18 aprile 2006

Serendipita'


Ieri abbiamo fatto una Pasquetta atipica, con la mia dolce meta'. Nell'ambito del programma "101 motivi per non sposare una zoologa", la mia signora m'ha trascinato a Southend-on-Sea, dove, vacanza o non vacanza, sta lavorando al trasferimento forzato di tritoni, lucertole, rane e rospi (tutti specie protette) da un'area dove vogliono costruire un ipermercato ad uno stagno protetto.

Sveglia alle 6.30 (mi pare, non ero molto coerente quando m'ha buttato giu' dal letto), benzina, Guardian, statale A127 per Southend, e per fortuna guidava lei, senno' probabilmente staremmo ancora cercando l'imbocco della tangenziale.

Mentre la mia signora guidava, m'e' caduto l'occhio su un editoriale del Guardian a firma di Martin Jacques che m'ha fatto rizzare i capelli in testa. Afferma Mr. Jacques (comparando l'atteggiamento occidentale oggi e nel 1945):

Has the effect of globalisation been to promote a less respectful and more intolerant attitude in the west, and certainly on the part of the US, towards other cultures, religions and societies?
Traduco per il lettore non anglofono:
L'effetto della globalizzazione e' stato quello di promuovere un atteggiamento meno rispettoso e piu' intollerante nell'occidente, e certamente in parti degli USA, verso altre culture, religioni e societa'?
La risposta e', a quanto pare, si', oggi siamo molto piu' intolleranti che nel 1945:
In short, globalisation has brought with it a new kind of western hubris - present in Europe in a relatively benign form, manifest in the US in the belligerent manner befitting a superpower: that western values and arrangements should be those of the world; that they are of universal application and merit. At the heart of globalisation is a new kind of intolerance in the west towards other cultures, traditions and values, less brutal than in the era of colonialism, but more comprehensive and totalitarian.
Ossia:
In breve, la globalizzazione ha portato con se' un nuovo tipo di hubris occidentale - presente in Europa in forma relativamente piu' benigna, manifestatasi negli USA nella maniera belligerante adatta ad una superpotenza: che i valori e gli schemi occidentali dovrebbero essere quelli del mondo intero; che abbiano applicabilita' e meriti universali. Nel cuore stesso del concetto di globalizzazione c'e' un nuovo tipo di intolleranza nell'occidente verso altre culture, tradizioni e valori, meno brutale che nell'era del colonialismo, ma piu' onnicomprensiva e totalitaria.
E come si giunge a questa conclusione, che oggi siamo di gran lunga piu' totalitari e intolleranti? La prova sta nel fatto che pretendiamo di estendere a tutti i concetti di democrazia e di diritti umani:
Of course, it can rightly be argued that European colonialism embodied a fundamental intolerance, a belief that the role of European nations was to bring "civilised values" to the natives, wherever they might be. It made no pretence, however, at seeking to make their countries like ours: their enlightenment, as the colonial attitude would have it, depended on our physical presence. In no instance, for example, were they regarded as suitable for democracy [...] Where once democracy was not suitable for anyone else, now everyone is required to adopt it, with all its western-style accoutrements.

Ovviamente, si puo' argomentare che il colonialismo europeo era la manifestazione di una intolleranza fondamentale, la convinzione che il ruolo delle nazioni europee fosse di "portare la civilta'" ai nativi, dovunque questi fossero. Non pretendeva, tuttavia, di far diventare le loro nazioni come le nostre: la loro "illuminazione", come l'atteggiamento colonialista la descriveva, dipendeva solo dalla nostra presenza fisica. in nessun caso, per esempio, venivano considerati adatti alla democrazia [...] Laddove un tempo la democrazia non andava bene per nessun altro, oggi si richiede a tutti di adottarla, assieme a tutti i suoi orpelli occidentali.
Devo dire che la lettura dell'articolo mi ha reso furioso fino a farmi diventare incoerente per un paio di minuti. Non riuscivo a capacitarmi che quest'articolo venisse dal Guardian, e non da qualche pezzo di carta da cesso pubblicato dal BNP per le elezioni amministrative di Maggio. Non riuscivo a capacitarmi che un autoproclamatosi progressista potesse scrivere simili assurdita' razzistoidi, associare strettamente la democrazia ed il rispetto dei diritti umani con la cultura occidentale (affermandone implicitamente, senza mai dirlo, per carita', una non specificata ma certa superiorita' morale), negare a chiunque non sia nato bianco ed europeo - e con una casa a Chelsea, se possibile - il rispetto dei suoi diritti umani fondamentali, alla liberta' di espressione e di opinione, alla democrazia; peggio, senza dirlo apertamente, affermare che qualunque cultura che non sia quella occidentale, bianca e suppongo anglosassone sia incompatibile con la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali.

