16 aprile 2008

La storia dell'Europa dal punto di vista del mio pancreas


Ho parlato più di una volta di un podcast che ascolto assiduamente e quotidianamente - quando lavoravo nella City, era la colonna sonora del mio ritorno a casa in bicicletta. Mi riferisco ovviamente a Democracy Now, radio show/podcast/vodcast della sinistra radicale americana, presentato dalla indomita Amy Goodman. Premetto che sono d'accordo con le posizioni della Goodman in qualcosa come il 20% dei casi, se pure; ma quella di Democracy Now è una delle rarissime voci realmente indipendenti nel panorama dell'informazione di lingua inglese - attenzione, indipendenti, non imparziali.

Ogni tanto, però, come nel caso delle denunce di torture a Guantanamo, Democracy Now ha delle uscite che mi lasciano letteralmente a bocca aperta. Caso in questione, il podcast di venerdì scorso.

Il tema della trasmissione era il V-day - che non è il vaffanculo day grilliano, ma l'anniversario (il decimo) della prima rappresentazione dei Vagina Monologues, opera teatrale diventata rapidamente una bandiera del femminismo radicale americano. In occasione del V-Day, attiviste e intellettuali femministe si riuniscono da tutta l'America per discutere, pianificare, denunciare, riappropriarsi, stigmatizzare e fare tutte quelle cose che le femministe fanno quando si riuniscono e di cui noi maschietti abbiamo un'idea piuttosto vaga.

Comunque.

Democracy Now è praticamente un talk-show, e in questo caso le ospiti erano le organizzatrici dell'ultimo V-Day, che si terrà, simbolicamente, a New Orleans, città devastata dall'uragano Katrina prima, e dagli squali delle grandi compagnie immobiliari dopo - con l'appoggio entusiasta, va detto, del governo della Louisiana, città martoriata dalla piaga della criminalità, città con numeri record di famiglie sfasciate, città di minoranze etnico-culturali sotto assedio. Ci vorrebbe probabilmente un podcast a parte solo per elencare i problemi che affliggono New Orleans - e che, dato il numero di single mothers, colpiscono in maniera particolarmente grave le donne, per cui un evento come il V-day, con le sue possibilità mediatiche, è sicuramente il benvenuto. Quali saranno i temi dell'evento? Sicuramente le ingiustizie sociali, la mancanza di effettivi ammortizzatori sociali, la mancata ricostruzione di decine di migliaia di unità abitative popolari distrutte da Katrina, e rimpiazzate da edilizia residenziale di lusso, la gentrification che sta lasciando migliaia di famiglie senza tetto, relegate in campi profughi o alloggi di fortuna in Texas, Mississippi e Louisiana. La parte di denuncia c'è, e le organizzatrici ne parlano diffusamente durante il talk-show, mettendo in evidenza i vari problemi creati da Katrina e soprattutto sfruttati dagli interessi delle corporazioni che stanno sventrando New Orleans. Ma il V-Day è anche un occasione per fare qualcosa, per mettere in atto delle strategie di lotta, e la comunità creativo-femminista americana è in prima linea.

Sentiamo cosa dice una delle organizzatrici:

"[...] Abbiamo organizzato un brunch per le donne di Mississippi e Alabama, attiviste di base [...] e loro erano esterrefatte, dicevano che nessuno aveva mai offerto loro un brunch, e io ho pensato, un brunch? Queste donne non hanno mai fatto un brunch?"
"[...] mi chiedevo, come portiamo qui la gente da tutti gli USA, come trasmettiamo il messaggio che vogliamo prenderci cura delle donne di New Orleans? Daremo loro massaggi gratuiti, esami medici gratuiti, corsi gratuiti di yoga e meditazione, tutto gratuito per le donne"

Ecco di cosa hanno bisogno le donne di New Orleans, ragazze-madri disoccupate, impossibilitate a mettere un tetto sulla testa dei figli, a trovare un lavoro, indifese davanti alla predazione dei grandi interessi economici: hanno bisogno di corsi di yoga e meditazione. Stupidi noi a non averci pensato prima.

Ma soprattutto, un elemento fondamentale del V-Day sarà una rappresentazione dei Vagina Monologues: perchè c'è una cosa di cui le donne di New Orleans hanno bisogno ancora di più che di un corso di yoga e meditazione, ed è riscrivere la storia della loro comunità dal punto di vista della vagina. In un evento il cui obiettivo dichiarato è aiutare le donne degli Stati del Golfo, il punto focale è aiutarle a raccontare gli eventi dal punto di vista della vagina.

Ora, prima che il solito lettore attento me lo faccia notare, non discuto che al V-Day si farà anche del lavoro importante, non discuto che si denuncerà, che sarà un momento importante per attivisti e attiviste per contarsi, ritrovarsi, per invertire il flusso della diaspora che ha disperso il proletariato urbano di New Orleans in tre o quattro Stati; ma a mio modestissimo parere, il fatto che ad essere messi in evidenza in apertura di trasmissione siano l'offerta di corsi di yoga e meditazione, il fatto che le donne - proletarie, attiviste, donne dei quartieri popolari - non abbiano mai fatto un brunch, l'idea che la priorità sia raccontare la storia di New Orleans attraverso la vagina, secondo me dice molto sul motivo per cui gli intellettuali, e in particolare gli intellettuali progressisti, abbiano in qualche modo perso il senso della realtà, e spiega bene, sospetto, il disprezzo appena mascherato nei confronti di coloro che dicono di voler difendere - disprezzo che poi diventa reciproco e dà alla Lega il 10% dei voti o porta in vantaggio McCain nonostante lo sfascio assoluto dei repubblicani (o, qui, Cameron nonostante lo sfascio dei Tories).

Adesso vi lascio, sono impegnato a scrivere un trattato volto a reinterpretare la storia d'Europa dal punto di vista del mio pancreas.

1 commento:

Marco F ha detto...

Forse non sei abbastanza vecchio, ma la sinistra (radicale e fogliare, cambiale, librale e anche gemmale) ha perso il contatto con la realtà almeno nel 1977, se non nel 1968. E quelli che hanno perso le elezioni sono gli stessi che nel 1970 iniziavano le assemblee a scuola (assemblee? scuola?) con un trattato su "La decadenza della civiltà occidentale".