2.

2) In Iraq e Afghanistan, quasi tutti gli scandali scoppiati finora sono stati fatti scoppiare da giornalisti embedded: i bombardamenti sui civili, le famiglie massacrate ai posti di blocco, il ferito ucciso nella moschea mentre cercava di arrendersi. L'unico scandalo che non sia stato fatto scoppiare da giornalisti embedded è quello di Abu Ghraib, che è stato fatto scoppiare dal Pentagono. Persino per la bufala del fosforo bianco a Falluja RaiNews ha dovuto ricorrere a riprese fatte da giornalisti embedded. I giornalisti embedded sono, dopo la regola del don't ask, don't tell, il più grande atto di autolesionismo mai perpetrato dalle forze armate USA/NATO. È divertente notare come la maggior parte dei giornalisti "indipendenti", ossia non-embedded, guardino con severo disprezzo, dalla terrazza del loro albergo a Dubai, al lavoro dei loro colleghi con elmetto e giubbotto antiproiettili sulla linea del fuoco. Dunque, per evitare il rischio che qualche immagine arrivi sulle prime pagine dei giornali occidentali, è sufficiente cancellare il programma di embedding - iniziativa che verrà salutata con applausi e grida di gioia da tutti i media progressisti, e dunque passerà senza opposizione. Quanto ai pochi giornalisti non-embedded che avessero voglia di farsi un giro in zona di guerra, la seconda parte della mia proposta risolve in via definitiva il problema - facendo esattamente ciò che loro vogliono, ossia pagando il riscatto in caso di rapimento senza assolutamente rischiare un'azione di forza. Immaginatevi un attimo, cari lettori/elettori, cosa succederebbe se si andasse in Afghanistan, Iraq, Libano, Gaza, a dire: "Guardate, questi sono i giornalisti occidentali, e queste qui sono le valigie di soldi che vi diamo se li rapite, e croce sul cuore, che possa morire, non vi torciamo un capello, anzi, se qualcuno cerca di liberarli con la forza noi lo sbattiamo in galera. Dunque non vi preoccupate, se li rapite i soldi sono già qui pronti". Tempo tre settimane e non c'è un giornalista a piede libero in tutta la regione. Ci saranno probabilmente famiglie che manderanno i figli a scuola di giornalismo per poterli rapire quando tornano.

3) Affanculo Israele. Affanculo soprattutto i progressisti di Israele, i kibbutzim pacifisti, le università, i giornalisti, quelli che rompono le palle alle forze armate e ai coloni. Tutti sotto boicottaggio. Tanto le armi si comprano e si vendono lo stesso triangolando con le isole Tonga. E visto che i giornalisti si son levati dalle palle (vedi sopra), si può anche risparmiare un po', che l'aviazione non ha più bisogno di bombe a guida laser quando per beccare un capocosca di Hamas può spianare un quartiere senza che giornalisti rompicoglioni vadano a curiosare fra le macerie.

Per la politica interna la questione è ancora più semplice.

4) Ma che, volete davvero manda' a scuola negri e musulmani? Ma siete scemi? E se questi poi si laureano e ve li ritrovate come medici di famiglia o (orrore) capufficio? Nah, non se ne parla. La scuola è per i bianchi. Gli altri, a imparare a memoria il Corano, e poi gli si dà un bel certificato che dice che hanno completato i loro studi col massimo profitto e sanno a memoria tutto il Corano, e buon pro gli faccia. Col vantaggio non secondario che quando si mettono a fare bombe, non conoscono l'aritmetica, non parliamo poi della chimica, e fanno figure da incommensurabili coglioni.

5) Non ce li vorrete mica avere come vicini di casa, no? Li si chiude tutti da una parte, e si facciano le loro leggi da bingobongo, se vogliono venire fra i bianchi devono avere le carte in regola (controfirmate non dal prefetto ma dall'imam/capovillaggio/rappresentante della comunità: che pure lui ha tutto l'interesse a che non si facciano venire idee in testa andando in giro dove non gli compete). Buoni lì e attenti a non farvi contaminare dal capitalismo o dal materialismo occidentale, mi raccomando.

6) Ma allora siete scemi davvero, li volete far votare? Ma per favore, la democrazia è per i bianchi. Quelli là si scelgono, o qualcuno sceglie per loro, dei rappresentanti della comunità, tre-quattro mangiapane a ufo che vanno in televisione e fanno la bella vita. Avete presente quanto costa far fare la bella vita a tre-quattro scrocconi e ai loro "grandi elettori", confrontato con quanto costerebbe riconoscere diritti a tutti quanti? Non c'è storia. E poi la democrazia, l'ho detto, è per i bianchi. Oh pardon, compagno, non credevo stessi ascoltando, volevo dire che la democrazia rappresentativa è tutto sommato un'invenzione occidentale e volerne imporre le procedure a chi viene da culture radicalmente diverse sarebbe un atto di indicibile arroganza e violenza. La democrazia è un processo in divenire, è un percorso di maturazione culturale, non può essere imposta a chi non è pronto.

Se fossi di destra, eh. Per fortuna noi di sinistra non ce le sognamo neanche, uscite del genere.

Russell


Immaginatevi la scena: Mrs. Inminoranza che compila una delle innumerevoli scartoffie virtuali necessarie per essere pagata una miseria insegnando scienze a delinquenti minorili e membri di gang, ad un certo punto la sento borbottare e la vedo interrompere la digitazione e fissare il monitor, perplessa, e infine mettersi a ridere. Do un'occhiata - madornale errore.

Sta guardando una sfilza di domande sul suo stato di salute, una serie di condizioni mediche con due crocette a fianco, una per il sì e una per il no, di questo tipo:





Heart Disease or disorderYesNo
DiabetesYesNo
Skin diseasesYesNo

e così via. Niente di strano fin qui. Poi arrivo all'ultima domanda:


Answer to all is "No"YesNo

Caccio un urlo, cerco di chiudere il documento prima che il paradosso si mangi le risorse dell'intera Internet come in un brutto film di fantascienza, ma prima che il dito possa raggiungere il tasto di spegnimento, il letale paradosso s'è annidato nei miei lobi frontali e mi ha mandato in loop il cervello.

Mi sono svegliato ore dopo, il cervello surriscaldato, i computer di casa ormai fusi. Fortunatamente, i filtri anti-paradosso installati sul router ne hanno bloccato la propagazione. Ma al ministero dell'istruzione, da queste parti, assumono proprio tutti?

P.S. Mrs. Inminoranza sostiene che è un'astuta prova d'esame. Assumono solo gli insegnanti che identificano il paradosso.

P.P.S. Sempre Mrs. Inminoranza ci tiene a farmi precisare che è tutto vero e può produrre copia del letale documento.

08 luglio 2007

Fronte popolare di liberazione di Giudea

Leggo su Bellaciao:

Dopo aver duramente criticato Bertinotti e Giordano per l’espulsione dal PRC di Franco Turigliatto, Ferrando espelle decine di militanti dal “suo” PCL.

La colpa di Turigliatto è stata quella di aver votato contro la politica estera del governo di cui il PRC fa parte, creando grave imbarazzo al governo stesso; la colpa dei dissidenti del PCL è stata quella di aver scritto o semplicemente condiviso un articolo pubblicato sulla rivista “Contropiano”, peraltro la medesima rivista che aveva ospitato, nel numero precedente, un articolo dello stesso Ferrando.
Che dire?

Parolai!

07 luglio 2007