Quest'ultima e' in effetti la cosa piu' grave. La conseguenza naturale delle argomentazioni di Mr. Jacques e' che la democrazia sia parte integrante della cultura occidentale, e sia completamente estranea a qualunque altra cultura - tanto da dover essere imposta con la forza o con la coercizione economica. Non, dunque, un sistema di governo che preserva e protegge la cultura di una popolazione conferendo il potere ultimo alla popolazione stessa - e quindi trasformando lo Stato e la legge in espressione della cultura stessa; ma una creazione della cultura occidentale che puo' solo essere adottata da altre culture sradicandole e alterandole radicalmente fino a trasformarle in copie scadenti dell'East End o di Tor Bella Monaca.

Pochi giorni fa ho scritto un post su questo blog, in cui esprimevo il massimo disprezzo nei confronti di quei sedicenti progressisti che vanno dicendo cose come "gli arabi non sono maturi per la democrazia", paragonandoli ai colonialisti di un paio di secoli fa e al loro atteggiamento paternalistico nei confronti dei nativi. L'ultima cosa che mi sarei potuto aspettare era che qualcuno prendesse quei colonialisti vittoriani ad esempio di virtu' nel paragone con chi, oggi, vorrebbe che la democrazia e i diritti umani diventassero valori realmente universali.

Si', dice, vabbe', ma che c'entra il titolo? C'entra, perche' ieri sera, tornato a casa, ho acceso il computer e ho trovato che su normblog c'era un bell'articolo molto critico nei confronti di Martin Jacques - da parte di una persona dichiaratamente di sinistra. Se aggiungiamo poi che Norman Geras e' uno degli estensori dell'Euston Manifesto, del quale mi onoro di essere uno dei primi 200 firmatari, credo sia lecito parlare di serendipita'. Il fatto di incazzarmi per un articolo, tornare a casa e leggere di una persona egualmente incazzata, per gli stessi motivi e in difesa di quelli che sempre piu' in minoranza ci ostiniamo a considerare diritti fondamentali e inalienabili, m'ha dato la conferma di cui avevo bisogno che esistono persone e gruppi con cui vale ancora la pena di impegnarsi politicamente.

10 commenti:

Uriel ha detto...

Hai prove scientifiche di popoli non europei che spontaneamente iniziino un cammino verso la democrazia? E hai prove scientifiche di popoli non europei che, una volta conosciuta la democrazia (per caso, ovviamente, non certo da noi) non si siano adoperati per ostacolarla? L'unica che mi dovrai menzionare e' l'India. Dove tutto il mondo legato alle caste rifiuta strenuamente la democrazia come concetto, ad esempio, mentre la parte "cultivated" la accetta. C'e' pero' un piccolo problema: la parte "cultivated" parla inglese , e viene dalle scuole di sua maesta'. Di poco conto, come esempio. Probabilmente, il tuo problema e' che ti stai scontrando con qualcosa che e' l'opposto di quanto tu pensi: TU non riesci ad accettare il fatto che i desiderata tuoi non siano i desiderata di tutti. gfrekr

Eugenio Mastroviti ha detto...

Dice,

"L'unica che mi dovrai menzionare e' l'India. Dove tutto il mondo legato alle caste rifiuta strenuamente la democrazia come concetto, ad esempio, mentre la parte "cultivated" la accetta. C'e' pero' un piccolo problema: la parte "cultivated" parla inglese , e viene dalle scuole di sua maesta'. Di poco conto, come esempio."

ma a parte che questo "esempio di poco conto" conta un sesto circa della popolazione del pianeta, sembri omettere di considerare che, guarda un po', a favore della democrazia non ci sono quelli che vengono dalle scuole di Sua Maesta' - che quelli, insomma, ormai sono tutti in pensione, visto che scuole di Sua Maesta' non ce ne sono piu' da un mezzo secolo o quasi. Tutta la parte alfabetizzata dell'India vuole la democrazia, inclusa una vasta parte della popolazione che e' ancora legata a tradizioni e religione, anche se non all'osservanza stretta del sistema di caste, quello si' un retaggio coloniale.

Si potrebbe aggiungere che le parti colte della popolazione, non necessariamente educate in Europa, vogliono in massima parte democrazia e diritti umani anche in quasi tutta l'Africa; che gli attivisti per la democrazia nelle teocrazie islamiche non solo non hanno studiato in Europa, ma spesso non sono neanche particolarmente istruiti o vengono, come in Pakistan, dal movimento operaio e non certo da un'elite intellettuale.

Poi un'altra cosa: nessuno, su questo pianeta, ormai, inizia "spontaneamente" un cammino verso niente. Le influenze reciproche sono cosi' forti che e' impensabile. Rimane il fatto che l'occidente ha cominciato il cammino "spontaneo" verso la democrazia un paio di migliaia di anni fa, e poco piu' di cinquant'anni fa in Europa si marciava al passo dell'oca mentre in India ci si organizzava spontaneamente in comuni rette da democrazia diretta. La democrazia, e i diritti umani, sono stati prima o poi ostacolati dappertutto, in Europa come altrove - la cosa non dimostra granche'.

I miei desiderata non sono i desiderata di tutti, e ci mancherebbe altro; ma io non ho diritti superiori a quelli di chiunque altro. I miei diritti sono quelli di tutti - e non c'e' da accettarlo o meno. Se non si parte da questo presupposto - che quelli che chiamiamo convenzionalmente diritti umani sono universali, non abbiamo, credo, neanche una base comune da cui iniziare una discussione.

Uriel ha detto...

"Diritto" e' solo un'astrazione, esattamente come "entropia". Di fatto indicano un fenomeno fisico. Il tuo "diritto" indica semplicemente uno specifico compito che la societa' si auto-assegna, che e' quello di tutelare alcune cose. Quando dici di "avere il diritto alla vita" non ti riferisci ad alcuna "realta'" ne' ad alcuna entita' fisica nel senso popperiano del termine, visto che stando a madre natura tu sei cibo per carnivori, se non corri abbastanza in fretta. Ora, quando tu dici "voglio che tutti abbiano dei diritti", nella realta' popperiana stai chiedendo che tutte le societa' si auto-assegnino gli stessi compiti che si assegna la tua. Ma, con tua buona pace, non tutte le societa' desiderano farlo,e non tutte le societa' lo trovano auspicabile. Nelle culture orientali il compito di garantire la vita al singolo viene dopo il compito di garantire l'ordine alla moltitudine. Di conseguenza, il "diritto alla vita" viene dopo il "diritto alla societa' ordinata". Il fatto che la societa' Indiana consista in un sesto della popolazione mondiale e' del tutto irrilevante: quella cinese e' piu' grande e ragiona in senso opposto. E comunque, unita al mondo occidentale (dal quale ha preso OBTORTO COLLO tali compiti sociali) non arrivano ancora al quarto della popolazione mondiale. Il 75% del mondo la pensa diversamente. E non possono diventare Voltairiani piu' di quanto tu non possa diventare confuciano domani. Sorry, ci sono delle evidenze contro le quali l'ideale non puo' nulla. Fattene una ragione.

Uriel ha detto...

Dimenticavo. Il 12 dicembre 1931, Gandhi era in visita in italia a Mussolini, e al termine della visita dichiaro' (in funzione antibritannica) di vedere nel Fascismo il luminoso futuro dell'europa e in Mussolini il Mazzini d'europa. Solo in seguito, dopo aver letto "Disubbidienza Civile" di Thoreau, decise di passare alla ribellione passiva. Tanto per dire che quando si marciava al passo dell'oca, Gandhi applaudiva.

Eugenio Mastroviti ha detto...

Dire che "il 75% della popolazione mondiale la pensa diversamente" perche' non vive in democrazia e' un po' come quella storia che siccome ad una manifestazione contro la guerra c'era un milione di persone, 54 milioni di italiani erano favorevoli a invadere l'Iraq. O che siccome oltre meta' della popolazione mondiale e' alla fame, essere poveri in canna e' meglio.

Vorrei solo precisare che e' piuttosto ovvio (o almeno sembrava a me) che quando si parla di diritti non si sta parlando di leggi fisiche, ma di regole basilari a cui una societa' deve o dovrebbe sottostare. "Diritto alla vita" non significa diventare tossico per un leone, significa vivere in una societa' che non possa terminare arbitrariamente la mia esistenza.

Oh, e puo' darsi che Gandhi abbia pronunciato una frase di sostegno a Mussolini durante un viaggio in Italia; ma non applaudiva il razzismo, non applaudiva le dittature, e durante la guerra ha incoraggiato i suoi seguaci a prendere parte allo sforzo bellico. Dalla parte degli inglesi.
E non e' vero che "solo in seguito" passo' alla disobbedienza civile. La sua prima campagna di disobbedienza civile in Sudafrica risale agli ultimi anni del 19mo secolo.

Uriel ha detto...

Con tua buona pace, quando Gandhi venne in italia, nel 1931, Mussolini aveva gia' pronunciato il famoso discorso al parlamento (nel 1925), ammettendo tutte le nefandezze fatte dalle camicie nere e dagli arditi. a Gandhi serviva un alleato in funzione antibritannica, e tant'era per il Gandhi politico. Sorry, ma Gandhi non e' quella figura mitologica che viene rappresentata, ma un politico umano come tutti gli altri. Il Gandhi che state adorando quale simbolo di pace e' un mito, anche perche' le "sue pacifiche idee" venivano da un filosofo americano, per la precisione Henry David Thoreau, per ammissione di gandhi stesso. Per tua cultura DI BASE sarebbe carino se prima di straparlare ti leggessi "Disubbidienza Civile", di Henry David Thoreau. Altrimenti apparirai come il classico "io so tutto perche' sono di sinistra" che va tanto di moda in alcuni salotti e che fa misere figure appena mette il nasino fuori. E' ovvio che se ti basi su una storiografia inventata per produrre dei miti "buoni", (come quello di Gandhi) non riuscirai mai a dare un giudizio razionale, ma produrrai solo superstizioni. Come quelle che vai pronunciando quando affermi che il "diritto alla vita" sia qualcosa di immanente , attributo dell'essere umano, quando nella realta' fisica esso rappresenta solo la decisione della societa' e dei suoi componenti di assegnarsi dei compiti. E con altrettanta tua buona pace, lo stesso Gandhi rusci' a trasformare le idee di Thoreau in qualcosa di digeribile dagli indiani perche' nella cultura indiana precedente c'erano ALCUNI concetti quietisti del tutto simili. Ma ancora non sembri rispondere alla domanda principale: se tu non rinunceresti mai alla cultura italiana per diventare confuciano, perche' un cinese dovrebbe accettare di diventare voltairiano? E ancora: si', il fatto che un ideale come i "diritti" non siano corrispondenti ad alcuna realta' fisica (e come li definisci tu non lo sono) e' sufficente a classificarli tra le superstizioni legate all'ignoranza. O mi dici a cosa corrisponde, nella fisica , al diritto (e vi corrisponde semplicemente il compito sociale di prendersi cura delle condizioni altrui, a seconda dei diritti che si ipotizzano), oppure stai definendo concetti astratti senza alcun fondamento nella realta'. Per questi ultimi ci sono due nomi, a seconda della bravura di chi produce tali astrattezze. Se chi le produce e' molto bravo si chiamano miti, se e' , per dire, "pop", allora si chiamano superstizioni. Frutto di semplice, popolare ignoranza.

Uriel ha detto...

Dimenticavo: Thoreau (1817-1862)sotto il piano filosofico precede Gandhi (1869-1948) di un bel pochino, quindi prima di fare salti mortali storici vedi di documentarti. Gandhi ammise piu' volte di aver preso la disobbedienza civile proprio dagli scritti di thoreau. Disobbedienza Civile di Thoreau risale al 1849.

Eugenio Mastroviti ha detto...

Prima che la discussione degeneri, vorrei solo far notare che per tua cultura DI BASE, prima di affermare che Gandhi nel 1931 bla bla bla "e In SEGUITO si converti' alla disobbedienza civile" dovresti controllare le date e notare che la prima campagna di disobbedienza civile e' del 1906. Punto. Poi del resto si puo' anche discutere.

Non ho difficolta' ad ammettere che Gandhi sia stato influenzato ANCHE da idee occidentali; cosi' come tu non sembri avere difficolta' ad ammettere che quelle idee poi sono state accettate in India perche' coincidenti con posizioni filosofico/politico/religiose preesistenti.

Fra l'altro non ho mai mitizzato particolarmente Gandhi. Hai tirato in ballo tu l'India come esempio negativo (sbagliando). Hai tirato tu in ballo Gandhi. Hai tirato tu in ballo la confusione delle date su Gandhi. Piu' che mitizzarlo io, sembri averlo demonizzato tu.

Per il resto, prendo atto che per te i diritti non possono esistere in quanto la tua concezione filosofica del mondo non li contempla. E' un punto di vista interessante

Uriel ha detto...

Mai detto che io NON conemplo i diritti. Semplicemente, molto semplicemente, li considero una categoria della realta' e non una categoria del mito. E cosi', pretendo molto razionalmente che si basino o si spieghino con qualcosa di reale , e non semplicemente con qualcosa che c'e' se ci credi. Del resto la tua risposta e' assai indisciplinata sul piano intellettuale: "per te non esistono perche' non ci credi" implica semplicemente che i diritti siano qualcosa che si possa scegliere se far esistere o meno. A quel punto , cade la tua stessa affermazione secondo la quale "ogni essere umano avrebbe tali diritti": ce li ha soltanto ci crede, come hai detto tu adesso e come sto cercando di dirti io. Con la differenza che io sono molto piu' coerente, e un volta stabilito che i diritti esistono perche' tu scegli di accollarti il compito di garantirli (come cittadino) e di chiedere allo stato di farlo, ammetto che ci siano posti nei quali la gente non si accolla tale compito e non lo richiede allo stato. O , come in molti paesi che puniscono l'omicidio ma hanno la pena di morte, ritengono che tali compiti siano secondari ad altri, cioe' che il compito di garantire la vita altrui sia secondario a quello di mantenere la societa' in ordine. TU invece da un lato affermi che i diritti esistano per tutti, dall'altro affermi che essi esistano solo perche' ci credi. Credo tu abbia bisogno di qualche riflessione , del tipo "i diritti sono una categoria del pensiero o una categoria della realta''". La risposta a tale domanda e' semplice, a volerla vedere: i diritti sono una categoria dialettica nata per descrivere la decisione reale che corrisponde al compito di garantirli. E come tale, il concetto non sopravvive ove non trovi tale realta' cui fondarsi. Sorry, ma se tu hai questi diritti in quanto io mi sento nel dovere di garantirteli, e di chiedere al governo di farli, una donna iraniana non li ha, perche' chi le sta attorno NON sente lo stesso dovere e non chiede al governo di fare la stessa cosa. Per quanto riguarda Gandhi, temo che un libro di storia serio ti servirebbe: nel 1908 gandhi non faceva disubbedienza civile perche' convinto, ma perche' contro i urka di sua maesta' non potevi fare altro. La disubbedienza civile cosi' come intesa si basa su una adesione ad ideali non violenti che Gandhi non aveva ancora, tantevvero che non aveva problemi a simpatizzare (in funzione antibritannica) con Mussolini e il suo amico tedesco. Quella che hai in mente quando parli di disubbidienzacivile e' quella di Thoreau, che comprendeva sia il ripudio dell stato che il ripudio della violenza. Il gandhi del 1908 ripudiava gli inglesi, ma non ancora la violenza. Tantevvero che andava a passare in rassegna le camice nere nel 1931.

Eugenio Mastroviti ha detto...

Del resto la tua risposta e' assai indisciplinata sul piano intellettuale: "per te non esistono perche' non ci credi" implica semplicemente che i diritti siano qualcosa che si possa scegliere se far esistere o meno

Cavoli, credevo che l'ironia si notasse.

Ma andiamo avanti

se tu hai questi diritti in quanto io mi sento nel dovere di garantirteli, e di chiedere al governo di farli, una donna iraniana non li ha, perche' chi le sta attorno NON sente lo stesso dovere e non chiede al governo di fare la stessa cosa

La prima obiezione, ovvia, e' che io non ho questi diritti perche' TU ti senti in dovere di garantirmeli, ma perche' una notevole maggioranza della popolazione del posto in cui vivo ritiene che quei diritti vadano garantiti a tutti, e perche' qualche secolo di rivoluzioni anche abbastanza sanguinose hanno fatto in modo che nessun potere costituito si senta in grado di negarli tout court.
E' una questione un minimo piu' complessa, messa in questi termini, e si nota un tantino meglio il motivo per cui pretendere che questa contaminazione delle culture nazionali con questi diritti (che sono, noterai, espressi diversamente anche in culture tutto sommato omogenee fra loro come quelle occidentali) si fermi una volta giunti al confine del gruppo linguistico neolatino/sassone mi pare vagamente arbitrario.

Quanto alle donne iraniane, mi sembra che tu tenda a confondere una fotografia della condizione attuale (non godono di quei diritti) con i loro desideri. Sono venute a dirti che non vogliono quei diritti? Quelle che stanno per essere impiccate per essersi difese da uno stupratore hanno fatto sapere che loro di essere difese non ne vogliono sapere finche' non si decide se il diritto a non essere violentate e' una categoria del pensiero o della realta'?
Non mi e' chiaro, veramente, come riesci a confondere la fotografia di una situazione con cio' che, a tuo parere, dovrebbe essere o e' compatibile con una o un'altra cultura.

Non sono sicuro che, se i diritti civili come li definiamo ad occidente, o la democrazia in una qualsiasi delle sue forme, fossero del tutto incompatibili come dici col confucianesimo, tanto per fare un esempio, ci sarebbe tutto questo bisogno di censurare Google.
Non sono sicuro che, se la democrazia fosse un'idea cosi' beceramente occidentale ed inaccettabile passato il Caucaso o il Bosforo, gli ayatollah iraniani avrebbero avuto bisogno di tutti i trucchi elettorali che hanno usato, di una campagna di diffamazione durata anni - e incidentalmente, anche dell'aiuto involontario del Dipartimento di Stato USA - per togliere potere ai riformisti.

Quanto a Gandhi, per l'ultima volta: te la stai cantando e suonando da solo. Hai detto che l'India e' democratica solo perche' la sua classe dominante e' educata nelle scuole inglesi, il che, semplicemente, non e' vero (la divisione stretta in caste, come ho detto, e' semmai un retaggio coloniale). Poi hai deciso che Gandhi era un mio eroe, e contestualmente di screditarne le idee in base ad un'affermazione tattica nel corso di una visita diplomatica, nel tentativo di togliere credibilita' al fatto che, quali che fossero gli espedienti politici di Gandhi all'estero, in India ci fossero comunita' autorganizzate che funzionavano mediante democrazia diretta mentre in Europa si andava al passo dell'oca. Anche questo e' un fatto.
Infine hai deciso che se Gandhi usava la resistenza non-violenta contro gli inglesi dal 1906, lo faceva comunque per i motivi sbagliati fino agli anni '30 quando ha finalmente letto Thoreau. Fai un po' tu.